Difesa dell’allegria, da “Cotidianas”, Mario Benedetti

Difendere l’allegria come una trincea
difenderla dallo scandalo e dalla routine
dalla miseria e dai miserabili
dalle assenze transitorie
e da quelle definitive
difendere l’allegria come un principio
difenderla dallo sbalordimento e dagli incubi
dai neutrali e dai neutroni
dalle dolci infamie
e dalle gravi diagnosi
difendere l’allegria come una bandiera
difenderla dal fulmine e dalla malinconia
dagli ingenui e dalle canaglie
dalla retorica e dagli arresti cardiaci
dalle endemie e dalle accademie
difendere l’allegria come un destino
difenderla dal fuoco e dai pompieri
dai suicidi e dagli omicidi
dalle vacanze e dalla fatica
dall’obbligo di essere allegri
difendere l’allegria come una certezza
difenderla dall’ossido e dal sudiciume
dalla famosa patina del tempo
dalla rugiada e dall’opportunismo
dai prosseneti della risata
difendere l’allegria come un diritto
difenderla da Dio e dall’inverno
dalle maiuscole e dalla morte
dai cognomi e dalle pene
dal caso
e anche dall’allegria

(Traduzione: Raffaella Marzano)

Defensa de la alegria

Defender la alegría como una trinchera
defenderla del escándalo y la rutina
de la miseria y los miserables
de las ausencias transitorias
y las definitivas
defender la alegría como un principio
defenderla del pasmo y las pesadillas
de los neutrales y de los neutrones
de las dulces infamias
y los graves diagnósticos
defender la alegría como una bandera
defenderla del rayo y la melancolía
de los ingenuos y de los canallas
de la retórica y los paros cardiacos
de las endemias y las academias
defender la alegría como un destino
defenderla del fuego y de los bomberos
de los suicidas y los homicidas
de las vacaciones y del agobio
de la obligación de estar alegres
defender la alegría como una certeza
defenderla del óxido y la roña
de la famosa pátina del tiempo
del relente y del oportunismo
de los proxenetas de la risa
defender la alegría como un derecho
defenderla de dios y del invierno
de las mayúsculas y de la muerte
de los apellidos y las lástimas
del azar
y también de la alegría.

In Defense of Joy

Defending joy like a trench
defending it from scandal and routine
from misery and the miserable
from absences both transitory
and definitive
Defending joy like a principle
defending it from fright and nightmares
from neutrality and neutrons
from sweet infamy
and grave diagnoses
Defending joy like a flag
defending it from lighting and despair
from the guileless and the guilty
From rhetoric and cardiac arrests
from the endemic and the academic
Defending joy like a destiny
defending it from fire and firemen
from the suicidal and the homicidal
from holidays and oppression
from the obligation to be joyful
Defending joy like a certainty
defending it from rust and filth
from the popular patina of time
from relentment and opportunism
from panderers of laughter
Defending joy like a right
defending it from God and the winter
from capitalization and death
from last names and regrets
from chance
…and from joy itself.

Brutto affare, Charles Bukowski

vecchio Butch, l’hanno castrato,
le ragazze gli fanno un baffo
adesso.

quando Big Sam ha traslocato
da qui dietro
ho ereditato il grande Butch,
ne ha 70 di anni dei gatti,
vecchio,
castrato,
ma è sempre il gatto più grosso
e cattivo che chiunque
ricordi di avere mai
visto.

per un pelo non mi mangiava
una mano
la mano che lo nutre
un paio di
volte
ma l’ho perdonato,
è castrato
e c’è una parte di
lui
che non lo
accetta.
di notte
lo sento che attacca e
fa scappare gli altri gatti nei
folti cespugli.
Butch è ancora un vecchio gatto
magnifico,
che fa a botte
anche se non le ha più.

che bastardo deve essere stato
quando le aveva
quando era sui 19 o 20 anni
e camminava lentamente per il
suo sentiero
e anche adesso quando lo
guardo
sento ancora il coraggio
e la forza
alla faccia delle bassezze dell’uomo
alla faccia delle divinità scientifiche
umane,
il vecchio Butch
sopravvive
resiste

scrutandomi da quegli
occhi gialli malvagi
incastonati in quella testa
enorme
imbattuta.

