Sonetto americano, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non parliamo come Petrarca né portiamo un cappello come Spenser
e non sono quattordici versi
come solchi in un campicello arato con cura,

ma è la cartolina, una poesia sulla vacanza,
che ci costringe a cantare le nostre canzoni in piccole stanze,
o a versare i nostri sentimenti in misurini.

Scriviamo sul retro di laghi o cascate,
e aggiungiamo al paesaggio una didascalia convenzionale
come gli occhi eliocentrici di una donna elisabettiana.

Localizziamo un aggettivo per il tempo.
Annunciamo che ci stiamo divertendo un mondo.
Esprimiamo il desiderio che tu sia qui

e nascondiamo il desiderio di essere dove sei tu,
che vai verso casa dalla cassetta postale, la testa abbassata,
leggendo e rigirando fra le mani il messaggio sottile.

Una fetta di questo posto, un tratto di spiaggia bianca,
una piazza o le guglie scolpite di una cattedrale
si insinueranno nel luogo familiare in cui sei,

e lancerai sulla tavola questo campione a due facce:
qualche centimetro quadrato di dove siamo capitati,
e un condensato di quel che sentiamo.

(Traduzione di Franco Nasi)

American Sonnet

We do not speak like Petrarch or wear a hat like Spenser
and it is not fourteen lines
like furrows in a small, carefully plowed field

bu the picture postcard, a poem on vacation,
that forces us to sing our songs in little rooms
or pour our sentiments into measuring cups.

We write on the back of a waterfall or lake,
adding to the view a caption as conventional
as an Elizabethan woman’s heliocentric eyes.

We locate an adjective for the weather.
We announce that we are having a wonderful time.
We express the wish that you were here

and hide the wish that we were where you are,
walking back from the mailbox, your head lowered
as you read and turn the thing message in your hands.

A slice of this place, a length of white beach,
a piazza or carved spires of a cathedral
will pierce the familiar place where you remain,

and you will toss on the table this reversible display:
a few square inches of where we have strayed
and a compression of what we feel.

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Hauser & Caroline Campbell: Torna a Surriento
Gala Concert at Arena Pula 2018

La poesia non va, da “Dal mare o da altra stella” (2006), Eugénio De Andrade

La poesia non va a messa,
non obbedisce alla campana della parrocchia,
preferisce aizzare i suoi cani
alle gambe di dio e degli esattori
delle tasse.
Lingua di fuoco del no,
cammino stretto
e sordo della rinuncia, la poesia
è una specie di animale
al buio che rifiuta la mano
che lo chiama.
Animale solitario, a volte
ironico, a volte amabile,
quasi sempre paziente e senza pietà.
La poesia adora
camminare scalza sulle sabbie dell’estate.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

A poesia não vai

A poesia não vai à missa,
não obedece ao sino da paróquia,
prefere atiçar os seus cães
às pernas de deus e dos cobradores
de impostos.
Língua de fogo do não,
caminho estreito
e surdo da abdicação, a poesia
é uma espécie de animal
no escuro recusando a mão
que o chama.
Animal solitário, às vezes
irónico, às vezes amável,
quase sempre paciente e sem piedade.
A poesia adora
andar descalça nas areias do Verão.

Ieri è storia, Emily Dickinson

Ieri è Storia,
È così remoto –
Ieri è Poesia –
è Filosofia –

Ieri è mistero –
Dove sia Oggi
Mentre acutamente speculiamo
Entrambi volano via

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Yesterday is History

Yesterday is History,
‘Tis so far away –
Yesterday is Poetry –
‘tis Philosophy –

Yesterday is mystery –
Where it is Today
While we shrewdly speculate
Flutter both away

Consiglio amichevole a molti giovani uomini, Charles Bukowski

Andate in Tibet.
Cavalcate un cammello.
Leggete la bibbia.
Tingetevi le scarpe di blu.
Fatevi crescere la barba.
Fate il giro del mondo in una canoa fatta di carta.
Abbonatevi al Saturday Evening Post.
Masticate soltanto dalla parte sinistra della bocca.
Sposate una donna con una gamba sola e fatevi la barba con un rasoio a lama.
E incidete il vostro nome sul suo braccio.

Lavatevi i denti con la benzina.
Dormite tutto il giorno e arrampicatevi sugli alberi la notte.
Fatevi monaci e bevete pallettoni e birra.
Tenete la testa sott’acqua e suonate il violino.
Fate la danza del ventre davanti a candele rosa.
Uccidete il vostro cane.
Candidatevi a sindaco.
Vivete in una botte.
Rompetevi la testa con un’accetta.
Piantate tulipani nella pioggia.

Ma non scrivete poesie.

Friendly advice to a lot of young men

Go to Tibet.
Ride a camel.
Read the Bible.
Dye your shoes blue.
Grow a Beard.
Circle the world in a paper canoe.
Subscribe to “The Saturday Evening Post.”
Chew on the left side of your mouth only.
Marry a woman with one leg and shave with a straight razor.
And carve your name in her arm.

Brush your teeth with gasoline.
Sleep all day and climb trees at night.
Be a monk and drink buckshot and beer.
Hold your head under water and play the violin.
Do a belly dance before pink candles.
Kill your dog.
Run for mayor.
Live in a barrel.
Break your head with a hatchet.
Plant tulips in the rain.

But don’t write poetry.

