Epilogo, da “On Cats”, Charles Bukowski

scendo le scale e lei chiede:
“hai scritto qualche
poesiola?”
“sì” rispondo.
mi siedo accanto a lei sul divano e
fissiamo tutti e due lo schermo
della tv.
c’è David Letterman.
“sono rientrati tutti i gatti tranne Beeker”
dice lei.
“vado a cercarlo” dico.
mi alzo, esco e batto le
mani e chiamo:
“Beeker! Beeker!
vieni, Beeker!”
4 o 5 persone di questo quartiere
operaio mi maledicono da sotto
le coperte.
Beeker arriva lentamente da un altro
cortile.
si arrampica a fatica sulla staccionata.
è grasso.
si lascia cadere, grugnisce e andiamo
insieme verso la porta,
entriamo,
chiudo a chiave e mi volto proprio mentre Letterman
svanisce in
pubblicità.

(Traduzione di Simona Viciani)

consummation

I come down the stairway and she asks,
“did you write some little
poems?”
“yes!”, I answer.
I sit next to her on the couch and we
both look at the t.v.
screen.
it’s David Letterman.
“all the cats are in except Beeker,”
she says.
“I’ll look for him,” I say.
I get up and go outside and clap my
hands and yell,
“Beeker! Beeker!
come on, Beeker!”
4 or 5 people in this working-class
neighborhood curse me from under
their sheets.
Beeker comes slowly from another
yard.
he clambers the fence.
he’s fat.
he drops, grunts and we walk
toward the door together,
enter.
I lock the door, turn as Letterman
vanishes into a
commercial.

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Inizio 1990, manoscritto; incluso in The Continual Condition. Pubblicato in Italia nella raccolta “Mentre Buddha Sorride”, Guanda, 2015.

Chinare la testa, da “Evidence: Poems”, Mary Oliver

Davvero, viviamo con misteri troppo prodigiosi
per essere compresi.

Come l’erba possa essere nutrimento nella
bocca degli agnelli.
Come fiumi e pietre siano per sempre
devoti alla gravità
mentre noi sogniamo di elevarci.
Come due mani si tocchino e i legami
non siano mai spezzati.
Come le persone si avvicinino, per delizia o per
le cicatrici del danno,
al conforto di una poesia.

Lasciami prendere le distanze, sempre, da chi
pensa di avere le risposte.

Lascia che io faccia compagnia sempre a chi dice
“Guarda!” e ride di stupore,
e china la testa.

Mysteries, Yes

Truly, we live with mysteries too marvelous
to be understood.

How grass can be nourishing in the
mouths of the lambs.
How rivers and stones are forever
in allegiance with gravity
while we ourselves dream of rising.
How two hands touch and the bonds
will never be broken.
How people come, from delight or the
scars of damage,
to the comfort of a poem.

Let me keep my distance, always, from those
who think they have the answers.

Let me keep company always with those who say
“Look!” and laugh in astonishment,
and bow their heads.

La realtà esige, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

La realtà esige
che si dica anche questo:
la vita continua.
Continua a Canne e Borodino
e a Kosovo Polje e a Guernica.

C’è un distributore di benzina
nella piazza di Gerico,
ci sono panchine dipinte di fresco
sotto la Montagna Bianca.
Lettere vanno e vengono
tra Pearl Harbour e Hastings,
un furgone di mobili transita
sotto l’occhio del leone di Cheronea,
e ai frutteti in fiore intorno a Verdun
si avvicina il fronte atmosferico.

C’è tanto Tutto
che il Nulla è davvero ben celato.
Dagli yacht ormeggiati ad Anzio
arriva la musica
e le coppie danzano sui ponti al sole.

Talmente tanto accade di continuo
che deve accadere dappertutto.
Dove non è rimasta pietra su pietra,
c’è un carretto di gelati
assediato dai bambini.
Dov’era Hiroshima
c’è ancora Hiroshima
e si producono molte cose
d’uso quotidiano.

Questo orribile mondo non è privo di grazie,
non è senza mattini
per cui valga la pena svegliarsi.
Sui campi di Maciejowice
l’erba è verde
e sull’erba, come è normale sull’erba,
una rugiada trasparente.

Forse non ci sono campi se non di battaglia,
quelli ancora ricordati,
quelli già dimenticati,
boschi di betulle e boschi di cedri,
nevi e nebbie, paludi iridescenti
e forre di nera sconfitta,
dove per un bisogno impellente
ci si accuccia dietro a un cespuglio.

Qual è la morale? – forse nessuna.
Di certo c’è solo il sangue che scorre e si rapprende
e, come sempre, fiumi, nuvole.

Sui valichi tragici
il vento porta via i cappelli
e non c’è niente da fare –
lo spettacolo ci diverte.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Reality Demands

Reality demands
that we also mention this:
Life goes on.
It continues at Cannae and Borodino,
at Kosovo Polje and Guernica.

There’s a gas station
on a little square in Jericho,
and wet paint
on park benches in Bila Hora.
Letters fly back and forth
between Pearl Harbor and Hastings,
a moving van passes
beneath the eye of the lion at Chaeronea,
and the blooming orchards near Verdun
cannot escape
the approaching atmospheric front.

