Porpora -, Emily Dickinson

Il Colore di una Regina, è questo –
Il Colore di un Sole
Al tramonto – questo e Ambra –
Berillo – e questo, a Mezzogiorno –

E quando a notte – Aurorali ampiezze
Si gettano d’un tratto sugli Uomini –
È questo – e Magia – la natura serba
Un Posto – per il Violetto –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Purple –

The Color of a Queen, is this –
The Color of a Sun
At setting – this and Amber –
Beryl – and this, at Noon –

And when at night – Auroran widths
Fling suddenly on Men –
‘Tis this – and Witchcraft – nature keeps
A Rank – for Iodine –

La vita è ricca di amorosi incanti, da “Gli amorosi incanti”, Sara Teasdale

La vita è ricca di amorosi incanti,
di splendide visioni luminose –
onde azzurre spumose alle scogliere,
garruli fuochi in lingue scintillanti,
volti di bimbi in estasi sognanti
come coppe imbevute di chimere.

La vita vende gli amorosi incanti,
nella pioggia il pineto profumato –
c’è la musica, un alto arco dorato,
caldi abbracci, devoti sguardi amanti,
delizie dello spirito incorrotte,
visioni come stelle nella notte.

Spendi tutto per doni come questi,
senza pensare al conto della spesa.
Un’ora in pace candida, sicura,
vale di mesi ed anni amara attesa:
per un respiro di estasi pura
dà quel che fosti, o ch’essere potresti.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Barter

Life has loveliness to sell,
All beautiful and splendid things,
Blue waves whitened on a cliff,
Soaring fire that sways and sings,
And children’s faces looking up
Holding wonder like a cup.

Life has loveliness to sell,
Music like a curve of gold,
Scent of pine trees in the rain,
Eyes that love you, arms that hold,
And for your spirit’s still delight,
Holy thoughts that star the night.

Spend all you have for loveliness,
Buy it and never count the cost;
For one white singing hour of peace
Count many a year of strife well lost,
And for a breath of ecstasy
Give all you have been, or could be.

“Ho percorso il vialetto…”, da “Sui gatti” (2016), Charles Bukowski

“Ho percorso il vialetto. I gatti erano spaparanzati in giro, sfiancati. Nella mia prossima vita voglio essere un gatto. Per dormire 20 ore al giorno e aspettare di essere nutrito. Per stare sdraiato da qualche parte a leccarmi il culo. Gli umani sono troppo sfigati, incazzati e ossessivi.”

“I walked up the driveway. The cats were sprawled about, pooped. In my next life I want to be a cat. To sleep 20 hours a day and wait to be fed. To sit around licking my ass. Humans are too miserable and angry and single-minded.”

Charles Bukowski, On Cats

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Estratto da una nota del 2 ottobre 1991; inserito in The Captain is Out to Lunch and the Sailors Have Taken Over the Ship. Pubblicato in Italia in Il Capitano è fuori a pranzo, Feltrinelli, 2013.

La fede del bambino è nuova -, Emily Dickinson

La fede del Bambino è nuova –
Totale – come il Suo Modo di Essere –
Vasta – come l’Aurora
Su freschi Occhi –
Mai che abbia un Dubbio –
Ride – dello Scrupolo –
Crede tutto finto
Tranne il Paradiso –
Dà credito al Mondo –
Ritiene il Suo Potere
Più esteso di Regni –
E Cesare – mediocre –
A Paragone –
Imperatore senza fondamento –
Che domina il nulla,
Pur governando tutto –

Il crescere via via
Fa ritenere sbagliate
Le sue belle idee
Di Faccende Spinose
Acquisisce esperienza
Dolorosa – come la certezza –
Che Uomini – deve attendersi
Invece di Re –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

The Child’s faith is new –

The Child’s faith is new –
Whole – like His Principle –
Wide – like the Sunrise
On fresh Eyes –
Never had a Doubt –
Laughs – at a Scruple –
Believes all sham
But Paradise –
Credits the World –
Deems His Dominion
Broadest of Sovreignties –
And Caesar – mean –
In the Comparison –
Baseless Emperor –
Ruler of nought,
Yet swaying all –

Grown bye and bye
To hold mistaken
His pretty estimates
Of Prickly Things
He gains the skill
Sorrowful – as certain –
Men – to anticipate
Instead of Kings –

L’amore è un luogo, Edward Estlin Cummings

L’amore è un luogo
e in questo luogo di
amore si muovono
(con luminosità e pace)
tutti i luoghi

il sì è un mondo
e in questo mondo di
sì vivono
(sagacemente rannicchiati)
tutti i mondi.

love is a place

love is a place
& through this place of
love move
(with brightness of peace)
all places

yes is a world
& in this world of
yes live
(skillfully curled)
all worlds

“love is a place” by E.E. Cummings from Complete Poems 1904-1962, edited by George James Firmage

