Bach, da “Bone Palace Ballet” (1997), Charles Bukowski

Sto
ascoltando un suo lavoro
registrato nel
1923.
Avevo 3 anni
allora
ma Bach era senza
età.

Presto
morirò,
ma non provo alcun
rimorso per
questo.

Bach ed io siamo
in questa
stanza
insieme.

la sua musica ora
mi eleva al di sopra del
dolore
e del mio
patetico
egoismo.

Bach, grazie a te,
non ho amici
viventi.

Bach

I’m
listening to a work of his
recorded in
1923.
I was 3 years old
then
but Bach was
ageless.

I am soon going
to die
but I feel no
remorse about
this.

Bach and I are
in this
room
together.

his music now
lifts me beyond
pain
and my
pathetic
self-interest.

Bach, thanks to you,
I have no
living
friends.

___________________________________

Martynas Levickis performing French Suite No. 5 in G major, BWV 816 by Johann Sebastian Bach

mentre i cigni girano in cerchio, da “Mentre Buddha sorride” (2015), Charles Bukowski

mentre i cigni girano in cerchio
i veri dannati sono quelli
con vero talento
mentre i cigni girano in cerchio
quelli con vero talento sono i
veri dannati
mentre i cigni girano in cerchio.

(Traduzione di Simona Viciani)

as the swans circle

as the swans circle
the truly damned are the
truly talented
as the swans circle
the truly talented are the
truly damned
as the swans circle.

____________________________

Jamie Cullum – The Age of Anxiety (Later… With Jools Holland)

brevi raggi di-non-luna verso il nulla, da “Sul bere” (2015), Charles Bukowski

voi
facce vuote
facce vuote
inespressive
che ridete per niente…
lasciatevi raccontare
ho bevuto dentro stanze nei bassifondi con
avvinazzati imbecilli
che avevano obiettivi migliori
che avevano occhi con ancora un po’ di luce
che avevano voci con un rimasuglio di gentilezza,
e quando si faceva mattina
stavamo male ma non eravamo malati,
eravamo poveri ma non illusi,
e ci buttavamo a letto e ci alzavamo
il pomeriggio tardi
come i milionari.

(Traduzione di Simona Viciani)

short non-moon shots to nowhere

you
no faces
no faces
at all
laughing at nothing –
let me tell you
i have drank in skidrow rooms with
imbecile winos
whose cause was better
whose eyes still held some light
whose voices retained some sensibility,
and when the morning came
we were sick but not ill,
poor but not deluded,
and we stretched in our beds and rose
in the late afternoons
like millionaires.

Poesia apparsa in “Jeopardy 6”, marzo 1970. Pubblicata nella raccolta “Mockingbird Wish Me Luck”, 1972. Inedita in Italia.

________________________________________

Dan Tepfer’s Natural Machines Ep. 8: Canon at the Octave / MetricMod

Uno dei talenti straordinari della sua generazione, Dan Tepfer si è guadagnato una reputazione internazionale come pianista-compositore di ampia ambizione, individualità e grinta, uno “che rifiuta di porsi dei limiti” (il francese Télérama ). Il Tepfer di New York City, nato nel 1982 a Parigi da genitori americani, si è esibito in tutto il mondo con alcuni dei protagonisti del jazz e della musica classica e ha pubblicato dieci album.
(Dal sito dantepfer.com)

Alla salute, da “Mentre Buddha sorride” (2015), Charles Bukowski

Le stramaledette formiche hanno marciato fin qui
e stanno entrando nel mio vino.
me lo bevo.

le foto del dio della mia ragazza sono
dappertutto
nel bagno
nel soggiorno
la sua faccia riempie le pareti.
non ha mai parlato di soldi tantomeno ne ha toccati.
è morto 7 o 8 anni fa.
il suo dio.
oggi lei è andata a un ritiro religioso
per venerarlo.
io sono andato all’ippodromo e ho vinto
97$.

stasera lei è andata a un concerto dei
Devo
una specie di gruppo rock o punck
o di musica new wave.
io me ne sto qui seduto a bere vino e formiche.
e continuo a pensare, merda, tutte le donne
che incontro sono semplicemente pazze
una dopo l’altra
sono sempliciotte e pazze:
gambe, bocche, cervelli, natiche,
orecchie, piedi
tutto sprecato
su di loro.

perfino le formiche ne sanno di più.
bevo loro e insieme a
loro.

questa è quella che si chiama una
poesia confessionale.

