Albero in autunno, Hermann Hesse

Con le fredde notti d’ottobre
il mio albero lotta disperato
per la sua verde veste. L’ama, è triste,
nei giorni felici la indossava,
volentieri l’avrebbe conservata.

E ancora una notte, ancora
un duro giorno. L’albero è stanco
e non combatte più, cede le membra tronche
ad un volere ignoto
che infine tutto lo sovrasta.

Ma rossodorato ora sorride
e felice riposa nel profondo azzurro.
Stanco alla morte si è donato
e l’autunno, il tenero autunno
d’un nuovo splendore l’ha adornato.

Baum im Herbst

Noch ringt verzweifelt mit den kalten
Oktobernächten um sein grünes Kleid
Mein Baum. Er liebt’s, ihm ist es leid,
Er trug es fröhliche Monde lang,
Er möchte es gern behalten.

Und wieder eine Nacht, und wieder
Ein rauher Tag. Der Baum wird matt
Und kämpft nicht mehr und gibt die Glieder
Gelöst dem fremden Willen hin,
Bis der ihn ganz bezwungen hat.

Nun aber lacht er golden rot
Und ruht im Blauen tief beglückt.
Da er sich müd dem Sterben bot,
hat ihn der Herbst, der milde Herbst
Zu neuer Herrlichkeit geschmückt.

Aus: «Gedichte», Fretz & Wasmuth Verlag AG, Zürich

Citazione da “Sui gatti”, Charles Bukowski

“Più gatti hai, più a lungo vivrai. Se hai cento gatti, vivi dici volte di più che se ne hai dieci. Prima o poi questa cosa verrà scoperta e la gente avrà migliaia di gatti e vivrà per sempre.”

 

“The more cats you have, the longer you live. If you have a hundred cats, you’ll live ten times longer than if you have ten. Someday this will be discovered, and people will have a thousand cats and live forever.”

Charles Bukowski, On Cats

Come quando l’estate scivola nell’autunno, Emily Dickinson

Come quando l’Estate scivola nell’Autunno
Eppure preferiamo di più dire
“L’Estate” che “l’Autunno”, per paura
Di mandar via il Sole,

E quasi reputiamo un Affronto
Ammettere la presenza
Di chi anche se incantevole, non è
Colui che abbiamo amato –

Così eludiamo il Peso degli Anni
Su colui che tenta timido
Di Raggirare la Freccia
Del Declivio della Vita.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

As Summer into Autumn slips

As Summer into Autumn slips
And yet we sooner say
“The Summer” than “the Autumn,” lest
We turn the sun away,

And almost count it an Affront
The presence to concede
Of one however lovely, not
The one that we have loved –

So we evade the charge of Years
On one attempting shy
The Circumvention of the Shaft
Of Life’s Declivity.

Domani, da “Orientarsi con le stelle” Raymond Carver

Il fumo della sigaretta aleggia
nel salotto. Le luci della nave
laggiù al largo s’affievoliscono. Le stelle,
buchi bruciati nel cielo, s’inceneriscono, sì.
Ma va bene, è quello che devono fare.
Quelle luci che chiamiamo stelle.
Bruciare per un po’ e poi morire.
Io ho una fretta del diavolo. Vorrei
fosse già domani.
Ricordo che mia madre, Dio la benedica,
diceva: Non desiderare il domani.
Così sprechi la vita in desideri.
Eppure, lo desidero tanto
questo domani. Con tutti i suoi fronzoli.
Voglio che il sonno venga e se ne vada, tranquillo.
Come passare dalla portiera di una macchina
a un’altra. E poi svegliarmi!
E trovarmi domani nella stanza.
Ora sono più stanco di quanto riesca a dire.
La mia scodella è vuota. Ma è la mia, capite?
E io l’adoro.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Tomorrow

Cigarette smoke hanging on
in the living room. The ship’s lights
out on the water, dimming. The stars
burning holes in the sky. Becoming ash, yes.
But it’s all right, they’re supposed to do that.
Those lights we call stars.
Burn for a time and then die.
Me hell-bent. Wishing
it were tomorrow already.
I remember my mother, God love her,
saying, Don’t wish for tomorrow.
You’re wishing your life away.
Nevertheless, I wish
for tomorrow. In all its finery.
I want sleep to come and go, smoothly.
Like passing out of the door of one car
into another. And then to wake up!
Find tomorrow in my bedroom.
I’m more tired now than I can say.
My bowl is empty. But it’s my bowl, you see,
and I love it.

