I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare, Emily Dickinson

I più piccoli fiumi – docili a un qualche mare.
Il mio Caspio – tu.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Nota del traduttore: Il desiderio di immergersi, di annullarsi, in qualcuno che per noi è un mare desiderato e inafferrabile.
Marisa Bulgheroni annota nel Meridiano: “Il Caspio è, nella geografia fantastica di Emily, sinonimo del mare del desiderio, opposto ai deserti della privazione. […] Alla scelta di questo mare chiuso e incantato contribuì la suggestione orientale di Lalla Rookh dell’irlandese Thomas Moore (1779-1852)

Least Rivers – docile to some sea

Least Rivers – docile to some sea.
My Caspian – thee.

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Violinist Caroline Campbell and Pianist William Joseph perform an intimate version of Celine Dion’s hit theme song from Titanic, “My Heart Will Go On”

Due parole per finire, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non posso lasciarti senza dire questo:
il passato non è nulla,
una nonmemoria, un fantasma,
un ripostiglio insonorizzato in cui Johann Strauss
compone un altro valzer che nessuno può ascoltare.

E’ un’invenzione, da dimenticare,
una fonte di dolore
che irriga un campo di verdura amara.

Lasciatelo dietro.
Togli la testa dalle mani
e alzati dal divano della malinconia
dove la luce della finestra cade sul tuo volto
e il sole corre lungo il cielo autunnale,
ferreo dietro gli alberi spogli,
glorioso come le acute melodie dei violini.

Ma dimentica Strauss.
E dimentica il suo più giovane fratello,
quel povero Cristo che morì cadendo
dal podio mentre dirigeva una sinfonia.

Dimentica il passato,
dimentica il pubblico in piedi, sbalordito,
l’assurdità dei loro abiti formali
di fronte alla morte improvvisa,
dimentica il loro trattenere il fiato,
il mormorio e l’accalcarsi sul corpo,
il cigolio del sipario che si abbassa.
Dimentica Strauss
con quel suo sguardo da bis
e la sua infaticabile laboriosità:
più di cinquecento composizioni finite!
Scrisse perfino una polka per la madre.
Anche solo quello è sufficiente per farmi fuggire il passato,
allontanarmi dai suo templi,
e camminare da solo sotto le stelle
lungo questi sentieri ricoperti di ghiande,
non sentendo altro che la frizzante aria d’ottobre,
l’oscillare delle mie braccia
e il ritmo dei miei passi:
un uomo del presente che si è dimenticato
di ogni compositore, di ogni grande battaglia,
solamente io,
una canna sottile che soffia nella notte.

(Traduzione di Franco Nasi)

Some Final Words

I cannot leave you without saying this:
the past is nothing,
a nonmemory, a phantom,
a soundproof closet in which Johann Strauss
is composing another waltz no one can hear.

It is a fabrication, best forgotten,
a wellspring of sorrow
that waters a field of bitter vegetation.

Leave it behind.
Take your head out of your hands
and arise from the couch of melancholy
where the window-light falls against your face
and the sun rides across the autumn sky,
steely behind the bare trees,
glorious as the high strains of violins.

But forget Strauss.
And forget his younger brother,
the poor bastard who was killed in a fall
from a podium while conducting a symphony.

Forget the past,
forget the stunned audience on his feet,
the absurdity of their formal clothes
in the face of sudden death,
forget their collective gasp,
the murmur and huddle over the body,
the creaking of the lowered curtain.

Forget Strauss
with that encore look in his eye
and his tiresome industry:
more than five hundred finished compositions!
He even wrote a polka for his mother.
That alone is enough to make me flee the past,
evacuate his temples,
and walk alone under the stars
down these dark paths strewn with acorns,
feeling nothing but the crisp October air,
the swing of my arms
and the rhythm of my stepping –
a man of the present who has forgotten
every composer, every great battle,
just me,
a thin reed blowing in the night.

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Johann Strauss II – Tritsch-Tratsch-Polka, Op. 214
The Simón Bolívar Symphony Orchestra of Venezuela
conducted by Gustavo Dudamel
Recorded at Carnegie Hall (New York, USA), on October 7, 2016

Il gatto e la luna, da “I gatti lo sapranno” (2010), William Butler Yeats

Il gatto andava di qua e di là
e la luna girava in tondo come una trottola,
e il congiunto più stretto della luna,
il gatto a passi lenti, guardava in su.
Nero, Minnaloushe, fissava la luna,
ché a lui, che pur vagolava lagnoso,
la luce fredda e pura nel cielo
agitava quel sangue di animale.
Minnaloushe corre nell’erba
alzando i piedi delicati.
Che fai, danzi, Minnaloushe, danzi?
Quando due congiunti stretti si incontrano,
cosa c’è di meglio che indire una danza?
Magari la luna può imparare,
stanca di quel modo cerimonioso,
un nuovo giro di danza:
Va, Minnaloushe, furtivo per l’erba
di luogo in luogo illuminato dalla luna,
e lassù la luna sacra
ha preso una fase nuova.
Minnaloushe lo sa che le sue pupille
passeranno di mutamento in mutamento,
e che variano da tondo a falce,
da falce a tondo?
Va, Minnealoushe, furtivo per l’erba,
solo, con importanza, saggio,
e alla luna mutabile
leva mutabili gli occhi.

