Io come voi, da “Ballate non pagate”, Alda Merini

Io come voi sono stata sorpresa
mentre rubavo la vita,
buttata fuori dal mio desiderio d’amore.
Io come voi non sono stata ascoltata
e ho visto le sbarre del silenzio
crescermi intorno e strapparmi i capelli.
Io come voi ho pianto,
ho riso e ho sperato.
Io come voi mi sono sentita togliere
i vestiti di dosso
e quando mi hanno dato in mano
la mia vergogna
ho mangiato vergogna ogni giorno.
Io come voi ho soccorso il nemico,
ho avuto fede nei miei poveri panni
e ho domandato che cosa sia il Signore,
poi dall’idea della sua esistenza
ho tratto forza per sentire il martirio
voltarmi intorno come colomba viva.
Io come voi ho consumato l’amore da sola
lontana persino dal Cristo risorto.
Ma io come voi sono tornata alla scienza
del dolore dell’uomo, che è la scienza mia.

Dice la sera, Federico Garcia Lorca

Dice la sera: “Ho una gran sete d’ombra!”
Dice la luna: “Io ho sete di stelle”.
La fonte cristallina chiede labbra
ed il vento sospiri.

Io ho sete di profumi e di risate.
Sete di canti nuovi
senza luna né gigli,
e senza amori morti.

Un canto mattutino che increspi
i ristagni tranquilli
dell’avvenire. E riempia di speranza
le sue onde e i suoi fanghi.

Un canto luminoso e riposato
ricolmo di pensiero,
verginale d’angosce e di tristezze,
verginale di sogni.

Canto che riempia senza carne lirica
di risate il silenzio.
(come uno stormo di colombe cieche
lanciate nel mistero).

Canto che delle cose vada all’anima
e all’anima dei venti
e che riposi infine nella gioia
di questo cuore eterno.

Cantos nuevos

Dice la tarde: “¡Tengo sed de sombra!”
Dice la luna: “¡Yo, sed de luceros!”
La fuente cristalina pide labios
y suspira el viento.

Yo tengo sed de aromas y de risas,
sed de cantares nuevos
sin lunas y sin lirios,
y sin amores muertos.

Un cantar de mañana que estremezca
a los remansos quietos
del porvenir. Y llene de esperanza
sus ondas y sus cienos.

Un cantar luminoso y reposado
pleno de pensamiento,
virginal de tristeza y de angustias
y virginal de ensueños.

Cantar sin carne lírica que llene
de risas el silencio
(una bandada de palomas ciegas
lanzadas al misterio).

Cantar que vaya al alma de las cosas
y al alma de los vientos
y que descanse al fin en la alegría
del corazón eterno.

(Agosto de 1920)

Ti riconobbi perché guardando l’orma, Juan Ramon Jiménez

Ti riconobbi, perché guardando l’orma
del tuo piede sul sentiero,
sentii dolore al cuore che tu calpestasti.
Corsi follemente; cercai per tutto il giorno,
come un cane senza padrone.
…Te n’eri già andata! E il tuo piede calpestava
il mio cuore, in una fuga senza fine,
come se quello fosse il cammino
che ti portava via per sempre…

Te conocí, porque al mirar la huella

Te conocí, porque al mirar la huella
de tu pie en el sendero,
me dolió el corazón que me pisaste.

Corrí loco; busqué por todo el día;
como un perro sin amo.

… ¡Te habías ido ya! Y tu pie pisaba
mi corazón, en un huir sin término,
cual si él fuera el camino
que te llevaba para siempre…

Tu non dormi. No. Io non dormo., Juan Ramon Jiménez

Tu non dormi. No. Io non dormo.
Stiamo parlando sotto le stelle.

Siamo qui, due rose meditabonde
nella pace della terra