Consiglio amichevole a molti giovani uomini, Charles Bukowski

Andate in Tibet.
Cavalcate un cammello.
Leggete la bibbia.
Tingetevi le scarpe di blu.
Fatevi crescere la barba.
Fate il giro del mondo in una canoa fatta di carta.
Abbonatevi al Saturday Evening Post.
Masticate soltanto dalla parte sinistra della bocca.
Sposate una donna con una gamba sola e fatevi la barba con un rasoio a lama.
E incidete il vostro nome sul suo braccio.

Lavatevi i denti con la benzina.
Dormite tutto il giorno e arrampicatevi sugli alberi la notte.
Fatevi monaci e bevete pallettoni e birra.
Tenete la testa sott’acqua e suonate il violino.
Fate la danza del ventre davanti a candele rosa.
Uccidete il vostro cane.
Candidatevi a sindaco.
Vivete in una botte.
Rompetevi la testa con un’accetta.
Piantate tulipani nella pioggia.

Ma non scrivete poesie.

Friendly advice to a lot of young men

Go to Tibet.
Ride a camel.
Read the Bible.
Dye your shoes blue.
Grow a Beard.
Circle the world in a paper canoe.
Subscribe to “The Saturday Evening Post.”
Chew on the left side of your mouth only.
Marry a woman with one leg and shave with a straight razor.
And carve your name in her arm.

Brush your teeth with gasoline.
Sleep all day and climb trees at night.
Be a monk and drink buckshot and beer.
Hold your head under water and play the violin.
Do a belly dance before pink candles.
Kill your dog.
Run for mayor.
Live in a barrel.
Break your head with a hatchet.
Plant tulips in the rain.

But don’t write poetry.

From “The Roominghouse Madrigals: Early Selected Poems 1946-1966”

Bollettino meteorologico, da “Viole nere” (2014), Tess Gallagher

I poeti romeni
ai tempi di Ceausescu, diceva
Liliana, codificavano

la loro opposizione ai despoti
in questo modo: siccome
mancava il gas e avevano freddo, come
tutti, non dovevano fare altro che scrivere

che freddo che fa… tanto freddo e i loro
lettori capivano esattamente cosa volevano dire.
Nessuno finì in galera
per una cosa del genere.

Liliana, nel cuore della notte
scriveva le poesie
indossando i guanti.

Io mi sa che me li tolgo.
Qui si gela.
Un ghiacciaio mi schiaccia il cuore.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Weather Report

The Romanian poets
under Ceausescu, Liliana
said, would codify opposition

to the despots in this manner: because
there was no gas and they were cold, everyone
was cold, all they had to do was write

how cold it is . . . so cold . . . and their
readers knew exactly what was meant.
No one had to go to jail
for that.

Liliana, in the dead of night
writing her poems
with gloves on.

I think I’ll take off my gloves.
It’s freezing in here.
There’s a glacier pressing on my heart.

Scarpe, da “On Love”, Charles Bukowski

scarpe nell’armadio come gigli di Pasqua,
le mie scarpe lì da sole adesso,
e le altre scarpe con altre scarpe
come i cani che camminano per le vie,
e il fumo da solo non è abbastanza
e ho ricevuto una lettera da una donna in ospedale,
amore, mi dice lei, amore,
altre poesie,
ma io non scrivo,
non mi riconosco più,
mi manda fotografie dell’ospedale
scattate dall’alto,
ma mi ricordo di lei in altre sere,
non moribonda,
scarpe con tacchi a spillo come pugnali
lì di fianco alle mie,
come possono sere così forti
mentire alle colline,
come possono sere così diventare tranquille sul finire
le mie scarpe nell’armadio
pieno di soprabiti e di strane magliette,
e sbircio dentro la fessura lasciata dall’anta
e fisso i muri, e non
scrivo.

(Traduzione di Simona Viciani)

shoes

shoes in the closet like Easter lilies,
my shoes alone right now,
and other shoes with other shoes
like dogs walking avenues,
and smoke alone is not enough
and I got a letter from a woman in a hospital,
love, she says, love,
more poems,
but I do not write,
I do not understand myself,
she sends me photographs of the hospital
taken from the air,
but I remember her on other nights,
not dying,
shoes with spikes like daggers
sitting next to mine,
how these strong nights
can lie to the hills,
how these nights become quite finally
my shoes in the closet
flown by overcoats and awkward shirts,
and I look into the hole the door leaves
and the walls, and I do not
write.