(Traduzione di Simona Viciani)

Down the hutch

the god-damned ants have come marching here
and are climbing into my wine.
I drink them down.

the photos of my girlfriend’s god are
everywhere:
in the bathroom
in the front room
his face fills the walls.
he never spoke about or touched money.
he died 7 or 8 years ago.
her god.
today she went to a religious retreat
to worship him.
I went to the racetrack and won
$97.

tonight she went to a concert by
Devo
some kind of rock or punk group
or new wave music.
I sit here drinking wine and ants.
and I keep thinking, shit, all the women
I meet are simply crazy
one after the other
they are simple and crazy:
legs, mouths, brains, buttocks,
ears, feet
all wasted
on them.

even the ants know more.
I drink them and with
them.

this is what is called a
confessional poem.

_________________________________

Rondo Alla Turca (Turkish March) by Wolfgang Amadeus Mozart (K331) played on glass harp by Robert Tiso


L’arpa di vetro, nota anche come “bicchieri musicali”, è uno strumento musicale inventato nel 1741 dall’irlandese Richard Pockrich. Consiste in un set di bicchieri a calice accordati aggiungendo una precisa quantità di acqua e suonati passando le dita inumidite attorno ai bordi. La musica del bicchiere a calice si è evoluta da allora, specialmente con l’invenzione dell’armonica di vetro di Benjamin Franklin. Robert Tiso è uno dei pochi musicisti che si esibiscono attualmente. Il suono magico e affascinante dello strumento è stato apprezzato e acclamato in tutto il mondo in molti tipi di eventi, spettacoli e festival.

l’ultimo inverno, da “Mentre Buddha sorride” (2015), Charles Bukowski

vedo questa tempesta finale come nulla di serio
agli occhi
del mondo,
ci sono tante altre cose più importanti di cui
preoccuparsi e da
considerare.

vedo questa tempesta finale come nulla di speciale
agli occhi
del mondo
e non è speciale.
altre tempeste sono state più grandi,
più drammatiche.
vedo questa tempesta finale avvicinarsi e
la mia mente aspetta.

vedo questa tempesta finale come nulla di serio
agli occhi
del mondo.
il mondo e io raramente siamo d’accordo su
molte questioni.
ma adesso possiamo essere d’accordo.
che arrivi, che arrivi.
ho già aspettato troppo a lungo.

(Traduzione di Simona Viciani)

the last winter

I see this final storm as nothing serious
in the eyes of
the world,
there are more important things
to worry about and to
consider.

I see this final storm as nothing special
in the eyes of
the world
and it isn’t special.
other storms have been greater,
more dramatic.
I see this final storm approaching and
my mind waits.

I see this final storm as nothing serious
in the eyes of
the world.
the world and I seldom agree on most
matters.
but now we can agree.
bring it on, bring it on.
I have waited too long now.

_____________________________________

David Garrett – Winter By Vivaldi – Kempten 16.05.2014

Calda luce, da “Sui gatti” (2015), Charles Bukowski

solo
stasera
in questa casa,
solo con
6 gatti
che mi dicono
senza
sforzo
tutto quello che c’è
da
sapere.

(Traduzione di Simona Viciani)

Warm Light

alone
tonight
in this house,
alone with
6 cats
who tell me
without
effort
all that there
is
to know.

Incluso nella raccolta The Last Night of Earth Poems, 1992. In Italia pubblicato in “Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio”, Minimum Fax, 2002.

