Natale… Sulla provincia nevica, Fernando Pessoa

Natale… Sulla provincia nevica.
Tra i lari confortevoli,
un sentimento conserva
i sentimenti passati.

Cuore contrapposto al mondo,
come la famiglia è verità!
Il mio pensiero è profondo,
sto solo e sogno rimpianto.

E com’è bianco di grazia
il paesaggio che non so,
visto per la vetrata
della casa che mai avrò!

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Natal… Na província neva

Natal… Na província neva.
Nos lares aconchegados,
Um sentimento conserva
Os sentimentos passados.

Coração oposto ao mundo,
Como a família é verdade!
Meu pensamento é profundo,
Stou só e sonho saudade.

E como é branca de graça
A paisagem que não sei,
Vista de trás da vidraça
Do lar que nunca terei!

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Snow Falling in Forest – Slow Motion

Il passero di Natale, Billy Collins

La prima cosa che ho sentito stamattina è
stato un leggero, insistente fruscio,
il rapido battito delle ali
contro il vetro che si è rivelato,

un uccellino che si agitava
nella cornice di un’alta finestra,
cercando di lanciarsi attraverso
l’enigma della trasparenza nella luce spaziosa.

Un rumore nella gola del gatto
rannicchiato sul tappeto
mi ha detto come l’uccello fosse entrato,
trasportato nella fredda notte
attraverso lo sportello di una porta del seminterrato,
e in seguito liberato dalla lieve stretta dei denti.

Su una sedia, ho intrappolato le sue pulsazioni
in un piccolo asciugamano e l’ho portato verso la porta,
così leggero che sembrava
essere svanito nel nido di stoffa.

Ma fuori, è scoppiato
dalle mie mani schiuse nel suo elemento,
immergendosi nel giardino dormiente
in uno spasmo di battiti d’ali
e scomparendo oltre un alto filare di abeti.

Tuttavia, per il resto della giornata,
ho potuto sentire il suo selvaggio battito
contro i miei palmi ogni volta che pensavo
alle ore che l’uccello doveva aver speso
confinato nelle ombre di quella stanza,
nascosto tra i rami appuntiti
del nostro albero decorato, respirando lì
tra angeli metallici, mele di ceramica, stelle di filo,

gli occhi aperti, come i miei mentre giaccio qui stasera
immaginando questo raro, fortunato passero
ora nascosto in un cespuglio di agrifoglio,
una neve leggera che cade attraverso il buio senza vento.

Christmas Sparrow

The first thing I heard this morning
was a soft, insistent rustle,
the rapid flapping of wings
against glass as it turned out,

a small bird rioting
in the frame of a high window,
trying to hurl itself through
the enigma of transparency into the spacious light.

A noise in the throat of the cat
hunkered on the rug
told me how the bird had gotten inside,
carried in the cold night
through the flap in a basement door,
and later released from the soft clench of teeth.

Up on a chair, I trapped its pulsations
in a small towel and carried it to the door,
so weightless it seemed
to have vanished into the nest of cloth.

But outside, it burst
from my uncupped hands into its element,
dipping over the dormant garden
in a spasm of wingbeats
and disappearing over a tall row of hemlocks.

Still, for the rest of the day,
I could feel its wild thrumming
against my palms whenever I thought
about the hours the bird must have spent
pent in the shadows of that room,
hidden in the spiky branches
of our decorated tree, breathing there
among metallic angels, ceramic apples, stars of yarn,

its eyes open, like mine as I lie here tonight
picturing this rare, lucky sparrow
tucked into a holly bush now,
a light snow tumbling through the windless dark.

La coltura degli alberi di Natale, Thomas Stearns Eliot

Vi sono molti atteggiamenti riguardo al Natale,
E alcuni li possiamo trascurare:
Il sociale, il torpido, quello palesemente commerciale,
Il chiassoso (essendo i bar aperti fino a mezzanotte),
E l’infantile – che non è quello del bimbo
Per il quale ogni candela è una stella, e l’angelo dorato
Spiegante l’ali alla cima dell’albero
Non è solo una decorazione, ma un angelo.

