Eco, Federico Garcia Lorca

Dischiuso s’è già
il fiore dell’aurora.

(Ricordi
il fondo della sera?)

Il nardo della luna effonde
il suo freddo aroma.

(Ricordi
lo sguardo d’agosto?)

(Traduzione: dal web)

Eco – Amor (Canciones 1921-1924)
(Con alas y flechas)

Ya se ha abierto
la flor de la aurora.

(¿Recuerdas
el fondo de la tarde?)

El nardo de la luna
derrama su olor frío.

(¿Recuerdas
la mirada de agosto?)

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“Indigo” Sergei Polunin & Kristina Shapran

Nomi cancellati, Juan Vicente Piqueras

La mente non è una matita per prendere appunti,
è una gomma per cancellare.
Marko Vešović

Mio padre andò perdendo poco a poco il linguaggio.
E iniziò dai nomi. La prima cosa
che il suo cervello scordò non furono gli avverbi
né i pronomi o gli aggettivi,
come si sarebbe tentati di credere,
e nemmeno i granelli di polvere delle preposizioni,
ma i sostantivi.

La mela smise di essere mela,
il bicchiere diventò quello
e chi gli si avvicinava smetteva di chiamarsi.

La morte cominciò il suo minuzioso lavoro
rubandogli i nomi,
cancellandoli, mettendo
al loro posto un questo, o un quella cosa,
un dammi, un balbettio, un gesto della mano.

Gli ultimi che si perdono sono i verbi,
i verbi che si muovono nel sangue
come fossero pesci
finché il mondo finisce,
finché il corpo non regge più l’anima.

Gli aggettivi sono affettuosi,
vestono delle loro passioni quel che guardano
e perciò sopravvivono.

I nomi invece svaniscono.
E la sostanza dei sostantivi
è nebbia, fuoco di paglia, torri di fumo.

La mela smette di essere mela.
Io smetto di chiamarmi.
La parola dolore non significa nulla.

(Traduzione di Danilo Manera)

Nombres borrados

La mente no es un lápiz para tomar apuntes,
es una goma de borrar.
Marko Vešović

Mi padre fue perdiendo poco a poco el lenguaje.
Y empezó por los nombres. Lo primero
que olvidó su cerebro no fueron los adverbios
ni los pronombres ni los adjetivos,
como uno estaría tentado de creer,
ni las motas de polvo de las preposiciones,
sino los sustantivos.

La manzana dejó de ser manzana,
el vaso pasó a ser eso,
y quienes se acercaban dejaban de llamarse.

La muerte comenzó su labor minuciosa
robándole los nombres,
borrándolos, poniendo
en su lugar un esto o un aquello,
un dame, un balbuceo, un gesto de la mano.

Lo último que se pierde son los verbos,
los verbos que se mueven en la sangre
como si fuesen peces
hasta que acaba el mundo,
hasta que ya no puede el cuerpo con su alma.

Los adjetivos son afectuosos,
visten con sus pasiones lo que miran
y por eso perviven.

Pero los nombres se esfuman.
Y la sustancia de los sustantivos
es agua de borrajas, niebla, torres de humo.

La manzana deja de ser manzana.
Yo dejo de llamarme.
La palabra dolor no significa nada.

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Mao Fujita – Tchaikovsky: Romance Op. 5 (Live from Tanzsaal an der Panke, Berlin)

Invito, Mary Oliver

Oh, hai tempo
per indugiare
solo per un po’
fuori dal tuo impegnato

e molto importante giorno
per i cardellini
che si sono radunati
in un campo di cardi

per una sfida musicale,
per vedere chi può cantare
la nota più alta,
o la più bassa,

o l’allegria più espressiva,
o la più tenera?
I loro forti, smussati becchi
bevono l’aria

mentre si sforzano
melodiosamente
non per il tuo bene
e non per il mio

e non per vincere
ma per pura gioia e gratitudine –
credeteci, dicono,
è una cosa seria

essere vivi
in questa fresca mattina
nel mondo lacerato.
Ti prego,

non passare
senza fermarti
per assistere a questa
performance piuttosto ridicola.

