Pace, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

La pace in me fluisce,
marea che lo stagno lambisce;
ma mia dovrà restare,
non defluirà come il mare.

Io sono lo stagno celeste
che venera il cielo d’estate:
le mie speranze eran queste,
sublimi, ora in te confinate.

Io sono lo stagno dorato
nel tramonto che brucia e vuol morire –
e tu sei il mio sole oscurato:
dammi le stelle tue da custodire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Peace

Peace flows into me
As the tide to the pool by the shore;
It is mine forevermore,
It ebbs not back like the sea.

I am the pool of blue
That worships the vivid sky;
My hopes were heaven-high,
They are all fulfilled in you.

I am the pool of gold
When sunset burns and dies–
You are my deepening skies,
Give me your stars to hold.

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Maksim & Sergei Polunin – Nutcracker Fantasy – Live at Mercedes Benz Arena

Ode al pomodoro, da “Ode al vino e altre odi elementari” (1954), Pablo Neruda

La strada
si riempì di pomodori,
mezzogiorno,
estate,
la luce
si divide
in due
metà
di un pomodoro,
scorre
per le strade
il succo.
In dicembre
senza pausa
il pomodoro,
invade
le cucine,
entra per i pranzi,
si siede
riposato
nelle credenze,
tra i bicchieri,
le matequilleras
la saliere azzurre.
Emana
una luce propria,
maestà benigna.
Dobbiamo, purtroppo,
assassinarlo:
affonda
il coltello
nella sua polpa vivente,
è una rossa
viscera,
un sole
fresco,
profondo,
inesauribile,
riempie le insalate
del Cile,
si sposa allegramente
con la chiara cipolla,
e per festeggiare
si lascia
cadere
l’olio,
figlio
essenziale dell’ulivo,
sui suoi emisferi socchiusi,
si aggiunge
il pepe
la sua fragranza,
il sale il suo magnetismo:
sono le nozze
del giorno
il prezzemolo
issa
la bandiera,
le patate
bollono vigorosamente,
l’arrosto
colpisce
con il suo aroma
la porta,
è ora!
andiamo!
e sopra
il tavolo, nel mezzo
dell’estate,
il pomodoro,
astro della terra,
stella
ricorrente
e feconda,
ci mostra
le sue circonvoluzioni,
i suoi canali,
l’insigne pienezza
e l’abbondanza
senza ossa,
senza corazza,
senza squame né spine,
ci offre
il dono
del suo colore focoso
e la totalità della sua freschezza.

Oda al tomate

La calle
se llenó de tomates,
mediodía,
verano,
la luz
se parte
en dos
mitades
de tomate,
corre
por las calles
el jugo.
En diciembre
se desata
el tomate,
invade
las cocinas,
entra por los almuerzos,
se sienta
reposado
en los aparadores,
entre los vasos,
las mantequilleras,
los saleros azules.
Tiene
luz propia,
majestad benigna.
Debemos, por desgracia,
asesinarlo:
se hunde
el cuchillo
en su pulpa viviente,
es una roja
víscera,
un sol
fresco,
profundo,
inagotable,
llena las ensaladas
de Chile,
se casa alegremente
con la clara cebolla,
y para celebrarlo
se deja
caer
aceite,
hijo
esencial del olivo,
sobre sus hemisferios entreabiertos,
agrega
la pimienta
su fragancia,
la sal su magnetismo:
son las bodas
del día,
el perejil
levanta
banderines,
las papas
hierven vigorosamente,
el asado
golpea
con su aroma
en la puerta,
es hora!
vamos!
y sobre
la mesa, en la cintura
del verano,
el tomate,
astro de tierra,
estrella
repetida
y fecunda,
nos muestra
sus circunvoluciones,
sus canales,
la insigne plenitud
y la abundancia
sin hueso,
sin coraza,
sin escamas ni espinas,
nos entrega
el regalo
de su color fogoso
y la totalidad de su frescura.

