Spesso i boschi sono rosa, Emily Dickinson

Spesso i boschi sono rosa –
spesso sono bruni.
Spesso le colline si spogliano
alle spalle del mio paese.
Sovente è coronata una testa
che altre volte ho visto –
altrettanto sovente una nicchia
dove di solito stava –
E la Terra – mi dicono –
ha compiuto un altro giro sull’asse!
Magnifica rotazione
e che bastino in dodici a farla!

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

La descrizione del ciclo della natura come “prodigiosa rotazione” che ha bisogno soltanto dei suoi dodici mesi per compiersi ogni volta. I versi 5-8 si riferiscono probabilmente alla fioritura, che corona le teste di fiori, o anche di rami o alberi, e al suo contrario, a quel recesso spoglio dove le stesse cose risiedono, come se fossero nascoste, nei mesi invernali. (G. Ierolli)

Frequently the woods are pink

Frequently the woods are pink –
Frequently are brown.
Frequently the hills undress
Behind my native town.
Oft a head is crested
I was wont to see –
And as oft a cranny
Where it used to be –
And the Earth – they tell me –
On it’s axis turned!
Wonderful Rotation!
By but twelve performed!

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Rea Garvey – Beautiful Life

Messenger, from “Thirst” (2005), Mary Oliver

My work is loving the world.
Here the sunflowers, there the hummingbird—
equal seekers of sweetness.
Here the quickening yeast; there the blue plums.
Here the clam deep in the speckled sand.

Are my boots old? Is my coat torn?
Am I no longer young, and still half-perfect? Let me
keep my mind on what matters,
which is my work,

which is mostly standing still and learning to be
astonished.
The phoebe, the delphinium.
The sheep in the pasture, and the pasture.
Which is mostly rejoicing, since all the ingredients are here,

which is gratitude, to be given a mind and a heart
and these body-clothes,
a mouth with which to give shouts of joy
to the moth and the wren, to the sleepy dug-up clam,
telling them all, over and over, how it is
that we live forever.

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River Flows In You: Lindsey Stirling and Debi Johanson

Alicante, da “Poesie” (1970), Jacques Prévert

Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.

(Traduzione di Gian Domenico Giagni)

Alicante

Une orange sur la table
Ta robe sur le tapis
Et toi dans mon lit
Doux présent du présent
Fraîcheur de la nuit
Chaleur de ma vie.

Alicante

An orange on the table
Your dress on the rug
And you in my bed
Sweet gift of the present
Freshness of the night
Warmth of my life.

(Translated by Alastair Campbell)

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HYMNE À L’AMOUR – Édith Piaf/Marguerite Monnot – Paris Tour Eiffel – Gautier Capuçon, cello

Il lavoro della mano, da “Oficio de paciencia” (1994), Eugénio De Andrade

Comincio a rendermi conto: la mano
che scrive i versi
è invecchiata. Ha cessato di amare la sabbia
delle dune, i pomeriggi di pioggia
sottile, la rugiada mattutina
dei cardi. Ora preferisce le sillabe
della sua angoscia.
Ha sempre lavorato più della sorella,
un po’ viziata, un po’
pigra, più bella.
A lei è toccato sempre
il compito più duro: seminare, raccogliere,
cucire, strofinare. Ma anche
accarezzare, certo. L’esigenza,
il rigore, hanno finito per stancarla.
La fine non puô tardare: speriamo
tenga conto della sua nobiltà.

(Traduzione di Emma Scoles)

Os trabalhos da mâo

Começo a dar-me conta: a mâo
que escreve os versos
envelheceu. Deixou de amar as areias
das dunas, as tardes de chuva
miúda, o orvalho matinal
dos cardos. Préfère agora as sílabas
da sua afliçào.
Sempre trabalhou mais que sua irmà,
um pouco mimada, um pouco
preguiçosa, mais bonita.
A si coube sempre
a tarefa mais dura: semear, colher,
coser, esfregar. Mas tamben
acariciar, é certo. A exigencia,
o rigor, acabaram por fatigá-la.
O fim nao pode tardar: oxalá
tenha em conta a sua nobreza.

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Maksim performing Beyond Rangoon live at Great Hall of the People, Beijing

I piedi di chi verso casa cammina, Emily Dickinson

I piedi di chi verso casa cammina
vanno più allegri nei sandali –
il croco – finché non spunta –
vassallo della neve –
le labbra all’alleluia
fecero anni di pratica
finché poi questi rematori
camminarono cantando sulla terraferma.

Le perle sono gli spiccioli dei tuffatori
che essi dal mare estorcono –
le piume – la carrozza del serafino
un tempo pedone – come noi –
la notte è la tela del mattino
latrocino – legato –
la morte solo la nostra attenzione rapita
all’immortalità.

Le mie cifre non sanno dirmi
quanto disti il villaggio –
i cui contadini sono gli angeli –
i cui cantoni trapuntano i cieli –
I miei classici si velano la faccia –
la mia fede adora il buio –
che dalle sue solenni abbazie
tale resurrezione riversa.

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

Nota del traduttore: La consapevolezza del paradiso colma la vita di gioia, anche se esso rimane misterioso. Le immagini si affollano come nelle prove giovanili di E.D., ma essa evoca già un sentimento di esaltazione, e abilmente nella strofa III introduce se stessa e la sua ricerca, incertezza e certezza.

The Feet of People Walking Home

The feet of people walking home
With gayer sandals go –
The Crocus – till she rises
The Vassal of the snow –
The lips at Hallelujah
Long years of practise bore
Till bye and bye these Bargemen
Walked singing on the shore.

Pearls are the Diver’s farthings
Extorted from the sea –
Pinions – the Seraph’s wagon
Pedestrian once – as we –
Night is the morning’s Canvas
Larceny – legacy –
Death, but our rapt attention
To Immortality.

My figures fail to tell me
How far the village lies –
Whose peasants are the angels –
Whose Cantons dot the skies –
My Classics vail their faces –
My faith that Dark adores –
Which from it’s solemn abbeys
Such resurrection pours.

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Martynas Levickis performing Prelude from Cello Suite No. 1 in G Major, BWV 1007 by Johann Sebastian Bach. Cathedral Square, Vilnius 12.04.2020