Per venerare i semplici giorni Che portano via le stagioni – Bisogna solo ricordare Che da te o da me, Possono prendere quell’inezia Detta mortalità!
Per ammantare l’esistenza di un’aria solenne – Bisogna solo ricordare Che la Ghianda là È l’uovo della foresta Per l’Aria più in alto!
(Traduzione di Giuseppe Ierolli)
NdT: L’intreccio fra l’esistenza umana e la natura è descritto in due strofe parallele: nella prima è la natura che assume connotati mortali, in quanto segue il suo corso insieme a noi; nella seconda, la nostra esistenza viene ammantata di solennità dal nostro essere parte del ciclo naturale, come se fossimo la ghianda che, nella sua minuta semplicità, è comunque capace di essere il germoglio iniziale di una foresta, che troverà il suo rigoglio finale in un cielo per ora troppo alto per essere raggiunto dai nostri occhi.
To venerate the simple days
To venerate the simple days Which lead the seasons by – Needs but to remember That from you or I, They may take the trifle Termed mortality!
To invest existence with a stately air – Needs but to remember That the Acorn there Is the egg of forest For the upper Air!
Les Indes galantes, RCT 44, Nouvelle entrée, Les sauvages, Scène VI: Rondeau – Duo et choeur “Forêts paisibles” · Teodor Currentzis · Jean-Philippe Rameau
Talvolta con il Cuore Raramente con l’anima Ancora meno con la forza Pochi – amano davvero
(Traduzione di Giuseppe Ierolli)
NdT: Inusuale la scelta di questa gradazione di amori: il cuore, che sembrerebbe il candidato più ovvio per l’amore vero e, perciò, più raro, è messo al primo posto in ordine di frequenza: un tipo d’amore che non è raro incontrare. Poi viene l’anima e solo per ultima, la più rara, quella “forza” (ma anche energia, vigore) che credo si debba leggere come intensità, totalità di un sentimento che coinvolge tutto il nostro essere.
Sometimes with the Heart
Sometimes with the Heart Seldom with the Soul Scarcer once with the Might Few – love at all
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Helene Fischer – Nur mit Dir (Live von der Stadion-Tour / 2019 / Akustik Version)
La Grazia – che Io – non potei ottenere – Concedi al Mio fiore – Non altro che il rifrangersi di un Volto – Perché Io – vivo in Lui –
(Traduzione di Giuseppe Ierolli)
Nota del traduttore: Probabilmente accompagnava un fiore, che porta con sé molto di più di quanto un fiore sia solito portare: il rifrangersi del volto di chi chiede per il dono quella grazia non avuta per sé. E lo sguardo che chi lo riceve darà a questo fiore, sarà uno sguardo dato anche a me che lo dono, perché io abito in lui. Nel terzo verso ED non usa “face” ma “countenance”, che ha però frequentemente il significato di “lineamenti del viso” (nel Webster: “appearance of the face”).
The Grace—Myself—might not obtain
The Grace—Myself—might not obtain— Confer upon My flower— Refracted but a Countenance— For I—inhabit Her—
Spesso i boschi sono rosa – spesso sono bruni. Spesso le colline si spogliano alle spalle del mio paese. Sovente è coronata una testa che altre volte ho visto – altrettanto sovente una nicchia dove di solito stava – E la Terra – mi dicono – ha compiuto un altro giro sull’asse! Magnifica rotazione e che bastino in dodici a farla!
(Traduzione di Massimo Bacigalupo)
La descrizione del ciclo della natura come “prodigiosa rotazione” che ha bisogno soltanto dei suoi dodici mesi per compiersi ogni volta. I versi 5-8 si riferiscono probabilmente alla fioritura, che corona le teste di fiori, o anche di rami o alberi, e al suo contrario, a quel recesso spoglio dove le stesse cose risiedono, come se fossero nascoste, nei mesi invernali. (G. Ierolli)
Frequently the woods are pink
Frequently the woods are pink – Frequently are brown. Frequently the hills undress Behind my native town. Oft a head is crested I was wont to see – And as oft a cranny Where it used to be – And the Earth – they tell me – On it’s axis turned! Wonderful Rotation! By but twelve performed!