Ode al carciofo, da “Odi elementari” (1954), Pablo Neruda

Il carciofo dal tenero cuore si vestì da guerriero,
ispida edificò una piccola cupola,
si mantenne all’asciutto sotto le sue squame,
vicino a lui i vegetali impazziti si arricciarono,
divennero viticci,
infiorescenze commoventi rizomi;
sotterranea dormì la carota dai baffi rossi,
la vigna inaridì i suoi rami dai quali sale il vino,
la verza si mise a provar gonne,
l’origano a profumare il mondo,
e il dolce carciofo lì nell’orto vestito da guerriero,
brunito come bomba a mano,
orgoglioso,
e un bel giorno,
a ranghi serrati,
in grandi canestri di vimini,
marciò verso il mercato a realizzare il suo sogno:
la milizia.
Nei filari mai fu così marziale come al mercato,
gli uomini in mezzo ai legumi coi bianchi spolverini erano i generali dei carciofi,
file compatte,
voci di comando e la detonazione di una cassetta che cade,
ma allora arriva Maria col suo paniere,
sceglie un carciofo,
non lo teme,
lo esamina,
l’osserva contro luce come se fosse un uovo,
lo compra,
lo confonde nella sua borsa con un paio di scarpe,
con un cavolo e una bottiglia di aceto finché,
entrando in cucina,
lo tuffa nella pentola.
Così finisce in pace la carriera del vegetale armato che si chiama carciofo,
poi squama per squama spogliamo la delizia e mangiamo la pacifica pasta
del suo cuore verde.

Oda a la alcachofa

La alcachofa
de tierno corazón
se vistió de guerrero,
erecta, construyó
una pequeña cúpula,
se mantuvo
impermeable
bajo
sus escamas,
a su lado
los vegetales locos
se encresparon,
se hicieron
zarcillos, espadañas,
bulbos conmovedores,
en el subsuelo
durmió la zanahoria
de bigotes rojos,
la viña
resecó los sarmientos
por donde sube el vino,
la col
se dedicó
a probarse faldas,
el orégano
a perfumar el mundo,
y la dulce
alcachofa
allí en el huerto,
vestida de guerrero,
bruñida
como una granada,
orgullosa,
y un día
una con otra
en grandes cestos
de mimbre, caminó
por el mercado
a realizar su sueño:
la milicia.

En hileras
nunca fue tan marcial
como en la feria,
los hombres
entre las legumbres
con sus camisas blancas
eran
mariscales
de las alcachofas,
las filas apretadas,
las voces de comando,
y la detonación
de una caja que cae,
pero
entonces
viene
María
con su cesto,
escoge
una alcachofa,
no le teme,
la examina, la observa
contra la luz como si fuera un huevo,
la compra,
la confunde
en su bolsa
con un par de zapatos,
con un repollo y una
botella
de vinagre
hasta
que entrando a la cocina
la sumerge en la olla.

Así termina
en paz
esta carrera
del vegetal armado
que se llama alcachofa,
luego
escama por escama
desvestimos
la delicia
y comemos
la pacífica pasta
de su corazón verde.

Ascoltavo la pioggia, Alda Merini

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quale fragile ardore
sillabava e moriva.

L’infinito tendeva
ori e stralci di rosso
profumando le pietre
di strade lontane.

Mi abitavano i sogni
odorosi di muschio
quando il fiume impetuoso
scompigliava l’oceano.

Ascoltavo la pioggia
domandare al silenzio
quanti nastri di strade
annodavano il cuore.

E la pioggia piangeva
asciugandosi al vento
sopra tetti spioventi
di desolati paesi.

Da: @MeriniPoesia

La prima notte, da “Balistica”, Billy Collins

La cosa peggiore della morte deve essere
la prima notte.
— Juan Ramón Jiménez

Prima di averti aperto, Jiménez,
non avevo mai pensato che il giorno e la notte
avrebbero continuato a circondarsi a vicenda nel cerchio della morte,

ma ora mi spingi a chiedermi
se ci saranno anche un sole e una luna
e se i morti si riuniranno per vederli sorgere e tramontare

per poi riparare, ogni anima da sola,
in uno spettrale analogo di un letto.
O la prima notte sarà la sola notte,

un’oscurità per la quale non abbiamo altro nome?
Com’è fragile il nostro vocabolario di fronte alla morte
e com’è impossibile scriverla.

E’ qui che si ferma la lingua,
il cavallo che abbiamo cavalcato per tutta la vita
si impenna sul bordo di un dirupo da capogiro.

La parola che era all’inizio
e la parola che fu fatta carne:
quelle e ogni altra parola finiranno.

Anche ora, leggendoti sotto questo pergolato,
come posso descrivere un sole che brillerà dopo la morte?
Ma è abbastanza per spaventarmi

e farmi prestare più attenzione alla luna del mondo di giorno,
al brillio della luce del sole sull’acqua
o frammentata in una macchia di alberi,

e di guardare più da vicino qui, queste piccole foglie,
queste spine sentinella
che hanno il compito di fare la guardia alla rosa.

