Per il mio cuore… da “Veinte poemas de amor y una canción desesperada”, Pablo Neruda

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

Para mi corazón basta tu pecho

Para mi corazón basta tu pecho,
para tu libertad bastan mis alas.
Desde mi boca llegará hasta el cielo
lo que estaba dormido sobre tu alma.

Es en ti la ilusión de cada día.
Llegas como el rocío a las corolas.
Socavas el horizonte con tu ausencia.
Eternamente en fuga como la ola.

He dicho que cantabas en el viento
como los pinos y como los mástiles.
Como ellos eres alta y taciturna.
Y entristeces de pronto, como un viaje.

Acogedora como un viejo camino.
Te pueblan ecos y voces nostálgicas.
Yo desperté y a veces emigran y huyen
pájaros que dormían en tu alma.

I gufi, da “Les Fleurs du Mal”, Charles Baudelaire

Sotto i tassi neri loro ospiti
i gufi in fila si dispongono,
come se fossero esotici idoli,
l’occhio rosso saettando. Meditano.

Lì se ne staranno immobili
fino al cader dell’ora malinconica
in cui, l’obliquo sole cacciando,
spesse dilagheranno le tenebre.

Tale condotta insegna al saggio
che si deve temere a questo mondo
ogni forma di moto e confusione;

l’uomo ebbro d’un’ombra che passa
sconta sempre la delusione
d’aver voluto cambiar di posto.

Les hiboux

Sous les ifs noirs qui les abritent,
Les hiboux se tiennent rangés,
Ainsi que des dieux étrangers,
Dardant leur oeil rouge. Ils méditent.

Sans remuer ils se tiendront
Jusqu’à l’heure mélancolique
Où, poussant le soleil oblique,
Les ténèbres s’établiront.

Leur attitude au sage enseigne
Qu’il faut en ce monde qu’il craigne
Le tumulte et le mouvement,

L’homme ivre d’une ombre qui passe
Porte toujours le châtiment
D’avoir voulu changer de place.

L’estate è finita, Emily Dickinson

Sono più miti le mattine
e più scure diventano le noci
e le bacche hanno un viso più rotondo.
La rosa non è più nella città.

L’acero indossa una sciarpa più gaia.
La campagna una gonna scarlatta,
Ed anch’io, per non essere antiquata,
mi metterò un gioiello.

The morns are meeker than they were

The morns are meeker than they were –
The nuts are getting brown –
The berry’s cheek is plumper –
The rose is out of town.

The maple wears a gayer scarf –
The field a scarlet gown –
Lest I sh’d be old-fashioned
I’ll put a trinket on.

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, da “Lettere dal carcere a Munevvér”, Nazim Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

You are my Slavery, you are my Freedom

You are my slavery, you are my freedom,
You are my flesh burning
as the naked flesh of the summer nights.
You are my home
you, with green highlights of your eyes
you, high and victorious.
You are my nostalgia
of knowing how inaccessible
at the very moment when I grab you.

 

L’uomo dagli occhi meravigliosi, Charles Bukowski

Quando eravamo piccoli c’era una casa strana,
gli scuri erano sempre chiusi
non sentivamo voci venire da dentro.
Il giardino era pieno di canne di bambù,
ci divertivamo a giocare tra i bambù.
Fingevamo di essere Tarzan, anche se macava Jane,
C’era un grande stagno con i pesci rossi più grassi del mondo.
Erano pesci addomesticati. salivano in superficie
per prendere dalle nostre mani le briciole di pane.
I nostri genitori ci avevano detto:
“Non avvicinatevi a quella casa.” Naturalmente ci andammo.
Ci chiedevamo se qualcuno ci abitasse
Passavano le settimane, ma non si vedeva nessuno,
un giorno sentimmo una voce provenire dalla casa:
“Maledetta puttana!” Era la voce di un uomo.
Poi la porta di casa si spalancò e l’uomo ne uscì.
Teneva una pinta di whisky nella mano destra.
Avrà avuto trent’anni.
Aveva un sigaro in bocca e la barba non rasata.
i suoi capelli erano ribelli e spettinati
ed era scalzo in cannottiera e pantaloni.
Ma gli occhi erano luminosi, splendevano. E disse:
“Signorini! Spero vi stiate divertendo.”
Poi fece una risatina e tornò nella sua casa.
Ce ne tornammo nel giardino dei miei genitori per riflettere sulla cosa.
Arrivammo alla conclusione che i nostri genitori volevano tenerci lontani da lì,
perchè non volevano che vedessimo un uomo come quello:
un uomo forte dagli occhi meravigliosi.
Si vergognavano di non essere come lui
per questo volevano tenercene alla larga.
Ma noi tornammo a quella casa e alle canne di bambù
e ai pesci addomesticati.
Tornammo tante volte e per molte settimane di seguito,
ma non vedemmo nè sentimmo più quell’uomo.
Gli scuri erano chiusi come sempre e tutto era silenzioso.
Un giorno mentre tornavamo da scuola vedemmo la casa.
Era bruciata, non era rimasto niente.
Solo delle fondamenta fumanti.
Corremmo allo stagno dei pesci rossi e non c’era più l’acqua.
I grassi pesci rossi erano morti.
Tornammo al giardino dei miei a parlarne.
Secondo noi i nostri genitori avevano bruciato la casa
avevano ucciso gli abitanti e avevano ucciso i pesci
perchè era tutto troppo bello.
Avevano bruciato anche la foresta di bambù.
Avevano avuto paura dell’uomo dagli occhi meravigliosi.
Noi cominciammo a temere che per il resto della nostra vita
sarebbero successe cose come queste,
che nessuno avrebbe voluto persone belle come quell’uomo,
che gli altri non lo avrebbero permesso
e che molte persone sarebbero dovute morire.

