Agosto, da “Canciones” (1921-1924), Federico Garcia Lorca

Agosto.
Controtramonti
di pesca e zucchero,
e il sole dentro la sera
come il nocciolo in un frutto.

La pannocchia conserva intatta
la sua risata gialla e dura.

Agosto.
I bambini mangiano
pane nero e luna piena.

Agosto

Agosto.
Contraponientes
de melocotón y azúcar,
y el sol dentro de la tarde,
como el hueso en una fruta.

La panocha guarda intacta
su risa amarilla y dura.

Agosto.
Los niños comen
pan moreno y rica luna.

Lettera a un bacio che è morto per noi, da “Spontaneamente” (1999), Tess Gallagher

Sto scrivendo le tue memorie.
È come abbandonare il mondo
eppure trovarti ancora lì
come ci hai ricevuto e formato,
diventando all’istante irripetibile.
Continuo a pensare di poter scrivere una guancia
contro di te, se non proprio labbra. Una guancia magnetica
in modo che il suo clangore riecheggi
per un po’. T’induco in tentazione con nudità
in terrazza, con i tamburelli, con tutti i miei vezzi
da gitana. Con gli slanciati fianchi del desiderio
induco in tentazione te che te ne sei andato per sempre,
un pensiero che riesco a formulare
perché questa lettera è scritta
al di fuori di qualunque morte.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Letter to a Kiss That Died for Us

I have been writing your memoir.
It is like leaving the world
and still finding you there
as you received us, shaped us
and instantly became unrepeatable.
I keep thinking I can write a cheek against
you, if not lips. A magnetic cheek
with the taste of cold, metallic air
on it so the clang of it will stay
a little after. I tempt you with nakedness
on a terrace, with tambourines, all my gypsy
favors. With the sleek flanks of longing,
I tempt you who are gone forever,
a thought I can have
as this letter is written
outside any death.

Gusto un liquore mai prima distillato, Emily Dickinson

Gusto un liquore mai prima distillato –
da boccali scavati nella perla –
non tutti i tini lungo il Reno
offrono una tale acquavite!

Inebriata d’aria – io sono –
e stordita di rugiada –
barcollo – per giorni estivi interminabili –
da taverne di blu fuso –

Quando gli osti scacciano dalla porta
della digitale l’ape ubriaca –
quando le farfalle – rinunciano al loro “goccetto”,
io berrò ancora di più!

Finché gli angeli sventoleranno i cappelli nivei –
e i santi – alle finestre accorreranno –
per vedere la piccola ubriaca
che si appoggia al – sole –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

I taste a liquor never brewed –

I taste a liquor never brewed –
From Tankards scooped in Pearl –
Not all the Vats upon the Rhine
Yield such an Alcohol!

Inebriate of air – am I –
And Debauchee of Dew –
Reeling – thro’ endless summer days –
From inns of Molten Blue –

When “Landlords” turn the drunken Bee
Out of the Foxglove’s door –
When Butterflies – renounce their “drams” –
I shall but drink the more!

Till Seraphs swing their snowy Hats –
And Saints – to windows run –
To see the little Tippler
Leaning against the – Sun –

_____________________
Nota del traduttore:
[214] ca. 1860 (“Springfield Daily Republican”, 4 maggio 1861, titolo The May Wine; 1890). CM. Celebrazione dell’estate e dell’ebrezza naturale che suscita, giocata sulla metafora dell’ubriacatura: il liquore è l’aria, il boccale i fiori, l’osteria il cielo blu, le strade i giorni d’estate, gli altri bevitori l’ape e la farfalla, il lampione cui l’ubriaco si appoggia è il sole. Attraverso il naturale si accede all’oltremondo, sicché i testimoni della spettacolare ubriacatura sono celesti.

Una pacchia, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Non c’è altra parola. Perché proprio quello è stata. Una pacchia.
Una pacchia, questi ultimi dieci anni.
Vivo, sobrio, ha lavorato, ha amato,
riamato, una brava donna. Undici anni
fa gli avevano detto che aveva solo sei mesi da vivere
se continuava così. E non poteva che
peggiorare. Così cambiò vita,
in qualche modo. Smise di bere! E per il resto?
Dopo, fu tutta una pacchia, ogni minuto,
fino a quando e anche quando gli dissero che,
be’, c’era qualcosa che non andava e qualcosa
che gli cresceva dentro la testa. “Non piangete per me”,
disse ai suoi amici. “Sono un uomo fortunato.
Ho campato dieci anni di più di quanto io o chiunque altro
si aspettasse. Una vera pacchia. Non ve lo scordate”.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Gravy

No other word will do. For that’s what it was.
Gravy.
Gravy, these past ten years.
Alive, sober, working, loving, and
being loved by a good woman. Eleven years
ago he was told he had six months to live
at the rate he was going. And he was going
nowhere but down. So he changed his ways
somehow. He quit drinking! And the rest?
After that it was all gravy, every minute
of it, up to and including when he was told about,
well, some things that were breaking down and
building up inside his head. “Don’t weep for me,”
he said to his friends. “I’m a lucky man.
I’ve had ten years longer than I or anyone
expected. Pure Gravy. And don’t forget it.”