(Trad. di Simona Viciani)

bad fix

old Butch, they fixed him
the girls don’t look like much
anymore.

when Big Sam moved out
of the back
I inherited big Butch,
70 as cats go,
old,
fixed,
but still as big and
mean a cat as anybody
ever remembered
seeing.

he’s damn near gnawed
off my hand
the hand that feeds him
a couple of
times
but I’ve forgiven him,
he’s fixed
and there’s something about
him
that doesn’t like
it.
at night
I hear him mauling and
running other cats through
the brush.
Butch, he’s still a magnificent
old cat,
fighting
even without it.

what a bastard he must have been
with it
when he was 19 or 20
walking slowly down
his path
and I even look at him
now
still feel the courage
and the strength
in spite of man’s smallness
in spite of man’s scientific
divinity,
old Butch
retains
endures

peering at me with those
evil yellow eyes
out of that huge
undefeated
head.

__________________________________
Manoscritto del 13 giugno 1978; pubblicato nella raccolta Dangling in Tournefortia, 1981.

Ritratto di donna, Wislawa Szymborska

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
E’ facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amore di Dio.

(Traduzione di Pietro Marchesani, da “Opere”)

Portrait Of A Woman

She must be a variety.
Change so that nothing will change.
It’s easy, impossible, tough going, worth a shot.
Her eyes are, as required, deep, blue, gray,
dark merry, full of pointless tears.
She sleeps with him as if she’s first in line or the only one on earth.
She’ll bear him four children, no children, one.
Naive, but gives the best advice.
Weak, but takes on anything.
A screw loose and tough as nails.
Curls up with Jasper or Ladies’Home Journal.
Can’t figure out this bolt and builds a bridge.
Young, young as ever, still looking young.
Holds in her hand a baby sparrow with a broken wing,
her own money for some trip far away,
a meat cleaver, a compress, a glass of vodka.
Where’s she running, isn’t she exhausted.
Not a bit, a little, to death, it doesn’t matter.
She must love him, or she’s just plain stubborn.
For better, for worse, for heaven’s sake.

(Translated from the Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Tu non sai, da “L’anima innamorata”, Alda Merini

Tu non sai:
ci sono betulle che di notte
levano le loro radici
e tu non crederesti
mai che di notte gli alberi
camminano o diventano sogni.
Pensa che in un albero
c’è un violino d’amore.
Pensa che un albero
canta e ride.
Pensa che un albero
sta in un crepaccio
e poi diventa vita.
Te l’ho già detto:
i poeti non si redimono,
vanno lasciati volare
tra gli alberi
come usignoli
pronti a morire.

Giovane, da “All My Pretty Ones”, Anne Sexton

Mille porte fa
quando ero una ragazzina solitaria
in un’enorme casa con quattro
garage e se ben ricordo
era estate,
di notte mi sdraiavo in giardino,
il trifoglio raggrinzito sotto di me,
le sagge stelle distese sopra di me,
la finestra di mia madre un imbuto
da cui usciva un calore giallo,
la finestra di mio padre, socchiusa,
un occhio dove passa chi dorme,
e le assi della casa
erano lisce e bianche come cera
e probabilmente milioni di foglie
navigavano come vele sui loro strani gambi
mentre i grilli ticchettavano all’unisono
e io, nel mio corpo nuovo di zecca,
non ancora di donna,
facevo domande alle stelle
e credevo che Dio potesse veramente vedere
il calore e la luce colorata,
i gomiti, le ginocchia, i sogni, la buonanotte.

Young

A thousand doors ago,
when I was a lonely kid
in a big house with four
garages and it was summer
as long as I could remember,
I lay on the lawn at night,
clover wrinkling under me,
the wise stars bedding over me,
my mother’s window a funnel
of yellow heat running out,
my father’s window, half shut,
an eye where sleepers pass,
and the boards of the house
were smooth and white as wax
and probably a million leaves
sailed on their strange stalks
as the crickets ticked together
and I, in my brand new body,
which was not a woman’s yet,
told the stars my questions
and thought God could really see
the heat and the painted light,
elbows, knees, dreams, goodnight.

All Our Yesterdays (Tutti i nostri ieri), da “La rosa profonda”, Jorge Luis Borges

Voglio sapere di chi è il mio passato.
Quale degli io che fui? Del ginevrino
che sgorbiò qualche esametro latino
che i lavacri e i lustri han cancellato?
Di quel ragazzo che cercò nell’intera
biblioteca del padre le puntuali
curve del mappamondo, e le midiciali
forme che son la tigre e la pantera?
O di quell’altro che spinse una porta
dietro la quale un uomo moriva
per sempre, e baciò alla luce viva
la faccia agonizzante e quella morta?
Io sono quel che non sono già più. Inutilmente
sono nella sera quella perduta gente.

