E’ come la luce, Emily Dickinson

È come la Luce –
Una Delizia senza forma –
È come l’Ape –
Una Melodia – senza tempo –

È come i Boschi –
Privata – Come la Brezza –
Senza parole – eppure agita
Gli Alberi più superbi –

È come il Mattino –
Migliore – quando è finito –
E gli Orologi Eterni –
Battono – Mezzogiorno!

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Una poesia-indovinello che potrebbe avere come soluzione "la vita"

It’s like the Light

It’s like the Light—
A fashionless Delight—
It’s like the Bee—
A dateless—Melody—

It’s like the Woods—
Private—Like the Breeze—
Phraseless—yet it stirs
The proudest Trees—

It’s like the Morning—
Best—when it’s done—
And the Everlasting Clocks—
Chime—Noon!

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Les Indes galantes, RCT 44, Nouvelle entrée, Les sauvages, Scène VI: Rondeau – Duo et choeur “Forêts paisibles” · Teodor Currentzis · Jean-Philippe Rameau

Il tuo sorriso, da “I versi del Capitano” (1952), Pablo Neruda

Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l’aria, ma
non togliermi il tuo sorriso.

Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l’acqua che d’improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda
d’argento che ti nasce.

Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi,
a volte, d’aver visto
la terra che non cambia,
ma entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.

Amore mio, nell’ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d’improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perché il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.

Vicino al mare, d’autunno,
il tuo riso deve innalzare
la sua cascata di spuma,
e in primavera, amore,
voglio il tuo riso come
il fiore che attendevo,
il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.

Riditela della notte,
del giorno, della luna,
riditela delle strade
contorte dell’isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando i miei passi vanno,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l’aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perché io ne morrei.

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

Tu risa

Quítame el pan si quieres
quítame el aire, pero
no me quites tu risa.

No me quites la rosa,
la lanza que desgranas,
el agua que de pronto
estalla en tu alegría,
la repentina ola
de planta que te nace.

Mi lucha es dura y vuelvo
con los ojos cansados
a veces de haber visto
la tierra que no cambia,
pero al entrar tu risa
sube al cielo buscándome
y abre para mí todas
las puertas de la vida.

Amor mío, en la hora
más oscura desgrana
tu risa, y si de pronto
ves que mi sangre mancha
las piedras de la calle,
ríe, porque tu risa
será para mis manos
como una espada fresca.

Junto al mar en otoño,
tu risa debe alzar
su cascada de espuma,
y en primavera, amor,
quiero tu risa como
la flor que yo esperaba,
la flor azul, la rosa
de mi patria sonora.

Ríete de la noche,
del día, de la luna,
ríete de las calles
torcidas de la isla,
ríete de este torpe
muchacho que te quiere,
pero cuando yo abro
los ojos y los cierro,
cuando mis pasos van,
cuando vuelven mis pasos,
niégame el pan, el aire,
la luz, la primavera,
pero tu risa nunca
porque me moriría.

Your Laughter

Take bread away from me, if you wish,
take air away, but
do not take from me your laughter.

Do not take away the rose,
the lance flower that you pluck,
the water that suddenly
bursts forth in joy,
the sudden wave
of silver born in you.

My struggle is harsh and I come back
with eyes tired
at times from having seen
the unchanging earth,
but when your laughter enters
it rises to the sky seeking me
and it opens for me all
the doors of life.

My love, in the darkest
hour your laughter
opens, and if suddenly
you see my blood staining
the stones of the street,
laugh, because your laughter
will be for my hands
like a fresh sword.

Next to the sea in the autumn,
your laughter must raise
its foamy cascade,
and in the spring, love,
I want your laughter like
the flower I was waiting for,
the blue flower, the rose
of my echoing country.

Laugh at the night,
at the day, at the moon,
laugh at the twisted
streets of the island,
laugh at this clumsy
boy who loves you,
but when I open
my eyes and close them,
when my steps go,
when my steps return,
deny me bread, air,
light, spring,
but never your laughter
for I would die.

