Questo poeta della dinastia Song è così infelice. Il vento sospira tra gli alberi, un cigno solitario passa là in alto, e lui è solo nella sua barchetta, sull’acqua.
Se soltanto apprezzasse quanto me la vita nella Cina dell’undicesimo secolo: niente cartoni animati a tutto volume in tv, niente musica dal camioncino dei gelati,
solamente il richiamo orgoglioso degli uccelli e lo scorrere regolare di un orologio ad acqua.
(Traduzione di Franco Nasi)
Liu Yung
This poet of the Sung dynasty is so miserable. The wind sighs around the trees, a single swan passes overhead, and he is alone on the water in his skiff.
If only he appreciated life in eleventh-century China as much as I do – no loud cartoons on television, no music from the ice cream truck,
just the calls of elated birds and the steady flow of the water clock.
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Hungarian Rhapsody No.2 (with Cateen Cadenza) – Composed by Franz Liszt(+ Tom and Jerry: The Cat Concerto) – Première1 dic 2020
Siamo operai: apprendisti, garzoni, maestri – e costruiamo te, navata protesa verso l’alto. Giunge a volte, un grave forestiero e come un luccichio percorre i nostri cento spiriti ci mostra, tremolando, un nuovo appiglio.
Ci arrampichiamo sui ponteggi vacillanti;
dalle nostre mani, pesante, penzola il martello fino a che un istante non venne a baciarci sulle fronti, rilucendo, come se ogni cosa conoscesse – viene da te, come dal mare il vento.
E’ un risuonare, allora di martelli, molti, e va nelle montagne un colpo dopo l’altro. Al primo buio, solo allora ti lasciamo: affiorano i tuoi tratti, e danno luce.
Dio, sei grande!
(Traduzione di Lorenzo Gobbi)
Werkleute sind wir: Knappen, Jünger, Meister
Werkleute sind wir: Knappen, Jünger, Meister, und bauen dich, du hohes Mittelschiff. Und manchmal kommt ein ernster Hergereister, geht wie ein Glanz durch unsre hundert Geister und zeigt uns zitternd einen neuen Griff.
Wir steigen in die wiegenden Gerüste,
in unsern Händen hängt der Hammer schwer, bis eine Stunde uns die Stirnen küßte, die strahlend und als ob sie Alles wüßte von dir kommt, wie der Wind vom Meer.
Dann ist ein Hallen von dem vielen Hämmern und durch die Berge geht es Stoß um Stoß. Erst wenn es dunkelt lassen wir dich los: Und deine kommenden Konturen dämmern.
Gott, du bist groß.
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Lang Lang: Mō Lì Huā — Jasmine Flower – This is a well-known song in China from the Qing Dynasty. Steinway Artist Lang Lang played it during the Steinway & Sons Spiriocast EMEA launch at the Elbphilharmonie in Hamburg, October 2022.
Si è arrivati a questo: siedo sotto un albero, sulla sponda d’un fiume in una mattina assolata. E’ un evento futile e non passerà alla storia. Non si tratta di battaglie e patti di cui si studiano le cause, né di tirannicidi degni di memoria.
Comunque siedo su questa sponda, è un fatto. E se sono qui, da una qualche parte devo pur essere venuta, e in precedenza devo essere stata in molti altri posti, esattamente come i conquistatori di terre lontane prima di salire a bordo.
Anche l’attimo fuggente ha un ricco passato, il suo venerdì prima del sabato, il suo maggio prima di giugno. Ha i suoi orizzonti non meno reali di quelli nel cannocchiale dei capitani.
Quest’albero è un pioppo radicato da anni. Il fiume è la Raba, che scorre non da ieri. Il sentiero è tracciato fra i cespugli non dall’altro ieri. Il vento per soffiare via le nuvole prima ha dovuto spingerle qui.
E anche se nulla di rilevante accade intorno, non per questo il mondo è più povero di particolari, peggio fondato, meno definito di quando lo invadevano i popoli migranti.
Il silenzio non accompagna solo i complotti, né il corteo delle cause solo le incoronazioni. Possono essere tondi non solo gli anniversari delle insurrezioni, ma anche i sassolini in parata sulla sponda.
Fitto e intricato è il ricamo delle circostanze. Il punto della formica nell’erba. L’erba cucita alla terra. Il disegno dell’onda in cui si infila un fuscello.
Si dà il caso che io sia qui e guardi. Sopra di me una farfalla bianca sbatte nell’aria ali che sono solamente sue e sulle mani mi vola un’ombra, non un‘altra, non d’un altro, ma solo sua.
A tale vista mi abbandona sempre la certezza che ciò che è importante sia più importante di ciò che non lo è.
(Traduzione di Pietro Marchesani)
No Title Required
It’s come to this: I’m sitting under a tree, beside a river on a sunny morning. It’s an insignificant event and won’t go down in history. It’s not battles and pacts, whose motives are scrutinized, or noteworthy tyrannicides.
