Rose, Mary Oliver

Tutti di tanto in tanto si interrogano su
quelle domande che non hanno delle risposte
pronte: la Causa Prima, l’esistenza di Dio,
cosa succede quando il sipario
cala e nulla lo ferma, non baciando,
non andando al centro commerciale, non al Super Bowl.

“Rose selvatiche,” dissi loro una mattina.
“Avete le risposte? E se le aveste,
vorreste dirmele?”

Le rose risero dolcemente “Perdonaci,”
dissero. “Ma come puoi vedere, al momento siamo
completamente occupate ad essere rose”.

Roses

Everyone now and again wonders about
those questions that have no ready
answers: first cause, God’s existence,
what happens when the curtain goes
down and nothing stops it, not kissing,
not going to the mall, not the Super
Bowl.

“Wild roses,” I said to them one morning.
“Do you have the answers? And if you do,
would you tell me?”

The roses laughed softly. “Forgive us,”
they said. “But as you can see, we are
just now entirely busy being roses.”

From Felicity – New York, Penguin, 2016

Urgentemente, Eugénio De Andrade

È urgente l’amore.
È urgente una barca in mare.

È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.

È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.

Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l’amore, è urgente
restare.

Urgentemente

É urgente o amor.
É urgente um barco no mar.

É urgente destruir certas palavras,
ódio, solidão e crueldade,
alguns lamentos,
muitas espadas.

É urgente inventar alegria,
multiplicar os beijos, as searas,
é urgente descobrir rosas e rios
e manhãs claras.

Cai o silêncio nos ombros e a luz
impura, até doer.
É urgente o amor, é urgente
permanecer.

Urgently

It’s urgent — love.
It’s urgent — a boat upon the sea.

It’s urgent to destroy certain words,
hate, solitude, and cruelty,
some moanings,
many swords.

It’s urgent to invent a joyfulness,
multiply kisses and cornfields,
discover roses and rivers
and glistening mornings — it’s urgent.

Silence and an impure light fall upon
our shoulders till they ache.
It’s urgent — love, it’s urgent
to endure.

(Translated by Alexis Levitin)

Il giardiniere, Mary Oliver

Ho vissuto abbastanza?
Ho amato abbastanza?
Ho considerato abbastanza la giusta azione, sono giunto a qualche conclusione?
Ho provato la felicità con sufficiente gratitudine?
Ho sopportato la solitudine con grazia?

Dico questo, o forse lo sto solo pensando.
In realtà probabilmente penso troppo.

Poi esco in giardino,
dove il giardiniere, che si dice sia un uomo semplice,
sta curando le sue figlie, le rose.

The Gardener

Have I lived enough?
Have I loved enough?
Have I considered Right Action enough, have I come to any conclusion?
Have I experienced happiness with sufficient gratitude?
Have I endured loneliness with grace?

I say this, or perhaps I’m just thinking it.
Actually I probably think too much.

Then I step out into the garden,
where the gardener, who is said to be a simple man,
is tending his children, the roses.

L’innamorato, Jorge Luis Borges

Luna, avorio, strumenti musicali, rose,
lampade e il segno di Durer,
le nove cifre e lo sfuggente zero,
devo fingere che queste cose esistano.

Devo fingere che nel passato c’erano
Persepoli e Roma e che una sabbia
sottile ha misurato il destino di una torre
che le età del ferro hanno disfatto.

Devo pensare alle armi e alle fiamme
delle epopee e ai mari plumbei
che rosicchiano i pilastri della terra.

Devo fingere che ci sono gli altri. E’ falso.
Ci sei solo tu. Tu, mia ventura
e sventura, inesauribile e pura.

El enamorado

Lunas, marfiles, instrumentos, rosas,
lámparas y la línea de Durero,
las nueve cifras y el cambiante cero,
debo fingir que existen esas cosas.

Debo fingir que en el pasado fueron
Persépolis y Roma y que una arena
sutil midió la suerte de la almena
que los siglos de hierro deshicieron.

Debo fingir las armas y la pira
de la epopeya y los pesados mares
que roen de la tierra los pilares.

Debo fingir que hay otros. Es mentira.
Sólo tú eres. Tú, mi desventura
y mi ventura, inagotable y pura.

The Lover

Moons, ivories, instruments, roses,
Lamps and the contours of Dürer,
The nine symbols and the capricious zero,
I will imagine that such things are real.

I will make-believe that in the past they were
Persepolis and Rome, where minute particles
Elusive – measured the fate of the fortifications,
Which the eras of hard – iron loosened.

I will imitate the arsenals and burning fire
Of the heroic – the high fierce seas
That plight the pillars of the Earth.