Poesia per mia figlia, da “Sull’amore” (2016), Charles Bukowski

(vengo informato che ora sono un
cittadino responsabile, e attraverso il sole rinchiuso nelle finestre polverose a nord
le camelie rosse sono fiori che piangono mentre i neonati piangono.)

a cucchiaiate la
imbocco: cena omogeneizzata di spaghettini e pollo
pappetta di prugne
pappetta di dessert di frutta

a cucchiaiate la imbocco e
Cristo Santo
non incolpare
la bambina
non incolpare il
gov.
non incolpare i padroni o le
classi operaie –

a cucchiaiate la imbocco
con queste braccia e torace
come cera
fulminata

un amico telefona:
“e adesso come te la sfanghi, Hank?”
“che cazzo intendi con come me la
sfango?”
“intendo che ora hai delle responsabilità, devi tirare
su la bambina
come si deve.”

nutrila:
caccialo giù a
cucchiaiate:
un posto a Beverly Hills
e non avere mai bisogno del sussidio di disoccupazione
e neanche mai di svenderti al migliore
offerente

non innamorati mai di un soldato o di un assassino di nessun tipo

apprezza Beethoven e Jellyroll Morton e
i vestiti da poco

lei ha
un’opportunità:
un tempo c’era il
Fondo Teorico e adesso c’è la
Grande Società

“giocherai ancora ai cavalli? berrai
ancora? farai ancora -”

“sì.”

telefono, fiori ondeggiano nel vento & le ossa morte del
mio cuore –
ora lei dorme serenamente come
le barche sul Nilo
magari un giorno mi
seppellirà

sarebbe molto carino

se non fosse una
responsabilità.

(Traduzione di Simona Viciani)

Poem for my Daughter

(they tell me that I am now a
responsible citizen, and through sun stuck on Northern
windows of dust
red camellias are flowers crying while
babies are crying.)

I spoon it
in: strained chicken noodle dinner
junior prunes
junior fruit dessert

spoon it in and
for Christ’s sake
don’t blame the
child
don’t blame the
govt.
don’t blame the bosses or the
working classess —

spoon it down
through these arms and chest
like electrocuted
wax

a friend phones:
“Whatya gonna do now, Hank?”
“What the hell ya mean, what am I gonna
do?”
“I mean ya got responsibility, ya gotta bring the
kid up
right.”

feed her:
spoon it
down:
a place in Beverly Hills
and never any need for unemployment compensation
and never to sell to the highest
bidder

never to fall in love with a soldier or a killer of any
kind

to appreciate Beethoven and Jellyroll Morton and
bargain dresses

she’s got a
chance:
there was once the
Theoric Fund and now there’s the
Great Society

“Are ya still gonna play the horses? are ya still gonna
drink? are ya still gonna –”

“yes.”

telephone, waving flower in the wind & the dead bones of
my heart —
now she sleeps beautifully like
boats on the Nile

maybe some day she will
bury me

that would be very nice

if it weren’t a
responsibility.

_____________________
Apparsa in Showcase 3, luglio 1996; pubblicata in The People Look Like Flowers at Last.

Tristezze della luna, da “Les fleurs du mal”, Charles Baudelaire

Più pigra sogna la luna stasera.
Come bellezza, su molli cuscini,
che accarezza distratta e leggera,
prima del sonno, le curve dei seni,

sul dorso serico delle valanghe,
morente, manda estenuati sospiri,
sperde il suo sguardo in visioni bianche
fluttuanti nell’azzurro come fiori.

Quando languida, oziosa, una furtiva
lacrima lascia che quaggiù arrivi,
un poeta, devoto, veglia, e afferra

nella sua mano quella goccia pallida,
iridata come scheggia d’opale,
lungi dal sole in sé la sotterra.