Potrebbe significare qualcosa.
Potrebbe significare tutto.
Potrebbe essere quello che intendeva Rilke, quando scriveva:
Devi cambiare la tua vita.

Invitation

Oh do you have time
to linger
for just a little while
out of your busy

and very important day
for the goldfinches
that have gathered
in a field of thistles

for a musical battle,
to see who can sing
the highest note,
or the lowest,

or the most expressive of mirth,
or the most tender?
Their strong, blunt beaks
drink the air

as they strive
melodiously
not for your sake
and not for mine

and not for the sake of winning
but for sheer delight and gratitude –
believe us, they say,
it is a serious thing

just to be alive
on this fresh morning
in the broken world.
I beg of you,

do not walk by
without pausing
to attend to this
rather ridiculous performance.

It could mean something.
It could mean everything.
It could be what Rilke meant, when he wrote:
You must change your life.

Mary Oliver, “Invitation,” A Thousand Mornings (New York: Penguin Books, 2013)

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David Garrett spielt den 1. Satz: “Allegro moderato” aus dem Violinkonzert Op.35/D Major von Peter Tschaikowski – Conductor: Riccardo Chailly, Filarmonica Della ScalaGeorge Enescu Festival Bukarest 2017

Sugli alti rami d’alberi frondosi, Fernando Pessoa

Sugli alti rami d’alberi frondosi
il vento fa un rumore freddo ed alto.
In questa selva perso, in questo suono,
medito solitario.

Così nel mondo, in cima a quel che sento,
un vento fa la vita, e lascia, e prende,
e nulla ha senso – neppure l’anima
con cui da solo penso.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Nos altos ramos de árvores frondosas

Nos altos ramos de árvores frondosas
O vento faz um rumor frio e alto.
Nesta floresta, em este som me perco
E sozinho medito.

Assim no mundo, acima do que sinto,
Um vento faz a vida, e a deixa, e a toma,
E nada tem sentido — nem a alma
Com que penso sozinho.

Ricardo Reis, heterónimo de Fernando Pessoa (1888-1935),
in « Odes de Ricardo Reis », Ática, 1946 (imp.1994)

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Hélène Grimaud – Woodlands and beyond…

Together with photographer Mat Hennek, French star pianist Hélène Grimaud, comes up with a multimedia concert project at the Grand Hall of Hamburg’s Elbphilharmonie. Grimaud’s virtuous piano performance is accompanied by Hennek’s highly praised photo series “Woodlands”, which depicts genuine portraits of trees. Grimaud’s piano recital includes works by romantic and impressionistic composers.

Fossi in te, da “Vigilia di restare” (2017), Juan Vicente Piqueras

Fossi in te mi amerei, chiamerei,
non perderei tempo, mi direi di sì.
Non dubiterei più, scapperei.
Darei quello che ho, quello che hai,
per avere quello che dai, che mi daresti.
Mi scioglierei i capelli, piangerei
di piacere, canterei scalza, ballerei,
metterei a febbraio un sole di agosto,
morirei di gusto, non metterei
nessun ma a questo amore, inventerei
nomi e verbi nuovi, tremerei
di paura di fronte al dubbio che fosse
solo un sogno, me ne andrei
per sempre da te, da lì, con me.
Fossi in te mi amerei.
Mi direi di sì, non vedrei
l’ora di correre fino alle mie braccia,
o almeno, che ne so, risponderei
ai miei messaggi, ai miei tentativi
di sapere che ne è di te, mi chiamerei,
che ne sarà di noi, e mi darei
un segnale di vita, fossi in te.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Yo que tú

Yo que tú me amaría, llamaría,
no perdería tiempo, me diría que sí.
No dudaría más, escaparía.
Daría lo que tienes, lo que tengo,
por tener lo que das, lo que me dieras.
Me soltaría el pelo, lloraría
de gozo, cantaría descalza, bailaría,
le pondría a febrero un sol de agosto,
moriría de gusto, no pondría
ningún pero a este amor, inventaría
nombres y verbos nuevos, temblaría
de miedo ante la duda de que fuese
sólo un sueño, me iría
para siempre de ti, de allí, conmigo.
Yo que tú me amaría.
Me diría que sí, me faltaría
tiempo para correr hasta mis brazos,
o al menos, qué sé yo, respondería
a mis mensajes, a mis tentativas
de saber qué es de ti, me llamaría,
qué va a ser de nosotros, me daría
una señal de vida, yo que tú.

