Non rinunciare, John Greenleaf Whittier

Quando le cose vanno male come a volte accade,
Quando la strada che stai percorrendo sembra farti arrancare in salita,
Quando i soldi sono pochi e i debiti tanti,
E tu vuoi sorridere ma ti trovi a sospirare,
Quando le preoccupazioni ti schiacciano,
Riposati, se devi, ma non mollare.

La vita è bizzarra con i suoi colpi di scena,
come ognuno di noi a volte impara,
e spesso il fallimento fa un’inversione di marcia,
Quando avrebbe potuto vincere se avesse resistito,
non mollare se il ritmo sembra lento,
puoi riuscire al prossimo colpo.

Il successo è il fallimento rovesciato,
il colore argenteo delle nuvole del dubbio,
e non si può mai dire quanto ci sei vicino,
potrebbe esserti accanto quando ti sembra così lontano,
perciò aderisci alla lotta anche se sei duramente colpito,
è quando le cose sembrano peggiori che non si deve rinunciare.

Di tutte le parole scritte o pronunciate
queste sono le più tristi: “Avrebbe potuto essere!”

(Traduzione: dal web)

Don’t Quit

When things go wrong as they sometimes will,
When the road you’re trudging seems all up hill,
When the funds are low and the debts are high
And you want to smile, but you have to sigh,
When care is pressing you down a bit,
Rest if you must, but don’t you quit.

Life is strange with its twists and turns
As every one of us sometimes learns
And many a failure comes about
When he might have won had he stuck it out;
Don’t give up though the pace seems slow—
You may succeed with another blow.

Success is failure turned inside out—
The silver tint of the clouds of doubt,
And you never can tell just how close you are,
It may be near when it seems so far;
So stick to the fight when you’re hardest hit—
It’s when things seem worst that you must not quit.

For all the sad words of tongue or pen
The saddest are these: “It might have been!”

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David Garrett – Confutatis (Official Music Video)

Calendario perpetuo, da “La música extremada” (1991), Miguel D’Ors

Il lunedì è il nome della pioggia
quando la vita è tanto malevola
da sembrare la vita.

Il martedì passano treni lontani
sui quali non andremo mai.

Mercoledì e giovedì, venerdì, niente.

Il sabato promette, la domenica non mantiene
e torna un’altra volta – o neppure quella:
la stessa volta – la pioggia dei lunedì.

Calendario perpetuo

El lunes es el nombre de la lluvia
cuando la vida viene tan malintencionada
que parece la vida.

El martes es que lejos pasan trenes
en los que nunca vamos.

El miércoles es jueves, viernes, nada.

El sábado promete, el domingo no cumple
y aquí llega otra vez – o ni siquiera otra:
la misma vez – la lluvia de los lunes.

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Lola Astanova plays Rachmaninoff Moment Musicaux Op. 16, No. 4

Pazzi, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Dicono che porti iella a una poesia
parlarne prima che sia finita.
Se la lasci andare troppo presto, avvertono,
la tua poesia volerà via,
e questa volta hanno davvero ragione.

Prendi quella sera in cui ti dissi
che volevo scrivere sui pazzi,
come li chiamano sbrigativi i giornali,
che attaccano l’arte, non con recensioni,
ma con coltelli da cucina e martelli
nei tranquilli musei di Praga e Amsterdam.

In verità, sono loro i veri artisti,
dicesti, facendo girare il ghiaccio nel bicchiere.
Il cacciavite è il loro pennello.
Sono i restauratori i veri vandali,
continuasti, facendo rigirare me lentamente,
quelli coi camici bianchi
sempre intenti a chiudere la ferita nel paesaggio
e rovinare l’arte dei pazzi.

Vidi la mia poesia librarsi verso l’ingresso
del bar e lì volteggiare in aria
finché entrò un nuovo cliente –
allora la vidi volar fuori dalla porta nella notte
e far vela, potevo solo immaginarlo,
sopra scuri condomini della città.

Tutto quel che volevo dire
è che anche l’arte è breve,
come può insegnare un rasoio con un taglio alla cieca;
sembra lunga solo se la confronti alla vita,
ma quella notte tornai a casa da solo
senza che nulla dondolasse nella gabbia del mio cuore
se non la debole speranza di cogliere
nel ventaglio dei fanali
un barlume della cosa,
forse appollaiato su un cartello stradale o un lampione –
povero uccello non scritto, con le ali ripiegate,
che mi fissa dall’alto, coi suoi piccoli occhi illuminati.

