Quando e perché, da “La luna crescente” (2000), Rabindranath Tagore

Quando ti porto giocattoli colorati, bambino
mio, capisco perché c’è un simile gioco di colori
nelle nubi, nell’acqua, e perché anche i fiori si
colorino così – quando ti porto giocattoli colorati.
Quando canto per farti danzare, allora veramente comprendo perché c’è musica tra le foglie, e perché le onde mandano il loro coro di voci al cuore della terra palpitante – quando canto
per farti danzare.
Quando porgo dolci cose alle tue avide mani,
so perché c’è miele nel calice del fiore, e perché
i frutti sono segretamente pieni di dolce succo –
quando porgo dolci cose alle tue avide mani.
Quando bacio il tuo viso per farti sorridere,
mio caro, io certo capisco quali correnti soavi
vengono dal cielo nella luce del mattino, e quale
delizia porta alle mie membra la brezza d’estate
quando ti bacio per farti sorridere.

(Traduzione di Maurizio Lipparini)

When And Why

When I bring you coloured toys, my child, I understand why there
is such a play of colours on clouds, on water, and why flowers are
painted in tints-when I give coloured toys to you, my child.
When I sing to make you dance, I truly know why there is music
in leaves, and why waves send their chorus of voices to the heart
of the listening earth-when I sing to make you dance.
When I bring sweet things to your greedy hands, I know why
there is honey in the cup of the flower, and why fruits are
secretly filled with sweet juice-when I bring sweet things to your
greedy hands.
When I kiss your face to make you smile, my darling, I surely
understand what pleasure streams from the sky in morning light, and
what delight the summer breeze brings to my body-when I kiss you
to make you smile.

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Martynas Levickis performing The Lion Sleeps Tonight from “The Lion King” with Mikroorkéstra Chamber Ensemble during his spectacular concert of the best movie music of all time – “Cinema”. Live in Vilnius | 05 January 2020

Devi amarmi così, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Devi amarmi così con tutto il tuo cuore
o non darmi nemmeno un po’ d’amore.
Misera cosa è un amore a metà:
non è né prigionia né libertà.

E’ con l’anima che mi devi amare
oltre che con il corpo, lietamente,
o ad un’altra il tuo amore dedicare –
e me ne importerà meno di niente.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Song

Love me with your whole heart
Or give no love to me,
Half-love is a poor thing,
Neither bond nor free.

You must love me gladly
Soul and body too,
Or else find a new love,
And good-by to you.

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La Vie En Rose / Caroline Campbell ft. William Joseph

ABC, da “Due punti” (2006), Wislawa Szymborska

Ormai non saprò più
cosa di me pensasse A.
Se B. fino all’ultimo non mi abbia perdonato.
Perché C. fingesse che fosse tutto a posto.
Che parte D. avesse nel silenzio di E.
Cosa si aspettasse F., sempre che si aspettasse qualcosa.
Perché G. facesse finta, benché sapesse bene.
Cosa avesse da nascondere H.
Cosa volesse aggiungere I.
Se il fatto che io c’ero, lì accanto
avesse un qualche significato
per J., per K. e per il restante alfabeto.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

ABC

Nigdy już się nie dowiem,
co myślał o mnie A.
Czy B. do końca mi to wybaczyła.
Dlaczego C. udawał, że wszystko w porządku.
Jaki był udział D. w milczeniu E.
Czego F. oczekiwał, jeśli oczekiwał.
Czemu G. udawała, choć dobrze wiedziała.
Co H. miał do ukrycia.
Co I. chciała dodać.
Czy fakt, że byłam obok,
miał jakiekolwiek znaczenie
dla J. dla K. i reszty alfabetu.

