Ricorda, corpo…, Konstantinos Kavafis

Ricorda non solo quando fosti amato, corpo,
non solo i letti sopra cui giacesti
ma anche quei desideri che per te
brillavano negli occhi apertamente,
tremavano nella voce – resi vani
da qualche impedimento casuale.
Ora che tutto è parte del passato,
è come se ti fossi concesso
anche a quei desideri – ricordali brillare
negli occhi volti verso te,
tremare nella voce, per te, ricorda, corpo.

Da “La memoria e la passione” a cura di Filippomaria Pontani

Body, Remember

Body, remember not only how much you were loved,
not only the beds you lay on,
but also those desires that glowed openly
in eyes that looked at you,
trembled for you in the voices—
only some chance obstacle frustrated them.
Now that it’s all finally in the past,
it seems almost as if you gave yourself
to those desires too—how they glowed,
remember, in eyes that looked at you,
remember, body, how they trembled for you in those voices.

(Translation by Edmund Keeley and Philip Sherrard)

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Sergei Polunin performing Moonlight Sonata in Japan, Otobutai Festival, September 2019

Monotonia, Konstantinos Kavafis

A un giorno monotono ne segue
un altro monotono, identico. Accadranno
le stesse cose, riaccadranno di nuovo –
gli stessi istanti ci trovano e ci abbandonano.

Un mese passa e porta un altro mese.
I fatti che avverranno si intuiscono facilmente:
sono gli stessi noiosi fatti di ieri.
E il domani finisce per non sembrare più domani.

Monotony

O these monotonous days — the weary train
of days that are alike, monotonous.
The same things will befall, — be yet again;
the like hours find us and abandon us.

Month follows when the month has passed away.
The things now coming can be told before:
they are those tiresome things of yesterday:
and the morrow seems not the morrow any more.

(Poems by C. P. Cavafy. Translated, from the Greek, by J. C. Cavafy. Ikaros, 2003)

Mura, Konstantinos Kavafis

Senza riguardo senza pudore né pietà,
m’hanno fabbricato intorno erte, solide mura.

E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.

Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!

Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

Walls

Without reflection, without mercy, without shame,
they built strong walls and high, and compassed me about.

And now I sit here and consider and despair.

My brain is worn with meditating on my fate:
I had outside so many things to terminate.

Oh! why when they were building did I not beware!

But never a sound of building, never an echo came.
Out of the world, insensibly, they shut me out.

(Translated by John Cavafy)

Giura, Konstantinos Kavafis

Giura ogni tanto di volere cominciare una vita migliore.
Ma quando giunge la notte con i suoi consigli,
con i suoi compromessi, le sue lusinghe:
ma quando giunge la notte con l’impeto
del corpo che anela e reclama, allora
perdutamente ritorna a quella stessa gioia fatale.

He swears

He swears every now and then to begin a better life.
But when night comes with its own counsel,
its own compromises and prospects –
when night comes with its own power
of a body that needs and demands,
he goes back, lost, to the same fatal pleasure.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

Ho portato all’arte, Konstantinos Kavafis

Seduto, sto fantasticando. Desideri e sensazioni
ho portato all’Arte – volti appena intravisti,
tratti accennati: e incerte memorie
d’amori impossibili. Mi affido ad Essa.
Sa raffigurare la Forma della Bellezza:
e riempie quasi inavvertitamente la vita intera
unisce le sensazioni, annoda i giorni.

I’ve Brought to Art

I sit in a mood of reverie.
I brought to Art desires and sensations:
things half-glimpsed,
faces or lines, certain indistinct memories
of unfulfilled love affairs. Let me submit to Art:
Art knows how to shape forms of Beauty,
almost imperceptibly completing life,
blending impressions, blending day with day.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

Le finestre, Konstantinos Kavafis

In queste tenebrose camere, dove vivo
giorni grevi, di qua di là m’aggiro
per trovare finestre (sarà
scampo se una finestra s’apre). Ma
finestre non si trovano, o non so
trovarle. Meglio non trovarle forse.
Forse sarà la luce altra tortura.
Chi sa che cose nuove mostrerà.

