Il blues, da “A vela in solitaria intorno alla stanza” (2013), Billy Collins

Gran parte di quel che si dice qui
va detto due volte,
un modo per ricordare che nessuno
ha un interesse immediato per il dolore degli altri.

Nessuno ti starà ad ascoltare, pare,
se ammetti semplicemente
che la tua donna ti ha lasciato questa mattina,
che non si è neppure fermata per dirti addio.

Ma se lo canti due volte
con l’aiuto della band,
che ti porta su, a una chiave
più alta, più ardente, più implorante,

la gente non solo ascolterà:
si sposterà verso i bordi
simpatetici delle sedie,
spinta a una tale acuta attesa

da quell’accordo e dal ritardo che segue,
che non potrà più dormire
fino a quando non avrai liberato col dito
un urlo dalla gola della tua chitarra

e ti sarai girato di nuovo al microfono
per far sapere loro
che sei un uomo dal cuore duro
ma che quella donna, di certo, ti farà piangere.

(Traduzione di Franco Nasi)

The Blues

Much of what is said here
must be said twice,
a reminder that no one
takes an immediate interest in the pain of others.

Nobody will listen, it would seem,
if you simply admit
your baby left you early this morning
she didn’t even stop to say good-bye.

But if you sing it again
with the help of the band
which will now lift you to a higher,
more ardent, and beseeching key,

people will not only listen,
they will shift to the sympathetic
edges of their chairs,
moved to such acute anticipation

by that chord and the delay that follows,
they will not be able to sleep
unless you release with one finger
a scream from the throat of your guitar

and turn your head back to the microphone
to let them know
you’re a hard-hearted man
but that woman’s sure going to make you cry.

Ballata della nostalgia inseparabile, Rafael Alberti

Sempre questa nostalgia, quest’inseparabile
nostalgia che ogni cosa allontana e muta.
Dimmelo tu, albero.

Ti guardo. Mi guardi. E non sei più lo stesso.
E non è lo stesso il vento che ti sferza.
Dimmelo tu, acqua.

Ti bevo. Mi bevi. E non sei più la stessa.
Non è la stessa terra della tua gola.
Dimmelo tu, sogno.

Ti prendo. Mi prendi: E non sei più lo stesso.
Non è lo stesso astro che culla il tuo sonno.
Dimmelo tu, stella.

Ti chiamo. Mi chiami. E non sei più la stessa.
Non è la stessa la chiara notte che ti brucia.
Dimmelo tu, notte.

(da Ballate e canzoni del Maggiore Pazzo)

Balada de la nostalgia inseparable

Siempre esta nostalgia, esta inseparable
nostalgia que todo lo aleja y lo cambia.
Dímelo tú, árbol.

Te miro. Me miras. Y no eres ya el mismo.
ni el mismo viento quien te está azotando.
Dímelo tú, agua.

Te bebo. Me bebes. Y no eres la misma.
Ni es la misma tierra la de tu garganta.
Dímelo tú, tierra.

Te tengo. Me tienes. Y no eres la misma.
Ni es el mismo sueño de amor quien te llena.
Dímelo tú, sueño.

Te tomo. Me tomas. Y no eres ya el mismo.
Ni es la misma estrella quien te está durmiendo.
Dímelo tú, estrella.

Te llamo. Me llamas. Y no eres la misma.
Ni es la misma la noche clara quien te quema.
Dímelo tú, noche.

“Ecco, questo sì che è un gatto bellissimo…”, da “Sui gatti”, Charles Bukowski

Ecco, questo sì che è un gatto bellissimo. Ha la lingua penzoloni, è strabico. Ha la coda mozzata. E’ bellissimo, ha cervello. L’abbiamo portato dal veterinario per fargli fare la radiografia – è stato messo sotto da una macchina. Il dottore dice: “Questo gatto è stato investito due volte, gli hanno sparato, gli hanno tagliato la coda”. Gli ho detto: “Questo gatto sono io”. E’ arrivato alla mia porta che stava morendo di fame. Sapeva benissimo dove venire. Tutti e due siamo barboni sopravvissuti alla strada.

(Traduzione di Simona Viciani)

Now here’s a beautiful cat. Its tongue hangs out, it’s cross-eyed. Its tail is chopped off. He’s beautiful, he’s got sense. We took him to the vet to have him x-rayed – he got hit by a car. The doctor says, “This cat’s been run over twice, he’s been shot, his tail’s been cut off”. I said, “This cat is me”. He came to the door starving to death. He knew right were to come. We’re both bums off the street.

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Brano tratto dall’intervista “Charles Bukowski”, a cura di Penny Grenoble, South Bay, novembre 1981; mai pubblicato in una raccolta.

Bollettino meteorologico, da “Viole nere” (2014), Tess Gallagher

I poeti romeni
ai tempi di Ceausescu, diceva
Liliana, codificavano

la loro opposizione ai despoti
in questo modo: siccome
mancava il gas e avevano freddo, come
tutti, non dovevano fare altro che scrivere

che freddo che fa… tanto freddo e i loro
lettori capivano esattamente cosa volevano dire.
Nessuno finì in galera
per una cosa del genere.

Liliana, nel cuore della notte
scriveva le poesie
indossando i guanti.

Io mi sa che me li tolgo.
Qui si gela.
Un ghiacciaio mi schiaccia il cuore.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Weather Report

The Romanian poets
under Ceausescu, Liliana
said, would codify opposition

to the despots in this manner: because
there was no gas and they were cold, everyone
was cold, all they had to do was write

how cold it is . . . so cold . . . and their
readers knew exactly what was meant.
No one had to go to jail
for that.

Liliana, in the dead of night
writing her poems
with gloves on.

I think I’ll take off my gloves.
It’s freezing in here.
There’s a glacier pressing on my heart.

Valzer, da “Dalla vita degli oggetti” (2012), Adam Zagajewski

Sono così sgargianti i giorni, così chiari,
che la polvere bianca della disattenzione
copre persino le rare esili palme.
Le serpi scivolano silenziose nelle vigne,
ma alla sera il mare si fa cupo e i gabbiani
sospesi nell’aria si muovono appena,
punteggiatura di un più alto scritto.
Sulle tue labbra una goccia di vino.
Le montagne calcaree all’orizzonte si dissolvono
lente mentre una stella appare.
La notte, in piazza, un’orchestra di marinai
in uniformi bianche immacolate
suona un valzer di Šostakovič; piangono
i bimbi, come se intuissero
di cosa parla quella musica allegra.
Siamo stati rinchiusi nella scatola del mondo.
L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

Little Waltz

The days are so vivid, so bright
that even the slim, sparse palms
are covered in the white dust of neglect.
Serpents in the vineyards slither softly,
but the evening sea grows dark and,
suspended overhead like punctuation
in the highest script, the seagulls barely stir.
A drop of wine’s inscribed upon your lips.
The limestone hills slowly melt
on the horizon and a star appears.
At night on the square an orchestra of sailors
dressed in spotless white
plays a little waltz by Shostakovich; small children
cry as if they’d guessed
what the merry music’s really saying.
We’ve been locked in the world’s box,
love sets us free, time kills us.

(Translated by Clare Cavanagh)

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D. Shostakovich – Waltz No. 2 from the Jazz Suite No. 2 Cracow Opera House, March 2012