I piedi di chi verso casa cammina vanno più allegri nei sandali – il croco – finché non spunta – vassallo della neve – le labbra all’alleluia fecero anni di pratica finché poi questi rematori camminarono cantando sulla terraferma.
Le perle sono gli spiccioli dei tuffatori che essi dal mare estorcono – le piume – la carrozza del serafino un tempo pedone – come noi – la notte è la tela del mattino latrocino – legato – la morte solo la nostra attenzione rapita all’immortalità.
Le mie cifre non sanno dirmi quanto disti il villaggio – i cui contadini sono gli angeli – i cui cantoni trapuntano i cieli – I miei classici si velano la faccia – la mia fede adora il buio – che dalle sue solenni abbazie tale resurrezione riversa.
(Traduzione di Massimo Bacigalupo)
Nota del traduttore:La consapevolezza del paradiso colma la vita di gioia, anche se esso rimane misterioso. Le immagini si affollano come nelle prove giovanili di E.D., ma essa evoca già un sentimento di esaltazione, e abilmente nella strofa III introduce se stessa e la sua ricerca, incertezza e certezza.
The Feet of People Walking Home
The feet of people walking home With gayer sandals go – The Crocus – till she rises The Vassal of the snow – The lips at Hallelujah Long years of practise bore Till bye and bye these Bargemen Walked singing on the shore.
Pearls are the Diver’s farthings Extorted from the sea – Pinions – the Seraph’s wagon Pedestrian once – as we – Night is the morning’s Canvas Larceny – legacy – Death, but our rapt attention To Immortality.
My figures fail to tell me How far the village lies – Whose peasants are the angels – Whose Cantons dot the skies – My Classics vail their faces – My faith that Dark adores – Which from it’s solemn abbeys Such resurrection pours.
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Martynas Levickis performing Prelude from Cello Suite No. 1 in G Major, BWV 1007 by Johann Sebastian Bach. Cathedral Square, Vilnius 12.04.2020
Se ricordare fosse dimenticare, Allora non ricordo, E se dimenticare, ricordare, Quant’è vicino ciò che ho dimenticato. E se perdere, fosse allegro, E dolersi, fosse gaio, Davvero gioiose le dita Che raccolsero questo, oggi!
(Traduzione di Giuseppe Ierolli)
[I versi furono inviati a Samuel Bowles, probabilmente insieme a un fiore.] Un gioco di contrari per dirci il valore del ricordo e il dolore che ogni perdita, anche quella di un amico temporaneamente lontano, porta con sé.
If recollecting were forgetting
If recollecting were forgetting, Then I remember not; And if forgetting, recollecting, How near I had forgot. And if to miss were merry, And if to mourn were gay, How very blithe the fingers That gathered this, Today!
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Khatia Buniatishvili: Sérénade (Ständchen), Franz Schubert Yoann Bourgeois: “La petite fugue”
La terra ha molte chiavi. Dove cessa la melodia è la penisola sconosciuta. La bellezza è realtà naturale.
Ma testimone la terra e testimone il mare, il grillo è il massimo dell’elegia per me.
(Traduzione di Massimo Bacigalupo)
Nota del traduttore: Keys è usato nel senso di chiave musicale. La terra è piena di musica; l’assenza di suono è l’infinito sconosciuto. La bellezza e la musica sono i fatti tangibili della natura, in oppozione al mondo dei fenomeni non percepibili. Fra tutte le musiche, la più elegiaca è il canto del grillo, spesso oggetto delle meditazioni di E.D. (soprattutto 1068), in quanto annuncio della fine dell’estate. In effetti queste due strofe concludevano una versione di 1068, e non costituiscono pertanto una poesia a sé. Tuttavia esse si staccano decisamente, per il loro carattere aforistico e dichiarativo, dalla poesia enigmatica per la quale forse furono scritte.
The Earth Has Many Keys
The earth has many keys. Where melody is not Is the unknown peninsula. Beauty is nature’s fact.
But witness for her land, And witness for her sea, The cricket is her utmost Of elegy to me.
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Yuja Wang | conducts the Mahler Chamber Orchestra on Beethoven Piano concerto No 1, 3rd movement