Poesia, Fernando Pessoa

Il cielo azzurro di luce quieta.
Le onde blande che si frangono
sulla spiaggia lucente e completa –
punte di dita che giocano.

Sul piano senza nome della spiaggia
non suonano nessuna melodia
dal cui ritmo alla fine sorga
l’intero senso di questo giorno.

Quanto bello, se ciò soddisfacesse!
Quanto sicuro, se potessi credere
che questo mare e questi flutti e questo
cielo hanno vita e hanno essere.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Poema

O céu, azul de luz quieta.
As ondas brandas a quebrar,
Na praia lúcida e completa —
Pontos de dedos a brincar.

No piano anónimo da praia
Tocam nenhuma melodia
De cujo ritmo por fim saia
Todo o sentido deste dia.

Que bom, se isto satisfizesse!
Que certo, se eu pudesse crer
Que esse mar e essas ondas e esse
Céu têm vida e têm ser.

Allegro ma non troppo, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

Sei bella – dico alla vita –
è impensabile più rigoglio,
più rane e più usignoli,
più formiche e più germogli.

Cerco di accattivarmela,
di blandirla, vezzeggiarla.
La saluto sempre per prima
con umile espressione.

Le taglio la strada da sinistra,
le taglio la strada da destra,
e mi innalzo nell’incanto,
e cado per lo stupore.

Quanto è di campo questo grillo,
e di bosco questo frutto –
mai l’avrei creduto
se non avessi vissuto!

Non trovo nulla – le dico –
a cui paragonarti.
Nessuno ha fatto un’altra pigna
né migliore, né peggiore.

Lodo la tua larghezza,
inventiva ed esattezza,
e cos’altro – e cosa più –
magia, stregoneria.

Mai vorrei recarti offesa,
né adirarti per dileggio.
Da centomila anni almeno
sorridendo ti corteggio.

Tiro la vita per una foglia:
si è fermata? Se n’è accorta?
Si è scordata dove corre,
almeno per una volta?

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Allegro ma non troppo

Jesteś piękne – mówię życiu –
bujniej już nie można było,
bardziej żabio i słowiczo,
bardziej mrówczo i nasiennie.

Staram się mu przypodobać,
przypochlebić, patrzeć w oczy.
Zawsze pierwsza mu się kłaniam
z pokornym wyrazem twarzy.

Zabiegam mu drogę z lewej,
zabiegam mu drogę z prawej,
i unoszę się w zachwycie,
i upadam od podziwu.

Jaki polny jest ten konik,
jaka leśna ta jagoda –
nigdy bym nie uwierzyła,
gdybym się nie urodziła!

Nie znajduję – mówię życiu –
z czym mogłabym cię porównać.
Nikt nie zrobił drugiej szyszki
ani lepszej, ani gorszej.

Chwalę hojność, pomysłowość,
zamaszystość i dokładność,
i co jeszcze – i co dalej –
czarodziejstwo, czamoksięstwo.

Byle tylko nie urazić,
nie rozgniewać, nie rozpętać.
Od dobrych stu tysiącleci
nadskakuję uśmiechnięta.

Szarpię życie za brzeg listka:
przystanęło? dosłyszało?
Czy na chwilę, choć raz jeden,
dokąd idzie – zapomniało?

Wisława Szymborska

da “Wszelki wypadek”, Czytelnik, 1972

Allegro ma non troppo

Life, you’re beautiful (I say)
you just couldn’t get more fecund,
more befrogged or nightingaily,
more anthillful or sproutspouting.

I’m trying to court life’s favor,
to get into its good graces,
to anticipate its whims.
I’m always the first to bow,

always there where it can see me
with my humble, reverent face,
soaring on the wings of rapture,
falling under waves of wonder.

Oh how grassy is this hopper,
how this berry ripely rasps.
I would never have conceived it
if I weren’t conceived myself!

Life (I say) I’ve no idea
what I could compare you to.
No one else can make a pine cone
and then make the pine cone’s clone.

I praise your inventiveness,
bounty, sweep, exactitude,
sense of order – gifts that border
on witchcraft and wizardry.