I will fantasize there are others’.
That it is all an untruth – so unreal.

Only you are – now – my tribulation
And always my pleasure
Endlessly and innocently formed.

(Translation by Ron Starbuck)

Avverbi di luogo, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Qui è dove sto io. Dovunque sia
io sempre sono qui, dove mi vedi.
Questa casa, queste facce, queste cose
stancano perché il qui stanca.
Qui fa venir sete di andarsene, sete di lì.
Ma lì è il luogo in cui mai potrò stare,
in cui io sono impossibile. Dovunque vada,
là dove arrivi diventerà qui
e starò già aspettando me stesso
con un mazzo di rose uguali nella mano.

Lì è il tuo qui.
Lì sembra un grido perché è dove ti fa male.
Io voglio essere lì, dove sei tu,
tu qui o, meglio, tutti e due laggiù, remoti, insieme,
perché è vivo quel che è insieme.
Lì c’è l’amore che non c’è qui.
Quelle cose toccate dalle tue mani,
quello che pensi, dici, taci, sogni,
quei luoghi in cui stai senza di me,
quello desidero, di quello ho bisogno.
Ed essere il tuo lì, il tuo respiro dentro.

Laggiù è la salvezza, il miraggio
nato dalla sete di star qui.
Laggiù sì che saremmo felici,
dove il tuo qui e il mio lì starebbero insieme,
e vivrebbero per sempre felici e contenti.
Laggiù c’è quella pioggia
che cade su questa lana assetata.
Laggiù è Jauja, l’Eldorado. Non ci sono parole
che possono dare l’idea di quel luogo.
Le parole sono queste, mai quelle.

Io sto qui e tu lì e laggiù noi quando.
Questo è pietra. Quello è seta. Quello laggiù è mare.

Qui, dimora impossibile, intima assenza,
odiato domicilio, carcere di ogni giorno.

Lì, calore del tu, tu vita mia,
tesoro della tua isola, aria di amore.

Laggiù, dove non siamo, piove sopra la vita
che giammai sarà nostra e che aspetta.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Adverbios de lugar

Aquí es donde estoy yo. Esté donde esté
yo siempre estoy aquí donde me ves.
esta casa, estas caras, estas cosas
cansan, porque aquí cansa
aquí hace sed de irse, sed de allí
pero allí es el lugar donde jamás podré estar,
donde yo soy imposible. Vaya adonde vaya,
allá donde yo llegue será aquí
y estaré ya esperándome a mí mismo
con un ramo de rosas iguales en la mano.

Ahí es tu aquí.
Ahí parece un grito porque es donde te duele.
Yo quiero estar ahí, donde estás tú,
tú aquí o, mejor, los dos allí, remotos, juntos
porque lo vivo es lo junto.
Ahí hay el amor que no hay aquí.
Esas cosas tocadas por tus manos,
eso que piensas, dices, callas, sueñas,
esos lugares donde estás sin mí,
eso deseo, eso necesito
y ser tu ahí, tu aliento intercalado.

Allí es la salvación, el espejismo
nacido de la sed de estar aquí.
Allí sí que seríamos felices,
donde tu aquí y mi ahí estarían juntos,
comerían perdices que no existen.
Allí es la lluvia aquella
que cae sobre este páramo sediento.
Allí es Jauja, el Dorado. No hay palabras
que puedan dar idea de aquel sitio.
Las palabras son éstas, nunca aquéllas.

Yo esoty aquí y tú ahí y allá nosotros cuándo.
Eso es piedra. Eso es seda. Aquello es mar.

Aquí, hogar imposible, íntima ausencia,
odiado domicio, cárcel del cada día.

Ahí, calor del tú, tu vida mía,
tesoro de tu isla, aire de amor.

Allí, donde no estamos, llueve sobre la vida
que nunca será nuestra y nos aguarda.

Abbi cura, Raymond Carver

Dalla finestra la vedo chinarsi sulle rose
reggendole vicino al fiore per non
pungersi le dita. Con l’altra mano taglia, si ferma e
poi taglia ancora, più sola al mondo
di quanto mi sia mai reso conto. Non alzerà
lo sguardo, non subito. E’ sola
con le rose e con qualcosa che riesco solo a pensare, ma non
a dire. So bene come si chiamano quei cespugli

regalatici per le nostre nozze tardive: Ama, Onora e Abbi Cura…
è quest’ultima la rosa che all’improvviso mi porge, dopo
essere entrata in casa tra uno sguardo e l’altro. Ci affondo
il naso, ne aspiro la dolcezza, lascio che mi s’attacchi addosso – profumo
di promessa, di tesoro. Le prendo il polso perché mi venga più vicina,
i suoi occhi verdi come muschio di fiume. E poi la chiamo, contro
quel che avverrà: moglie, finché posso, finché il mio respiro, un petalo
affannato dietro l’altro, riesce ancora a raggiungerla.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Cherish