And yet I’m sitting by this river, that’s a fact. And since I’m here, I must have come from somewhere, and before that I must have turned up in many other places, exactly like the conquerors of nations before setting sail.
Even a passing moment has its fertile past, its Friday before Saturday, its May before June. Its horizons are no less real than those a marshal’s fieldglasses might scan.
This tree is a poplar that’s been rooted here for years. The river is the Raba; it didn’t spring up yesterday. The path leading through the bushes wasn’t beaten last week. The wind had to blow the clouds here before it could blow them away.
And though nothing much is going on nearby, the world’s no poorer in details for that, it’s just as grounded, just as definite as when migrating races held it captive.
Conspiracies aren’t the only things shrouded in silence. Retinues of reasons don’t trail coronations alone. Anniversaries of revolutions may roll around, but so do oval pebbles encircling the bay.
The tapestry of circumstance is intricate and dense. Ants stitching in the grass. The grass sewn into the ground. The pattern of a wave being needled by a twig.
So it happens that I am and look. Above me a white butterfly is fluttering through the air on wings that are its alone and a shadow skims through my hands that is none other, no one else’s, but its own.
When I see such things I’m no longer sure that what’s important is more important than what’s not.
(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)
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Beatrice Rana – Stravinsky: The Firebird: Danse Infernale – 25 ott 2019
Trascritto per pianoforte da Guido Agosti, il mitico Uccello di fuoco di Stravinskij assume un nuovo suono sotto la maestria di Beatrice Rana. Le radici di Beatrice in Puglia, Lecce rappresentano parte integrante della sua arte. In questo video, Lecce assume il ruolo di protagonista: le scene dell’esplorazione di Beatrice stessa, giocando con gli elementi che la circondano, perdendosi tra città e natura, si intrecciano con immagini di ascoltatori attenti, occhi chiusi, orecchie sintonizzate sulla colonna sonora che guida questa esperienza: la danza infernale di Stravinskij.
Il tempo dapprincipio fu bello, calmo. Schiamazzavano i tordi, e nelle paludi qualcosa di vivo faceva un brusio, come se soffiasse in una bottiglia vuota. Passò a volo una beccaccia e nell’aria con allegri rimbombi. Ma quando nel bosco si fece buio e soffiò da oriente un vento freddo e penetrante, tutto tacque. Sulle pozzanghere si allungarono degli aghetti di ghiaccio. Il bosco divenne squallido, solitario. Sì senti l’odore dell’inverno.
Questi versi, da anni pubblicati nel web, non sono di una poesia ma è l’incipit del racconto “The Student” di Anton Cechov, edito per la prima volta il 16 aprile 1894 sul quotidiano Russkie Vedomosti. Narra di uno studente clericale che torna a casa dopo la caccia in una fredda sera del Venerdì Santo che si ferma davanti a un fuoco e incontra due vedove. Racconta loro la storia della negazione di Pietro nei Vangeli e, al termine, nota che le due donne sono profondamente commosse, portandolo a concludere che la verità e la bellezza siano i connettori di tutta la storia umana: questo lo rende pieno di gioia e stupore per la vita.
Lo studente
Il cielo era dapprima sereno e calmo. I merli cantavano. Nella palude vicina s’udiva il grido lamentoso di un essere animato; sembrava che qualcuno soffiasse in una bottiglia vuota. Passò una beccaccia, uno sparo rimbombò attraverso l’aria primaverile e svegliò un’eco gioiosa. Poi il bosco s’oscurò. Un vento freddo, frizzante, inopportuno, che veniva da Oriente, fece ammutolire ogni cosa. Sulle pozze d’acqua si formarono dei ghiaccioli; il bosco prese un aspetto triste, tetro, inospitale. Si sentiva l’odore dell’inverno.
(Traduzione di A. Polledro)
СТУДЕНТ
Погода вначале была хорошая, тихая. Кричали дрозды, и по соседству в болотах что-то живое жалобно гудело, точно дуло в пустую бутылку. Протянул один вальдшнеп, и выстрел по нем прозвучал в весеннем воздухе раскатисто и весело. Но когда стемнело в лесу, некстати подул с востока холодный пронизывающий ветер, всё смолкло. По лужам протянулись ледяные иглы, и стало в лесу неуютно, глухо и нелюдимо. Запахло зимой.
The Student
In the beginning the day was nice and peaceful. Thrushes were calling out and in the nearby bogs something was plaintively droning, sounding as if the air were blowing into a bottle. As a snipe flew over, a shot sounded out, rumbling after the bird in the spring air. But when darkness was starting to cover the forest, an unseasonable cold and piercing wind blew up out of the east. Icy needle-like lines stretched themselves out over the surfaces of puddles, and in the forest it was getting uncomfortable, remote and lonely. The air smelled of winter.
Editor’s note: This short story by Chekhov has been translated from Russian into English by Vasily Lickwar, a theological student at St. Vladimir’s Seminary in Crestwood, New York. Published in 1894 in Russian, it is one of Chekhov’s best stories, showing his mastery in evoking an atmosphere and subtly conveying changes of mood. Though not a churchman himself, Chekhov was capable of showing sympathetically the religious approach to life.