I just don’t want to upset you,
tease or anger, vex or rile.
For millennia, I’ve been trying
to appease you with my smile.

I tug at life by its leaf hem:
will it stop for me, just once,
momentarily forgetting
to what end it runs and runs?

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

La mia vita è un battello abbandonato, Fernando Pessoa

La mia vita è un battello abbandonato
non ligio, in ermo porto, al suo destino.
Perché non salpa e non segue l’istinto
di navigare, sposato al suo fato?

Ah, manca chi lo lanci in mare e alato
renda il suo scafo in vele; peregrino
fresco d’allontanamento, nel divino
amplesso del mattino, puro e amaro.

Morto corpo d’azione senza voglia
che lo viva, ombra sterile di vivere,
fluttuando al fiore vano del rimpianto.

Le alghe tingono verde la tua chiglia,
ti culla il vento senza che ti muova,
ed è oltremare l’Isola agognata.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

A Minha Vida é um Barco Abandonado

A minha vida é um barco abandonado
Infiel, no ermo porto, ao seu destino.
Por que não ergue ferro e segue o atino
De navegar, casado com o seu fado?

Ah! falta quem o lance ao mar, e alado
Torne seu vulto em velas; peregrino
Frescor de afastamento, no divino
Amplexo da manhã, puro e salgado.

Morto corpo da ação sem vontade
Que o viva, vulto estéril de viver,
Boiando à tona inútil da saudade.

Os limos esverdeiam tua quilha,
O vento embala-te sem te mover,
E é para além do mar a ansiada Ilha.

Il silenzio delle piante, Wislawa Szymborska

La conoscenza unilaterale tra voi e me
si sviluppa abbastanza bene.

So cosa sono foglia, petalo, spiga, stelo, pigna,
e cosa vi accade in aprile, e in dicembre.

Benché la mia curiosità non sia reciproca,
su alcune di voi mi chino apposta,
e verso altre alzo il capo.

Ho dei nomi da darvi:
acero, bardana, epatica,
erica, ginepro, vischio, nontiscordardimé,
ma voi per me non ne avete nessuno.

Viaggiamo insieme.
E quando si viaggia insieme si conversa,
ci si scambiano osservazioni almeno sul tempo,
o sulle stazioni superate in velocità.

Non mancherebbero argomenti, molto ci unisce.
La stessa stella ci tiene nella sua portata.
Gettiamo ombre basate sulle stesse leggi.
Cerchiamo di sapere qualcosa, ognuno a suo modo,
e ciò che non sappiamo, anch’esso ci accomuna.

Io spiegherò come posso, ma voi chiedete:
che significa guardare con gli occhi,
perché mi batte il cuore
e perché il mio cuore non ha radici.

Ma come rispondere a domande non fatte,
se per giunta si è qualcuno
che per voi è a tal punto nessuno.

Epifite, boschetti, prati e giuncheti –
tutto ciò che vi dico è un monologo
e non siete voi che lo ascoltate.

Parlare con voi è necessario e impossibile.
Urgente in questa vita frettolosa
e rimandato a mai.

(Trauduzione di Pietro Marchesani)

The Silence of Plants

A one-sided relationship is developing quite well between you and me.
I know what a leaf, petal, kernel, cone, and stem are,
and I know what happens to you in April and December.

Though my curiosity is unrequited,
I gladly stoop for some of you,
and for others I crane my neck.

I have names for you:
maple, burdock, liverwort,
eather, juniper, mistletoe, and forget-me-not;
but you have none for me.

After all, we share a common journey.
When traveling together, it’s normal to talk,
exchanging remarks, say, about the weather,
or about the stations flashing past.

We wouldn’t run out of topics
for so much connects us.
The same star keeps us in reach.
We cast shadows according to the same laws.
Both of us at least try to know something,
each in our own way,
and even in what we don’t know
there lies a resemblance.

Just ask and I will explain as best I can:
what it is to see through my eyes,
why my heart beats,
and how come my body is unrooted.

But how does someone answer questions
which have never been posed,
and when, on top of that
the one who would answer
is such an utter nobody to you?