There is so much Everything
that Nothing is hidden quite nicely.
Music pours
from the yachts moored at Actium
and couples dance on the sunlit decks.

So much is always going on,
that it must be going on all over.
Where not a stone still stands,
you see the Ice Cream Man
besieged by children.
Where Hiroshima had been
Hiroshima is again,
producing many products
for everyday use.
This terrifying world is not devoid of charms,
of the mornings
that make waking up worthwhile.

The grass is green
on Maciejowice’s fields,
and it is studded with dew,
as is normal grass.

Perhaps all fields are battlefields,
those we remember
and those that are forgotten:
the birch forests and the cedar forests,
the snow and the sand, the iridescent swamps
and the canyons of black defeat,
where now, when the need strikes, you don’t cower
under a bush but squat behind it.

What moral flows from this? Probably none.
Only that blood flows, drying quickly,
and, as always, a few rivers, a few clouds.

On tragic mountain passes
the wind rips hats from unwitting heads
and we can’t help
laughing at that.

(Translated from the Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Autoritratto, da “Dalla vita degli oggetti. Poesie” (1983-2005), Adam Zagajewski

Tra computer, matita e macchina da scrivere passa
metà della mia giornata. Col tempo farà mezzo secolo.
Abito in città straniere e talvolta parlo
con sconosciuti di cose indifferenti.
Ascolto molta musica: Bach, Mahler, Šostakovič, Chopin.
Vi trovo tre elementi, forza, debolezza, dolore.
Il quarto non ha nome.
Leggo i poeti, i vivi e i morti, da loro apprendo
costanza, fede e orgoglio. Cerco di capire
i grandi filosofi – ma di solito riesco
ad afferrare solo brandelli dei loro preziosi pensieri.
Amo fare lunghe passeggiate per le strade di Parigi
e guardare i miei simili, animati dalla gelosia,
dalla brama o dall’ira, osservare la moneta d’argento
che passa di mano in mano e lentamente perde
la sua forma rotonda (si usura il profilo dell’imperatore).
Accanto crescono gli alberi, e nulla esprimono,
a parte la verde, indifferente perfezione.
Sui campi volteggiano uccelli neri
che attendono pazienti come vedove spagnole.
Non sono più giovane, ma c’è ancora chi è più vecchio di me.
Amo il sonno profondo, quando non ci sono,
la corsa veloce in bicicletta per la campagna, quando i pioppi
e le case si dissolvono come cumuli in un cielo sereno.
Talvolta mi parlano i quadri nei musei
e allora l’ironia svanisce all’improvviso.
Adoro osservare il volto di mia moglie.
Ogni domenica telefono a mio padre.
Ogni due settimane incontro gli amici,
in questo modo restiamo fedeli gli uni agli altri.
Il mio paese si è liberato da un male. Vorrei
che a ciò seguisse ancora un’altra liberazione.
Potrei in ciò essere d’aiuto? Non so.
Non sono un vero figlio del mare,
come scrisse di sé Antonio Machado,
ma figlio dell’aria, della menta e del violoncello
e non tutte le strade del mondo alto
incrociano i sentieri della vita che, per ora,
mi appartiene.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

Self-Portrait

Between the computer, a pencil, and a typewriter
half my day passes. One day it will be half a century.
I live in strange cities and sometimes talk
with strangers about matters strange to me.
I listen to music a lot: Bach, Mahler, Chopin, Shostakovich.
I see three elements in music: weakness, power, and pain.
The fourth has no name.
I read poets, living and dead, who teach me
tenacity, faith, and pride. I try to understand
the great philosophers–but usually catch just
scraps of their precious thoughts.
I like to take long walks on Paris streets
and watch my fellow creatures, quickened by envy,
anger, desire; to trace a silver coin
passing from hand to hand as it slowly
loses its round shape (the emperor’s profile is erased).
Beside me trees expressing nothing
but a green, indifferent perfection.
Black birds pace the fields,
waiting patiently like Spanish widows.
I’m no longer young, but someone else is always older.
I like deep sleep, when I cease to exist,
and fast bike rides on country roads when poplars and houses
dissolve like cumuli on sunny days.
Sometimes in museums the paintings speak to me
and irony suddenly vanishes.
I love gazing at my wife’s face.
Every Sunday I call my father.
Every other week I meet with friends,
thus proving my fidelity.
My country freed itself from one evil. I wish
another liberation would follow.
Could I help in this? I don’t know.
I’m truly not a child of the ocean,
as Antonio Machado wrote about himself,
but a child of air, mint and cello
and not all the ways of the high world
cross paths with the life that—so far—
belongs to me.

From Mysticism for Beginners by Adam Zagajewski, translated by Claire Cavanaugh

Dolce luce, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Dopo l’inverno dolorante e cupo,
sono rifiorito qui a primavera. Una dolce luce

ha preso a riempirmi il petto. Ho portato fuori
una sedia. Sono rimasto seduto per ore davanti al mare.

