No, non è una parola, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Oh no che non è una parola,
ben poco da dire ci resta:
e non è nemmeno una sola
occhiata, né un cenno di testa.

E’ solo un silenzio del cuore
che ha un carico troppo pesante,
è solo il risveglio di tante
memorie dal tenue sopore.

(Traduzione di Silvio Raffo)

“It Is Not A Word”

It is not a word spoken,
Few words are said;
Nor even a look of the eyes
Nor a bend of the head,
But only a hush of the heart
That has too much to keep,
Only memories waking
That sleep so light a sleep.

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Martynas Levickis – Shallow (A Star Is Born) feat. Ignė Pikalavičiūtė & Mikroorkéstra

Sonetto americano, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non parliamo come Petrarca né portiamo un cappello come Spenser
e non sono quattordici versi
come solchi in un campicello arato con cura,

ma è la cartolina, una poesia sulla vacanza,
che ci costringe a cantare le nostre canzoni in piccole stanze,
o a versare i nostri sentimenti in misurini.

Scriviamo sul retro di laghi o cascate,
e aggiungiamo al paesaggio una didascalia convenzionale
come gli occhi eliocentrici di una donna elisabettiana.

Localizziamo un aggettivo per il tempo.
Annunciamo che ci stiamo divertendo un mondo.
Esprimiamo il desiderio che tu sia qui

e nascondiamo il desiderio di essere dove sei tu,
che vai verso casa dalla cassetta postale, la testa abbassata,
leggendo e rigirando fra le mani il messaggio sottile.

Una fetta di questo posto, un tratto di spiaggia bianca,
una piazza o le guglie scolpite di una cattedrale
si insinueranno nel luogo familiare in cui sei,

e lancerai sulla tavola questo campione a due facce:
qualche centimetro quadrato di dove siamo capitati,
e un condensato di quel che sentiamo.

(Traduzione di Franco Nasi)

American Sonnet

We do not speak like Petrarch or wear a hat like Spenser
and it is not fourteen lines
like furrows in a small, carefully plowed field

bu the picture postcard, a poem on vacation,
that forces us to sing our songs in little rooms
or pour our sentiments into measuring cups.

We write on the back of a waterfall or lake,
adding to the view a caption as conventional
as an Elizabethan woman’s heliocentric eyes.

We locate an adjective for the weather.
We announce that we are having a wonderful time.
We express the wish that you were here

and hide the wish that we were where you are,
walking back from the mailbox, your head lowered
as you read and turn the thing message in your hands.

A slice of this place, a length of white beach,
a piazza or carved spires of a cathedral
will pierce the familiar place where you remain,

and you will toss on the table this reversible display:
a few square inches of where we have strayed
and a compression of what we feel.

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Hauser & Caroline Campbell: Torna a Surriento
Gala Concert at Arena Pula 2018

Budapest, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

La mia penna si muove lungo la pagina
come il muso di uno strano animale
a forma di braccio umano
e vestito con la manica di un largo maglione verde.

Lo osservo annusare senza sosta la carta,
assorto come un predatore che ha in mente
solo larve e insetti
che lo terranno in vita un altro giorno.

Vuole solo essere qui domani,
vestito forse con la manica di una camicia a scacchi,
col naso premuto contro la pagina,
a scrivere qualche altro obbediente verso

mentre io guardo fuori dalla finestra e immagino Budapest
o qualche altra città dove non sono mai stato.

(Traduzione di Franco Nasi)

Budapest

My pen moves along the page
like the snout of a strange animal
shaped like a human arm
and dressed in the sleeve of a loose green sweater.

I watch it sniffing the paper ceaselessly,
intent as any forager that has nothing
on its mind but the grubs and insects
that will allow it to live another day.

It wants only to be here tomorrow,
dressed perhaps in the sleeve of a plaid shirt,
nose pressed against the page,
writing a few more lines

while I gaze out the window and imagine Budapest
or some other city where I have never been.

from Sailing Alone Around the Room, Billy Collins

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♫ Czardas ♫ di V. Monti
David Garrett e l’Orchestra Filarmonica della Scala, Direttore Riccardo Chailly
(Concerto per Milano, 30 maggio 2015)

Venti del destino, Ella Wheeler Wilcox

Una barca veleggia verso est e un’altra verso ovest
Sospinte dagli stessi venti.
E’ l’assetto delle vele,
E non il forte vento,
A dirci la direzione da prendere.
Le vie del destino sono come i venti che spirano sul mare,
Mentre percorriamo la vita:
E’ l’assetto dell’anima
Che decide il suo obiettivo,
Non l’armonia o il conflitto.