From the window I see her bend to the roses
holding close to the bloom so as not to
prick her fingers. With the other hand she clips, pauses and
clips, more alone in the world
than I had known. She won’t
look up, not now. She’s alone
with roses and with something else I can only think, not
say. I know the names of those bushes

given for our late wedding: Love, Honor, Cherish–
this last the rose she holds out to me suddenly, having
entered the house between glances. I press
my nose to it, draw the sweetness in, let it cling–scent
of promise, of treasure. My hand on her wrist to bring her close,
her eyes green as river-moss. Saying it then, against
what comes: wife, while I can, while my breath, each hurried petal
can still find her.

Volete dell’estate? Provate la nostra, Emily Dickinson

Volete dell’estate? Provate la nostra.
Spezie? Ecco qui!
Malati? Abbiamo bacche per chi brucia!
Stanchi? Vacanze di piume!
Perplessi? Possedimenti di viole spensierate!
Prigionieri? Vi portiamo la grazia delle rose!
Svenimenti? Boccette d’aria!
Persino per la morte, una medicina magica.
E quale sarebbe, signore?

(Trad. di Massimo Bacigalupo)

Would you like Summer? Taste of ours –

Would you like Summer? Taste of ours –
Spices? Buy – here!
Ill! We have Berries, for the parching!
Weary! Furloughs of Down!
Perplexed! Estates of Violet – Trouble ne’er looked on!
Captive! We bring Reprieve of Roses!
Fainting! Flasks of Air!
Even for Death – A Fairy medicine –
But, which is it – sir?

Settembre, Hermann Hesse

Il giardino è in lutto,
fredda cola tra i fiori la pioggia.
L’estate rabbrividendo
s’avvia in silenzio verso la fine.

A foglia a foglia l’oro cade
a terra, dall’alto albero d’acacia.
L’estate sorride stupita e languida
nel sognante giardino che trascolorando muore.

A lungo ancora vicino alle rose
l’estate sembra sopravvivere, ma anela al riposo.
Ad uno ad uno chiude i [grandi]
suoi occhi divenuti ormai stanchi.

September

Der Garten trauert,
Kühl sinkt in die Blumen der Regen.
Der Sommer schauert
Still seinem Ende entgegen.

Golden tropft Blatt um Blatt
Nieder vom hohen Akazienbaum.
Sommer lächelt erstaunt und matt
in den sterbenden Gartentraum.

Lange noch bei den Rosen
Bleibt er stehen, sehnt sich nach Ruh.
Langsam tut er die [grossen]
Müdgewordenen Augen zu.

September

The garden mourns,
Rain sinks coolly into the flowers.
Summer shudders
Peacefully towards its end.

Golden, one leaf after another
Drops from the high Acacia tree.
Summer smiles astonished and weak
Into the dying garden dream.

But still, by the roses,
It pauses and longs for peace.
And slowly closes its [large]
Now tired, worn eyes.

Translation:  David Paley

Melodia d’inverno, da “Antología Poética”, Federico Garcia Lorca

Mattino d’inverno. Silenzio. Nebbia fitta.
Vega spianata emana luce divina.
Muti i giardini belli.
Cielo azzurro. Fontane gelate.
Rose vizze brinate.
Bianchi e torbidi scintillii.
Una madre cenciosa traversa il giardino.
Il sole ha un crescendo.
Nubi delicate fanno infinito il confine.
Spargendo il loro infinito.
La madre sospira…
Il bambino si muove inquieto
Disegnando attraverso i panni
La forma del suo scheletro.
Dolorosa dolcezza nell’aria.
Assolato tepore.
Cielo azzurro. Rose vizze.
Tranquilla grandezza.
Mattino d’inverno
Carico di pigrizia.

Melodía de Invierno

Mañana de invierno. Silencio. Neblina.
La vega aplanada exhala luz divina.
Mudos los jardines bellos.
Cielo azul. Fuentes heladas.
Mustias rosas escarchadas.
Blancos e turbios destellos.
Una madre andrajosa cruza el jardín.
Tiene el sol un crescendo.
Suaves nubes infinitan el confín
su finito esparciendo.
La madre suspira…
El niño se mueve inquieto
Dibujando a través de los paños
La forma de su esqueleto.
Dolorosa dulzura en el ambiente.
Soleada tibieza.
Cielo azul. Mustias rosas.
Tranquila grandeza.
Mañana de invierno
Cargada de pereza.