La fiamma, da “Dalla vita degli oggetti” (2012), Adam Zagajewski

Signore Iddio, dacci un lungo inverno,
una musica sommessa, labbra pazienti,
e un po’ d’orgoglio – prima
che finisca il nostro tempo.
Dacci la meraviglia
e una fiamma, alta, chiara.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

A Flame

God, give us a long winter
and quiet music, and patient mouths,
and a little pride — before
our age ends.
Give us astonishment
and a flame, high, bright.

(Translated from Polish by Clare Cavanagh)

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David Garrett with Julien Quentin performing in Mexico City at the Palacio de Bellas Artes. Recital Concert excerpt from Henryk Wieniawski Polonaise D-major op. 4 – February 2017

Ho lasciato tutto per te, da “Roma, pericolo per i viandanti” (2000), Rafael Alberti

Lasciai per te i miei boschi, la tradita
fila d’ alberi, i cani vigilanti,
e gli anni dell’ esilio più importanti
fino a quasi l’ inverno della vita.

Lasciai un sussulto, lasciai un tremolio,
un fulgore di fuochi non smorzati,
e l’ ombra mia lasciai nei disperati
occhi che sanguinavano all’addio.

Lasciai colombe tristi accanto al rio,
cavalli sotto il sole delle arene,
senza odore del mar, senza vederti.

Lasciai per te tutto ciò che era mio.
Dammi tu, Roma, in cambio delle pene
tutto ciò che ho lasciato per averti.

(Traduzione di Vittorio Bodini)

Lo que dejé por ti

Dejé por ti mis bosques, mi perdida
arboleda, mis perros desvelados,
mis capitales años desterrados
hasta casi el invierno de la vida.

Dejé un temblor, dejé una sacudida,
un resplandor de fuegos no apagados,
dejé mi sombra en los desesperados
ojos sangrantes de la despedida.

Dejé palomas tristes junto a un río,
caballos sobre el sol de las arenas,
dejé de oler la mar, dejé de verte.

Dejé por ti todo lo que era mío.
Dame tú, Roma, a cambio de mis penas,
tanto como dejé para tenerte.

Più fredda l’aria, da “Miracolo a colazione” (2005), Elizabeth Bishop

Dobbiamo ammirare la perfetta mira
di quest’aria d’inverno, cacciatrice provetta
la cui arma spianata non ha bisogno di mirino,
se non fosse che, lontano o vicino,
la sua preda è sicura, il colpo netto.
L’infimo tra di noi è così che tira.

Per ridurre il margine d’errore
sono ferme le barche e di gesso gli uccelli;
la galleria dell’aria coincide
con quella angusta che il suo sguardo incide.
Il centro del bersaglio, la pupilla,
collima con la mira e con l’ardore.

Ha il tempo in tasca, col suo ticchettio
segna il passo su un attimo. Non cura
momento e circostanze, lei, ha invocato
l’atmosfera per questo risultato.
( E l’orologio chiude l’avventura
tra ruote, foglie e nubi a scampanio).

(Traduzione it. Damiano Abeni, Riccardo Duranti, Ottavio Fatica)

The Colder The Air

We must admire her perfect aim,
this huntress of the winter air
whose level weapon needs no sight,
if it were not that everywhere
her game is sure, her shot is right.
The least of us could do the same.

The chalky birds or boats stand still,
reducing her conditions of chance;
air’s gallery marks identically
the narrow gallery of her glance.
The target-center in her eye
is equally her aim and will.

Time’s in her pocket, ticking loud
on one stalled second. She’ll consult
not time nor circumstance. She calls
on atmosphere for her result.
(It is this clock that later falls
in wheels and chimes of leaf and cloud.)

Il ramo rubato, da “Los versos del Capitán”, Pablo Neruda

Nella notte entreremo
a rubare
un ramo fiorito.

Passeremo il muro,
nelle tenebre del giardino altrui,
due ombre nell’ombra.

Ancora non se n’é andato l’inverno,
e il melo appare
trasformato d’improvviso
in cascata di stelle odorose.
Nella notte entreremo
fino al suo tremulo firmamento,
e le tue piccole mani e le mie
ruberanno le stelle.