Ho ascoltato i segnali della boa e ho appreso
la differenza che passa tra una campana

e il suono di una campana. Ho deciso di gettarmi
tutto alle spalle. Ho perfino deciso

di diventare disumano. E ci sono riuscito.
Lo so che ci sono riuscito. (Ve lo confermerà anche lei.)

Ricordo ancora quando ho sbattuto il coperchio
sui ricordi e ho tirato il catenaccio.

Rinchiudendoli per sempre.
Nessuno sa che cosa m’è successo

quaggiù, o mare. Solo io e te.
Di notte, le nuvole nascondono la luna.

Al mattino non ci sono più. E quella dolce luce
che v’ho detto? Anche quella non c’è più.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Sweet Light

After the winter, grieving and dull,
I flourished here all spring. Sweet light

began to fill my chest. I pulled up
a chair. Sat for hours in front of the sea.

Listened to the buoy and learned
to tell the difference between a bell

and the sound of a bell. I wanted
everything behind me. I even wanted

to become inhuman. And I did that.
I know I did. (She’ll back me up on this.)

I remember the morning I closed the lid
on memory and turned the handle.

Locking it away forever.
Nobody knows what happened to me

out here, sea. Only you and I know.
At night, clouds form in front of the moon.

By morning they’re gone. And that sweet light
I spoke of? That’s gone too.

 

Niente che sia d’oro resta, Robert Frost

In Natura il primo verde è dorato,
e subito svanisce.
Il primo germoglio è un fiore
che dura solo un’ora.
Poi a foglia segue foglia.
Come l’Eden affondò nel dolore
Così oggi affonda l’Aurora.
Niente che sia d’oro resta.

Nothing Gold Can Stay

Nature’s first green is gold,
Her hardest hue to hold.
Her early leaf’s a flower;
But only so an hour.
Then leaf subsides to leaf.
So Eden sank to grief,
So dawn goes down to day.
Nothing gold can stay.

La vita tranquilla, da “L’uomo che cammina un passo avanti al buio”, Mark Strand

Sei in piedi alla finestra.
C’è una nube di vetro a forma di cuore.
I sospiri del vento sono caverne in ciò che dici.
Sei il fantasma sull’albero lì fuori.

La strada è muta.
Il clima, come il domani, come la tua vita,
è in parte qui, in parte per aria.
Non puoi farci niente.

La vita tranquilla non dà preavvisi.
Consuma i climi dello sconforto
e compare, a piedi, non riconosciuta, senza offrire nulla,
e tu sei lì.

(Traduzione di Damiano Abeni)

The Good Life

You stand at the window.
There is a glass cloud in the shape of a heart.
There are the wind’s sighs that are like caves in your speech.

You are the ghost in the tree outside.
The street is quiet.
The weather, like tomorrow, like your life,
is partially here, partially up in the air.

There is nothing you can do.
The good life gives no warning.
It weathers the climates of despair
and appears, on foot, unrecognized, offering nothing,
and you are there.

From “Darker: poems”, Atheneum, 1970

Di’ tutta la verità ma dilla obliqua -, Emily Dickinson

Di’ tutta la verità ma dilla obliqua –
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi –

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Tell All the Truth but Tell it Slant –  

Tell all the truth but tell it slant –
Success in Circuit lies
Too bright for our infirm Delight
The Truth’s superb surprise
As Lightning to the Children eased
With explanation kind
The Truth must dazzle gradually
Or every man be blind –

Mela di mare, Juan Vicente Piqueras

Io sarei il maschio e tu la femmina
vestita di tormenta.
Dormiresti
nel palmo del mare più impensato,
diadema di altra luce nei tuoi capelli,
e nelle mani remote
la sabbia fuggitiva
di noi due, deserti e felici.
Vivremmo lontano, dimentichi
del tempo, ora, in cui fummo schiavi
della nostra paura e di questo mondo
sicario assurdo al soldo della morte.
L’isola è in noi
in attesa
che la rabbia maturi e ci porti via.
Io sarei il maschio e tu la femmina.
La memoria sarebbe una mela.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Manzana de mar

Yo sería un varon e tú una hembra
vestida de tormenta.
Dormirías
en la palma del mar menos pensado,
diadema de otra luz en tus cabellos,
y en las manos remotas
la arena fugitiva
de nosotros, desiertos y felices.
Viviríamos lejos, olvidados
Del tempo, ahora, en que éramos esclavos,
de nuestro proprio miedo y de este absurdo
mundo, sicario a sueldo de la muerte.
La isla está en nosotros
Guardando
Que la rabia madure y se nos lleve.
Yo sería el varón y tú la hembra.
La memoria sería una manzana.

Stella, da”Mappa del nuovo mondo”, Derek Walcott

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.

Star

If, in the light of things, you fade
real, yet wanly withdrawn
to our determined and appropriate
distance, like the moon left on
all night among the leaves, may
you invisibly delight this house;
O star, doubly compassionate, who came
too soon for twilight, too late
for dawn, may your pale flame
direct the worst in us
through chaos
with the passion of
plain day.

From The Gulf and Other Poems (1969)