(Translated by Stephen Tapscott)

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Helene Fischer – Wenn Du lachst (Live – Die Arena-Tournee)

Cirque du Soleil Eventi ha collaborato con Helene Fischer, una delle più celebri cantanti tedesche, per fornire servizi completi di spettacolo di progettazione per “Helene Fischer tour 2017/2018” che ha debuttato il 12 settembre 2017 ad Hannover.
Il team ha creato un concept originale che celebra Helene Fischer, riunendo il successo della sua musica con l’esperienza dell’intrattenimento dal vivo e le capacità creative del Cirque du Soleil, per creare un’esperienza indimenticabile per i suoi fan.
L’abito d’acqua
Indubbiamente uno dei costumi più belli di Helene Fischer è un vestito fatto di vera acqua corrente. Per ottenere questo effetto unico, l’ascensore sotto il palco è dotato di serbatoi d’acqua per raccoglierla mentre precipita. È un’opera d’arte originale e un momento incantevole dello spettacolo.

Nostalgia del presente, Jorge Luis Borges

In quel preciso momento l’uomo disse:
che cosa non darei per la gioia
di stare al tuo fianco in Islanda
sotto il gran giorno immobile
e condividerlo adesso
come si condivide la musica
o il sapore di un frutto.
In quel preciso momento
l’uomo le stava accanto in Islanda.

Nostalgia del presente

En aquel preciso momento el hombre se dijo:
Qué no daría yo por la dicha
de estar a tu lado en Islandia
bajo el gran día inmóvil
y de compartir el ahora
como se comparte la música
o el sabor de la fruta.
En aquel preciso momento
el hombre estaba junto a ella en Islandia.

Jorge Luis Borges | “Poesia Completa”, pág. 552 | Debolsillo, 3ª. edição, 2016

Nostalgia for the Present

At that precise moment he said to himself:
What would I not give for the joy
of being at your side in Iceland
in the great immobile day
and partake of now
as one partakes of music
or the taste of fruit.
At that precise moment
he was together with her in Iceland.

(Translation by Christopher Mulrooney)

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Anastasia Huppmann: Chopin Revolutionary Etude op 10 no 12 LIVE

Nostalgia, da “Poesie d’amore” (1963), Nazim Hikmet

Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse come la mia ombra mi stava accanto anche nel buio
non dico che fosse come le mie mani e i miei piedi quando si dorme
si perdono le mani e i piedi io non perdevo la nostalgia nemmeno durante il sonno.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
non dico che fosse fame o sete o desiderio del fresco nell’afa o del caldo nel gelo
era qualcosa che non può giungere a sazietà
non era gioia o tristezza
non era legata alle città alle nuvole alle canzoni ai ricordi
era in me e fuori di me.
Durante tutto il viaggio la nostalgia non si è separata da me
e del viaggio non mi resta nulla se non quella nostalgia.

Nostalgia

Nostalgia never left my side throughout the journey
it was right there by me even in the dark
it wasn’t like my hands and feet
for when one sleeps hands and feet are lost
and I never lost nostalgia even when asleep
Nostalgia never left my side throughout the journey
it wasn’t hunger or thirst or the desire
for something cool in the sultry heat or warmth in the freezing cold
it was something that could never be slaked
it was not joy or sadness it was not connected
to the cities to the clouds to songs to memories
it was in me and outside of me.
Nostalgia never left my side throughout the journey
and of the journey nothing remains with me but that nostalgia.

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Yanni – “Nostalgia”…Live At The Acropolis, 25th Anniversary!

Attenta, da “Why I Wake Early” (2005), Mary Oliver

Ogni giorno
vedo o ascolto
qualcosa
che più o meno

mi uccide
di gioia,
che mi lascia
come un ago

nel pagliaio
della luce.
Era ciò per cui sono nata —
guardare, ascoltare,

perdermi
in questo mondo morbido –
per istruirmi
continuamente

nella gioia
e nell’acclamazione.
Né sto parlando
dell’eccezionale,

lo spaventoso, il terribile,
il molto stravagante –
ma dell’ordinario,
del comune, del monotono,

le rappresentazioni quotidiane.
Oh, brava studiosa,
io mi dico,
come puoi fare a meno

di diventare saggia
con insegnamenti
come questi:
la luce non regolabile

del mondo,
la lucentezza dell’oceano,
le preghiere che sono
fatte di erba?

Mindful

Everyday
I see or hear
something
that more or less

kills me
with delight,
that leaves me
like a needle

in the haystack
of light.
It was what I was born for —
to look, to listen,

to lose myself
inside this soft world —
to instruct myself
over and over

in joy,
and acclamation.
Nor am I talking
about the exceptional,

the fearful, the dreadful,
the very extravagant —
but of the ordinary,
the common, the very drab,

the daily presentations.
Oh, good scholar,
I say to myself,
how can you help

but grow wise
with such teachings
as these —
the untrimmable light

of the world,
the ocean’s shine,
the prayers that are made
out of grass?