The Winds of Fate

One ship drives east and another drives west
With the selfsame winds that blow.
Tis the set of the sails
And not the gales
Which tells us the way to go.
Like the winds of the seas are the ways of fate,
As we voyage along through the life:
Tis the set of a soul
That decides its goal,
And not the calm or the strife.

Venute dal mare, da “Dal mare o da altra stella” (2006), Eugénio De Andrade

Sono cose venute dal mare.
O da altra stella.
Ciottoli, ricci, astri
piccoli e vagabondi, senza bussola,
senza nord, i passi incerti. Poco
si trattengono. Come la felicità.
Seguono altra canzone, altra bandiera.
Tutto questo gli occhi portavano.
Dal mare. O da altra età.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Vindas do mar

São coisas vindas do mar.
Ou doutra estrela.
Seixos, ouriços, astros
pequenos e vagabundos, sem bússola,
sem norte, os passos incertos. Pouco
se demoram. Como a felicidade.
Seguem outra canção, outra bandeira.
Tudo isso os olhos traziam.
Do mar. O doutra idade.

Concorso di bellezza maschile, da “Sale” (1962), Wislawa Szymborska

In tensione da mascella a tallone.
Su di lui brilla olio a profusione.
Campione viene acclamato solo chi
come una treccia è attorcigliato.

Ingaggia una zuffa con un orso nero,
minaccioso (ma comunque non vero).
Di tre grossi giaguari invisibili
si disfa con tre colpi, terribili.

Divaricato e accosciato è divino.
la sua pancia ha facce a dozzine.
lo applaudono, lui fa un inchino
e ciò grazie alle giuste vitamine.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Konkurs piękności męskiej

Od szczęk do pięty wszedł napięty.
Oliwne na nim firmamenty.
Ten tylko moŜe być wybrany,
kto jest jak strucla zasupłany.

Z niedźwiedziem bierze się za bary
groźnym (chociaŜ go wcale nie ma).
Trzy niewidzialne jaguary
padają pod ciosami trzema.

Rozkroku mistrz i przykucania.
Brzuch ma w dwudziestu pięciu minach.
Biją mu brawo, on się kłania
na odpowiednich witaminach.

Bodybuilders’ Contest

From scalp to sole, all muscles in slow motion.
The ocean of his torso drips with lotion.
The king of all is he who preens and wrestles
with sinews twisted into monstrous pretzels.

Onstage, he grapples with a grizzly bear
the deadlier for not really being there.
Three unseen panthers are in turn laid low,
each with one smoothly choreographed blow.

He grunts while showing his poses and paces.
His back alone has twenty different faces.
The mammoth fist he raises as he wins
is tribute to the force of vitamins.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

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Nota del traduttore:
La Szymborska racconta di aver assistito una volta a Zakopane a una eliminatoria nazionale di sollevamento pesi: “Ho visto i sollevatori di pesi avvicinarsi alla sbarra tre volte e tre volte ritirarsi. Ho visto un gigante che non ce l’ha fatta che singhiozzava disperatamente tra le braccia del suo allenatore. Un anno di allenamento, sacrifici, dieta, e poi tutto è deciso da frazioni di secondo. E ho pensato: Santo Dio, forse avrei dovuto scrivere una poesia diversa su quei poveri forzuti, una con una lacrimuccia nell’occhio”.

Il dono, da “La luna crescente” (2000), Rabindranath Tagore

Voglio donarti qualcosa, bambino mio, perché stiamo andando alla deriva nella corrente del mondo. Le nostre vite si divideranno, il nostro amore sarà perduto per sempre. Ma io non sono così sciocco da sperare di poter comprare il tuo cuore con i miei doni. Giovane è la tua vita, lungo il tuo cammino, l’amore che ti offriamo lo bevi d’un sorso, poi ti volti e corri lontano da noi. Hai il tuo gioco e i compagni per esso. Che male c’è se non hai tempo e pensiero per noi? Noi, in verità, avremo abbastanza tempo nella vecchiaia per contare i giorni trascorsi, e serbare nei nostri cuori ciò che le nostre mani avranno perduto per sempre. Il fiume corre rapido nel suo canto, travolge tutte le barriere. Ma la montagna resta e ricorda, e veglia col suo amore.