Il fanciullo stupisce dinnanzi all’albero di Natale:
Lasciatelo continuare nello spirito della meraviglia
Innanzi la Festa come un evento non accettato come un pretesto;
Cosicché il rapimento scintillante, lo stupore
Del primo albero di Natale ricordato,
Cosicché le sorprese, il diletto dei primi doni posseduti
(Ognuno con il proprio peculiare ed eccitante profumo),
L’attesa dell’oca o del tacchino,
E l’atteso sgomento al suo apparire,

Cosicché la reverenza e la gaiezza
Non possano essere dimenticate nella più tarda esperienza,
Nella noiosa abitudine, nella fatica, nel tedio,
Nella consapevolezza della morte, nella coscienza del fallimento,
O nella pietà del convertito
Che si potrebbe tingere di presunzione
Spiacente a Dio e irrispettosa verso i fanciulli
(E qui ricordo con gratitudine anche
Santa Lucia, il suo canto di gioia e la sua corona di fuoco):

Cosicché prima della fine, l’ottantesimo Natale
(Per “ottantesimo” intendo qualunque sia l’ultimo)
Le memorie accumulate dell’emozione annuale
Possano concentrarsi in una grande gioia
Che saranno anche un grande timore, come nell’occasione
Quando l’apprensione giunse sopra ogni anima:
Perché l’inizio ci ricorderà la fine
E la prima venuta la seconda venuta.

The Cultivation of Christmas Trees

There are several attitudes towards Christmas,
Some of which we may disregard:
The social, the torpid, the patently commercial,
The rowdy (the pubs being open till midnight),
And the childish – which is not that of the child
For whom the candle is a star, and the gilded angel
Spreading its wings at the summit of the tree
Is not only a decoration, but an angel.

The child wonders at the Christmas Tree:
Let him continue in the spirit of wonder
At the Feast as an event not accepted as a pretext;
So that the glittering rapture, the amazement
Of the first-remembered Christmas Tree,
So that the surprises, delight in new possessions
(Each one with its peculiar and exciting smell),
The expectation of the goose or turkey
And the expected awe on its appearance,

So that the reverence and the gaiety
May not be forgotten in later experience,
In the bored habituation, the fatigue, the tedium,
The awareness of death, the consciousness of failure,
Or in the piety of the convert
Which may be tainted with a self-conceit
Displeasing to God and disrespectful to children
(And here I remember also with gratitude
St.Lucy, her carol, and her crown of fire):

So that before the end, the eightieth Christmas
(By “eightieth” meaning whichever is last)
The accumulated memories of annual emotion
May be concentrated into a great joy
Which shall be also a great fear, as on the occasion
When fear came upon every soul:
Because the beginning shall remind us of the end
And the first coming of the second coming.

Natale sulla terra, tratta dal testo in prosa “Mattino”, Arthur Rimbaud

Dallo stesso deserto,
nella stessa notte,
sempre i miei occhi stanchi si destano
alla stella d’argento,
sempre,
senza che si commuovano i Re della vita,
i tre magi, cuore, anima, spirito. Quando
ce ne andremo di là
dalle rive e dai monti,
a salutare la nascita del nuovo lavoro,
la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni,
la fine della superstizione,
ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!

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Nota:
Ho pubblicato questa poesia trovata in rete nel dicembre 2015 (purtroppo) senza le opportune verifiche.
Recentemente ho “scoperto” che trattasi di una parte dei versi in prosa “Mattino”, che riporto di seguito, scusandomi per aver divulgato una “poesia di Natale” mai scritta da Rimbaud che da alcuni anni viene pubblicata in vari siti/blog.
Precisazione dell’11/01/2019.

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Mattino
Una volta non ebbi forse una giovinezza amabile, eroica, favolosa, da iscrivere su fogli d’oro, – troppa fortuna! Per quale delitto, per quale errore, ho meritato la mia debolezza d’oggi? Voi, che pretendete che le bestie abbiano singhiozzi d’accoramento, che i malati disperino, che i morti sognino male, cercate di raccontare la mia caduta e il mio sonno. Quanto a me, non posso spiegarmi meglio del mendicante con i suoi eterni Pater e Ave Maria. Io no so più parlare!

Oggi, però, credo d’aver finita la relazione del mio inferno. L’inferno, proprio; l’antico, quello di cui il figlio dell’uomo aprì le porte.