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Ray Chen plays Mendelssohn Violin Concerto in E minor, Op. 64 with the Gothenburg Symphony Orchestra and Maestro Kent Nagano (Live concert on 28th February, 2015)

Io sono, da “Custer e altri poemi” (1896), Ella Wheeler Wilcox

Non so da dove vengo,
Non so dove vado;
Ma ciò che è chiaro che sono qui
In questo mondo di piacere e dolore.
E dalla nebbia e dall’oscurità,
Un’altra verità risplende chiara –
È in mio potere ogni giorno e ogni ora
Poter contribuire alla sua gioia o al suo dolore.

So che la terra esiste,
Non sono affari miei perché;
Non riesco a scoprire di cosa si tratta,
Non vorrei perdere tempo per provare.
La mia vita è una breve, breve cosa,
Sono qui per avere un po’ di spazio,
E mentre rimango vorrei, se posso,
Illuminare e migliorare il posto.

Il problema, penso, con tutti noi
È la mancanza di un’alta presunzione.
Se ogni uomo pensasse di essere stato mandato in questo posto
Per renderlo un po’ più dolce,
Quanto presto potremmo rallegrare il mondo,
Con quale facilità rendere giusto ciò che è sbagliato.
Se nessuno si sottraesse, e ognuno lavorasse
Per aiutare i suoi compagni!

Smettila di chiederti perché sei venuto –
Smettila di cercare colpe e difetti.
Alzati oggi con orgoglio e di’,
“Io faccio parte della prima grande causa!
Non importa quanto pieno il mondo,
C’è spazio per un uomo onesto.
Aveva bisogno di me o io non esisterei –
Sono qui per rafforzare il piano.”

I Am

I know not whence I came,
I know not whither I go;
But the fact stands clear that I am here
In this world of pleasure and woe.
And out of the mist and the murk
Another truth shines plain –
It is my power each day and hour
To add to its joy or its pain.

I know that the earth exists,
It is none of my business why;
I cannot find out what it’s all about,
I would but waste time to try.
My life is a brief, brief thing,
I am here for a little space,
And while I stay I would like, if I may,
To brighten and better the place.

The trouble, I think, with us all
Is the lack of a high conceit.
If each man thought he was sent to this spot
To make it a bit more sweet,
How soon we could gladden the world,
How easily right all wrong,
If nobody shirked, and each one worked
To help his fellows along!

Cease wondering why you came –
Stop looking for faults and flaws;
Rise up to-day in your pride and say,
‘I am part of the First Great Cause!
However full the world,
There is room for an earnest man.
It had need of me, or I would not be –
I am here to strengthen the plan.’

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“Adiemus” from “Adiemus – Songs of Sanctuary” (Karl Jenkins).  Live from Bel Canto Choir Vilnius special performance at the “Culture Night!” festival in St. Catharine Church in Vilnius on June 18, 2011

Che cosa sono gli anni, da “Le poesie” (1991), Marianne Moore

Che cos’è la nostra innocenza,
che cosa la nostra colpa? Tutti
sono nudi, nessuno è salvo. E donde
viene il coraggio: la domanda senza risposta,
l’intrepido dubbio, –
che chiama senza voce, ascolta senza udire –
che nell’avversità, perfino nella morte,
ad altri dà coraggio
e nella sua sconfitta sprona

l’anima a farsi forte? Vede
profondo ed è contento chi
accede alla mortalità
e nella sua prigionia si leva
sopra se stesso, come
fa il mare dentro una voragine,
che combatte per essere libero
e benché respinto
trova nella sua resa
la sua sopravvivenza.

Così colui che sente fortemente
si comporta. L’uccello stesso,
che è cresciuto cantando, tempra
la sua forma e la innalza. È prigioniero,
ma il suo cantare vigoroso dice:
misera cosa è la soddisfazione,
e come pura e nobile è la gioia.
Questo è mortalità,
questo è eternità.