(Traduzione di Alessandro Gentili)

The Cat and the Moon

The cat went here and there
and the moon spun round like a top,
and the nearest kin of the moon,
the creeping cat, looked up.
Black Minnaloushe stared at the moon,
for, wander and wail as he would,
the pure cold light in the sky
troubled his animal blood.
Minnaloushe runs in the grass
lifting his delicate feet.
Do you dance, Minnaloushe, do you dance?
When two close kindred meet,
what better than call a dance?
Maybe the moon may learn,
tired of that courtly fashion,
a new dance turn.
Minnaloushe creeps through the grass
from moonlit place to place,
the sacred moon overhead
has taken a new phase.
Does Minnaloushe know that his pupils
will pass from change to change,
and that from round to crescent,
from crescent to round they range?
Minnaloushe creeps through the grass
alone, important and wise,
and lifts to the changing moon
his changing eyes.

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Memory from the Broadway Musical “Cats” – Piano / Orchestral – Carlton Forrester

Il bisogno del mondo, da “Custer and Other Poems” (1896), Ella Wheeler Wilcox

Così tanti dei, così tante credenze,
così tanti sentieri che si snodano e si snodano,
Mentre solo l’arte di essere gentili,
è tutto ciò di cui il mondo triste ha bisogno.

The World’s Need

So many gods, so many creeds,
So many paths that wind and wind,
While just the art of being kind,
Is all the sad world needs.

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Khatia Buniatishvili, Yuja Wang – Brahms, Hungarian Dance No. 1

Nostalgia, da “Poesie d’amore” (1963), Nazim Hikmet

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi quando si dorme
si perdono le mani e i piedi io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza
non era legata alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

Nostalgia

Nostalgia never left my side throughout the journey
it was right there by me even in the dark
it wasn’t like my hands and feet
for when one sleeps hands and feet are lost
and I never lost nostalgia even when asleep
Nostalgia never left my side throughout the journey
it wasn’t hunger or thirst or the desire
for something cool in the sultry heat or warmth in the freezing cold
it was something that could never be slaked
it was not joy or sadness it was not connected
to the cities to the clouds to songs to memories
it was in me and outside of me.
Nostalgia never left my side throughout the journey
and of the journey nothing remains with me but that nostalgia.

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Yanni – “Nostalgia”…Live At The Acropolis, 25th Anniversary!

Viola —, Emily Dickinson

Il colore di una regina è questo –
il colore di un sole al tramonto
è questo e ambra –
questo – e berillo, a mezzogiorno –

E quando di notte – ampiezze aurorali
a un tratto si squadernano agli uomini –
è questo – e stregoneria – La natura riserva
allo iodio – un grado speciale –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Purple

The Color of a Queen, is this—
The Color of a Sun
At setting—this and Amber—
Beryl—and this, at Noon—

And when at night—Auroran widths
Fling suddenly on men—
‘Tis this—and Witchcraft—nature keeps
A Rank—for Iodine—

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MDR DE 2 David Garrett Schlager des Jahres 2017 – Prince “Purple Rain

La nuvola, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Una nuvola sono alta nel cielo
ed un corteo di stelle mi fa velo:
lieve, allegra, mai stanca di volare
mi specchio sopra il colle e lungo il mare –
ma perché i pini della selva ombrosa
mi chiamano sempre: “Fermati, riposa!”?

Scivola il mio mantello sulla luna,
acceco il sole in trono al suo fulgore –
nessun legame, schiavitù nessuna,
sono figlia del vento senza cuore –
ma perché i pini della selva ombrosa
sussurran sempre: “Fermati, riposa!”?

(Traduzione di Silvio Raffo)

The Cloud

I am a cloud in the heaven’s height,
The stars are lit for my delight,
Tireless and changeful, swift and free,
I cast my shadow on hill and sea–
But why do the pines on the mountain’s crest
Call to me always, “Rest, rest”?

I throw my mantle over the moon
And I blind the sun on his throne at noon,
Nothing can tame me, nothing can bind,
I am a child of the heartless wind–
But oh, the pines on the mountain’s crest
Whispering always, “Rest, rest.”

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Yuja Wang plays Schubert/Liszt : Auf dem Wasser zu singen

Metamorfosi della parola, da “Dal mare o da altra stella” (2006), Eugénio De Andrade

La parola è nata:
sulle labbra scintilla.

carezza o aroma,
appena posa sulle dita.

Di ramo in ramo vola,
nella luce promana.

La morte non esiste:
tutto è canto o fiamma.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Metamorfoses da palavra

A palavra nasceu:
nos lábios cintila.

Carícia ou aroma,
mal pousa nos dedos.

De ramo em ramo voa,
na luz se derram

A morte não existe:
tudo é canto ou chama.

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Lang Lang – La Campanella – Live at National Centre for the Performing Arts, Beijing, China


The Sweetness of Dogs, from “Dog Songs” (2013), Mary Oliver

What do you say, Percy? I am thinking
of sitting out on the sand to watch
the moon rise. It’s full tonight.
So we go

and the moon rises, so beautiful it
makes me shudder, makes me think about
time and space, makes me take
measure of myself: one iota
pondering heaven. Thus we sit, myself

thinking how grateful I am for the moon’s
perfect beauty and also, oh! how rich
it is to love the world. Percy, meanwhile,
leans against me and gazes up
into my face. As though I were just as wonderful
as the perfect moon.

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Moonlight Sonata arranged and performed by Marcin (from the 1st and 3rd movements)

La vera opera, da “Standing by Words” (1983), Wendell Berry

Può darsi che proprio quando non sappiamo più cosa fare
siamo arrivati alla nostra vera opera,
e che quando non sappiamo più dove andare
siamo arrivati al nostro vero viaggio.
La mente non perplessa non si adopera.
Il torrente ostacolato è quello che canta.

(Traduzione di Paolo Severini)

Our Real Work

It may be that when we no longer know what to do
we have come to our real work,
and that when we no longer know which way to go
we have come to our real journey.
The mind that is not baffled is not employed.
The impeded stream is the one that sings.

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Die Moldau – Remy van Kesteren (Night of the Proms 2012 – Antwerp, Belgium)