Undergrowth, shrubbery,
meadows, and rushes…
everything I say to you is a monologue,
and it is not you who’s listening.

A conversation with you is necessary
and impossible,
urgent in a hurried life
and postponed for never.

(Translated by Joanna Trzeciak)

Mentre andavo, Johann Wolfgang Goethe

Andavo per i campi
così, per conto mio,
e non cercare niente
era quello che volevo.

E lì c’era un fiorellino,
subito lì, vicino,
che nella vita mai
ne vidi uno più bello.

Volevo coglierlo,
ma il fiore mi disse:
possiedo radici,
e sono ben nascoste.

Giù nel profondo
sono interrato;
per questo i miei fiori
son belli tondi.

Non so amoreggiare,
non so adulare;
non cogliermi devi,
ma trapiantare.

Im Vorübergehn

Ich ging im Felde
So für mich hin,
Und nichts zu suchen,
Das war mein Sinn.

Da stand ein Blümchen
Sogleich so nah,
dass ich im Leben
Nichts lieber sah.

Ich wollt es brechen,
da sagt es schleunig:
Ich habe Wurzeln,
Die sind gar heimlich.

Im tiefen Boden
bin ich gegründet;
Drum sind die Blüten
So schön geründet.

Ich kann nicht liebeln,
Ich kann nicht schranzen;
musst mich nicht brechen,
musst mich verpflanzen.

L’individuo io canto, da “Foglie d’erba”, Walt Whitman

L’individuo io canto, una semplice singola persona,
eppur pronuncio la parola Democrazia, la parola
In-Massa.
La fisiologia da capo a piedi io canto,
né la fisionomia da sola né il cervello da solo valgono per
la Musa: io dico che la Forma completa vale di gran
lunga di più,
la Femmina e insieme il Maschio io canto.
La Vita immensa in passione, impulso, potenza,
piena di gioia, per le azioni più libere che si compiono
sotto la legge divina,
l’Uomo Moderno io canto.

(Trad. di Giuseppe Conte)

One’s-Self I Sing

One’s self I sing, a simple separate person,
Yet utter the word Democratic, the word En-Masse.

Of physiology from top to toe I sing,
Not physiognomy alone nor brain alone is worthy for the Muse, I
say the Form complete is worthier far,
The Female equally with the Male I sing.

Of Life immense in passion, pulse, and power,
Cheerful, for freest action form’d under the laws divine,
The Modern Man I sing.

Per la vecchia denti-storti, da “Love is a Dog from Hell”, Charles Bukowski

conosco una donna
che compera continuamente puzzle
cinesi
puzzle
cubi
cavi
pezzi che alla fine s’incastrano
in un ordine
li completa
matematicamente
risolve tutti i suoi
puzzle
vive giù in riva al mare
mette lo zucchero fuori per le formiche
e crede
alla fin fine
in un mondo migliore.
ha i capelli bianchi
li pettina di rado
ha i denti storti
e indossa ampie tute
informi
su un corpo che molte
donne vorrebbero avere.
per anni mi ha irritato
con quelle che giudicavo
eccentricità –
come i gusci d’uovo a mollo
(per nutrire le piante
col calcio).
ma infine quando penso alla sua
vita
e la paragono alle altre vite
più eccitanti, più belle
e originali
mi accorgo che lei ha ferito meno
gente di tutti quelli che conosco
(e per ferire intendo semplicemente ferire).
ha passato periodi tremendi,
periodi in cui avrei forse potuto
aiutarla di più
perché è la madre della mia unica
figlia
e siamo stati un tempo grandi amanti,
ma ne è uscita,
come ho detto
ha ferito meno gente di
tutti quelli che conosco,
e se guardi le cose così,
be’,
ha creato un mondo migliore.
ha vinto.

Frances, è tua questa
poesia.