(Traduzione di Franco Nasi)

Madmen

They say you can jinx a poem
if you talk about it before it is done.
If you let it out too early, they warn,
your poem will fly away,
and this time they are absolutely right.

Take the night I mentioned to you
I wanted to write about the madmen,
as the newspapers so blithely call them,
who attack art, not in reviews,
but with breadknives and hammers
in the quiet museums of Prague and Amsterdam.

Actually, they are the real artists,
you said, spinning the ice in your glass.
The screwdriver is their brush.
The real vandals are the restorers,
you went on, slowly turning me upside-down,
the ones in the white doctor’s smocks
who close the wound in the landscape,
and thus ruin the true art of the mad.

I watched my poem fly down to the front
of the bar and hover there
until the next customer walked in–
then I watched it fly out the open door into the night
and sail away, I could only imagine,
over the dark tenements of the city.

All I had wished to say
was that art was also short,
as a razor can teach with a slash or two,
that it only seems long compared to life,
but that night, I drove home alone
with nothing swinging in the cage of my heart
except the faint hope that I might
catch a glimpse of the thing
in the fan of my headlights,
maybe perched on a road sign or a street lamp,
poor unwritten bird, its wings folded,
staring down at me with tiny illuminated eyes.

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CRAZY Bach Double Violin Concerto Encore
Ray Chen and his conductor friends Diego Matheuz and Christian Vasquez

Vademecum, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Voglio che le forbici siano affilate
e il tavolo perfettamente pari
quando mi taglierai fuori dalla mia vita
e m’incollerai in quel libro che porti sempre con te.

(Traduzione di Franco Nasi)

Vade Mecum

I want the scissors to be sharp
and the table to be perfectly level
when you cut me out of my life
and paste me in that book you always carry.

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A New Satiesfaction by Made in Berlin
Erik Satie Gymnopedie arrangement feauring:
Ray Chen, violin
Noah Bendix-Balgley, violin
Amihai Grosz, viola
Stephan Koncz, cello

Un appunto, da “Attimo” (2004), Wislawa Szymborska

La vita – è il solo modo
per coprirsi di foglie,
prendere fiato sulla sabbia,
sollevarsi sulle ali;

essere un cane,
o carezzarlo sul suo pelo caldo;

distinguere il dolore
da tutto ciò che dolore non è;

stare dentro gli eventi,
dileguarsi nelle vedute,
cercare il più piccolo errore.

Un’occasione eccezionale
per ricordare per un attimo
di che si è parlato
a luce spenta;

e almeno per una volta
inciampare in una pietra,
bagnarsi in qualche pioggia,
perdere le chiavi tra l’erba;
e seguire con gli occhi una scintilla nel vento;

e persistere nel non sapere
qualcosa d’importante.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

A Note

Life is the only way
to get covered in leaves,
catch your breath on sand,
rise on wings;

to be a dog,
or stroke its warm fur;

to tell pain
from everything it’s not;

to squeeze inside events,
dawdle in views,
to seek the least of all possible mistakes;

An extraordinary chance
to remember for a moment
a conversation held with the lamp switched off;

and if only once
to stumble on a stone,
end up soaked in one downpour or another,

mislay your keys in the grass;
and to follow a spark on the wind with your eyes;
and to keep on not knowing
something important.

(Translated by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

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YUJA WANG, “Toccata” Prokofiev, Piano Concerto No. 3 – Lucerne Festival 2018


Yuja Wang, una delle artiste più affermate del panorama musicale internazionale, dotata di una padronanza della tastiera più volte definita come “sbalorditiva” e “sovrumana”, nelle sue interpretazioni unisce l’abilità tecnica a una lettura profonda e fresca delle opere che esegue.
Formatasi musicalmente in America, sotto la guida di Gary Graffman, dopo un paio di importantissimi premi internazionali, ha ottenuto la consacrazione a Boston, dove nel 2007 ha sostituito Martha Argerich in un trionfale concerto diretto da Charles Dutoit.
Da quel momento, grazie al suo impressionante virtuosismo e a una personalità moderna e carismatica, ha collezionato trionfi ovunque firmando poco più che ventenne un contratto in esclusiva con la prestigiosa etichetta Deutsche Grammophon.

Mentre attraversi la vita, Ella Wheeler Wilcox

Non cercare i difetti mentre attraversi la vita;
E anche quando li trovi,
è saggio e gentile essere un po’ cieco
e cercare la virtù dietro di loro.
Come la notte più nuvolosa ha un accenno di luce
nascosta da qualche parte nelle sue ombre;
È di gran lunga meglio cacciare una stella,
piuttosto che le macchie sul sole costante.