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Yuja Wang – Rachmaninov Piano Concerto No 2 in C minor Op.18 – Odeonsplatz Feldherrnhalle, Munich Phil – With the Munich Philharmonic conducted by Lorenzo Viotti – 9 July 2021 – (11:22 – 2st movement!)

E’ come la luce, Emily Dickinson

È come la Luce –
Una Delizia senza forma –
È come l’Ape –
Una Melodia – senza tempo –

È come i Boschi –
Privata – Come la Brezza –
Senza parole – eppure agita
Gli Alberi più superbi –

È come il Mattino –
Migliore – quando è finito –
E gli Orologi Eterni –
Battono – Mezzogiorno!

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Una poesia-indovinello che potrebbe avere come soluzione "la vita"

It’s like the Light

It’s like the Light—
A fashionless Delight—
It’s like the Bee—
A dateless—Melody—

It’s like the Woods—
Private—Like the Breeze—
Phraseless—yet it stirs
The proudest Trees—

It’s like the Morning—
Best—when it’s done—
And the Everlasting Clocks—
Chime—Noon!

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Les Indes galantes, RCT 44, Nouvelle entrée, Les sauvages, Scène VI: Rondeau – Duo et choeur “Forêts paisibles” · Teodor Currentzis · Jean-Philippe Rameau

Cosa farai, Dio, se muoio?, da “Libro d’Ore” (2008), Rainer Maria Rilke

Cosa farai, Dio, se muoio?
Sono la tua brocca (e se m’infrango?).
Sono la tua acqua (e se marcisco?).
Sono la tua veste e il tuo lavoro:
perderesti insieme a me il tuo stesso senso.

Dopo di me, tu non hai casa
in cui t’accolgano parole d’intimo calore.
Dai tuoi piedi stanchi, i sandali
scivolerebbero via – loro: sono io.

Il tuo mantello grande si slaccia via da te.
Il tuo sguardo, che io accolgo sulle guance calde
come su un cuscino, verrà,
mi cercherà, per lungo tempo –
e giacerà tra pietre estranee
nel sole che discende oltre la terra.

Cosa farai, Dio? Sono in angoscia.

(Traduzione di Lorenzo Gobbi)

Rainer Maria Rilke non è un poeta senza ambiguità. La sua opera poetica è permeata di idee e temi religiosi. Ma questi sono sempre aperti o messi in discussione. Rilke opera linguisticamente al limite di ciò che si può dire, ricerca incessantemente le risposte e allo stesso tempo diffida del ritrovamento delle risposte stesse.

Was wirst du tun, Gott, wenn ich sterbe?

Was wirst du tun, Gott, wenn ich sterbe?
Ich bin dein Krug (wenn ich zerscherbe?)
Ich bin dein Trank (wenn ich verderbe?)
Bin dein Gewand und dein Gewerbe,
mit mir verlierst du deinen Sinn.

Nach mir hast du kein Haus, darin
dich Worte, nah und warm, begrüßen.
Es fällt von deinen müden Füßen
die Samtsandale, die ich bin.

Dein großer Mantel lässt dich los.
Dein Blick, den ich mit meiner Wange
warm, wie mit einem Pfühl, empfange,
wird kommen, wird mich suchen, lange –
und legt beim Sonnenuntergange
sich fremden Steinen in den Schoß.

Was wirst du tun, Gott? Ich bin bange.

What Will You Do?

What will you do, God, when I die?
I am your jug (and I will shatter)
I am your drink (and I’ll go bad)
I am your clothing and your calling,
you’ll lose all reason, losing me.

With me gone, you’ll have no house
where warm words will welcome you.
Without me, you’ll have no sandals:
your exhausted feet will wander bare.

Your mighty cloak will fall away.
Your gaze, which my cheek took in
soft and warm, like a pillow,
will arrive here, look, search long—
and finally at the end of sunset
lie down in the lap of alien stones.

