Mattino, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Perché darsi pena per il resto della giornata,
la valle del pomeriggio,
il precipizio improvviso nella sera,

poi la notte con i soliti profumi,
e le stelle a più punte?

Questo è il massimo:
togliersi di dosso le coperte leggere,
i piedi sul pavimento freddo,
e sfrecciare per casa ebbri di caffè –

magari una sciacquata alla faccia,
una manciata di vitamine –
ma soprattutto sfrecciare per la casa ebbri di caffè,

dizionario e atlante aperti sul tappeto,
la macchina da scrivere in attesa della chiave per la testa,
un violoncello alla radio,

e, se necessario, le finestre:
con gli alberi di cinquanta, cent’anni
là fuori,
nubi cariche in arrivo
e il prato che trasuda vapore come un cavallo
di prima mattina.

(Traduzione di Franco Nasi)

Morning

Why do we bother with the rest of the day,
the swale of the afternoon,
the sudden dip into evening,

then night with his notorious perfumes,
his many-pointed stars?

This is the best—
throwing off the light covers,
feet on the cold floor,
and buzzing around the house on espresso—

maybe a splash of water on the face,
a palmful of vitamins—
but mostly buzzing around the house on espresso,

dictionary and atlas open on the rug,
the typewriter waiting for the key of the head,
a cello on the radio,

and, if necessary, the windows—
trees fifty, a hundred years old
out there,
heavy clouds on the way
and the lawn steaming like a horse
in the early morning.

Billy Collins, “Morning” from Picnic, Lightning (1998) 

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