(Traduzione di Lina Angioletti e Gilberto Forti)

What Are Years

What is our innocence,
what is our guilt? All are
naked, none is safe. And whence
is courage: the unanswered question,
the resolute doubt, —
dumbly calling, deafly listening—that
in misfortune, even death,
encourage others
and in its defeat, stirs
the soul to be strong? He
sees deep and is glad, who
accedes to mortality
and in his imprisonment rises
upon himself as
the sea in a chasm, struggling to be
free and unable to be,
in its surrendering
finds its continuing.
So he who strongly feels,
behaves. The very bird,
grown taller as he sings, steels
his form straight up. Though he is captive,
his mighty singing
says, satisfaction is a lowly
thing, how pure a thing is joy.
This is mortality,
this is eternity.

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David Garrett – “A Groovy Kind Of Love” based on Sonatina in G Major Op. 36 (Muzio Clementi)
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“What Are Years”, una poesia scritta da Marianne Moore negli anni ’40, tramite una “logica a zigzag” e un rapido movimento da un’immagine all’altra, descrive la connessione tra gli anni che passano e tutte le forme di “prigionia” che si possono verificare nel corso della vita.
“Le poesie di Marianne Moore sono in vetro e piene di porte scorrevoli che apriamo” Kay Ryan, The Yale Review

Luce, Rabindranath Tagore

Luce, mia luce!
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!

Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.

Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.

Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.

Light

Light, my light, the world-filling light,
the eye-kissing light,
heart-sweetening light!

Ah, the light dances, my darling, at the center of my life;
the light strikes, my darling, the chords of my love;
the sky opens, the wind runs wild, laughter passes over the earth.

The butterflies spread their sails on the sea of light.
Lilies and jasmines surge up on the crest of the waves of light.

The light is shattered into gold on every cloud, my darling,
and it scatters gems in profusion.

Mirth spreads from leaf to leaf, my darling,
and gladness without measure.
The heaven’s river has drowned its banks
and the flood of joy is abroad.

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Jarrod Radnich – Virtuosic Piano Solo – I Saw Three Ships

La sola cosa, Czesław Miłosz

La foresta nei colori d’autunno sopra la valle.
Un viandante arriva condotto qui da una mappa
O forse dalla memoria. Una volta, molto tempo fa, col sole,
Quando cadde la prima neve, passando di qua,
Provò gioia forte senza un perché,
La gioia degli occhi. Tutto era un ritmo:
Alberi che sfilavano, un uccello in volo,
Un treno sul viadotto, una festa del movimento.
Torna dopo anni e non chiede nulla.
Desidera la sola cosa preziosa:
Essere soltanto uno sguardo puro senza nome,
Senza aspettative, né paure, né speranze,
Per stare a quella soglia dove non c’è più io e non-io.

This Only

A valley and above it forests in autumn colors.
A voyager arrives, a map leads him there.
Or perhaps memory. Once long ago in the sun,
When snow first fell, riding this way
He felt joy, strong, without reason,
Joy of the eyes. Everything was the rhythm
Of shifting trees, of a bird in flight,
Of a train on the viaduct, a feast in motion.
He returns years later, has no demands.
He wants only one, most precious thing:
To see, purely and simply, without name,
Without expectations, fears, or hopes,
At the edge where there is no I or not-I.

(Translated from Polish by Robert Hass)

La felicità, Jack Hirschman

C’è una felicità, una gioia
nell’anima che è stata
sepolta viva in ciascuno di noi
e dimenticata.

Non si tratta di uno scherzo da bar
né di tenero, intimo umorismo
né di amicizia affettuosa
né un grande, brillante gioco di parole.

Sono i superstiti sopravvissuti
a ciò che accadde quando la felicità
fu sepolta viva, quando essa
non guardò più

dagli occhi di oggi, e non si
manifesta neanche quando
uno di noi muore – semplicemente ci allontaniamo
da tutto, soli

con quello che resta di noi,
continuando ad essere esseri umani
senza essere umani,
senza quella felicità.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

The Happiness

There’s a happiness, a joy
in one soul, that’s been
buried alive in everyone
and forgotten.

It isn’t your barroom joke
or tender, intimate humor
or affections of friendliness
or big, bright pun.

They’re the surviving survivors
of what happened when happiness
was buried alive, when
it no longer looked out

of today’s eyes, and doesn’t
even manifest when one
of us dies, we just walk away
from everything, alone

with what’s left of us,
going on being human beings
without being human,
without that happiness.