ABC

I’ll never find out now
What A. thought of me.
If B. ever forgave me in the end.
Why C. pretended everything was fine.
What part D. played in E.’s silence.
What F. had been expecting, if anything.
Why G. forgot when she knew perfectly well.
What H. had to hide.
What I. wanted to add.
If my being around
meant anything
to J. and K. and the rest of the alphabet.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

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HAUSER performing 2nd movement from Piano Concerto No. 2 by Sergei Rachmaninov with London Symphony Orchestra

Non rinunciare, John Greenleaf Whittier

Quando le cose vanno male come a volte accade,
Quando la strada che stai percorrendo sembra farti arrancare in salita,
Quando i soldi sono pochi e i debiti tanti,
E tu vuoi sorridere ma ti trovi a sospirare,
Quando le preoccupazioni ti schiacciano,
Riposati, se devi, ma non mollare.

La vita è bizzarra con i suoi colpi di scena,
come ognuno di noi a volte impara,
e spesso il fallimento fa un’inversione di marcia,
Quando avrebbe potuto vincere se avesse resistito,
non mollare se il ritmo sembra lento,
puoi riuscire al prossimo colpo.

Il successo è il fallimento rovesciato,
il colore argenteo delle nuvole del dubbio,
e non si può mai dire quanto ci sei vicino,
potrebbe esserti accanto quando ti sembra così lontano,
perciò aderisci alla lotta anche se sei duramente colpito,
è quando le cose sembrano peggiori che non si deve rinunciare.

Di tutte le parole scritte o pronunciate
queste sono le più tristi: “Avrebbe potuto essere!”

(Traduzione: dal web)

Don’t Quit

When things go wrong as they sometimes will,
When the road you’re trudging seems all up hill,
When the funds are low and the debts are high
And you want to smile, but you have to sigh,
When care is pressing you down a bit,
Rest if you must, but don’t you quit.

Life is strange with its twists and turns
As every one of us sometimes learns
And many a failure comes about
When he might have won had he stuck it out;
Don’t give up though the pace seems slow—
You may succeed with another blow.

Success is failure turned inside out—
The silver tint of the clouds of doubt,
And you never can tell just how close you are,
It may be near when it seems so far;
So stick to the fight when you’re hardest hit—
It’s when things seem worst that you must not quit.

For all the sad words of tongue or pen
The saddest are these: “It might have been!”

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David Garrett – Confutatis (Official Music Video)

Fuori per campi e boschi, da “A Boy’s Will” (1913), Robert Frost

Fuori per campi e boschi
E oltre le mura ho viaggiato;
Salito su colline panoramiche
Ho guardato il mondo, sono sceso;
Per la via grande son tornato a casa,
Ed ecco ho terminato.

Le foglie sono tutte morte a terra,
Ma la quercia le sue trattiene
Per ammucchiarle una a una
E lasciarle graffiare e strisciare
Fuori sulla crosta di neve,
Quando le altre staranno a riposare.

Confuse e immobili le foglie morte,
Non più sbattute qua e là;
L’ultimo astro solitario è scomparso;
Appassiscono i fiori dell’hamamelis;
Ancora cerca e si tormenta il cuore,
Ma i passi domandano «dove?».

Ah, quando mai al cuore dell’uomo
Fu meno che un tradimento
Lasciarsi alla deriva delle cose,
Cedere con grazia alla ragione,
E piegarsi e accettare la fine
D’un amore e d’una stagione?

(Traduzione di Giovanni Giudici)

Reluctance

Out through the fields and the woods
   And over the walls I have wended;
I have climbed the hills of view
   And looked at the world, and descended;
I have come by the highway home,
   And lo, it is ended.

The leaves are all dead on the ground,
   Save those that the oak is keeping
To ravel them one by one
   And let them go scraping and creeping
Out over the crusted snow,
   When others are sleeping.

And the dead leaves lie huddled and still,
   No longer blown hither and thither;
The last lone aster is gone;
   The flowers of the witch hazel wither;
The heart is still aching to seek,
   But the feet question ‘Whither?’

Ah, when to the heart of man
   Was it ever less than a treason
To go with the drift of things,
   To yield with a grace to reason,
And bow and accept the end
   Of a love or a season?