(Walter Siti, “La voce verticale”)

All Our Yesterdays

Quiero saber de quién es mi pasado.
¿De cuál de los que fui? ¿Del ginebrino
que trazó algún hexámetro latino
que los lustrales años han borrado?

¿Es de aquel niño que buscó en la entera
biblioteca del padre las puntuales
curvaturas del mapa y las ferales
formas que son el tigre y la pantera?

¿O de aquel otro que empujó una puerta
detrás de la que un hombre se moría
para siempre, y besó en el blanco día

la cara que se va y la cara muerta?
Soy los que ya no son. Inútilmente
soy en la tarde esa perdida gente.

All Our Yesterdays

I need to know who lays claim to my past.
Who, of all those I was? The Geneva boy
Who learned some Latin hexameters with joy,
Lines that the years and decades have erased?
That child who searched his father’s library for
Exact details, the round-cheeked cherub storms
Of the old maps, or else the savage forms
That are the panther and the jaguar?
Or the one who opened a door and looked upon
A man as he lay drawing his last breath,
Leaving forever, and kissed in the white dawn
The face that stiffens away, the face in death?
I am those that are no more. For no good reason
I am, in the evening sun, those vanished persons.

(Translated by Robert Mezey)

Il viaggio, Mary Oliver

Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli –
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e sentissi le vecchie catene
tirarti le caviglie.
“Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta,
anche se la loro malinconia
era terribile.
Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi fare –
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare.

The Journey

One day you finally knew
what you had to do, and began,
though the voices around you
kept shouting
their bad advice —
though the whole house
began to tremble
and you felt the old tug
at your ankles.
“Mend my life!”
each voice cried.
But you didn’t stop.
You knew what you had to do,
though the wind pried
with its stiff fingers
at the very foundations,
though their melancholy
was terrible.
It was already late
enough, and a wild night,
and the road full of fallen
branches and stones.
But little by little,
as you left their voices behind,
the stars began to burn
through the sheets of clouds,
and there was a new voice
which you slowly
recognized as your own,
that kept you company
as you strode deeper and deeper
into the world,
determined to do
the only thing you could do —
determined to save
the only life you could save.

Mura, Konstantinos Kavafis

Senza riguardo senza pudore né pietà,
m’hanno fabbricato intorno erte, solide mura.

E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.

Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!

Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

Walls

Without reflection, without mercy, without shame,
they built strong walls and high, and compassed me about.

And now I sit here and consider and despair.

My brain is worn with meditating on my fate:
I had outside so many things to terminate.

Oh! why when they were building did I not beware!

But never a sound of building, never an echo came.
Out of the world, insensibly, they shut me out.

(Translated by John Cavafy)

Pioggia, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare a letto tutto il giorno
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un’altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Rain 

Woke up this morning with
a terrific urge to lie in bed all day
and read. Fought against it for a minute.

Then looked out the window at the rain.
And gave over. Put myself entirely
in the keep of this rainy morning.

Would I live my life over again?
Make the same unforgiveable mistakes?
Yes, given half a chance. Yes.

Figli dell’epoca, da “Gente sul ponte”, Wislawa Szymborska

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Children of the Age

We are children of our age,
it’s a political age.

All day long, all through the night,
all affairs—yours, ours, theirs—
are political affairs.

Whether you like it or not,
your genes have a political past,
your skin, a political cast,
your eyes, a political slant.

Whatever you say reverberates,
whatever you don’t say speaks for itself.
So either way you’re talking politics.

Even when you take to the woods,
you’re taking political steps
on political grounds.

Apolitical poems are also political,
and above us shines a moon
no longer purely lunar.
To be or not to be, that is the question.
and though it troubles the digestion
it’s a question, as always, of politics.

To acquire a political meaning
you don’t even have to be human.
Raw material will do,
or protein feed, or crude oil,

or a conference table whose shape
was quarreled over for months:
Should we arbitrate life and death
at a round table or a square one.

Meanwhile, people perished,
animals died,
houses burned,
and the fields ran wild
just as in times immemorial
and less political.

(Translated by Stanisław Baranczak and Clare Cavanagh)