_____________________
Manoscritto di fine 1960; pubblicato in “The People Look Like Flowers at Last”, 2007.

Serata d’autore, da “Sale” (1962), Wislawa Szymborska

O Musa, essere un pugile o non essere affatto.
Ci hai lesinato un pubblico in tumulto.
Ci sono dodici persone ad ascoltare,
è tempo ormai di cominciare.
Metà è venuta perché piove,
gli altri sono parenti. O Musa.

Le donne sverrebbero liete in questa serata,
non qui però, ma solo ad un match di pugilato.
Le scene dantesche sono soltanto lì.
E le ascese in cielo. O Musa.

Non essere un pugile, essere un poeta,
avere una condanna ai valéry forzati,
in mancanza di muscoli mostrare al mondo
poesiole da leggersi a scuola – tutt’al più –
o Musa. O Pegaso,
angelo equino.

In prima fila un vecchietto dolcemente sogna
che la moglie buonanima, risorta,
gli sta per cuocere la crostata di prugne.
Con calore, ma non troppo, ché il dolce non bruci,
cominciamo a leggere. O Musa.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Poetry Reading

To be a boxer, or not to be there
at all. O Muse, where are our teeming crowds?
Twelve people in the room, eight seats to spare
it’s time to start this cultural affair.
Half came inside because it started raining,
the rest are relatives. O Muse.

The women here would love to rant and rave,
but that’s for boxing. Here they must behave.
Dante’s Inferno is ringside nowadays.
Likewise his Paradise. O Muse.

Oh, not to be a boxer but a poet,
one sentenced to hard shelleying for life,
for lack of muscles forced to show the world
the sonnet that may make the high-school reading lists
with luck. O Muse,
O bobtailed angel, Pegasus.

In the first row, a sweet old man’s soft snore:
he dreams his wife’s alive again. What’s more,
she’s making him that tart she used to bake.
Aflame, but carefully-don’t burn his cake!
we start to read. O Muse.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Figli dell’epoca, da “Gente sul ponte” (1986), Wislawa Szymborska

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Children of the Age

We are children of our age,
it’s a political age.

All day long, all through the night,
all affairs—yours, ours, theirs—
are political affairs.

Whether you like it or not,
your genes have a political past,
your skin, a political cast,
your eyes, a political slant.

Whatever you say reverberates,
whatever you don’t say speaks for itself.
So either way you’re talking politics.

Even when you take to the woods,
you’re taking political steps
on political grounds.

Apolitical poems are also political,
and above us shines a moon
no longer purely lunar.
To be or not to be, that is the question.
and though it troubles the digestion
it’s a question, as always, of politics.

To acquire a political meaning
you don’t even have to be human.
Raw material will do,
or protein feed, or crude oil,

or a conference table whose shape
was quarreled over for months:
Should we arbitrate life and death
at a round table or a square one.

Meanwhile, people perished,
animals died,
houses burned,
and the fields ran wild
just as in times immemorial
and less political.

(Translated by Stanisław Baranczak and Clare Cavanagh)

Il mio gatto lo scrittore, Charles Bukowski

mentre sto seduto davanti alla mia
macchina da scrivere
il mio gatto Ting sta seduto dietro di
me
sullo schienale della
poltrona.

adesso mentre scrivo a macchina questo
lui
salta su un cassetto
aperto
e poi si piazza sulla
scrivania.

adesso ha il naso sopra a questo
foglio
e mi osserva mentre
scrivo.

poi si sposta si
avvicina
e ficca il naso in
una
tazza di caffè.

adesso
è tornato con la testa sopra a questo foglio di
carta.
pianta
la zampa sul
nastro.

batto
un tasto e
schizza via.

adesso
se ne sta lì fermo e mi guarda
scrivere.

ho spostato bicchiere di vino e
bottiglia
dall’altra parte
della
macchina da scrivere.

la radio trasmette brutta
musica
per pianoforte.

Ting se ne sta lì fermo e guarda la
macchina da
scrivere.

credi che voglia fare
lo
scrittore?
o che lo sia stato nel
passato?

io
non amo le poesie tenere sui
gatti
ma ne ho scritta una
comunque.

adesso
c’è una mosca qui
in giro
e Ting osserva ogni sua
mossa.

sono le 23.45 e
sono
ubriaco…

senti, rilassati, hai letto
poesie
peggiori di
questa…

e io le ho
scritte.