(Trad. di Katia Bagnoli)

One for Old Snaggletooth

I know a woman
who keeps buying puzzles
chinese
puzzles
blocks
wires
pieces that finally fit
into some order.
she works it out
mathematically
she solves all her
puzzles
lives down by the sea
puts sugar out for the ants
and believes
ultimately
in a better world.
her hair is white
she seldom combs it
her teeth are snaggled
and she wears loose shapeless
coveralls over a body most
women would wish they had.
for many years she irritated me
with what I consider her
eccentricities –
like soaking eggshells in water
(to feed the plants so that
they’d get calcium).
but finally when I think of her
life
and compare it to other lives
more dazzling, original
and beautiful
I realize that she has hurt fewer
people than anybody I know
(and by hurt I simply mean hurt).
she has had some terrible times,
times when maybe I should have
helped her more
for she is the mother of my only
child
and we were once great lovers,
but she has come through
like I said
she has hurt fewer people than
anybody I know,
and if you look at it like that,
well,
she has created a better world.
she has won.

Frances, this poem is for
you.

Amore, Carlos Drummond De Andrade

Quando incontri qualcuno e questo qualcuno fa fermare il tuo cuore
per alcuni secondi, fai attenzione: può essere la persona più importante della
tua vita.

Se gli occhi si incrociano e in quel momento c’è la stessa luce intensa
tra loro, stai in allerta: può essere la persona che stai aspettando dal
giorno in cui sei nato.

Se il tocco delle labbra è stato intenso, se il bacio è stato appassionante e gli occhi
si sono riempiti d’acqua in quel momento, rifletti: c’è qualcosa di magico tra voi.

Se il primo e l’ultimo pensiero del giorno è per quella persona, se il desiderio di
stare insieme arriva a stringerti il cuore, ringrazia: Dio ti ha mandato un
dono divino: l’amore.

Se un giorno doveste chiedere perdono l’uno all’altro per qualche motivo e in cambio
ricevere un abbraccio, un sorriso, una carezza sui capelli e i gesti varranno più
di mille parole, arrenditi: voi siete fatti l’uno per l’altro.

Se per qualche motivo fossi triste, se la vita ti avesse inflitto un colpo e
l’altra persona soffrisse il tuo dolore, piangesse le tue lacrime e le asciugasse
con affetto, che cosa meravigliosa: tu potrai contare su di lei in qualsiasi
momento della tua vita.

Se riesci col pensiero a sentire l’odore della persona come se lei
si trovasse lì al tuo fianco… se la trovi meravigliosamente bella,
anche quando indossa un vecchio pigiama, ciabatte infradito e ha i capelli
arruffati…

Se non riesci a lavorare per tutto il giorno, emozionato per l’appuntamento che avete quella sera… se non riesci a immaginare, in nessun modo,
un futuro senza quella persona al tuo fianco…

Se hai la certezza che la vedrai invecchiare e, anche così,
sei convinto che continuerai ad essere pazzo di lei… se preferiresti
morire prima di vedere l’altra andarsene: è l’amore che è entrato nella tua vita. È un dono.

Molte persone si innamorano molte volte nella vita, ma poche amano o
trovano un amore vero. O a volte lo incontrano e non prestando attenzione
a questi segnali, lo lasciano passare, senza lasciarlo accadere
veramente.

È il libero arbitrio. Per questo presta attenzione ai segnali, non lasciare che le follie del quotidiano ti rendano cieco alla miglior cosa della vita: l’amore.

(Trad. Tiziana Tonon)

Amor

Quando encontrar alguém e esse alguém fizer seu coração para de funcionar
por alguns segundos, preste atenção. Pode ser a pessoa mais importante da
sua vida.

Se os olhares se cruzarem e neste momento houver o mesmo brilho intenso
entre eles, fique alerta: pode ser a pessoa que você está esperando desde o
dia em que nasceu.

Se o toque dos lábios for intenso, se o beijo for apaixonante e os olhos
encherem d’água neste momento, perceba: existe algo mágico entre vocês.

Se o primeiro e o último pensamento do dia for essa pessoa, se a vontade de
ficar juntos chegar a apertar o coração, agradeça: Deus te mandou um
presente divino: o amor.

Se um dia tiver que pedir perdão um ao outro por algum motivo e em troca
receber um abraço, um sorriso, um afago nos cabelos e os gestos valerem mais
que mil palavras, entregue-se: vocês foram feitos um pro outro.

