I traduttori, Juan Vicente Piqueras

Sono una tribù strana dispersa per il mondo
perché spostano il mondo.
Portano mondi da una lingua all’altra.
Ecco il loro mestiere.

Fanno nevicare in arabo,
cambiano il nome al mare,
portano cammelli dal Sahara in Svezia,
fanno sì che don Chisciotte cavalchi Ronzinante
dalla Mancha alla Manciuria.
Fanno cose strane, pressappoco impossibili.
Dicono nella propria lingua
cose che mai quella lingua aveva detto prima,
cose che nemmeno sapeva di poter dire.

Sono nati da un crollo, accaduto a Babele,
e da un sogno: che un giorno
le anime oggi agli antipodi,
si conoscano, si capiscano e si amino.

Sono una tribù muta:
danno la loro voce ad altre voci.
Sono diventati invisibili a forza d’umiltà.
Per secoli il loro lavoro fu anonimo.
Loro che vivono di nomi e tra i nomi,
non avevano un nome.

Nella liturgia della letteratura
vengono trattati come chierichetti.
Sono invece pontefici: quelli che tendono i ponti
tra le isole di lingue lontane, quelli che sanno
che tutte le lingue sono straniere,
che tutto tra noi è traduzione.
Sono una tribù strana sparsa per il mondo
perché stanno spostando il mondo,
perché stanno salvando il mondo.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Los traductores

a Borges, y a los traductores que no traicionan

Son una tribu extraña dispersa por el mundo
porque mudan el mundo.
Trasladan mundos de una lengua a otra.
Ése es su oficio.

Hacen nevar en árabe,
cambian el nombre al mar,
llevan camellos del Sahara a Suecia,
hacen que don Quijote cabalgue a Rocinante
de La Mancha a Manchuria.
Hacen cosas extrañas, casi casi imposibles.
Dicen en su lengua cosas
que jamás esa lengua había dicho antes,
cosas que no sabía que pudiera decir.

Nacieron de un derrumbe, ocurrido en Babel,
y de un sueño: que un día
las almas hoy antípodas
se conozcan, se entiendan y se amen.

Son una tribu muda:
dan su voz a otras voces.
Se hicieron invisibles a fuerza de humildad.
Durante siglos su labor fue anónima.
Ellos, que viven de nombres y entre nombres,
no tenían un nombre.

En la liturgia de la literatura
son tratados como los monaguillos.
En cambio son pontífices: los que tienden los puentes
entre las islas de lenguas lejanas, los que saben
que todas las lenguas son extranjeras,
que entre nosotros todo es traducción.
Son una tribu extraña dispersa por el mundo
porque están mudando el mundo,
porque están salvando el mundo.

Translators

to Borges and to the translators who are not traitors

They are a strange tribe found throughout the world
because they move the world.
They transport worlds from one language to another.
That’s their craft.
They make it snow in Arabic,
change the sea’s name,
bring camels
to Sweden,
make Don Quixote ride Rocinante
from La Mancha to Manchuria.
They do strange, nearly impossible things.
They say things in their own language
which that language had never said before,
things it didn’t even know it could say.
They were born out of cataclysm, the Tower of Babel,
and from a dream: that souls
living at the antipodes
might know and understand and love one another.
They are a mute tribe:
they lend their voice to other voices.
They’ve become invisible owing to humility.
For centuries they were also anonymous.
They, who live by names and with names,
did not have a name.
In the liturgy of literature
they are often treated like altar boys.
Instead they are true pontiffs: those who build bridges
between islands of far-flung languages, who know
that all languages are foreign,
that everything between us is translation.
They are a strange tribe found throughout the world
because they are moving the world,
because they are saving the world.

(Translated by Anne Milano Appel)

5 pensieri su “I traduttori, Juan Vicente Piqueras

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