What will you do, God? I’m afraid.

(Translated by Edward Snow)

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David Garrett – Scherzo from Beethoven’s 9’th HD – live @ Hannover 18 04 2012

Talvolta con il cuore, Emily Dickinson

Talvolta con il Cuore
Raramente con l’anima
Ancora meno con la forza
Pochi – amano davvero

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

NdT: Inusuale la scelta di questa gradazione di amori: il cuore, che sembrerebbe il candidato più ovvio per l’amore vero e, perciò, più raro, è messo al primo posto in ordine di frequenza: un tipo d’amore che non è raro incontrare. Poi viene l’anima e solo per ultima, la più rara, quella “forza” (ma anche energia, vigore) che credo si debba leggere come intensità, totalità di un sentimento che coinvolge tutto il nostro essere.

Sometimes with the Heart

Sometimes with the Heart
Seldom with the Soul
Scarcer once with the Might
Few – love at all

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Helene Fischer – Nur mit Dir (Live von der Stadion-Tour / 2019 / Akustik Version)

Gradini, Hermann Hesse

Come ogni fior languisce e
giovinezza cede a vecchiaia,
anche la vita in tutti i gradi suoi fiorisce,
insieme ad ogni senno e virtù, né può durare eterna.
Quando la vita chiama, il cuore
sia pronto a partire e a ricominciare,
per offrirsi sereno e valoroso ad altri nuovi vincoli e legami.
Ogni inizio contiene una magia
che ci protegge e a vivere ci aiuta.

Dobbiamo attraversare spazi e spazi,
senza fermare in alcun d’essi il piede,
lo spirito universal non vuol legarci,
ma su di grado in grado sollevarci.
Appena ci avvezziamo ad una sede
rischiamo d’infiacchire nell’ignavia:
sol chi è disposto a muoversi e partire
vince della consuetudine la paralisi.

Forse il momento stesso della morte
ci farà andare incontro a nuovi spazi:
della vita il richiamo non ha fine….
Su, cuore mio, congedati e guarisci…

“Stufen” è stata scritta da Hermann Hesse dopo una lunga malattia nel maggio del 1941, è una poesia carica di ottimismo, un inno alla possibilità dell’uomo di continuare a migliorarsi, a crescere “gradino dopo gradino”. Avere curiosità verso il “nuovo”: in gioventù così come in vecchiaia, la vita riserva momenti di inattesa magia che bisognerebbe saper cogliere accettando il processo di cambiamento continuo.

Stufen

Wie jede Blüte welkt und jede Jugend
Dem Alter weicht, blüht jede Lebensstufe,
Blüht jede Weisheit auch und jede Tugend
Zu ihrer Zeit und darf nicht ewig dauern.
Es muß das Herz bei jedem Lebensrufe
Bereit zum Abschied sein und Neubeginne,
Um sich in Tapferkeit und ohne Trauern
In andre, neue Bindungen zu geben.
Und jedem Anfang wohnt ein Zauber inne,
Der uns beschützt und der uns hilft, zu leben.

Wir sollen heiter Raum um Raum durchschreiten,
An keinem wie an einer Heimat hängen,
Der Weltgeist will nicht fesseln uns und engen,
Er will uns Stuf’ um Stufe heben, weiten.
Kaum sind wir heimisch einem Lebenskreise
Und traulich eingewohnt, so droht Erschlaffen,
Nur wer bereit zu Aufbruch ist und Reise,
Mag lähmender Gewöhnung sich entraffen.

Es wird vielleicht auch noch die Todesstunde
Uns neuen Räumen jung entgegensenden,
Des Lebens Ruf an uns wird niemals enden …
Wohlan denn, Herz, nimm Abschied und gesunde!

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David Fray, Schubert: Moment Musicaux N°3

Da gesta così minute, Emily Dickinson

Da Gesta così minute,
Un Fiore, o un Libro,
Sono piantati i semi dei sorrisi –
Che fioriscono nel buio.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

By Chivalries as tiny

By Chivalries as tiny,
A Blossom, or a Book,
The seeds of smiles are planted –
Which blossom in the dark.

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Lindsey Stirling – Lose You Now feat. Mako (Acoustic)