A volte, da “Il mondo che non vedo” (2009), Fernando Pessoa

A volte fra il temporale,
quando ha già bagnato,
spunta un lembo di cielo,
di cui l’anima s’alimenta.

E a volte fra il torpore
che non è tormenta dell’anima,
spunta una specie di calma
che non conosce il languore.

E, sia nell’uno che nell’altro caso,
siccome il male fatto è fatto,
restano i versi che verso,
vino nella coppa del caso.

Perché veramente
sentire è così complicato
che solo ingannandosi
si crede che si sente.

Soffriamo? I versi peccano.
Mentiamo? I versi sbagliano.
E tutto è piogge che irrorano
foglie cadute che seccano.

(Traduzione di Piero Ceccucci e Orietta Abbati)

Às vezes entre a tormenta

Às vezes entre a tormenta,
quando já umedeceu,
raia uma nesga no céu,
com que a alma se alimenta.

E às vezes entre o torpor
que não é tormenta da alma,
raia uma espécie de calma
que não conhece o langor.

E, quer num quer noutro caso,
como o mal feito está feito,
restam os versos que deito,
vinho no copo do acaso.

Porque verdadeiramente
sentir é tão complicado
que só andando enganado
é que se crê que se sente.

Sofremos? Os versos pecam.
Mentimos? Os versos falham.
E tudo é chuvas que orvalham
folhas caídas que secam.

Fernando Pessoa, in ‘Cancioneiro’

Ode al presente, da “Nuevas odas elementales” (1955), Pablo Neruda

Questo
presente
liscio
come una tavola,
fresco,
quest’ora,
questo giorno
terso
come una coppa nuova
– del passato
non c’è una sola
ragnatela –
tocchiamo
con le dita
il presente,
ne scolpiamo
il profilo,
ne guidiamo
il germe,
è vivente,
vivo,
non ha nulla
dell’ieri irrimediabile,
del passato perduto,
è nostra
creatura,
sta crescendo
in questo
momento, sta trasportando
sabbia, sta mangiando
nelle nostre mani,
prendilo,
non lasciarlo scivolare,
che non sfumi in sogni
o in parole,
afferralo,
trattienilo
e dagli ordini
finché non ti obbedisca,
fanne strada,
campana,
macchina,
bacio, libro,
carezza,
taglia la sua deliziosa
fragranza di legname
e con essa
fatti una sedia,
intrecciane
lo schienale,
provala,
o anche
una scala!

Sì,
una scala,
sali
nel presente.
gradino
dopo gradino,
fermi
i piedi sopra il legno
del presente,
verso l’alto,
verso l’alto,
non molto in alto,
soltanto
fin dove tu possa
riparare
le grondaie
del tetto,
non molto in alto,
non andartene in cielo,
raggiungi
le mele,
non le nuvole,
quelle
lasciale
andare per il cielo, andare
verso il passato.
Tu
sei
il tuo presente,
la tua mela:
prendila
dal tuo albero,
innalzala
nella tua
mano,
brilla
come una stella,
toccala,
addentala e incamminati
fischiettando per strada.

