Voglio finire tra le rose, perché le ho amate nell’infanzia, Fernando Pessoa

Voglio finire tra le rose, perché le ho amate nell’infanzia.
I crisantemi successivi, li ho sfogliati a freddo.
Parlino poco, lentamente.
Che io non oda, soprattutto col pensiero.
Cosa volli? Ho le mani vuote,
contratte flebilmente sulla coltre lontana.
Cosa pensai? Ho la bocca secca, astratta.
Cosa vissi? Era così bello dormire!

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Quero acabar entre rosas, porque as amei na infância

Quero acabar entre rosas, porque as amei na infância.
Os crisântemos de depois, desfolhei-os a frio.
Falem pouco, devagar,
Que eu não oiça, sobretudo com o pensamento.
O que quis? Tenho as mãos vazias,
Crispadas flebilmente sobre a colcha longínqua.
O que pensei? Tenho a boca seca, abstracta.
O que vivi? Era tão bom dormir!

Poesias de Álvaro de Campos. Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1944 (imp. 1993). – 86.
1ª publ. in Descobrimento. Lisboa: Inverno 1931-1932.


Capricho Arabe (F. Tárrega) – Alexandra Whittingham

Natale… Sulla provincia nevica, Fernando Pessoa

Natale… Sulla provincia nevica.
Tra i lari confortevoli,
un sentimento conserva
i sentimenti passati.

Cuore contrapposto al mondo,
come la famiglia è verità!
Il mio pensiero è profondo,
sto solo e sogno rimpianto.

E com’è bianco di grazia
il paesaggio che non so,
visto per la vetrata
della casa che mai avrò!

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Natal… Na província neva

Natal… Na província neva.
Nos lares aconchegados,
Um sentimento conserva
Os sentimentos passados.

Coração oposto ao mundo,
Como a família é verdade!
Meu pensamento é profundo,
Stou só e sonho saudade.

E como é branca de graça
A paisagem que não sei,
Vista de trás da vidraça
Do lar que nunca terei!


Snow Falling in Forest – Slow Motion

Il dono, da “La luna crescente” (2000), Rabindranath Tagore

Voglio donarti qualcosa, bambino mio, perché stiamo andando alla deriva nella corrente del mondo. Le nostre vite si divideranno, il nostro amore sarà perduto per sempre. Ma io non sono così sciocco da sperare di poter comprare il tuo cuore con i miei doni. Giovane è la tua vita, lungo il tuo cammino, l’amore che ti offriamo lo bevi d’un sorso, poi ti volti e corri lontano da noi. Hai il tuo gioco e i compagni per esso. Che male c’è se non hai tempo e pensiero per noi? Noi, in verità, avremo abbastanza tempo nella vecchiaia per contare i giorni trascorsi, e serbare nei nostri cuori ciò che le nostre mani avranno perduto per sempre. Il fiume corre rapido nel suo canto, travolge tutte le barriere. Ma la montagna resta e ricorda, e veglia col suo amore.

(Traduzione di Maurizio Lipparini)

The Gift

I want to give you something, my child, for we are drifting in the stream of the world.
Our lives will be carried apart, and our love forgotten.
But I am not so foolish as to hope that I could buy your heart with my gifts.
Young is your life, your path long, and you drink the love we bring you at one draught and turn and run away from us.
You have your play and your playmates. What harm is there if you have no time or thought for us!
We, indeed, have leisure enough in old age to count the days that are past, to cherish in our hearts what our hands have lost for ever.
The river runs swift with a song, breaking through all barriers.
But the mountain stays and remembers, and follows her with his love.


David Garrett, Air by Johann Sebastian Bach

Dono, da “New and Collected Poems: 1931-2001”, Czesław Miłosz

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

(Traduzione di Pietro Marchesani)


A day so happy.
Fog lifted early, I worked in the garden.
Hummingbirds were stopping over honeysuckle flowers.
There was no thing on earth I wanted to possess.
I knew no one worth my envying him.
Whatever evil I had suffered, I forgot.
To think that once I was the same man did not embarrass me.
In my body I felt no pain.
When straightening up, I saw the blue sea and sails.

