Guerra, Alda Merini

O uomo sconciato come una fossa
in te si lavano le mani i servi,
i servi del delitto
che ti cambiano veste parola e udito
che ti fanno simile a un fantasma dorato.
Viscidi uccelli visitano le tue dimore
sparvieri senza volto
ti legano i polsi alle vendette
degli altri
che vogliono dissacrare il Signore.
O guerra, portento di ogni spavento
malvagità inarcata, figlia stretta
generata dal suolo di nessuno
non hai udito né ombra:
sei un mostro senza anima che mangia
la soglia
e il futuro dell’uomo.

War

O man ruined like a ditch
servants wash their hands in you,
the servants of murder
who change your clothes your words your hearing
who turn you into a golden ghost.
Slimy birds visit your dwellings
faceless sparrows
tie your wrists to the vendettas
of those
who want to desecrate God.
O war, prophet of all fear
over-arching evil, true daughter
born of no one’s ground
you have neither hearing nor shadow:
you are a soul-less monster eating
the threshold
and future of man.

(Translated by Susan Stewart)

I gufi, da “Les Fleurs du Mal”, Charles Baudelaire

Sotto i tassi neri loro ospiti
i gufi in fila si dispongono,
come se fossero esotici idoli,
l’occhio rosso saettando. Meditano.

Lì se ne staranno immobili
fino al cader dell’ora malinconica
in cui, l’obliquo sole cacciando,
spesse dilagheranno le tenebre.

Tale condotta insegna al saggio
che si deve temere a questo mondo
ogni forma di moto e confusione;

l’uomo ebbro d’un’ombra che passa
sconta sempre la delusione
d’aver voluto cambiar di posto.

Les hiboux

Sous les ifs noirs qui les abritent,
Les hiboux se tiennent rangés,
Ainsi que des dieux étrangers,
Dardant leur oeil rouge. Ils méditent.

Sans remuer ils se tiendront
Jusqu’à l’heure mélancolique
Où, poussant le soleil oblique,
Les ténèbres s’établiront.

Leur attitude au sage enseigne
Qu’il faut en ce monde qu’il craigne
Le tumulte et le mouvement,

L’homme ivre d’une ombre qui passe
Porte toujours le châtiment
D’avoir voulu changer de place.

Riportato alla vita come fuoco, da “Burning in Water, Drowning in Flame”, Charles Bukowski

in angosciosa divinità il mio gatto
gira intorno

gira intorno e intorno
con coda elettrica e
occhi
a pulsante

è
vitale ed
elegante e
definitivo come un albero di
prugne

nessuno di noi due comprende
cattedrali o
l’uomo là fuori

che innaffia il suo
prato

se io fossi uomo
quanto lui è gatto –
se ci fossero uomini simili a lui
il mondo potrebbe
cominciare

salta sul divano
e cammina attraverso
i colonnati della mia
ammirazione.

Startled Into Life Like Fire

in grievous deity my cat
walks around
he walks around and around
with
electric tail and
push-button
eyes

he is
alive and
plush and
final as a plum tree

neither of us understands
cathedrals or
the man outside
watering his
lawn

if I were all the man
that he is
cat–
if there were men
like this
the world could
begin

he leaps up on the couch
and walks through
porticoes of my
admiration.

Mare, da “Libro de Poemas”, Federico Garcia Lorca

Il mare
è il Lucifero dell’azzurro.
Il cielo caduto
per voler essere la luce.
Povero mare condannato
a eterno movimento
dopo aver conosciuto
la calma del firmamento!

Ma nella tua amarezza
ti redense l’amore.
Partoristi Venere pura
e la tua profondità
restò vergine, senza dolore.
Le tue tristezze sono belle,
mare di spasimi gloriosi.
Ma oggi invece di stelle
hai verdi polipi.

Sopporta la tua sofferenza,
formidabile Satana.
Cristo camminò sopra di te
e lo fece anche Pan.
La stella Venere è
l’armonia del mondo.
Taccia l’Ecclesiaste!

Venere è il profondo
dell’anima…
…E l’uomo miserabile
è un angelo caduto.
La terra è il probabile
Paradiso perduto.

Mar

El mar es
el Lucifer del azul.
El cielo caído
por querer ser la luz.
¡Pobre mar condenado
a eterno movimiento,
habiendo antes estado
quieto en el firmamento!
Pero de tu amargura
te redimió el amor.
Pariste a Venus pura,
y quedose tu hondura
virgen y sin dolor.Tus tristezas son bellas,
mar de espasmos gloriosos.
Mas hoy en vez de estrellas
tienes pulpos verdosos.Aguanta tu sufrir,
formidable Satán.
Cristo anduvo por ti,
mas también lo hizo Pan.La estrella Venus es
la armonía del mundo.
¡Calle el Eclesiastés!
Venus es lo profundo
del alma……Y el hombre miserable
es un ángel caído.
La tierra es el probable
Paraíso Perdido.
(Abril de 1919)

Il saluto al mio cane, Rabindranath Tagore

Ogni mattina il mio devoto cane
presso la sedia silenzioso aspetta,
finché io lo saluto con una carezza.
Mentre questo leggero omaggio riceve,
di gioia il suo corpo trasale.
Fra tutte le creature mute,
lui solo, penetrando il velo del bene e del male,
ha visto l’uomo per intero,
quell’essere per cui può dare la vita contento,
al quale senza fini può riversare amore,
da un opaco sentire che a stento
trova una via verso il mondo cosciente.
Quando l’offerta vedo di questo cuore muto
che supplicare sa del suo stesso bisogno,
non so immaginare quale raro valore
la sua saggezza pura trova nell’uomo.
Col suo silenzio guardare,
patetico, smarrito, quel che afferra
non può esprimere in parole…
Per me però rivela il vero significato
dell’Uomo, nello schema del Creato.