Dallo stesso deserto, nella stessa notte, sempre i miei occhi spossati si ridestano alla stella d’argento, sempre, senza che si commuovano i Re della vita, i tre magi, cuore, anima, spirito. Quando mai andremo, di là dai lidi e dai monti, a salutare la nascita nel nuovo lavoro, la saggezza nuova, la fuga dei tiranni e dei demoni, la fine della superstizione, ad adorare – per primi! – Natale sulla terra!

Il canto dei cieli, il cammino dei popoli! Schiavi, non malediciamo la vita.

Da: Rimbaud Poesie e prose (1975), pp. 260-261 – Traduzione di Diana Grange Fiori

Matin
N’eus-je pas une fois une jeunesse aimable, héroïque, fabuleuse, à écrire sur des feuilles d’or, – trop de chance ! Par quel crime, par quelle erreur, ai-je mérité ma faiblesse actuelle ? Vous qui prétendez que des bêtes poussent des sanglots de chagrin, que des malades désespèrent, que des morts rêvent mal, tâchez de raconter ma chute et mon sommeil. Moi, je ne puis pas plus m’expliquer que le mendiant avec ses continuels Pater et Ave Maria. Je ne sais plus parler!

Pourtant, aujourd’hui, je crois avoir fini la relation de mon enfer. C’était bien l’enfer ; l’ancien, celui dont le fils de l’homme ouvrit les portes.

Du même désert, à la même nuit, toujours mes yeux las se réveillent à l’étoile d’argent, toujours, sans que s’émeuvent les Rois de la vie, les trois mages, le coeur l’âme, l’esprit. Quand irons-nous, par delà les grèves et les monts, saluer la naissance du travail nouveau, la sagesse nouvelle, la fuite des tyrans et des démons, la fin de la superstition, adorer – les premiers ! – Noël sur la terre !

Le chant des cieux, la marche des peuples ! Esclaves, ne maudissons pas la vie.

Morning
Hadn’t I once a youth that was lovely, heroic, fabulous, something to write down on pages of gold? – I was too lucky! Through what crime, by what fault did I deserve my present weakness? You who imagine that animals sob with sorrow, that the sick despair, that the dead have bad dreams, try now to relate my fall and my sleep. I can explain myself no better than the beggar wth his endless Aves and Pater Nosters. I no longer know how to talk!

And yet, today, I think I have finished this account of my Hell. And it was Hell; the old one, whose gates were opened by the Son of Man.

From the same desert, toward the same dark sky, my tired eyes forever open on the silver star, forever; but the three wise men never stir, the Kings of life, the heart, the soul, the mind. When will we go, over mountains and shores, to hail the birth of new labor, new wisdom, the flight of tyrants and demons, the end of superstition, – to be the first to adore! – Christmas on earth!

The song of the heavens, the marching of nations! We are slaves, let us not curse life!

Translated by Paul Schmidt, and published in 1976 by Harper Colophon Books, Harper & Row

A Natale, un giorno, Hirokazu Ogura

Perché
dappertutto ci sono cosi tanti recinti?
In fondo tutto il mondo è un grande recinto.
Perché
la gente parla lingue diverse?
In fondo tutti diciamo le stesse cose.
Perché
il colore della pelle non è indifferente?
In fondo siamo tutti diversi.
Perché
gli adulti fanno la guerra?
Dio certamente non lo vuole.
Perché
avvelenano la terra?
Abbiamo solo quella.
A Natale – un giorno – gli uomini andranno d’accordo in tutto il mondo.
Allora ci sarà un enorme albero di Natale con milioni di candele.
Ognuno ne terrà una in mano, e nessuno riuscirà a vedere l’enorme albero fino alla punta.
Allora tutti si diranno “Buon Natale!” a Natale, un giorno.

E’ Natale, Madre Teresa di Calcutta

E’ Natale ogni volta
che sorridi a un fratello
e gli tendi la mano.
E’ Natale ogni volta
che rimani in silenzio
per ascoltare l’altro.
E’ Natale ogni volta
che non accetti quei principi
che relegano gli oppressi
ai margini della società.
E’ Natale ogni volta
che speri con quelli che disperano
nella povertà fisica e spirituale.
E’ Natale ogni volta
che riconosci con umiltà
i tuoi limiti e la tua debolezza.
E’ Natale ogni volta
che permetti al Signore
di rinascere per donarlo agli altri.