(Translated from the original Polish by Czesław Miłosz)

Disattenzione, da “Due punti” (2006), Wislawa Szymborska

Ieri mi sono comportata male nel cosmo.
Ho passato tutto il giorno senza fare domande,
senza stupirmi di niente.

Ho svolto attività quotidiane,
come se ciò fosse tutto il dovuto.

Inspirazione, espirazione, un passo dopo
l’altro, incombenze,
ma senza un pensiero che andasse più in là
dell’uscire di casa e del tornarmene a casa.

Il mondo avrebbe potuto essere preso per
un mondo folle,
e io l’ho preso solo per uso ordinario.

Nessun come e perché –
e da dove è saltato fuori uno così –
e a che gli servono tanti dettagli in movimento.

Ero come un chiodo piantato troppo in
superficie nel muro
(e qui un paragone che mi è mancato).

Uno dopo l’altro avvenivano cambiamenti
perfino nell’ambito ristretto d’un batter

Su un tavolo più giovane da una mano d’un
giorno più giovane
il pane di ieri era tagliato diversamente.

Le nuvole erano come non mai e la pioggia
era come non mai,
poiché dopotutto cadeva con gocce diverse.

La terra girava intorno al proprio asse,
ma già in uno spazio lasciato per sempre.

E’ durato 24 ore buone.
1440 minuti di occasioni.
86.400 secondi in visione.

Il savoir-vivre cosmico,
benché taccia sul nostro conto,
tuttavia esige qualcosa da noi:
un po’ di attenzione, qualche frase di Pascal
e una partecipazione stupita a questo gioco
con regole ignote.

(Traduzione di Pietro Marchesani)


I misbehaved in the cosmos yesterday.
I lived around the clock without questions, without surprise.

I performed daily tasks
as if only that were required.

Inhale, exhale, right foot, left, obligations,
not a thought beyond
getting there and getting back.

The world might have been taken for bedlam,
but I took it just for daily use.

No whats — no what fors —
and why on earth it is —
and how come it needs so many moving parts.

I was like a nail stuck only halfway in the wall
(comparison I couldn’t find).

One change happened after another
even in a twinkling’s narrow span.

Yesterday’s bread was sliced otherwise
by a hand a day younger at a younger table.

Clouds like never before and rain like never,
since it fell after all in different drops.

The world rotated on its axis,
but in a space abandoned forever.

This took a good 24 hours.
1,440 minutes of opportunity.
86,400 seconds for inspection.

The cosmic savoir vivre
may keep silent on our subject,
still it makes a few demands:
occasional attention, one or two of Pascal’s thoughts,
and amazed participation in a game
with rules unknown

(Translated from Polish by Clare Cavanagh)

Lettera a un bacio che è morto per noi, da “Spontaneamente” (1999), Tess Gallagher

Sto scrivendo le tue memorie.
È come abbandonare il mondo
eppure trovarti ancora lì
come ci hai ricevuto e formato,
diventando all’istante irripetibile.
Continuo a pensare di poter scrivere una guancia
contro di te, se non proprio labbra. Una guancia magnetica
in modo che il suo clangore riecheggi
per un po’. T’induco in tentazione con nudità
in terrazza, con i tamburelli, con tutti i miei vezzi
da gitana. Con gli slanciati fianchi del desiderio
induco in tentazione te che te ne sei andato per sempre,
un pensiero che riesco a formulare
perché questa lettera è scritta
al di fuori di qualunque morte.

(Traduzione di Riccardo Duranti)

Letter to a Kiss That Died for Us

I have been writing your memoir.
It is like leaving the world
and still finding you there
as you received us, shaped us
and instantly became unrepeatable.
I keep thinking I can write a cheek against
you, if not lips. A magnetic cheek
with the taste of cold, metallic air
on it so the clang of it will stay
a little after. I tempt you with nakedness
on a terrace, with tambourines, all my gypsy
favors. With the sleek flanks of longing,
I tempt you who are gone forever,
a thought I can have
as this letter is written
outside any death.