Oda al presente

ESTE
presente
liso
como una tabla,
fresco,
esta hora,
este día
limpio
como una copa nueva
—del pasado
no hay una
telaraña—,
tocamos
con los dedos
el presente,
cortamos
su medida,
dirigimos
su brote,
está viviente,
vivo,
nada tiene
de ayer irremediable,
de pasado perdido,
es nuestra
criatura,
está creciendo
en este
momento, está llevando
arena, está comiendo
en nuestras manos,
cógelo,
que no resbale,
que no se pierda en sueños
ni palabras,
agárralo,
sujétalo
y ordénalo
hasta que te obedezca,
hazlo camino,
campana,
máquina,
beso, libro,
caricia,
corta su deliciosa
fragancia de madera
y de ella
hazte una silla,
trenza
su respaldo,
pruébala,
o bien
escalera!

Si,
escalera,
sube
en el presente,
peldaño
tras peldaño,
firmes
los pies en la madera
del presente,
hacia arriba,
hacia arriba,
no muy alto,
tan sólo
hasta que puedas
reparar
las goteras
del techo,
no muy alto,
no te vayas al cielo,
alcanza
las manzanas,
no las nubes,
ésas
déjalas
ir por el cielo, irse
hacia el pasado.

eres
tu presente,
tu manzana:
tómala
de tu árbol,
levántala
en tu
mano,
brilla
como una estrella,
tócala,
híncale el diente y ándate
silbando en el camino.

Completamente, da “Viole nere”, Tess Gallagher

A quei tempi il mio spirito un’ape –
il mondo, un gigantesco ronzio che sbavava
dolcezza. Dolce da scoppiare.
Amore davanti. Amore sotto di me.

Ma soprattutto, l’estasi contraria
mi rimbalzava dentro – lo sterile fracasso
che l’amore alla fine fa mentre s’avvia al silenzio.

Completamente – esser distrutta nel regno
dei fiori. Completamente fradicia, trafitta
in un vuoto di pace.
Senza ricordare carezza esterna
o tenera occhiata.

È così che succede scontrandosi con l’essenza
senza volto del cuore. Non ci sono contorni. Solo
un invivibile carminio. Solo l’affollato braille
di un’impavida premonizione
che porge goffa l’altra guancia.

(Traduzione di Francesco Duranti)

Utterly

My spirit was a bee in those days –
the world one gigantic buzz, drooling
sweetness. Sweet unto bursting.
Love ahead. Love under me.

But most of all, that contrary ecstasy
ricocheting inside – the barren racket
love finally makes on its way to silence.

Utterly – to be destroyed in the kingdom
of flowers. Utterly sodden, sundered
into a blank of peace.
Not to remember outside caress
or tender look.

It’s like that against the facelessness
of the heart. No contours. Only
unlivable crimson. Only the clustered braille
of a fearless premonition
fumbling the turned cheek.

E’ un posto nel sud, da “Bianco nel bianco” (1984), Eugénio De Andrade

È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.

Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d’acqua
trasuda nella tua bocca.

Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, quelle sillabe.

Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell’alba.

Era la perfezione.

É um lugar ao sul

É um lugar ao sul, um lugar onde
a cal
amotinada desafia o olhar.

Onde viveste. Onde às vezes no sono
vives ainda. O nome prenhe de água
escorre-te da boca.

Por caminhos de cabras descias
à praia, o mar batia
naquelas pedras, naquelas sílabas.

Os olhos perdiam-se afogados
no clarão
do último ou do primeiro dia.

Era a perfeição.

De: “Branco no Branco” – 1984

Il giorno in cui, Rabindranath Tagore

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
e il fiore inosservato.

Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.

Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l’alito ardente dell’estate
in cerca di soddisfazione.

Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.

The Lotus

On the day when the lotus bloomed, alas, my mind was straying,
and I knew it not. My basket was empty and the flower remained unheeded.

Only now and again a sadness fell upon me, and I started up from my
dream and felt a sweet trace of a strange fragrance in the south wind.

That vague sweetness made my heart ache with longing and it seemed to
me that is was the eager breath of the summer seeking for its completion.

I knew not then that it was so near, that it was mine, and that this
perfect sweetness had blossomed in the depth of my own heart.