My cat, the writer

as I sit in front of this
machine
my cat Ting sits behind
me
on the back of my
chair.Continua a leggere…

O fragili poesie, Lawrence Ferlinghetti

O fragili poesie
fiori d’amore-notte
Rabbrividire di chitarre
sul Guadalquivir
Voci echeggiate
su terrazze assolate
Statue bianche all’imbocco dei ponti
E “le braccia bianche delle strade”
Balzo di cavalli bradi
che incidono la terra scalpitando
Treni di notte
dalle sirene maledette nascoste
nel libro del tempo
Sere autunnali sulla Third Avenue
la luce ocra che ora si spegne
Manichini nudi
sulle scale antiincendio di casamenti popolari
Neonati gettati
in bagni di lacrime
Risate come cristallo in frantumi
Coppe di champagne lanciate dentro i caminetti
Alba e gli amanti spossati
ancora da saziare –
Tutte, tutte le poesie del sogno umano
ancora da liberare!

O Fragile Poems

O fragile poems
flowers of night-love
quivering of guitars
by the Guadalquivir
echoed voices
on sunlit terraces
white statues on bridgeheads
and ‘The white arms of roads’
leap of wild horses
pawing the earth
trains in the night
their haunted whistles hid
in book of time
autumn evenings on Third Avenue
the ochre light falling
dressmakers’ dummies undressed
on tenement fire escapes
newborn babies thrust
into baths of tears
laughter like crystal shattering
champagne glasses thrown
against fireplaces
dawn and exhausted lovers
still to be sated-
all, all poems in the human dream
still to be liberated!

Non esiste un vascello veloce come un libro, Emily Dickinson

Non esiste un vascello veloce come un libro
per portarci in terre lontane
né corsieri come una pagina
di poesie che si impenna –
questa traversata
può farla anche il povero
senza oppressione di pedaggio –
tanto è frugale
il carro dell’anima.

There is no Frigate like a Book

There is no Frigate like a Book
To take us Lands away,
Nor any Coursers like a Page
Of prancing Poetry –
This Traverse may the poorest take
Without oppress of Toll –
How frugal is the Chariot
That bears a Human soul.

Reciprocità, Wislawa Szymborska

Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su poesie.
Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristezze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi veduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano da sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L’inspirazione e l’espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,
l’odio dell’odio.
Perchè alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

(Trad. Giovanna Tomassucci)

Reciprocity

There are catalogues of catalogues.
There are poems about poems.
There are plays about actors played by actors.
Letters due to letters.
Words used to clarify words.
Brains occupied with studying brains.
There are griefs as infectious as laughter.
Papers emerging from waste papers.
Seen glances.
Conditions conditioned by the conditional.
Large rivers with major contributions from small ones.
Forests grown over and above by forests.
Machines designed to make machines.
Dreams that wake us suddenly from dreams.
Health needed for regaining health.
Stairs leading as much up as down.
Glasses for finding glasses.
Inspiration born of expiration.
And even if only from time to timehatred of hatred.
All in all,
ignorance of ignorance
and hands employed to wash hands.

(Translated from Polish by Clare Cavanagh)

Per scherzo, Hermann Hesse

Le mie poesie stanno
davanti alla tua porta,
bussano e si inchinano:
mi apri?

Le mie poesie hanno
Un suono di seta
Come il fruscio del tuo vestito
Sulle scalinate.

Le mie poesie
Portano un dolce profumo
Come nell’aiuola tua preferita
Il giacinto.

Le mie poesie son vestite
Di un rosso cupo,
che come il tuo vestito di seta
fruscia ed arde.

Le mie più belle poesie
Assomigliano del tutto a te.
Stanno davanti alla porta e s’inchinano:
mi apri?

Im Scherz

Meine Lieder stehen
Vor deiner Tür, .
Sie klopfen an und bücken sich:
Öffnest du mir?

Meine Lieder haben
Einen seidenen Klang
Dem Rauschen deines Kleides gleich
Im Treppengang.

Meine Lieder tragen
Ein Duften lind,
Ganz wie in deinem Lieblingsbeet
Der Hyazinth.

Meine Lieder kleidet
Ein schweres Rot,
Das deinem seidnen Kleide gleich
Knistert und loht.

Meine schönsten Lieder
Gleichen ganz dir.
Sie stehn an der Pforte und bücken sich:
Öffnest du mir?