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Julia Fischer: Vivaldi, The Four Seasons – Autumn
(Filmed in the National Botanic Garden of Wales, July 2011)

Non ho nient’altro – da offrire, lo sai -, Emily Dickinson

Non ho nient’altro – da offrire, lo sai –
Così continuo a offrire Questi –
Proprio come la Notte continua a mostrare Stelle
Ai nostri occhi assuefatti –

Probabilmente, non le notiamo –
Ma se non arrivassero –
Allora – probabilmente, ci confonderemmo
Nel ritrovare la strada di Casa –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Probabilmente la poesia accompagnava dei fiori. Ma “Questi” potrebbero anche essere il vero dono inviato all’amico: i versi stessi.
Molto bella l’immagine finale: ci accorgeremmo veramente del familiare splendore delle stelle soltanto se sparissero e ci lasciassero al buio, incapaci anche di trovare la strada di casa.

I’ve nothing else – to bring, You know –

I’ve nothing else – to bring, You know –
So I keep bringing These –
Just as the Night keeps fetching Stars
To our familiar eyes –

Maybe, we should’nt mind them –
Unless they did’nt come –
Then – maybe, it would puzzle us
To find our way Home –

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Martynas Levickis: Scarlatti Sonata in D minor, K 1, L 366

Lascia che sfumi, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Lascia che sfumi nell’oblio silente
come un fiore od un fuoco un tempo ardente.
Lo sapremo, vedrai, dimenticare:
il tempo è un caro amico, saprà farci invecchiare.

A chi chiede di lui, digli che è stato
da tanto tempo già dimenticato:
un fuoco, un fiore, foglia inanimata
sepolta in un’antica nevicata.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Let It Be Forgotten

Let it be forgotten, as a flower is forgotten,
Forgotten as a fire that once was singing gold,
Let it be forgotten for ever and ever,
Time is a kind friend, he will make us old.

If anyone asks, say it was forgotten
Long and long ago,
As a flower, as a fire, as a hushed footfall
In a long forgotten snow.

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Chopin Nocturne Op 9 No 2 in E flat major by Anastasia Huppmann

I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare, Emily Dickinson

I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare.
Il mio Caspio – tu.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Il desiderio di immergersi, di annullarsi, in qualcuno che per noi è un mare desiderato e inafferrabile.
Marisa Bulgheroni annota nel Meridiano: “Il Caspio è, nella geografia fantastica di Emily, sinonimo del mare del desiderio, opposto ai deserti della privazione. […] Alla scelta di questo mare chiuso e incantato contribuì la suggestione orientale di Lalla Rookh dell’irlandese Thomas Moore (1779-1852)

Least Rivers – docile to some sea

Least Rivers – docile to some sea.
My Caspian – thee.

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Violinist Caroline Campbell and Pianist William Joseph perform an intimate version of Celine Dion’s hit theme song from Titanic, “My Heart Will Go On”

Due parole per finire, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non posso lasciarti senza dire questo:
il passato non è nulla,
una nonmemoria, un fantasma,
un ripostiglio insonorizzato in cui Johann Strauss
compone un altro valzer che nessuno può ascoltare.

E’ un’invenzione, da dimenticare,
una fonte di dolore
che irriga un campo di verdura amara.

Lasciatelo dietro.
Togli la testa dalle mani
e alzati dal divano della malinconia
dove la luce della finestra cade sul tuo volto
e il sole corre lungo il cielo autunnale,
ferreo dietro gli alberi spogli,
glorioso come le acute melodie dei violini.

Ma dimentica Strauss.
E dimentica il suo più giovane fratello,
quel povero Cristo che morì cadendo
dal podio mentre dirigeva una sinfonia.