_________________________________________

The Cat & The Mouse (Aaron Copland)
Performed during LangLang Master Class Hong Kong Langham Hotel (10Aug2011)
Kate Lee (10 years old)

Manx, da “Sui gatti” (2015), Charles Bukowski

questa è come la scoperta
dell’acqua calda.
non bisogna essere
dei geni
per capire che
stiamo sbagliando ancora.
ridiamo sempre meno,
diventiamo sempre più equilibrati.
tutto ciò che vogliamo è
l’assenza degli altri.
persino la musica classica
è stata ascoltata troppo spesso,
i libri belli sono stati
letti.
sospettiamo ancora
come abbiamo fatto fin dall’inizio
che siamo
strani, deformi e che non andiamo bene
da nessuna parte qui…
mentre scriviamo questo
c’è un terribile ronzio
qualcosa di plana sui
capelli
si conficca lì.
solleviamo una mano
tiriamo freneticamente
mentre ci morde le dita,
che dannata cosa insignificante
è mai questa
nel bel mezzo
della notte?
adesso se ne è andata…

c’è una porta scorrevole
di vetro
e vediamo fuori
un bianco Manx seduto lì
con un occhio strabico.
ha la lingua penzoloni
di lato.
apriamo la porta
e lui scivola dentro
le zampe anteriori corrono
in una direzione, quelle dietro
nell’altra.
riesce ad arrivare verso di noi
con un’angolazione maldestra
salta sulle nostre gambe
sul nostro petto
piazza le sue zampe anteriori
come fossero braccia
vicino alle nostre spalle
pianta il muso
piuttosto vicino al nostro naso
e ci guarda
nel modo migliore che può;
confusi come lui, gli restituiamo lo sguardo.

qualche sera,
vecchio ragazzo,
qualche volta,
in qualche modo.
intrappolati insieme
qui.

sorridiamo ancora
come facevamo un tempo.
di colpo il Manx
salta via
correndo sghembo
sul tappeto
inseguendo qualcosa
che nessuno di noi
può vedere.

Manoscritto del 23 dicembre 1979; pubblicato nella raccolta “Open All Night” – Traduzione di Simona Viciani

Manx

this is just a long call
from a short space.
it doesn’t engender up
any special brilliance
to know that
we are going wrong again.
we laugh less and less,
become more sane.
all we want is
the absence of others.
even the classical music
has been heard too often,
the good books have been
read.
we suspect again
as we did in the beginning
that we are
odd, deformed, fit
nowhere here…
as we write this
there is an ugly buzzing
something lands in our
hair
becomes imbedded there.
we reach up
yank it free
as it bites our finger.
what damned nonentity
is this
in the middle of
the night?
it’s gone…

there is a sliding
glass door
and we see outside
a white Manx sitting there
with one cross-eye.
his tongue sticks out
sidewise.
we pull the door open
and he slides in
front legs running
in one direction,
rear
in the other.

he makes it toward us
in a scurvy angle
runs up our legs
our chest
places front legs
like arms
near our shoulders
sticks his snout
quite near our nose
and looks at us
best he can;
also befuddled,
we look back.

some night,
old boy,
some time,
some way.
stuck together
here.

we smile again
like we used to.
suddenly the Manx
leaps away
scattering across the
rug sideways
chasing something
that none of us
can see.