La corrente della vita scorre sempre
verso il grembo del grande oceano di Dio.
Non regolare la tua forza contro al corso del fiume
E pensare di alterare il suo movimento.
Non sprecare una maledizione verso l’universo–
Ricorda che è vissuto prima di te.
Non azzuffarti con la tempesta con la tua forma gracile,
Ma piegati e lascia che passi oltre.

Il mondo non si adeguerà mai
per soddisfare i tuoi capricci alla lettera.
Alcune cose devono andare male per tutta la vita,
e prima lo sai meglio è.
È una follia combattere con l’infinito
e fallire alla fine nella lotta;
L’uomo più saggio cambia forma nel piano di Dio
come l’acqua prende la forma di un vaso.

As You Go Through Life

Don’t look for the flaws as you go through life;
And even when you find them,
It is wise and kind to be somewhat blind
And look for the virtue behind them.
For the cloudiest night has a hint of light
Somewhere in its shadows hiding;
It is better by far to hunt for a star,
Than the spots on the sun abiding.

The current of life runs ever away
To the bosom of God’s great ocean.
Don’t set your force ‘gainst the river’s course
And think to alter its motion.
Don’t waste a curse on the universe–
Remember it lived before you.
Don’t butt at the storm with your puny form,
But bend and let it go o’er you.

The world will never adjust itself
To suit your whims to the letter.
Some things must go wrong your whole life long,
And the sooner you know it the better.
It is folly to fight with the Infinite,
And go under at last in the wrestle;
The wiser man shapes into God’s plan
As water shapes into a vessel.

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David Garrett – Nicole Scherzinger – Serenity – Studio Session

Cavalli, da “Estravagario” (1958), Pablo Neruda

Ho visto dalla finestra i cavalli.

Fu a Berlino, d’inverno. La luce
era senza luce, senza cielo il cielo.

L’aria bianca come un pane bagnato.

E dalla mia finestra un circo solitario
morso dai denti d’inverno.

Improvvisamente, condotti da un uomo,
dieci cavalli uscirono dalla nebbia.

Ondeggiarono appena, uscendo, come il fuoco,
ma pei miei occhi empirono il mondo
vuoto fino a quell’ora. Perfetti, accesi,
erano come dieci déi dalle lunghe zampe pure,
dai crini simili al sonno del sale.

Le loro groppe erano mondi e arance.

Il colore era miele, ambra, incendio.

I loro colli erano torri
tagliate nella pietra dell’orgoglio,
e agli occhi furiosi si affacciava
come una prigioniera, l’energia.

E lì in silenzio, in mezzo
al giorno dell’inverno sudicio e disorientato,
i cavalli intensi erano il sangue,
il ritmo, l’incitante tesoro della vita.

Guardai, guardai e allora rivissi: senza saperlo
lì era la fonte, la danza dell’oro, il cielo,
il fuoco che viveva nella bellezza.

Ho dimenticato l’inverno di quella Berlino oscura.

Non dimenticherò la luce dei cavalli.

Caballos

Vi desde la ventana los caballos.

Fue en Berlín, en invierno. La luz
era sin luz, sin cielo el cielo.

El aire blanco como un pan mojado.

Y desde mi ventana un solitario circo
mordido por los dientes del invierno.

De pronto, conducidos por un hombre,
diez caballos salieron a la niebla.

Apenas ondularon al salir, como el fuego,
pero para mis ojos ocuparon el mundo
vacío hasta esa hora. Perfectos, encendidos,
eran como diez dioses de largas patas puras,
de crines parecidas al sueño de la sal.

Sus grupas eran mundos y naranjas.

Su color era miel, ámbar, incendio.

Sus cuellos eran torres
cortadas en la piedra del orgullo,
y a los ojos furiosos se asomaba
como una prisionera, la energía.

Y allí en silencio, en medio
del día, del invierno sucio y desordenado,
los caballos intensos eran la sangre,
el ritmo, el incitante tesoro de la vida.

Miré, miré y entonces reviví: sin saberlo
allí estaba la fuente, la danza de oro, el cielo,
el fuego que vivía en la belleza.

He olvidado el invierno de aquel Berlín oscuro.

No olvidaré la luz de los caballos.

Horses

It was from a window I first saw the horses.

It was winter in Berlin: a light
with no light, a sky without sky.

The air white as a loaf of wet bread.

And there, by the window, bitten off
by the teeth of the winter, a deserted arena.

Then, all of a sudden, ten horses
led by a man, moved into the snow.

