Perfetto silenzio, da “Mentre Buddha sorride” (2015), Charles Bukowski

tutti quegli occhi
ardenti
tutte quelle dolci
intese
tutto quel
mascara
tutti quegli
orecchini

tutti quei corpi
caldi

adesso andranno
altrove.

mi rendo conto
che
potrei
perdere
la mia
ultima
opportunità

lasciando
il
telefono
staccato.

adesso
chiamo
soltanto
per
l’ambulanza,
i vigili del fuoco
o la polizia.

sono tornato allo
stesso punto di
anni fa:
non voglio
sentire le buone notizie
dalla voce
umana.

lo
tengo
staccato.

adesso
non
sono io quello per cui
suona
la campana

lascia che suoni
per
te.

(Traduzione di Simona Viciani)

perfect silence

all those smoldering
eyes
all that sweet
understanding
all that
mascara
all those
earrings

all those warm
bodies

will now go
elsewhere.

I realize
that
I might be
missing
my
final
chance

by leaving
the phone
off the
hook.

now
I only
phone out
for an
ambulance,
firemen or
the police.

I’m back to
where I was
years ago:
I don’t want to
hear the good news
of the human
voice.

I keep it
off the
hook.

I am now
not
for whom the
bell
tolls

let it toll
for
you.

Bicchieri di sete, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Se dubiti della tua sete, se non osi
farle domande o darle un nome,
se sai solo che cerchi dell’acqua
che la sazi e non trovi che pozzi,
e in questi echi che ti chiamano, bevi.

Se al bere la sete scompare
era solo sete. Continua a cercare.

Ma se quando la sazi cresce in te,
se non vuoi smettere di avere sete
ma continuare a bere giorno e notte
bicchieri di sete, non c’è dubbio:
puoi chiamarla amore, continuare a soffrire,
e sapere che non esiste chi ti guidi.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Vasos de sed

Sin dudas de tu sed, si no te atreves
a preguntarle o a ponerle un nombre,
si sólo sabes que buscas un agua
que la sacie y no hallas sino pozos,
y en ellos ecos que te llaman, bebe.

Si la sed al beber desaparece
es que era sólo sed. Sigue buscando.

Pero si crece cuando te sacias,
si quieres no dejar de tener sed
sino seguir bebiendo día y noche
vasos de sed, no hay duda:
puedes llamarla amor, seguir sufriendo,
y saber que no existe quien te guía.

 

Gusto un liquore mai prima distillato, Emily Dickinson

Gusto un liquore mai prima distillato –
da boccali scavati nella perla –
non tutti i tini lungo il Reno
offrono una tale acquavite!

Inebriata d’aria – io sono –
e stordita di rugiada –
barcollo – per giorni estivi interminabili –
da taverne di blu fuso –

Quando gli osti scacciano dalla porta
della digitale l’ape ubriaca –
quando le farfalle – rinunciano al loro “goccetto”,
io berrò ancora di più!

Finché gli angeli sventoleranno i cappelli nivei –
e i santi – alle finestre accorreranno –
per vedere la piccola ubriaca
che si appoggia al – sole –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

I taste a liquor never brewed –

I taste a liquor never brewed –
From Tankards scooped in Pearl –
Not all the Vats upon the Rhine
Yield such an Alcohol!

Inebriate of air – am I –
And Debauchee of Dew –
Reeling – thro’ endless summer days –
From inns of Molten Blue –

When “Landlords” turn the drunken Bee
Out of the Foxglove’s door –
When Butterflies – renounce their “drams” –
I shall but drink the more!

Till Seraphs swing their snowy Hats –
And Saints – to windows run –
To see the little Tippler
Leaning against the – Sun –

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Nota del traduttore:
[214] ca. 1860 (“Springfield Daily Republican”, 4 maggio 1861, titolo The May Wine; 1890). CM. Celebrazione dell’estate e dell’ebrezza naturale che suscita, giocata sulla metafora dell’ubriacatura: il liquore è l’aria, il boccale i fiori, l’osteria il cielo blu, le strade i giorni d’estate, gli altri bevitori l’ape e la farfalla, il lampione cui l’ubriaco si appoggia è il sole. Attraverso il naturale si accede all’oltremondo, sicché i testimoni della spettacolare ubriacatura sono celesti.