___________________________________

CATcerto, original performance. Mindaugas Piečaitis, Nora The Piano Cat

Cosa vogliono, da “L’amore è un cane che viene dall’inferno”, Charles Bukowski

Vallejo che scrive sulla
solitudine mentre muore di
fame;
l’orecchio di Van Gogh rifiutato da una
troia;
Rimbaud che scappa in Africa
a cercare oro e trova
un caso incurabile di sifilide;
Beethoven diventato sordo;
Pound trascinato per le strade
in una gabbia;
Chatterton che beve il topicida;
il cervello di Hemingway che cade
nel succo d’arancia;
Pascal che si taglia i polsi
nella vasca;
Artaud rinchiuso coi matti;
Dostoevskij messo al muro;
Crane che si butta da un piroscafo;
Lorca fucilato per strada dalla milizia
spagnola;
Berryman che salta da un ponte;
Burroughs che spara alla moglie;
Mailer che accoltella la sua.
– ecco cosa vogliono:
uno stramaledetto show
un’insegna luminosa
in mezzo all’inferno.
ecco cosa vuole,
quel pugno di
ottusi
incapaci d’esprimersi
prudenti
tetri
ammiratori delle
carnevalate.

(Traduzione di Katia Bagnoli)

what they want

Vallejo writing about
loneliness while starving to
death;
Van Gogh’s ear rejected by a
whore;
Rimbaud running off to Africa
to look for gold and finding
an incurable case of syphilis;
Beethoven gone deaf;
Pound dragged through the streets
in a cage;
Chatterton taking rat poison;
Hemingway’s brains dropping into
the orange juice;
Pascal cutting his wrists
in the bathtub;
Artaud locked up with the mad;
Dostoevsky stood up against a wall;
Crane jumping into a boat propeller;
Lorca shot in the road by Spanish
troops;
Berryman jumping off a bridge;
Burroughs shooting his wife;
Mailer knifing his.
-that’s what they want:
a God damned show
a lit billboard
in the middle of hell.
that’s what they want,
that bunch of
dull
inarticulate
safe
dreary
admirers of
carnivals.

From: Love Is a Dog from Hell (1977)

Piccole tigri ovunque, da “Sui gatti” (2015), Charles Bukowski

Sam del bordello
ha scarpe scricchiolanti
e cammina su e giù per
il cortile
scricchiolando e parlando
ai gatti.
pesa 140 chili,
un bestione
e parla ai gatti.
frequenta le donne del centro
massaggi e non ha fidanzate
né automobile
non beve e non si droga
e suoi vizi più grandi sono
masticare sigari e
dare da mangiare ai tutti i gatti del
quartiere.
qualche gatta rimane
incinta
e così finisce che ci sono
sempre più gatti e
ogni volta che apro la porta
uno o due gatti corrono
in casa e a volte mi
dimentico che sono dentro e
mi cagano sotto al letto
o mi sveglio di notte
sentendo dei rumori
salto in piedi con il mio coltello
sgattaiolo in cucina e
trovo uno dei gatti di Sam
del bordello che gironzola sopra
al lavandino o che è seduto sopra
al frigorifero.

Sam gestisce il locale di sesso
dietro l’angolo
e le sue ragazze stanno sulla
soglia sotto il sole
e il semaforo diventa
rosso e verde e rosso e verde
e tutti i gatti di Sam
possiedono un certo significato
come i giorni e le notti.

(Traduzione di Simona Viciani)

little tigers everywhere

Sam the whorehouse man
has squeaky shoes
and he walks up and down
the court
squeaking and talking to
the cats.
he’s 310 pounds,
a killer
and he talks to the cats.
he sees the women at the massage
parlor and has no girlfriends
no automobile
he doesn’t drink or dope
his biggest vices are
chewing on a cigar and
feeding all the cats in
the neighborhood.
some of the cats get
pregnant
and so finally there are
more and more cats and
everytime I open my door
one or two cats will
run in and sometimes I’ll
forget they are there and
they’ll shit under the bed
or I’ll awaken at night
hearing sounds
leap up with my blade
sneak into the kitchen and
find one of Sam the whorehouse
man’s cats walking around on
the sink or sitting on top
of the refrigerator.

Sam runs the love parlor
around the corner
and his girls stand in the
doorway in the sun
and the traffic signals go
red and green and red and green
and all of Sam’s cats
possess some of the meaning
as do the days and the nights.