(Traduzione di Franco Nasi)

The First Night

The worst thing about death must be
the first night.
— Juan Ramón Jiménez

Before I opened you, Jiménez,
it never occurred to me that day and night
would continue to circle each other in the ring of death,

but now you have me wondering
if there will also be a sun and a moon
and will the dead gather to watch them rise and set

then repair, each soul alone,
to some ghastly equivalent of a bed.
Or will the first night be the only night,

a darkness for which we have no other name?
How feeble our vocabulary in the face of death,
How impossible to write it down.

This is where language will stop,
the horse we have ridden all our lives
rearing up at the edge of a dizzying cliff.

The word that was in the beginning
and the word that was made flesh—
those and all the other words will cease.

Even now, reading you on this trellised porch,
how can I describe a sun that will shine after death?
But it is enough to frighten me

into paying more attention to the world’s day-moon,
to sunlight bright on water
or fragmented in a grove of trees,

and to look more closely here at these small leaves,
these sentinel thorns,
whose employment it is to guard the rose.

Monologo per Cassandra, da “Uno spasso” (1967), Wislawa Szymborska

Sono io, Cassandra.
E questa è la mia città sotto le ceneri.
E questi i miei nastri e la verga di profeta.
E questa è la mia testa piena di dubbi.

È vero, sto trionfando.
I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.
Solamente i profeti inascoltati
godono di simili viste.
Solo quelli partiti con il piede sbagliato,
e tutto poté compiersi tanto in fretta
come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:
la gente al vedermi si fermava a metà.
Le risate morivano.
Le mani si scioglievano.
I bambini correvano dalle madri.
Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.
E quella canzoncina sulla foglia verde –
nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.
Ma dall’alto.
Da sopra la vita.
Dal futuro. Dove è sempre vuoto
e nulla è più facile che vedere la morte.
Mi spiace che la mia voce fosse dura.
Guardatevi dall’alto delle stelle – gridavo –
guardatevi dall’alto delle stelle.
Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.
Permeati da un grande vento.
Con sorti già decise.
Fin dalla nascita in corpi da commiato.
Ma c’era in loro un’umida speranza,
una fiammella nutrita del proprio luccichio.
Loro sapevano cos’è davvero un istante,
oh, almeno uno, uno qualunque
prima di –

È andata come dicevo io.
Solo che non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Monologue for Cassandra

It’s me, Cassandra.
And this is my city covered with ashes.
And this is my rod, and the ribbons of a prophet.
And this is my head full of doubts.

It’s true, I won.
What I said would happen
hit the sky with a fiery glow.
Only prophets whom no one believes
witness such things,
only those who do their job badly.
And everything happens so quickly,
as if they had not spoken.

Now I remember clearly
how people, seeing me, broke off in mid-sentence.
Their laughter stopped.
They moved away from each other.
Children ran towards their mothers.
I didn’t even know their vague names.
And that song about a green leaf–
nobody ever finished singing it in front of me.

I loved them.
But I loved them from a height.
From above life.
From the future. Where it’s always empty
and where it’s easy to see death.
I am sorry my voice was harsh.
Look at yourselves from a distance, I cried,
look at yourselves from a distance of stars.
They heard and lowered their eyes.

They just lived.
Not very brave.
Doomed.
In their departing bodies, from the moment of birth.
But they had this watery hope,
a flame feeding on its own glittering.
They knew what a moment was.
How I wish for one moment, any,
before–
I was proved right.
So what. Nothing comes of it.
And this is my robe scorched by flames.
And these are the odds and ends of a prophet.
And this is my distorted face.
The face that did not know its own beauty.

(Translated by Grazyna Drabik and Sharon Olds)

La collina, da “Darker” (1970), Mark Strand

Sono arrivato fin qui con le mie gambe,
perso l’autobus, persi i taxi,
sempre in salita. Un piede avanti all’altro,
è così che faccio.

Non mi inquieta, la collina di cui non vedo fine.
Erba sul ciglio della strada, un albero che fa risuonare
le foglie nere. E allora?
Più cammino, più mi allontano da tutto.

Un piede avanti all’altro. Passano le ore.
Un piede avanti all’altro. Passano gli anni.
I colori dell’arrivo sbiadiscono.
È così che faccio.

(Traduzione di Damiano Abeni)

The Hill

I have come this far on my own legs,
missing the bus, missing taxis,
climbing always. One foot in front of the other,
that is the way I do it.

It does not bother me, the way the hill goes on.
Grass beside the road, a tree rattling
its black leaves. So what?
The longer I walk, the farther I am from everything.

One foot in front of the other. The hours pass.
One foot in front of the other. The years pass.
The colors of arrival fade.
That is the way I do it.