E cautamente
nella nostra casa,
nella notte e nell’ombra,
entrerà con i tuoi passi
il silenzioso passo del profumo
e con i piedi stellati
il corpo chiaro della Primavera.

La rama robada

En la noche entraremos
a robar
una rama florida.

Pasaremos el muro,
en las tinieblas del jardín ajeno,
dos sombras en la sombra.

Aún no se fue el invierno,
y el manzano aparece
convertido de pronto
en cascada de estrellas olorosas.
En la noche entraremos
hasta su tembloroso firmamento,
y tus pequeñas manos y las mías
robarán las estrellas.

Y sigilosamente,
a nuestra casa,
en la noche y en la sombra,
entrará con tus pasos
el silencioso paso del perfume
y con pies estrellados
el cuerpo claro de la primavera.

The Stolen Branch

In the night we shall go in
to steal
a flowering branch.

We shall climb over the wall
in the darkness of the alien garden,
two shadows in the shadow.

Winter is not yet gone,
and the apple tree appears
suddenly changed
into a cascade of fragrant stars.

In the night we shall go in
up to its trembling firmament,
and your little hands and mine
will steal the stars.

And silently,
to our house,
in the night and the shadow,
with your steps will enter
perfume’s silent step
and with starry feet
the clear body of spring.

Giorno di dicembre, Sara Teasdale

L’alba ha acceso il suo cuscino viola
– E tardi, tardi è arrivato il giorno d’inverno,
la neve era curva fino ai rami del salice.
– Il mondo senza sole era bianco e grigio.

A mezzogiorno abbiamo sentito una ghiandaia azzurra gracchiare,
– Alle cinque si era persa l’ultima fievole luce
Da finestre coperte di neve che sorreggevano debolmente
– La piumata filigrana di brina.

December Day

Dawn turned on her purple pillow
— And late, late came the winter day,
Snow was curved to the boughs of the willow.
— The sunless world was white and grey.

At noon we heard a blue-jay scolding,
— At five the last thin light was lost
From snow-banked windows faintly holding
— The feathery filigree of frost.

Inverno, da “Jardin de invierno”, Pablo Neruda

Giunge l’inverno. Splendido dettato
mi dan le foglie lente
vestite di giallo e di silenzio.

Sono un libro di neve,
una mano spaziosa, una prateria,
un circolo che attende,
appartengo alla terra e al suo inverno.

Crebbe il rumor del mondo nel fogliame,
arse poi il frumento costellato
di fiori rossi come scottature,
quindi venne l’autunno a stabilire
la scrittura del vino:
tutto passò, fu cielo passeggero
la coppa dell’estate,
e si spense la nube navigante.

Ho atteso sul balcone così funebre,
come ieri con l’edera della mia infanzia,
che la terra distendesse
le sue ali sul mio amore disabitato.

Ho saputo che la rosa sarebbe caduta
e che il nocciolo della pesca transitoria
sarebbe tornato a dormire e a germinare:
mi sono inebriato con la coppa dell’aria
fino a che tutto il mare divenne notturno
e il rosso delle nubi fu cenere.

La terra vive ora
tranquillizzando il suo interrogatorio,
distesa la pelle del suo silenzio.
Io torno a essere ora
il taciturno che venne da lontano
avvolto di pioggia fredda e di campane:
debbo alla morte pura della terra
la volontà delle mie germinazioni.

Jardín de invierno

Llega el invierno. Espléndido dictado
me dan las lentas hojas
vestidas de silencio y amarillo.

Soy un libro de nieve,
una espaciosa mano, una pradera,
un círculo que espera,
pertenezco a la tierra y a su invierno.

Creció el rumor del mundo en el follaje,
ardió después el trigo constelado
por flores rojas como quemaduras,
luego llegó el otoño a establecer
la escritura del vino:
todo pasó, fue cielo pasajero
la copa del estío,
y se apagó la nube navegante.

Yo esperé en el balcón tan enlutado,
como ayer con las yedras de mi infancia,
que la tierra extendiera
sus alas en mi amor deshabitado.

Yo supe que la rosa caería
y el hueso del durazno transitorio
volvería a dormir y a germinar:
y me embriagué con la copa del aire
hasta que todo el mar se hizo nocturno
y el arrebol se convirtió en ceniza.