(Traduzione di Antonio Prete)

Tristesses de la lune

Ce soir, la lune rêve avec plus de paresse;
Ainsi qu’une beauté, sur de nombreux coussins,
Qui d’une main distraite et légère caresse
Avant de s’endormir le contour de ses seins,

Sur le dos satiné des molles avalanches,
Mourante, elle se livre aux longues pâmoisons,
Et promène ses yeux sur les visions blanches
Qui montent dans l’azur comme des floraisons.

Quand parfois sur ce globe, en sa langueur oisive,
Elle laisse filer une larme furtive,
Un poète pieux, ennemi du sommeil,

Dans le creux de sa main prend cette larme pâle,
Aux reflets irisés comme un fragment d’opale,
Et la met dans son coeur loin des yeux du soleil.

Sadness of the Moon

Tonight the moon dreams with more indolence,
Like a lovely woman on a bed of cushions
Who fondles with a light and listless hand
The contour of her breasts before falling asleep;

On the satiny back of the billowing clouds,
Languishing, she lets herself fall into long swoons
And casts her eyes over the white phantoms
That rise in the azure like blossoming flowers.

When, in her lazy listlessness,
She sometimes sheds a furtive tear upon this globe,
A pious poet, enemy of sleep,

In the hollow of his hand catches this pale tear,
With the iridescent reflections of opal,
And hides it in his heart afar from the sun’s eyes.

— William Aggeler, The Flowers of Evil (Fresno, CA: Academy Library Guild, 1954)

“Hai un gatto?”, da “Sui gatti” (2015), Charles Bukowski

Hai un gatto? O dei gatti? Loro sì che dormono, bello. Riescono a dormire 20 ore al giorno e hanno un aspetto magnifico. Sanno che non c’è nulla per cui scaldarsi davvero. Il prossimo pasto. E una cosuccia da uccidere ogni tanto. Quando sono dilaniato dalle forze, allora guardo uno dei miei gatti. Ne ho 9. Ne osservo uno che dorme o che è semiaddormentato e mi rilasso. Anche scrivere è il mio gatto. Scrivere mi permette di affrontare le cose. Mi calma i nervi. Quantomeno per un po’. Poi i miei fili si accavallano e devo rifare tutto da capo. Non riesco a capire gli scrittori che decidono di smettere di scrivere. Come fanno a calmare i nervi?

(Traduzione di Simona Viciani)

Incluso in The Captain is Out to Lunch and the Sailors Have Taken Over the Ship. In Italia in Il capitano è fuori a pranzo.

Come riflettori potenti – il rosso bruciava, Emily Dickinson

Come riflettori potenti – il rosso bruciava
alla base degli alberi –
il teatro lontano del giorno
ad essi – mostrando –

Era l’universo – che applaudiva –
mentre a capo – del pubblico –
distinto dall’abito regale –
intravidi Dio –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Like Mighty Foot Lights – burned the Red

Like Mighty Foot Lights – burned the Red
At Bases of the Trees –
The far Theatricals of Day
Exhibiting – to These –

‘Twas Universe – that did applaud –
While Chiefest – of the Crowd –
Enabled by his Royal Dress –
Myself distinguished God –

Spiraglio, Fernando Pessoa

Nei miei momenti oscuri
in cui in me non c’è nessuno,
e tutto è nebbie e muri
quando la vita dà o tiene,

se, un istante, alzando la fronte
da ove in me sono atterrato,
vedo il lontano orizzonte
pieno di sole occiduo o sorto,

rivivo, esisto, conosco,
e, ancor che sia illusione
l’esteriore in cui mi oblio,
nulla più voglio e chiedo.
Gli consegno il cuore.

(Da “Poesie scelte” Fernando Pessoa – Passigli Editori – Traduzione Luigi Panarese)

Fresta

Em meus momentos escuros
Em que em mim não há ninguém,
E tudo é névoas e muros
Quanto a vida dá ou tem,

Se, um instante, erguendo a fronte
De onde em mim sou aterrado,
Vejo o longínquo horizonte
Cheio de sol posto ou nado

Revivo, existo, conheço,
E, ainda que seja ilusão
O exterior em que me esqueço,
Nada mais quero nem peço.
Entrego-lhe o coração.

Fernando Pessoa, in “Cancioneiro”

Un incontro inatteso, da “Sale” (1962), Wislawa Szymborska

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

An unexpected meeting

we treat each other with exceeding courtesy;
we say it’s great to see you after all these years

our tigers drink milk
our hawks tread the ground
our sharks have alldrowned
our wolves yawn beyond the open case

our snakes have shed their lightning
our apes their flights of fance
our peacocks have renounced their plumes
the bats flew out of our hair long ago

we fall silent in mid-sentence
all smiles, past help
our humans
don’t know how to talk to one another

(Translated by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)