Lo sforzo, da “Balistica”, Billy Collins

C’è nessuno che voglia unirsi a me
nel lanciare alcuni sassi verso
quegli insegnanti che amano porre la domanda:
“Che cosa sta cercando di dire il poeta?”

come se Thomas Hardy e Emily Dickinson
si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito:
disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano,
con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea.

Sì, sembra che Whitman, Amy Lowell
e tutti gli altri potessero solo tentare e fallire,
ma noi nella classe di Inglese della terza ora della prof Parker
qui al Liceo di Springfield ce la faremo

con l’aiuto di questi questionari di comprensione
a dire quel che il povero poeta non riusciva a dire,
e faremo tutto questo prima
dell’orgia dell’insalata di uova e tonno nota come pranzo.

Stasera, tuttavia, io sono quello che cerca
di dire che cosa significa questa assenza,
noi due che dormiamo e ci svegliamo sotto due diversi tetti.
L’immagine di questo vaso di fiori recisi,

non del nostro giardino, non aiuta.
E lo stesso vale per quel piatto singolo,
la lampada solitaria, e il tempo là fuori che preme il volto
contro queste finestre nuove, la pioggia leggera e il gelo del mattino.

E allora lascerò che sia la prof Parker,
che sta picchiettando con un gesso la lavagna,
e i suoi studenti – alcuni con la mano alzata,
altri trasandati con i loro cappellini portati a rovescio –

a capire quel che sto cercando di dire
su questo posto in cui mi trovo
e di farlo prima che suoni la campanella di mezzogiorno
e sia sguinzagliato il tornado di polpette di carne.

(Trad. di Franco Nasi)

 

The Effort

Would anyone care to join me
in flicking a few pebbles in the direction
of teachers who are fond of asking the question:
“What is the poet trying to say?”

as if Thomas Hardy and Emily Dickinson
had struggled but ultimately failed in their efforts—
inarticulate wretches that they were,
biting their pens and staring out the window for a clue.

Yes, it seems that Whitman, Amy Lowell
and the rest could only try and fail
but we in Mrs. Parker’s third-period English class
here at Springfield High will succeed

with the help of these study questions
in saying what the poor poet could not,
and we will get all this done before
that orgy of egg salad and tuna fish known as lunch.

Tonight, however, I am the one trying
to say what it is this absence means,
the two of us sleeping and waking under different roofs.
The image of this vase of cut flowers,

not from our garden, is no help.
And the same goes for the single plate,
the solitary lamp, and the weather that presses its face
against these new windows–the drizzle and the
morning frost.

So I will leave it up to Mrs. Parker,
who is tapping a piece of chalk against the blackboard,
and her students—a few with their hands up,
others slouching with their caps on backwards—

to figure out what it is I am trying to say
about this place where I find myself
and to do it before the noon bell rings
and that whirlwind of meatloaf is unleashed.

 

 

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