Sì, da “Sull’amore” (2016), Charles Bukowski

non importa con chi sto
la gente dice sempre,
stai ancora con lei?

la mia relazione tipo dura
due anni e mezzo.
nonostante guerre
inflazione
disoccupazione
alcolismo
gioco d’azzardo
e il mio nervosismo degenerato,
penso di cavarmela abbastanza bene.
Mi piace leggere il giornale della domenica a letto.
mi piacciono i nastri arancioni legati intorno al collo del gatto.
mi piace dormire addosso a un corpo che conosco bene.

mi piacciono ciabatte nere ai piedi del letto alle 2 del pomeriggio.
mi piace vedere come sono venute le fotografie.

mi piace che mi aiutino a superare le feste:
4 Luglio, Festa dei Lavoratori, Halloween, il Ringraziamento, Natale, Capodanno.

sanno come scendere queste rapide
e sono meno impaurite dall’amore di quanto lo sia io.

riescono a farmi ridere quando comici professionisti non ce la fanno.

e poi uscire a comprare il giornale insieme.
ha i suoi vantaggi essere soli
ma si avverte un calore insolito nel non esserlo.

mi piacciono le patate rosse bollite.
mi piacciono dita e occhi migliori dei miei che sanno sciogliere i nodi delle stringhe.

mi piace lasciarle guidare l’auto nelle sere buie
quando la strada e il tragitto mi pesano,
l’autoradio che va
accendiamo sigarette e parliamo un po’
e ogni tanto
stiamo zitti.

mi piacciono le forcine sui tavoli.
mi piace vedere le solite pareti
la solita gente.

non mi piacciono le litigate folli e inutili che scoppiano sempre
e non mi piaccio in queste occasioni
quando non do nulla
quando non capisco nulla.

mi piacciono gli asparagi bolliti
mi piacciono i ravanelli
i porri.
mi piace portare la macchina all’autolavaggio,
mi piace quando vinco dieci dollari per una giocata
data sei a uno.
mi piace la mia radio che suona continuamente
Šostakovič, Brahms, Beethoven, Mahler.

mi piace quando sento bussare alla porta
ed è lei.

non importa con chi sto
la gente mi dice sempre,
stai ancora con lei?

magari pensano che le seppellisco tutte
sulle colline di Hollywood.

(Traduzione di Simona Viciani)

yes

no matter who I’m with
people always say,
are you still with her?

my average relationship lasts
two and one half years.
with wars
inflation
unemployment
alcoholism
gambling
and my own degenerate nervousness
I think I do well enough.

I like reading the Sunday papers in bed.
I like orange ribbons tied around cat’s necks.
I like sleeping up against a body that I know well.

I like black slips at the foot of my bed
at 2 in the afternoon.
I like seeing how the photos turned out.

I like to be helped through the holidays:
4th. of July, Labor Day, Halloween, Thanksgiving,
Christmas, New Year’s.
they know how to ride these rapids
and they are less afraid of love than I am.

they can make me laugh where professional comedians
fail.

there is walking out to buy a newspaper together.

there is much good in being alone
but there is a strange warm grace in not being alone.

I like boiled red potatoes.

I like eyes and fingers better than mine that can
get knots out of shoelaces.

I like letting her drive the car on dark nights
when the road and the way have gotten to me,
the car radio on
we light cigarettes and talk about things
and now and then
become silent.

I like hairpins on tables,
on the floor.
I like knowing the same walls
the same people.

I dislike the insane and useless fights which always
occur
and I dislike myself at these times
giving nothing
understanding nothing.

I like boiled asparagus
I like radishes
green onions.
I like to put my car into a car wash.
I like it when I have ten win on a six to one
shot.
I like my radio which keeps playing
Shostokovitsch, Brahms, Beethoven, Mahler.

I like it when there’s a knock on the door and
she’s there.

no matter who I’m with
people always say,
are you still with her?

they must think I bury them in
the Hollywood Hills.

____________________

HAUSER – Waltz No. 2 (Shostakovich)