Poesia per mia figlia, da “Sull’amore” (2016), Charles Bukowski

(vengo informato che ora sono un
cittadino responsabile, e attraverso il sole rinchiuso nelle finestre polverose a nord
le camelie rosse sono fiori che piangono mentre i neonati piangono.)

a cucchiaiate la
imbocco: cena omogeneizzata di spaghettini e pollo
pappetta di prugne
pappetta di dessert di frutta

a cucchiaiate la imbocco e
Cristo Santo
non incolpare
la bambina
non incolpare il
gov.
non incolpare i padroni o le
classi operaie –

a cucchiaiate la imbocco
con queste braccia e torace
come cera
fulminata

un amico telefona:
“e adesso come te la sfanghi, Hank?”
“che cazzo intendi con come me la
sfango?”
“intendo che ora hai delle responsabilità, devi tirare
su la bambina
come si deve.”

nutrila:
caccialo giù a
cucchiaiate:
un posto a Beverly Hills
e non avere mai bisogno del sussidio di disoccupazione
e neanche mai di svenderti al migliore
offerente

non innamorati mai di un soldato o di un assassino di nessun tipo

apprezza Beethoven e Jellyroll Morton e
i vestiti da poco

lei ha
un’opportunità:
un tempo c’era il
Fondo Teorico e adesso c’è la
Grande Società

“giocherai ancora ai cavalli? berrai
ancora? farai ancora -”

“sì.”

telefono, fiori ondeggiano nel vento & le ossa morte del
mio cuore –
ora lei dorme serenamente come
le barche sul Nilo
magari un giorno mi
seppellirà

sarebbe molto carino

se non fosse una
responsabilità.

(Traduzione di Simona Viciani)

Poem for my Daughter

(they tell me that I am now a
responsible citizen, and through sun stuck on Northern
windows of dust
red camellias are flowers crying while
babies are crying.)

I spoon it
in: strained chicken noodle dinner
junior prunes
junior fruit dessert

spoon it in and
for Christ’s sake
don’t blame the
child
don’t blame the
govt.
don’t blame the bosses or the
working classess —

spoon it down
through these arms and chest
like electrocuted
wax

a friend phones:
“Whatya gonna do now, Hank?”
“What the hell ya mean, what am I gonna
do?”
“I mean ya got responsibility, ya gotta bring the
kid up
right.”

feed her:
spoon it
down:
a place in Beverly Hills
and never any need for unemployment compensation
and never to sell to the highest
bidder

never to fall in love with a soldier or a killer of any
kind

to appreciate Beethoven and Jellyroll Morton and
bargain dresses

she’s got a
chance:
there was once the
Theoric Fund and now there’s the
Great Society

“Are ya still gonna play the horses? are ya still gonna
drink? are ya still gonna –”

“yes.”

telephone, waving flower in the wind & the dead bones of
my heart —
now she sleeps beautifully like
boats on the Nile

maybe some day she will
bury me

that would be very nice

if it weren’t a
responsibility.

_____________________
Apparsa in Showcase 3, luglio 1996; pubblicata in The People Look Like Flowers at Last.

4 pensieri su “Poesia per mia figlia, da “Sull’amore” (2016), Charles Bukowski

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