From “The Roominghouse Madrigals: Early Selected Poems 1946-1966”

Vedere chiaro, da “Os Sulcos da Sede” (2001), Eugénio De Andrade

Tutta la poesia è luminosa, persino
la più oscura.
È il lettore che ha talvolta,
al posto del sole, nebbia dentro di sé.
E la nebbia non permette mai di vedere chiaro.

Se ritornerà
un’altra volta e un’altra volta
e un’altra volta
a queste sillabe infiammate
rimarrà cieco da tanto chiarore.
Sia felice se arriverà.

(Traduzione di Mariangela Semprevivo)

Ver claro

Toda a poesia è luminosa, até
a mais obscura.
O leitor é que tem às vezes,
em lugar do sol, nevoeiro dentro de si.
E o nevoeiro nunca deixa de ver claro.

Se regressar
outra vez e outra vez
e outra vez
a essas sílabas acesas
ficará cego de tanta claridade.
Abençoado seja se lá chegar.

Il Sud, da “Fervore di Buenos Aires”, Jorge Luis Borges

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
forse son queste cose la poesia.

(Traduzione di Tommaso Scarano)

El Sur

Desde uno de tus patios haber mirado
las antiguas estrellas,
desde el banco de sombra haber mirado
esas luces dispersas,
que mi ignorancia no ha querido nombrar
ni ordenar en constelaciones,
haber sentido el círculo del agua
en el secreto aljibe,
el olor del jazmín y la madreselva,
el silencio del pájaro dormido,
el arco del zaguán, la humedad
—esas cosas, acaso, son el poema.

The South

To have watched from one of your patios
the ancient stars,
from the bench of shadow to have watched
those scattered lights
that my ignorance has learned no names for
nor their places in constellations,
to have heard the note of water
in the cistern,
known the scent of jasmine and honeysuckle,
the silence of the sleeping bird,
the arch of the entrance, the damp
–these things perhaps are the poem.

Translation by William S. Merwin

Vai al tuo cuore infranto, Jack Hirschman

Vai al tuo cuore infranto.
Se pensi di non averne uno, procuratelo.
Per procurartelo, sii sincero.
Impara la sincerità di intenti lasciando
entrare la vita, perché non puoi, davvero,
fare altrimenti.
Anche mentre cerchi di scappare, lascia che ti prenda
e ti laceri
come una lettera spedita
come una sentenza all’interno
che hai aspettato per tutta la vita
anche se non hai commesso nulla.
Lascia che ti spedisca.
Lascia che ti infranga, cuore.
L’avere il cuore infranto è l’inizio
di ogni vera accoglienza.
L’orecchio dell’umiltà ascolta oltre i cancelli.
Vedi i cancelli che si aprono.
Senti le tue mani sui tuoi fianchi,
la tua bocca che si apre come un utero
dando alla vita la tua voce per la prima volta.
Vai cantando volteggiando nella gloria
di essere estaticamente semplice.
Scrivi la poesia.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Path

Go to your broken heart.
If you think you don’t have one, get one.
To get one, be sincere.
Learn sincerity of intent by letting
life enter, because you’re helpless, really,
to do otherwise.
Even as you try escaping, let it take you
and tear you open
like a letter sent
like a sentence inside
you’ve waited for all your life
though you’ve committed nothing.
Let it send you up.
Let it break you, heart.
Broken-heartedness is the beginning
of all real reception.
The ear of humility hears beyond the gates.
See the gates opening.
Feel your hands going akimbo on your hips,
your mouth opening like a womb
giving birth to your voice for the first time.
Go singing whirling into the glory
of being ecstatically simple.
Write the poem.

La pazienza, da “Tu sola nel mio deserto” (2017), Alda Merini

Questa assurda pazienza che è la vita
dove crepita il foglio dell’attesa
dove bruci le steppe dei tuoi occhi
dove ti incanti per il grande cielo
non può attendere che tu ti incammini
sopra un refuso, vai oltre gli errori
saltando a pari piedi i tuoi gradini
di sentimenti: sono i tuoi figlioli
ad insegnarti che la verga fiorisce
soltanto dentro il cuore di una mamma.
C’è anche santità di poesia
che vive dentro i ghiacci del sapere.

7/12/1991, Sant’Ambrogio
A Elena

Chinare la testa, da “Evidence: Poems”, Mary Oliver

Davvero, viviamo con misteri troppo prodigiosi
per essere compresi.

Come l’erba possa essere nutrimento nella
bocca degli agnelli.
Come fiumi e pietre siano per sempre
devoti alla gravità
mentre noi sogniamo di elevarci.
Come due mani si tocchino e i legami
non siano mai spezzati.
Come le persone si avvicinino, per delizia o per
le cicatrici del danno,
al conforto di una poesia.

Lasciami prendere le distanze, sempre, da chi
pensa di avere le risposte.

Lascia che io faccia compagnia sempre a chi dice
“Guarda!” e ride di stupore,
e china la testa.

Mysteries, Yes

Truly, we live with mysteries too marvelous
to be understood.

How grass can be nourishing in the
mouths of the lambs.
How rivers and stones are forever
in allegiance with gravity
while we ourselves dream of rising.
How two hands touch and the bonds
will never be broken.
How people come, from delight or the
scars of damage,
to the comfort of a poem.

Let me keep my distance, always, from those
who think they have the answers.

Let me keep company always with those who say
“Look!” and laugh in astonishment,
and bow their heads.