Dimentica il passato,
dimentica il pubblico in piedi, sbalordito,
l’assurdità dei loro abiti formali
di fronte alla morte improvvisa,
dimentica il loro trattenere il fiato,
il mormorio e l’accalcarsi sul corpo,
il cigolio del sipario che si abbassa.
Dimentica Strauss
con quel suo sguardo da bis
e la sua infaticabile laboriosità:
più di cinquecento composizioni finite!
Scrisse perfino una polka per la madre.
Anche solo quello è sufficiente per farmi fuggire il passato,
allontanarmi dai suo templi,
e camminare da solo sotto le stelle
lungo questi sentieri ricoperti di ghiande,
non sentendo altro che la frizzante aria d’ottobre,
l’oscillare delle mie braccia
e il ritmo dei miei passi:
un uomo del presente che si è dimenticato
di ogni compositore, di ogni grande battaglia,
solamente io,
una canna sottile che soffia nella notte.

(Traduzione di Franco Nasi)

Some Final Words

I cannot leave you without saying this:
the past is nothing,
a nonmemory, a phantom,
a soundproof closet in which Johann Strauss
is composing another waltz no one can hear.

It is a fabrication, best forgotten,
a wellspring of sorrow
that waters a field of bitter vegetation.

Leave it behind.
Take your head out of your hands
and arise from the couch of melancholy
where the window-light falls against your face
and the sun rides across the autumn sky,
steely behind the bare trees,
glorious as the high strains of violins.

But forget Strauss.
And forget his younger brother,
the poor bastard who was killed in a fall
from a podium while conducting a symphony.

Forget the past,
forget the stunned audience on his feet,
the absurdity of their formal clothes
in the face of sudden death,
forget their collective gasp,
the murmur and huddle over the body,
the creaking of the lowered curtain.

Forget Strauss
with that encore look in his eye
and his tiresome industry:
more than five hundred finished compositions!
He even wrote a polka for his mother.
That alone is enough to make me flee the past,
evacuate his temples,
and walk alone under the stars
down these dark paths strewn with acorns,
feeling nothing but the crisp October air,
the swing of my arms
and the rhythm of my stepping –
a man of the present who has forgotten
every composer, every great battle,
just me,
a thin reed blowing in the night.

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Johann Strauss II – Tritsch-Tratsch-Polka, Op. 214
The Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela
conducted by Gustavo Dudamel
Recorded at Carnegie Hall (New York, USA), on October 7, 2016

Il gatto e la luna, da “I gatti lo sapranno” (2010), William Butler Yeats

Il gatto andava di qua e di là
e la luna girava in tondo come una trottola,
e il congiunto più stretto della luna,
il gatto a passi lenti, guardava in su.
Nero, Minnaloushe, fissava la luna,
ché a lui, che pur vagolava lagnoso,
la luce fredda e pura nel cielo
agitava quel sangue di animale.
Minnaloushe corre nell’erba
alzando i piedi delicati.
Che fai, danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando due congiunti stretti si incontrano,
cosa c’è di meglio che indire una danza?
Magari la luna può imparare,
stanca di quel modo cerimonioso,
un nuovo giro di danza:
Va, Minnaloushe, furtivo per l’erba
di luogo in luogo illuminato dalla luna,
e lassù la luna sacra
ha preso una fase nuova.
Minnaloushe lo sa che le sue pupille
passeranno di mutamento in mutamento,
e che variano da tondo a falce,
da falce a tondo?
Va, Minnealoushe, furtivo per l’erba,
solo, con importanza, saggio,
e alla luna mutabile
leva mutabili gli occhi.

(Traduzione di Alessandro Gentili)

The Cat and the Moon

The cat went here and there
and the moon spun round like a top,
and the nearest kin of the moon,
the creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
for, wander and wail as he would,
the pure cold light in the sky
troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet,
what better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
tired of that courtly fashion,
a new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
from moonlit place to place,
the sacred moon overhead
has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
will pass from change to change,
and that from round to crescent,
from crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
alone, important and wise,
and lifts to the changing moon
his changing eyes.

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Memory from the Broadway Musical “Cats” – Piano / Orchestral – Carlton Forrester