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David Garrett –The Four Seasons: Winter I (by Vivaldi) (Official Music Video)
Sempre e poi sempre, o vecchio o giovane torno a avvertire: una montagna notturna e al balcone una donna silenziosa, bianca una strada al chiaro di luna in lieve pendio e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di struggimento. O mondo ardente, o tu chiara donna al balcone, cane che abbai nella valle, treno lontano che passi, come mentite, come atroci ingannate me ancora, e pur tuttavia voi siete sempre il mio sogno e delirio più dolce. Spesso ho tentato la strada per la tremenda “realtà” dove hanno valore mode, assessori, leggi, e denaro, ma solitario mi sono involato, deluso e liberato, verso là dove sogno e beata follia zampilla. Afoso vento notturno negli alberi, scura zigana, mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia, mondo splendente, di cui sono schiavo eternamente, dove a me guizzano i tuoi bagliori, dove riecheggia per me la tua voce.
(Traduzione di Patrizio Sanasi) Testo tedesco “O brennende Welt”di Hermann Hesse, scritto nel 1917, Archivio LiederNet
Sugli alti rami d’alberi frondosi il vento fa un rumore freddo ed alto. In questa selva perso, in questo suono, medito solitario.
Così nel mondo, in cima a quel che sento, un vento fa la vita, e lascia, e prende, e nulla ha senso – neppure l’anima con cui da solo penso.
(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)
Nos altos ramos de árvores frondosas
Nos altos ramos de árvores frondosas O vento faz um rumor frio e alto. Nesta floresta, em este som me perco E sozinho medito.
Assim no mundo, acima do que sinto, Um vento faz a vida, e a deixa, e a toma, E nada tem sentido — nem a alma Com que penso sozinho.
Ricardo Reis, heterónimo de Fernando Pessoa (1888-1935), in « Odes de Ricardo Reis », Ática, 1946 (imp.1994)
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Hélène Grimaud – Woodlands and beyond…
Together with photographer Mat Hennek, French star pianist Hélène Grimaud, comes up with a multimedia concert project at the Grand Hall of Hamburg’s Elbphilharmonie. Grimaud’s virtuous piano performance is accompanied by Hennek’s highly praised photo series “Woodlands”, which depicts genuine portraits of trees. Grimaud’s piano recital includes works by romantic and impressionistic composers.
Una nuvola sono alta nel cielo ed un corteo di stelle mi fa velo: lieve, allegra, mai stanca di volare mi specchio sopra il colle e lungo il mare – ma perché i pini della selva ombrosa mi chiamano sempre: “Fermati, riposa!”?
Scivola il mio mantello sulla luna, acceco il sole in trono al suo fulgore – nessun legame, schiavitù nessuna, sono figlia del vento senza cuore – ma perché i pini della selva ombrosa sussurran sempre: “Fermati, riposa!”?
(Traduzione di Silvio Raffo)
The Cloud
I am a cloud in the heaven’s height, The stars are lit for my delight, Tireless and changeful, swift and free, I cast my shadow on hill and sea– But why do the pines on the mountain’s crest Call to me always, “Rest, rest”?
I throw my mantle over the moon And I blind the sun on his throne at noon, Nothing can tame me, nothing can bind, I am a child of the heartless wind– But oh, the pines on the mountain’s crest Whispering always, “Rest, rest.”
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Yuja Wang plays Schubert/Liszt : Auf dem Wasser zu singen
Luce, mia luce!
Luce che inondi la terra
luce che baci gli occhi
luce che addolcisce il cuore!
Amore mio, la luce danza
al centro della mia vita
la luce tocca le corde del mio amore.
Il cielo si spalanca
il vento soffia selvaggio
il riso passa sopra la terra.
Le farfalle dispiegano le loro ali
sul mare della luce.
Gigli e gelsomini sbocciano
sulla cresta delle sue onde.
Amore mio, la luce s’infrange
nell’oro delle nubi
e sparge gemme in gran copia.
Gioia e serenità si diffondono
di foglia in foglia senza limiti.
Il fiume del cielo
ha superato le sue sponde
e inonda di felicità la terra.
Light
Light, my light, the world-filling light,
the eye-kissing light,
heart-sweetening light!
Ah, the light dances, my darling, at the center of my life;
the light strikes, my darling, the chords of my love;
the sky opens, the wind runs wild, laughter passes over the earth.
The butterflies spread their sails on the sea of light.
Lilies and jasmines surge up on the crest of the waves of light.
The light is shattered into gold on every cloud, my darling,
and it scatters gems in profusion.
Mirth spreads from leaf to leaf, my darling,
and gladness without measure.
The heaven’s river has drowned its banks
and the flood of joy is abroad.
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Jarrod Radnich – Virtuosic Piano Solo – I Saw Three Ships