Avverbi di luogo, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Qui è dove sto io. Dovunque sia
io sempre sono qui, dove mi vedi.
Questa casa, queste facce, queste cose
stancano perché il qui stanca.
Qui fa venir sete di andarsene, sete di lì.
Ma lì è il luogo in cui mai potrò stare,
in cui io sono impossibile. Dovunque vada,
là dove arrivi diventerà qui
e starò già aspettando me stesso
con un mazzo di rose uguali nella mano.

Lì è il tuo qui.
Lì sembra un grido perché è dove ti fa male.
Io voglio essere lì, dove sei tu,
tu qui o, meglio, tutti e due laggiù, remoti, insieme,
perché è vivo quel che è insieme.
Lì c’è l’amore che non c’è qui.
Quelle cose toccate dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci, sogni,
quei luoghi in cui stai senza di me,
quello desidero, di quello ho bisogno.
Ed essere il tuo lì, il tuo respiro dentro.

Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di star qui.
Laggiù sì che saremmo felici,
dove il tuo qui e il mio lì starebbero insieme,
e vivrebbero per sempre felici e contenti.
Laggiù c’è quella pioggia
che cade su questa lana assetata.
Laggiù è Jauja, l’Eldorado. Non ci sono parole
che possono dare l’idea di quel luogo.
Le parole sono queste, mai quelle.

Io sto qui e tu lì e laggiù noi quando.
Questo è pietra. Quello è seta. Quello laggiù è mare.

Qui, dimora impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere di ogni giorno.

Lì, calore del tu, tu vita mia,
tesoro della tua isola, aria di amore.

Laggiù, dove non siamo, piove sopra la vita
che giammai sarà nostra e che aspetta.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Adverbios de lugar

Aquí es donde estoy yo. Esté donde esté
yo siempre estoy aquí donde me ves.
esta casa, estas caras, estas cosas
cansan, porque aquí cansa
aquí hace sed de irse, sed de allí
pero allí es el lugar donde jamás podré estar,
donde yo soy imposible. Vaya adonde vaya,
allá donde yo llegue será aquí
y estaré ya esperándome a mí mismo
con un ramo de rosas iguales en la mano.

Ahí es tu aquí.
Ahí parece un grito porque es donde te duele.
Yo quiero estar ahí, donde estás tú,
tú aquí o, mejor, los dos allí, remotos, juntos
porque lo vivo es lo junto.
Ahí hay el amor que no hay aquí.
Esas cosas tocadas por tus manos,
eso que piensas, dices, callas, sueñas,
esos lugares donde estás sin mí,
eso deseo, eso necesito
y ser tu ahí, tu aliento intercalado.

Allí es la salvación, el espejismo
nacido de la sed de estar aquí.
Allí sí que seríamos felices,
donde tu aquí y mi ahí estarían juntos,
comerían perdices que no existen.
Allí es la lluvia aquella
que cae sobre este páramo sediento.
Allí es Jauja, el Dorado. No hay palabras
que puedan dar idea de aquel sitio.
Las palabras son éstas, nunca aquéllas.

Yo esoty aquí y tú ahí y allá nosotros cuándo.
Eso es piedra. Eso es seda. Aquello es mar.

Aquí, hogar imposible, íntima ausencia,
odiado domicio, cárcel del cada día.

Ahí, calor del tú, tu vida mía,
tesoro de tu isla, aire de amor.

Allí, donde no estamos, llueve sobre la vida
que nunca será nuestra y nos aguarda.

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