Se por algum motivo você estiver triste, se a vida te deu uma rasteira e a
outra pessoa sofrer o seu sofrimento, chorar as suas lágrimas e enxugá-las
com ternura, que coisa maravilhosa: você poderá contar com ela em qualquer
momento de sua vida.

Se você conseguir em pensamento sentir o cheiro da pessoa como se ela
estivesse ali do seu lado… se você achar a pessoa maravilhosamente linda,
mesmo ela estando de pijamas velhos, chinelos de dedo e cabelos
emaranhados…

Se você não consegue trabalhar direito o dia todo, ansioso pelo encontro que
está marcado para a noite… se você não consegue imaginar, de maneira
nenhuma, um futuro sem a pessoa ao seu lado…

Se você tiver a certeza que vai ver a pessoa envelhecendo e, mesmo assim,
tiver a convicção que vai continuar sendo louco por ela… se você preferir
morrer antes de ver a outra partindo: é o amor que chegou na sua vida. É uma
dádiva.

Muitas pessoas apaixonam-se muitas vezes na vida, mas poucas amam ou
encontram um amor verdadeiro. Ou às vezes encontram e por não prestarem
atenção nesses sinais, deixam o amor passar, sem deixá-lo acontecer
verdadeiramente.

É o livre-arbítrio. Por isso preste atenção nos sinais, não deixe que as
loucuras do dia a dia o deixem cego para a melhor coisa da vida: o amor.

Un amore felice, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

Un amore felice. È normale?
È serio? È utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.

Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano −
sembra un complotto contro l’umanità!

È difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.

Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

True Love

True love. Is it normal
is it serious, is it practical?
What does the world get from two people
who exist in a world of their own?

Placed on the same pedestal for no good reason,
drawn randomly from millions but convinced
it had to happen this way – in reward for what?
For nothing.
The light descends from nowhere.
Why on these two and not on others?
Doesn’t this outrage justice? Yes it does.
Doesn’t it disrupt our painstakingly erected principles,
and cast the moral from the peak? Yes on both accounts.

Look at the happy couple.
Couldn’t they at least try to hide it,
fake a little depression for their friends’ sake?
Listen to them laughing – its an insult.
The language they use – deceptively clear.
And their little celebrations, rituals,
the elaborate mutual routines –
it’s obviously a plot behind the human race’s back!

It’s hard even to guess how far things might go
if people start to follow their example.
What could religion and poetry count on?
What would be remembered? What renounced?
Who’d want to stay within bounds?

True love. Is it really necessary?
Tact and common sense tell us to pass over it in silence,
like a scandal in Life’s highest circles.
Perfectly good children are born without its help.
It couldn’t populate the planet in a million years,
it comes along so rarely.

Let the people who never find true love
keep saying that there’s no such thing.

Their faith will make it easier for them to live and die.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Fine giornata, da “Les Fleurs du Mal”, Charles Baudelaire

Sotto una luce sbiadita
gira, danza, corre a caso,
chiassosa e impura la Vita.
Così, quando, voluttuosa,

sale Notte all’orizzonte
e la fame infine acquieta,
e tutto annulla, anche l’onta,
“Oh!, finalmente! – il Poeta

dice – in me vertebre e mente
gridan pace ardentemente.
Invaso da sogni funebri,

mi sdraierò sulla schiena,
m’avvolgerò nella tela
di refrigeranti tenebre”.

(Trad. Antonio Prete)

La fin de la journée

Sous une lumière blafarde
Court, danse et se tord sans raison
La Vie, impudente et criarde.
Aussi, sitôt qu’à l’horizon

La nuit voluptueuse monte,
Apaisant tout, même la faim,
Effaçant tout, même la honte,
Le Poète se dit : ” Enfin!

“Mon esprit, comme mes vertèbres,
Invoque ardemment le repos;
Le coeur plein de songes funèbres,

Je vais me coucher sur le dos
Et me rouler dans vos rideaux,
Ô rafraîchissantes ténèbres! “