Sorrisi, da “Grande numero” (1976), Wislawa Szymborska

Il mondo vuol vedere la speranza sul viso.
Per gli statisti si fa d’obbligo il sorriso.
Sorridere vuol dire non darsi allo sconforto.
Anche se il gioco è complesso, l’esito incerto,
gli interessi contrastanti – è sempre consolante
che la dentatura sia bianca e ben smagliante.

Devono mostrare una fronte rasserenata
sulla pista e nella sala delle conferenze.
Un’andatura svelta, un’espressione distesa.
Quello dà il benvenuto, quest’altro si accomiata.
E’ quanto mai opportuno un volto sorridente
per gli obiettivi e tutta la gente lì in attesa.

La stomatologia in forza alla diplomazia
garantisce sempre un risultato impressionante.
Canini di buona volontà e incisivi lieti
non possono mancare quando l’aria è pesante.
I nostri tempi non sono ancora così allegri
perché sui visi traspaia la malinconia.

Un’umanità fraterna, dicono i sognatori,
trasformerà la terra nel paese del sorriso.
Ho qualche dubbio. Gli statisti, se fosse vero,
non dovrebbero sorridere il giorno intero.
Solo a volte: perché è primavera, tanti i fiori,
non c’è fretta alcuna, né tensione in viso.
Gli esseri umani sono tristi per natura.
È quanto mi aspetto, e non è poi così dura.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Smiles

The world would rather see hope than just hear
its song. And that’s why statesmen have to smile.
Their pearly whites mean they’re still full of cheer.
The game’s complex, the goal’s far out of reach,
the outcome’s still unclear – once in a while,
we need a friendly, gleaming set of teeth.

Heads of state must display unfurrowed brows
on airport runways, in the conference room.
They must embody one big, toothy “Wow!”
while pressing flesh or pressing urgent issues.
Their faces’ self-regenerating tissues
make our hearts hum and our lenses zoom.

Dentistry turned to diplomatic skill
promises us a Golden Age tomorrow.
The going’s rough, and so we need the laugh
of bright incisors, molars of good will.
Our times are still not safe and sane enough
for faces to show ordinary sorrow.

Dreamers keep saying, “Human brotherhood
will make this place a smiling paradise.”
I’m not convinced. The statesman, in that case,
would not require facial exercise,
except from time to time: he’s feeling good,
he’s glad it’s spring, and so he moves his face.
But human beings are, by nature, sad.
So be it, then. It isn’t all that bad

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)