Their passing left hardly a ripple, like fire,
but they filled a whole universe
void to my eyes, until then. Ablaze
with perfection, they moved like ten gods, colossal
and grand in the hoof, with dreamy and elegant manes.

Their rumps were like planets or oranges.

Their color was honey and amber and fire.

Their necks were like pillars
carved in the stone of their arrogance,
and out of vehement eyes their energy
glared from within like a prisoner.

There, in the silence of midday
in a soiled and slovenly winter
the horses’ intensity was rhythm
and blood, the importunate treasure of being.

I looked-looked till my whole force reawakened.
This was the innocent fountain, the dance in the gold,
the sky, the fire still alive in the beautiful.

I’ve forgotten the wintry gloom of Berlin.

I will never forget the light of the horses.

(Translated from Spanish by Ben Belitt)

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Hans Zimmer – Now we are free – The Horse Whisperer

Luce, Rabindranath Tagore

Luce, mia luce!
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

Light

Light, my light, the world-filling light,
the eye-kissing light,
heart-sweetening light!

Ah, the light dances, my darling, at the center of my life;
the light strikes, my darling, the chords of my love;
the sky opens, the wind runs wild, laughter passes over the earth.

The butterflies spread their sails on the sea of light.
Lilies and jasmines surge up on the crest of the waves of light.

The light is shattered into gold on every cloud, my darling,
and it scatters gems in profusion.

Mirth spreads from leaf to leaf, my darling,
and gladness without measure.
The heaven’s river has drowned its banks
and the flood of joy is abroad.

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Jarrod Radnich – Virtuosic Piano Solo – I Saw Three Ships

Ah, suona dolcemente, Fernando Pessoa

Ah, suona dolcemente
come a chi sta per piangere
ogni canzone tessuta
d’artificio e di luna –
nulla che ricordi
la vita.

Preludio di cortesie,
o sorriso trascorso…
Giardino remoto e freddo…
E nell’anima di chi l’ha trovato
solo l’eco assurda del volo
inane.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Ah, toca suavemente

Ah, toca suavemente
Como a quem vai chorar
Qualquer canção tecida
De artifício e de luar —
Nada que faça lembrar
A vida.

Prelúdio de cortesias,
Ou sorriso que passou…
Jardim longínquo e frio…
E na alma de quem o achou
Só o eco absurdo do voo
Vazio.

8-11-1922
Poesias Inéditas (1919-1930) Fernando Pessoa

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Maksim Mrvica – All of Me (John Legend Cover)

Due parole, da “L’altro sguardo” (1999), Alfonsina Storni

Questa notte all’orecchio m’hai detto due parole
comuni. Due parole stanche
d’essere dette. Parole
così vecchie da essere nuove.

Parole così dolci che la luna che andava
trapelando dai rami
mi si fermò alla bocca. Così dolci parole
che una formica passa sul mio collo e non oso
muovermi per cacciarla.

Così dolci parole
che, senza voler, dico: “Com’è bella la vita!”
Così dolci e miti
che il mio corpo è asperso di oli profumati.

Così dolci e belle
che, nervose, le dita
si levano al cielo sforbiciando.

Oh, le dita vorrebbero
recidere stelle.

(Traduzione di Angelo Zanon Dal Bo)

Dos palabras

Esta noche al oído me has dicho dos palabras
comunes. Dos palabras cansadas
de ser dichas. Palabras
que de viejas son nuevas.

Dos palabras tan dulces que la luna que andaba
filtrando entre las ramas
se detuvo en mi boca. Tan dulces dos palabras
que una hormiga pasea por mi cuello y no intento
moverme para echarla.

Tan dulces dos palabras
que digo sin quererlo -¡oh, qué bella, la vida!-
Tan dulces y tan mansas
que aceites olorosos sobre el cuerpo derraman.

Tan dulces y tan bellas
que nerviosos, mis dedos,
se mueven hacia el cielo imitando tijeras.
Oh, mis dedos quisieran
cortar estrellas.

Two Words

Tonight at my ear
you have said two simple words.
Two words tired of being said.
Words so old they are new.

Two such sweet words
that the moon dripping through the branches
lands in my mouth. So sweet
these two words that I let an ant
wander down my neck without moving.

Such sweet two words that I say
without trying-How beautiful life is!
So sweet, so tame,
they spill like aromatic oils on my body.

So sweet and so beautiful
that my nervous fingers
move toward the sky like scissors
wanting to cut out the stars.

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Martynas Levickis plays Astor Piazzolla’s Libertango with the Seoripul Symphony Orchestra conducted by Je Hi Park, Seoul