La tierra vive ahora
tranquilizando su interrogatorio,
extendida la piel de su silencio.

Yo vuelvo a ser ahora
el taciturno que llegó de lejos
envuelto en lluvia fría y en campanas:
debo a la muerte pura de la tierra
la voluntad de mis germinaciones.

Winter Garden

The winter comes. Splendid dictation
the slow leaves give me
dressed in silence and yellow.

I am a book of snow
a spacious hand, a meadow,
a circle that waits,
I belong to the earth and to its’ winter.

It grew the rumor of the world in the foliage,
then it burned the starry wheat
by red flowers like burns
then came the autumn to establish
the writing of the wine:
everything passed, was sky passenger
the cup of the summer
and it extinguished the cloud navigator.

I waited on the balcony very in mourning,
like yesterday with the ivies of my infancy,
that the earth extended
its wings in my uninhabited love.

I knew that the rose would fall
and the bone of the transitory peach
I would go back to sleep and to germinate:
and me drunk with the cup of air
until all the sea became night
and the glow turned into ash.

The earth lives now
reassuring its interrogation
outstretched the skin of its silence.

I return to being now
the taciturn one who came from far
wrapped in cold rain and in bells:
I owe to the pure death of the land
the will of my seedlings.

(English translation by Thayne Tuason, 2013)

Autunno, Phyllis Babcock

Autunno spazzola lentamente i propri capelli
lasciando i colori gloriosi
scorrere dolcemente verso la terra sottostante.
Sfoggiando colori vivaci,
in contrasto con l’abito verde dell’estate.
Surclassando la rigidità,
del cappotto bianco dell’inverno.
Autunno compara le mutevoli
sfumature della primavera al proprio declino.
Sospirando, fine di un’altra stagione.
Lei mette via la sua spazzola
appena il gelo tocca le sue estremità.

(Traduzione di Alessandra Marchesi)

Autumn’s Season

Autumn brushes her hair slowly
letting the glorious colors
flow gently to the Earth below.
Showing off vibrant colors,
in contrast to summer’s green dress.
Outdoing the starkness,
of winter’s white coat.
Autumn compares the mutable
shades of spring to her fall.
Giving a sigh, end of another season.
She packs her brush
as frost touches her tips.

Chiedo silenzio, Pablo Neruda

Ora, lasciatemi tranquillo.
Ora, abituatevi senza di me.

Io chiuderò gli occhi

E voglio solo cinque cose,
cinque radici preferite.

Una è l’amore senza fine.

La seconda è vedere l’autunno.
Non posso vivere senza che le foglie
volino e tornino alla terra.

La terza è il grave inverno,
la pioggia che ho amato, la carezza
del fuoco nel freddo silvestre.

La quarta cosa è l’estate
rotonda come un’anguria.

La quinta cosa sono i tuoi occhi.

Matilde mia, beneamata,
non voglio dormire senza i tuoi occhi,
non voglio esistere senza che tu mi guardi:
io muto la primavera
perché tu continui a guardarmi.

Amici, questo è ciò che voglio.
E’ quasi nulla e quasi tutto.

Ora se volete andatevene.

Ho vissuto tanto che un giorno
dovrete per forza dimenticarmi,
cancellandomi dalla lavagna:
il mio cuore è stato interminabile.

Ma perché chiedo silenzio
non crediate che io muoia:
mi accade tutto il contrario:
accade che sto per vivere.

Accade che sono e che continuo.

Non sarà dunque che dentro
di me cresceran cereali,
prima i garni che rompono
la terra per vedere la luce,
ma la madre terra è oscura:
e dentro di me sono oscuro:
sono come un pozzo nelle cui acque
la notte lascia le sue stelle
e sola prosegue per i campi.

E’ che son vissuto tanto
e che altrettanto voglio vivere.

Mai mi son sentito sé sonoro,
mai ho avuto tanti baci.

Ora, come sempre, è presto.
La luce vola con le sue api.

Lasciatemi solo con il giorno.
Chiedo il permesso di nascere.

Pido silencio

Ahora me dejen tranquilo.
Ahora se acostumbren sin mí.Continua a leggere…