Ritratto di donna, Wislawa Szymborska

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
E’ facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amore di Dio.

(Traduzione di Pietro Marchesani, da “Opere”)

Portrait Of A Woman

She must be a variety.
Change so that nothing will change.
It’s easy, impossible, tough going, worth a shot.
Her eyes are, as required, deep, blue, gray,
dark merry, full of pointless tears.
She sleeps with him as if she’s first in line or the only one on earth.
She’ll bear him four children, no children, one.
Naive, but gives the best advice.
Weak, but takes on anything.
A screw loose and tough as nails.
Curls up with Jasper or Ladies’Home Journal.
Can’t figure out this bolt and builds a bridge.
Young, young as ever, still looking young.
Holds in her hand a baby sparrow with a broken wing,
her own money for some trip far away,
a meat cleaver, a compress, a glass of vodka.
Where’s she running, isn’t she exhausted.
Not a bit, a little, to death, it doesn’t matter.
She must love him, or she’s just plain stubborn.
For better, for worse, for heaven’s sake.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Signora, io ti toccherò con la mia mente, Edward Estlin Cummings

Signora, ti toccherò con la mia mente.
Ti toccherò e toccherò e toccherò
finché tu non mi farai
di colpo un sorriso,timidamente osceno

(signora io ti
toccherò con la mia mente.) Ti
toccherò,tutto qui

lievemente e tu del tutto diventerai
con infinito agio

la poesia che io non scrivo.

(Trad. di Alessandra Marchesi)

Lady, i will touch you with my mind

Lady, i will touch you with my mind.
Touch you and touch and touch
until you give
me suddenly a smile,shyly obscene

(lady i will
touch you with my mind.) Touch
you,that is all,

lightly and you utterly will become
with infinite ease

the poem which i do not write.

(From: Etcetera The Unpublished Poems of E.E. Cummings
Edited by George James Firmage and Richard S. Kennedy)

Un’arte, Elizabeth Bishop

Dell’arte di perdere si è facili maestri;
ogni cosa pare così colma dell’intento
d’andar persa, che perderla non è un disastro.

Perdi qualcosa ogni giorno. Accetta l’estro
delle chiavi perse, dell’ora senza sentimento.
Dell’arte di perdere si è facili maestri.

Poi allenati a un perdere ulteriore, un perdere più lesto:
luoghi, nomi, e ogni dove che la mente
voleva visitare. Nulla di ciò sarà un disastro.

Ho perso l’orologio della mamma. Impiastro!
E di tre amate case non ho salvato niente.
Dell’arte di perdere si è facili maestri.

Ho perso due città stupende. E in quel contesto,
diversi regni miei, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è stato un disastro.

Perfino nel perderti (il riso nella voce, un gesto
che amo) non avrò mentito. E’ evidente,
dell’arte di perdere non si è difficili maestri
anche se può sembrare (e scrivilo!) un disastro.

(Trad. Damiano Abeni)

One Art

The art of losing isn’t hard to master;
so many things seem filled with the intent
to be lost that their loss is no disaster.

Lose something every day. Accept the fluster
of lost door keys, the hour badly spent.
The art of losing isn’t hard to master.

Then practice losing farther, losing faster:
places, and names, and where it was you meant
to travel. None of these will bring disaster.

I lost my mother’s watch. And look! my last, or
next-to-last, of three loved houses went.
The art of losing isn’t hard to master.

I lost two cities, lovely ones. And, vaster,
Some realms I owed, two rivers, a continent.
I miss them, but it wasn’t a disaster.

— Even losing you (the joking voice, a gesture
I love) I shan’t have lied. It’s evident
the art of losing isn’t hard to master
though it may look like (Write it!) like disaster.

http://www.spiweb.it/recensioni-cinema/5519-still-alice

Reciprocità, Wislawa Szymborska

Ci sono cataloghi di cataloghi.
Poesie su poesie.
Ci sono drammi su attori recitati da attori.
Lettere in risposta a lettere.
Parole che spiegano parole.
Cervelli impegnati a studiare il cervello.
Ci sono tristezze contagiose come il riso.
Carte nate da carte macerate.
Sguardi veduti.
Casi declinati da casi.
Fiumi grandi per il copioso contributo di piccoli.
Foreste infestate da foreste.
Macchine destinate a produrre macchine.
Sogni che all’improvviso ci destano da sogni.
Una salute di ferro necessaria a riacquistare la salute.
Scale che portano giù come portano su.
Occhiali per cercare occhiali.
L’inspirazione e l’espirazione del respiro.
E ci sia anche, almeno di tanto in tanto,
l’odio dell’odio.
Perchè alla fin fine
c’è l’ignoranza dell’ignoranza
E mani ingaggiate per lavarsene le mani.

(Trad. Giovanna Tomassucci)

Reciprocity

There are catalogues of catalogues.
There are poems about poems.
There are plays about actors played by actors.
Letters due to letters.
Words used to clarify words.
Brains occupied with studying brains.
There are griefs as infectious as laughter.
Papers emerging from waste papers.
Seen glances.
Conditions conditioned by the conditional.
Large rivers with major contributions from small ones.
Forests grown over and above by forests.
Machines designed to make machines.
Dreams that wake us suddenly from dreams.
Health needed for regaining health.
Stairs leading as much up as down.
Glasses for finding glasses.
Inspiration born of expiration.
And even if only from time to timehatred of hatred.
All in all,
ignorance of ignorance
and hands employed to wash hands.

(Translated from Polish by Clare Cavanagh)