Testo tratto da: “Nato per rubare le rose – Madrigali da una camera in affitto”

The Man with the Beautiful Eyes

when we were kids
there was a strange house
all the shades were
always
drawn
and we never heard voices
in there
and the yard was full of
bamboo
and we liked to play in
the bamboo
pretend we were
Tarzan
(although there was no
Jane).Continua a leggere…

Nulla mi lega a nulla, Fernando Pessoa

Nulla mi lega a nulla.
Voglio cinquanta cose allo stesso tempo.
Bramo con un’angoscia di fame di carne
quel che non so cosa sia-
definitivamente l’indefinito.
dormo irrequieto e vivo in un irrequieto sognare
Di chi dorme irrequieto, mezzo sognando.

Nada me ata a nada

Nada me ata a nada.
Quiero cincuenta cosas al tiempo.
Con angustia del que tiene hambre de carne anhelo
no sé bien qué:
definidamente lo indefinido…
Duermo inquieto, y vivo en el soñar inquieto
de quien duerme inquieto, a medias soñando.

Lisbon Revisited (1928)
Traducción de José Antonio Llardent

Aria di notturno, Federico Garcia Lorca

Ho tanta paura
delle foglie morte,
paura dei prati
gonfi di rugiada.
Vado a dormire;
se non mi sveglierai
lascerò al tuo fianco
il mio freddo cuore.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Ti cinsi collane
con gemme d’aurora.
Perché mi abbandoni
su questo cammino?
Se vai tanto lontana
il mio uccello piange
e la vigna verde
non darà vino.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amor mio!

Non saprai mai
o mia sfinge di neve,
quanto
t’avrei amata
quei mattini
quando a lungo piove
e sul ramo secco
si disfa il nido.

Che cosa suona
così lontano?
Amore. Il vento sulle vetrate,
amore mio!

Aire de nocturno

Tengo mucho miedo
de las hojas muertas,
miedo de los prados llenos de rocio.
Yo voy a dormirme;
si no me despiertas,
dejaré a tu lado mi corazón frío.

¿Qué es eso que suena
muy lejos?
Amor.
El viento en las vidrieras,
¡amor mío!

Te puse collares
con gemas de aurora.
¿Por qué me abandonas
en este camino?
Si te vas muy lejos,
mi pájaro llora
y la verde viña
no dará su vino.

¿Qué es esto que suena
muy lejos?
Amor.
El viento en las vidrieras,
¡amor mío!

Tú no sabrás nunca,
esfinge de nieve,
lo mucho que yo
te hubiera querido
esas madrugadas
cuando tanto llueve
y en la rama seca
se deshace el nido.

¿Qué es eso que suena
muy lejos?
Amor.
El viento en las vidrieras,
¡amor mío!

Canto d’amore, da “Neue Gedichte”, Rainer Maria Rilke

Come potrei trattenerla in me,
la mia anima, che la tua non sfiori;
come levarla oltre te, all’infinito?
Potessi nasconderla in un angolo
sperduto nelle tenebre;
un estraneo rifugio silenzioso
che non seguiti a vibrare
se vibra il tuo profondo.
Ma tutto quello che ci tocca, te
e me insieme
ci tende come un arco
che da due corde un suono solo rende
Su quale strumento siamo tesi,
e quale grande musicista ci tiene nella mano?
O dolce canto.

Liebes-lied

Wie soll ich meine Seele halten, daß
sie nicht an deine rührt? Wie soll ich sie
hinheben über dich zu andern Dingen?
Ach gerne möcht ich sie bei irgendwas
Verlorenem im Dunkel unterbringen
an einer fremden stillen Stelle, die
nicht weiterschwingt,wenn deineTiefen schwingen.
Doch alles, was uns anrührt, dich und mich,
nimmt uns zusammen wie ein Bogenstrich,
der aus zwei Saiten eine Stimme zieht.
Auf welches Instrument sind wir gespannt?
Und welcher Spieler hat uns in der Hand?
O süßes Lied.

Legami -potrò ancora cantare -, Emily Dickinson

Legami – potrò ancora cantare –
Scacciami – il mio mandolino
Risuonerà sincero, dentro –

Uccidimi – e la mia Anima salirà
Inneggiando in Paradiso –
Ancora tua –

Bind me – I still can sing –

Bind me – I still can sing –
Banish – my mandolin
Strikes true, within –

Slay – and my Soul shall rise
Chanting to Paradise –
Still thine –