(Traduzione di Maurizio Lipparini)

The Gift

I want to give you something, my child, for we are drifting in the stream of the world.
Our lives will be carried apart, and our love forgotten.
But I am not so foolish as to hope that I could buy your heart with my gifts.
Young is your life, your path long, and you drink the love we bring you at one draught and turn and run away from us.
You have your play and your playmates. What harm is there if you have no time or thought for us!
We, indeed, have leisure enough in old age to count the days that are past, to cherish in our hearts what our hands have lost for ever.
The river runs swift with a song, breaking through all barriers.
But the mountain stays and remembers, and follows her with his love.

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David Garrett, Air by Johann Sebastian Bach

Saggezza, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Quando avrò smesso di spezzarmi l’ali
contro l’insufficienza di ogni cosa
e imparato che dietro ogni cancello
duro ad aprirsi un compromesso aspetta,
quando saprò guardare fissa in volto
la vita senza scosse, fredda e calma,
lei mi darà la Verità – un gran dono –
e in cambio avrà da me la giovinezza.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Wisdom

When I have ceased to break my wings
Against the faultiness of things,
And learned that compromises wait
Behind each hardly opened gate,
When I have looked Life in the eyes,
Grown calm and very coldly wise,
Life will have given me the Truth,
And taken in exchange—my youth.

Ippopotami in vacanza, da “Balistica” (2011), Billy Collins

non è proprio il titolo di un film
ma se lo fosse lo vedrei di sicuro.
Mi piacciono le loro gambe corte e le teste grosse,
l’aspetto globale dell’ippopotamo.
Mentre in centinaia giocheranno divertiti
nel fango di un ampio, lento fiume,
io mangerò il popcorn
nel buio di un cinema di quartiere.
Quando apriranno le bocche enormi
solcate da grandi e tozzi denti
io berrò la mia enorme Coca.

Starò ad un tempo seduto al mio posto
e nell’acqua a giocare con loro,
proprio come succede
in ogni grande film.
Solo un recensore dall’animo meschino
chiederebbe in vacanza da che cosa?

(Traduzione di Franco Nasi)

Hippos on Holiday

is not really the title of a movie
but if it was I would be sure to see it.
I love their short legs and big heads,
the whole hippo look.
Hundreds of them would frolic
in the mud of a wide, slow-moving river,
and I would eat my popcorn
in the dark of a neighborhood theater.
When they opened their enormous mouths
lined with big stubby teeth
I would drink my enormous Coke.

I would be both in my seat
and in the water playing with the hippos,
which is the way it is
with a truly great movie.
Only a mean-spirited reviewer
would ask on holiday from what?

Cosa vogliono, da “L’amore è un cane che viene dall’inferno”, Charles Bukowski

Vallejo che scrive sulla
solitudine mentre muore di
fame;
l’orecchio di Van Gogh rifiutato da una
troia;
Rimbaud che scappa in Africa
a cercare oro e trova
un caso incurabile di sifilide;
Beethoven diventato sordo;
Pound trascinato per le strade
in una gabbia;
Chatterton che beve il topicida;
il cervello di Hemingway che cade
nel succo d’arancia;
Pascal che si taglia i polsi
nella vasca;
Artaud rinchiuso coi matti;
Dostoevskij messo al muro;
Crane che si butta da un piroscafo;
Lorca fucilato per strada dalla milizia
spagnola;
Berryman che salta da un ponte;
Burroughs che spara alla moglie;
Mailer che accoltella la sua.
– ecco cosa vogliono:
uno stramaledetto show
un’insegna luminosa
in mezzo all’inferno.
ecco cosa vuole,
quel pugno di
ottusi
incapaci d’esprimersi
prudenti
tetri
ammiratori delle
carnevalate.

(Traduzione di Katia Bagnoli)

what they want

Vallejo writing about
loneliness while starving to
death;
Van Gogh’s ear rejected by a
whore;
Rimbaud running off to Africa
to look for gold and finding
an incurable case of syphilis;
Beethoven gone deaf;
Pound dragged through the streets
in a cage;
Chatterton taking rat poison;
Hemingway’s brains dropping into
the orange juice;
Pascal cutting his wrists
in the bathtub;
Artaud locked up with the mad;
Dostoevsky stood up against a wall;
Crane jumping into a boat propeller;
Lorca shot in the road by Spanish
troops;
Berryman jumping off a bridge;
Burroughs shooting his wife;
Mailer knifing his.
-that’s what they want:
a God damned show
a lit billboard
in the middle of hell.
that’s what they want,
that bunch of
dull
inarticulate
safe
dreary
admirers of
carnivals.

From: Love Is a Dog from Hell (1977)