Ode al cane, da “Navigazioni e dintorni” (1959), Pablo Neruda

Il cane mi domanda
e non rispondo.
Salta, corre pei campi e mi domanda
senza parlare
e i suoi occhi
sono due richieste umide, due fiamme
liquide che interrogano
e io non rispondo,
non rispondo perché
non so, non posso dir nulla.

In campo aperto andiamo
uomo e cane.

Brillano le foglie come
se qualcuno
le avesse baciate
a una a una,
sorgono dal suolo
tutte le arance
a collocare
piccoli planetari
su alberi rotondi
come la notte, e verdi,
e noi, uomo e cane, andiamo
a fiutare il mondo, a scuotere il trifoglio,
nella campagna cilena,
fra le limpide dita di settembre.

Il cane si ferma,
insegue le api,
salta l’acqua trepida,
ascolta lontanissimi
latrati,
orina sopra un sasso,
e mi porta la punta del suo muso,
a me, come un regalo.
E’ la sua freschezza affettuosa,
la comunicazione del suo affetto,
e proprio lì mi chiese
con i suoi due occhi,
perché è giorno, perché verrà la notte,
perché la primavera
non portò nella sua canestra
nulla
per i cani randagi,
tranne inutili fiori,
fiori, fiori e fiori.
E così m’interroga
il cane
e io non rispondo.

Andiamo
uomo e cane uniti
dal mattino verde,
dall’incitante solitudine vuota nella quale solo noi
esistiamo,
questa unità fra cane con rugiada
e il poeta del bosco,
perché non esiste l’uccello nascosto,
né il fiore segreto,
ma solo trilli e profumi
per i due compagni:
un mondo inumidito
dalle distillazioni della notte,
una galleria verde e poi
un gran prato,
una raffica di vento aranciato,
il sussurro delle radici,
la vita che procede,
e l’antica amicizia,
la felicità
d’essere cane e d’essere uomo
trasformata
in un solo animale
che cammina muovendo
sei zampe
e una coda
con rugiada.

Oda al perro

El perro me pregunta
y no respondo.
Salta, corre en el campo y me pregunta
sin hablar
y sus ojos
son dos preguntas húmedas, dos llamas
líquidas que me interrogan
y no respondo,
no respondo porque
no sé, no puedo nada.
A campo pleno vamos
hombre y perro.
Brillan las hojas como
si alguien
las hubiera besado
una por una,
suben del suelo
todas las naranjas
a establecer
pequeños planetarios
en árboles redondos
como la noche, y verdes,
y perro y hombre vamos
oliendo el mundo, sacudiendo el trébol,
por el campo de Chile,
entre los dedos claros de septiembre.

El perro se detiene,
persigue las abejas,
salta el agua intranquila,
escucha lejanísimos ladridos,
orina en una piedra
y me trae la punta de su hocico,
a mí, como un regalo.
Es su frescura tierna,
la comunicación de su ternura,
y allí me preguntó
con sus dos ojos,
por qué es de día,
por qué vendrá la noche,
por qué la primavera
no trajo en su canasta nada
para perros errantes,
sino flores inútiles,
flores, flores y flores.

Y así pregunta
el perro
y no respondo.
Vamos
hombre y perro reunidos
por la mañana verde,
por la incitante soledad vacía
en que sólo nosotros
existimos,
esta unidad de perro con rocío
y el poeta del bosque,
porque no existe el pájaro escondido,
ni la secreta flor,
sino trino y aroma
para dos compañeros,
para dos cazadores compañeros:
un mundo humedecido
por las destilaciones de la noche,
un túnel verde y luego
una pradera,
una ráfaga de aire anaranjado,
el susurro de las raíces,
la vida caminando,
respirando, creciendo,
y la antigua amistad,
la dicha
de ser perro y ser hombre
convertida
en un solo animal
que camina moviendo
seis patas
y una cola
con rocío.

Ti auguro di vivere, da “Les quatre saisons d’aimer”, Jean Debruynne

Ti auguro di vivere
senza lasciarti comprare dal denaro.
Ti auguro di vivere
senza marca, senza etichetta,
senza distinzione,
senza altro nome
che quello di uomo.
Ti auguro di vivere
senza rendere nessuno tua vittima.
Ti auguro di vivere
senza sospettare o condannare
nemmeno a fior di labbra.
Ti auguro di vivere in un mondo
dove ognuno abbia il diritto
di diventare tuo fratello
e farsi tuo prossimo.

Je te souhaite de ne pas réussir ta vie

Je te souhaite de ne pas réussir ta vie.
Je te souhaite de vivre autrement
que les gens arrivés.
Je te souhaite de vivre la tête en bas
et le cœur en l’air,
les pieds dans tes rêves
et les yeux pour l’entendre.
Je te souhaite de vivre
sans te laisser acheter par l’argent.
Je te souhaite de vivre debout et habité.
Je te souhaite de vivre le souffle du feu,
brûlé vif de tendresse.
Je te souhaite de vivre sans titre,
sans étiquette,
Sans distinction,
ne portant d’autre nom que l’humain.
Je te souhaite de vivre sans
que tu aies rendu quelqu’un
victime de toi-même.
Je te souhaite de vivre sans suspecter
ni condamner,
même du bout des lèvres.
Je te souhaite de vivre sans ironie,
même contre toi-même.

Je te souhaite de parler non pour être écouté
mais pour être compris.
Je te souhaite de vivre l’inespéré,
c’est dire que je te souhaite
de ne pas réussir ta vie.