Fiore che non dura, Fernando Pessoa

Fiore che non dura
oltre l’ombra di un attimo
la tua freschezza
persiste nel mio pensiero.

Non ti ho perduto
in ciò che sono,
se pure, o fiore, non ti ho visto mai
dove io non sono che la terra e il cielo.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

(Da “Poesie scelte” Fernando Pessoa – Passigli Editori – Traduzione Luigi Panarese)

Flor que não dura

Flor que não dura
Mais do que a sombra dum momento
Tua frescura
Persiste no meu pensamento.

Não te perdi
No que sou eu,
Só nunca mais, ó flor, te vi
Onde não sou senão a terra e o céu.
. . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . .

Viviamo in tempi infami, Paul Verlaine

Viviamo in tempi infami
dove il matrimonio delle anime
deve suggellare l’unione dei cuori;
in quest’ora di orribili tempeste
non è troppo aver coraggio in due
per vivere sotto tali vincitori.

Di fronte a quanto si osa
dovremo innalzarci,
sopra ogni cosa, coppia rapita
nell’estasi austera del giusto,
e proclamare con un gesto augusto
il nostro amore fiero, come una sfida.

Ma che bisogno c’è di dirtelo.
Tu la bontà, tu il sorriso,
non sei tu anche il consiglio,
il buon consiglio leale e fiero,
bambina ridente dal pensiero grave
a cui tutto il mio cuore dice: Grazie!

Nous sommes en des temps infâmes

Nous sommes en des temps infâmes
Où le mariage des âmes
Doit sceller l’union des coeurs;
A cette heure d’affreux orages
Ce n’est pas trop de deux courages
Pour vivre sous de tels vainqueurs.

En face de ce que l’on ose
Il nous siérait, sur toute chose,
De nous dresser, couple ravi
Dans l’extase austère du juste,
Et proclamant d’un geste auguste
Notre amour fier, comme un défi.

Mais quel besoin de te le dire?
Toi la bonté, toi le sourire,
N’es-tu pas le conseil aussi,
Le bon conseil loyal et brave,
Enfant rieuse au penser grave,
A qui, tout mon coeur dit : merci!

Provo tanto sentimento, Fernando Pessoa

Provo tanto sentimento
che spesso sono persuaso
di essere un sentimentale,
ma riconosco, cercando la mia misura
che tutto ciò altro non è se non pensiero,
che niente ho percepito se non nei fatti.

Noi abbiamo, noi tutti che viviamo
da una parte una vita vissuta
e dall’altra una vita pensata,
l’unica che noi possediamo
è quella divisa tra
l’autentica e la falsa.

Pertanto, quella autentica,
che è falsa, non ha possibilità di
essere spiegata da nessuno
sicché viviamo in modo da
dover pensare la
vita che facciamo nostra.

Tengo tanto sentimiento

Tengo tanto sentimiento
que es frecuente persuadirme
de que soy sentimental,
mas reconozco, al medirme,
que todo esto es pensamiento
que yo no sentí al final.

Tenemos, quienes vivimos,
una vida que es vivida
y otra vida que es pensada,
y la única en que existimos
es la que está dividida
entre la cierta y la errada.

Mas a cuál de verdadera
o errada el nombre conviene
nadie lo sabrá explicar;
y vivimos de manera
que la vida que uno tiene
es la que él se ha de pensar.

Versión de Ángel Crespo

Itaca, Konstantinos Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sarà questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
né nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia –
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi,
va in molte città egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

Sempre devi avere in mente Itaca –
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.


When you set out on your way to Ithaca
you should hope that your journey is a long one:
a journey full of adventure, full of knowing.Continua a leggere…