The Windows

In these dark rooms my days are burdensome;
and restlessly I wander to and fro
seeking the windows. — For relief will come
if one of them wide open I should throw. —
But none is to be found, or I explore
incapably. And, haply, better so.
Perhaps the light will be one trouble more.
Who knows what novel things the light will show.

(Translated by John Cavafy)

Che fece… il gran rifiuto, Konstantinos Kavafis

Arriva per taluni un giorno, un’ora
in cui devono dire il grande Sì
o il grande No. Subito appare chi
ha pronto il Sì: lo dice, e sale ancora

nella propria certezza e nella stima.
Chi negò non si pente. Ancora No,
se richiesto, direbbe. Eppure il No,
il giusto No, per sempre lo rovina.

(Trad. F.M. Pontani)

Che fece… il gran rifiuto

For some people the day comes
when they have to declare the great Yes
or the great No. It’s clear at once who has the Yes
ready within him; and saying it,

he goes forward in honor and self-assurance.
He who refuses does not repent. Asked again,
he would still say no. Yet that no—the right no—
undermines him all his life.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

 

Andai, Konstantinos Kavafis

Non conobbi legami. Allo sbaraglio, andai.
A godimenti, ora reali e ora
turbinanti nell’anima,
andai, dentro la notte illuminata.
Mi abbeverai dei più gagliardi vini,
quali bevono i prodi del piacere.

I Went

I brooked no bonds. I threw off all restraint,
and went. Toward enjoyments that were half
real — half ruminations of my brain,
into the illuminated night I went.
And of strong wines I drank boldly, as drink
they who seek after pleasure and are brave.

(Translated by John Cavafy)

Mezz’ora, da “Un’ombra fuggitiva di piacere”, Konstantinos Kavafis

Non ti ebbi, né mai ti avrò, suppongo.
Qualche frase, un accostamento
come l’altr’ieri al bar, nient’altro.
È un peccato, non dico. Ma noi dediti all’Arte
con la tensione della mente a volte – e, ovvio,
solo per breve tempo – creiamo una voluttà
che sembra quasi materiale.
Così l’altr’ieri al bar – grazie anche all’alcol
e al suo aiuto grande e pietoso –
ebbi mezz’ora di perfetto amore.
Credo che te ne sia accorto anche tu,
che sia rimasto un po’ più a lungo apposta.
Ne avevo gran bisogno. Che malgrado
tutta la fantasia e la magia dell’alcol
mi occorreva guardare le tue labbra
mi occorreva avere accanto il tuo corpo.

Half An Hour

I never had you, nor I suppose
will I ever have you. A few words, an approach,
as in the bar the other day—nothing more.
It’s sad, I admit. But we who serve Art,
sometimes with the mind’s intensity,
can create—but of course only for a short time—
pleasure that seems almost physical.
That’s how in the bar the other day—
mercifully helped by alcohol—
I had half an hour that was totally erotic.
And I think you understood this
and stayed slightly longer on purpose.
That was very necessary. Because
with all the imagination, with all the magic alcohol,
I needed to see your lips as well,
needed your body near me.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

Cose finite, Konstantinos Kavafis

Stretti tra la paura e i sospetti,
la mente frastornata, gli occhi terrorizzati,
ci consumiamo progettando il modo
di scongiurare il pericolo scontato,
tremendo che ci minaccia.
ma è un errore: il rischio non è in strada;
erano falsi i messaggi
(non li abbiamo ascoltati o capiti bene).
Un’altra sventura, che non ci immaginiamo,
improvvisa e violenta piomba su di noi,
e impreparati – senza più tempo – ci travolge.

(Traduzione di Nicola Crocetti)

Things Ended

Possessed by fear and suspicion,
mind agitated, eyes alarmed,
we desperately invent ways out,
plan how to avoid the inevitable
danger that threatens us so terribly.
Yet we’re mistaken, that’s not the danger ahead:
the information was false
(or we didn’t hear it, or didn’t get it right).
Another disaster, one we never imagined,
suddenly, violently, descends upon us,
and finding us unprepared—there’s no time left—
sweeps us away.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)