Ode to Tomatoes

The street
filled with tomatoes,
midday,
summer,
light is
halved
like
a
tomato,
its juice
runs
through the streets.
In December,
unabated,
the tomato
invades
the kitchen,
it enters at lunchtime,
takes
its ease
on countertops,
among glasses,
butter dishes,
blue saltcellars.
It sheds
its own light,
benign majesty.
Unfortunately, we must
murder it:
the knife
sinks
into living flesh,
red
viscera,
a cool
sun,
profound,
inexhaustible,
populates the salads
of Chile,
happily, it is wed
to the clear onion,
and to celebrate the union
we
pour
oil,
essential
child of the olive,
onto its halved hemispheres,
pepper
adds
its fragrance,
salt, its magnetism;
it is the wedding
of the day,
parsley
hoists
its flag,
potatoes
bubble vigorously,
the aroma
of the roast
knocks
at the door,
it’s time!
come on!
and, on
the table, at the midpoint
of sumer,
the tomato,
star of earth,
recurrent
and fertile
star,
displays
its convolutions,
its canals,
its remarkable amplitude
and abundance,
no pit,
no husk,
no leaves or thorns,
the tomato offers
its gift
or fiery color
and cool completeness.

(Translation by Margaret Sayers Peden)

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A. Piazzolla. Libertango – Russian Philharmonic – Moscow City Symphony

L’estate se ne andava, da “Sarà estate e altre poesie” (2004), Emily Dickinson

L’estate se ne andava
impercettibilmente, come il dolore
troppo lieve alla fine
per sentirlo come un tradimento
una quiete stillò
come vespro inoltrato
o natura che trascorre
tutta sola il pomeriggio appartato.
Il crepuscolo scese in anticipo
il mattino brillò straniero
con la grazia cortese ma dolente
dell’ospite che vorrebbe partire.
Così, senza un’ala
né l’aiuto di una chiglia
la nostra estate fuggì via
leggera verso la bellezza.

(Traduzione di Piera Mattei)

As imperceptibly as Grief

As imperceptibly as Grief
The Summer lapsed away –
Too imperceptible at last
To seem like Perfidy –
A Quietness distilled –
As Twilight long begun –
Or Nature – spending with Herself
Sequestered Afternoon –
The Dusk drew earlier in –
The Morning foreign shone –
A courteous – but harrowing Grace
Of Guest who would be gone –
And thus, without a Wing
Or Service of a Keel –
Our Summer made Her light Escape
Into the Beautiful –

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Lang Lang performing Hungarian Rhapsody No. 2 in C sharp minor
Live From Teatro Del Silenzio, Italy / 2007

Rumori dell’estate, da “Dal mare o da altra stella” (2006), Eugénio De Andrade

Le cicale cantano
come d’inverno
arde la legna verde.

Un rumore puerile
e dolce di api
aggiunge la sete.

Quando il sole avvista
i fianchi del mare
si spoglia di corsa,

e danza danza danza.

(Traduzione di Federico Bertolazzi)

Rumores do verão

As cigarras cantam
como no inverno
arde a lenha verde.

Um rumor pueril
e doce de abelhas
acrescenta a sede.

Quando o sol avista
os flancos do mar
despe-se a correr,

e dança dança dança.

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Vivaldi “Four Seasons” – Presto from Summer
Mari Samuelsen, violin
Trondheimsoloists,  Norway
NRK1 Julekonsert i Vang kirke 2011 og 2012

The Sun, Mary Oliver

Have you ever seen
anything
in your life
more wonderful

than the way the sun,
every evening,
relaxed and easy,
floats toward the horizon

and into the clouds or the hills,
or the rumpled sea,
and is gone–
and how it slides again

out of the blackness,
every morning,
on the other side of the world,
like a red flower

streaming upward on its heavenly oils,
say, on a morning in early summer,
at its perfect imperial distance–
and have you ever felt for anything
such wild love–
do you think there is anywhere, in any language,
a word billowing enough
for the pleasure

that fills you,
as the sun
reaches out,
as it warms you

as you stand there,
empty-handed–
or have you too
turned from this world–

or have you too
gone crazy
for power,
for things?

Non c’è bisogno – Colibrì, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Non c’è bisogno

Vedo un posto vuoto a tavola.
Di chi è? Di chi altro? Chi voglio prendere in giro?
La barca attende. Non c’è bisogno di remi
né di vento. La chiave l’ho lasciata
nel solito posto. Tu sai dove.
Ricordati di me e di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
Ora stringimi forte. Così. Dammi un bel bacio
sulle labbra. Ecco. Ora
lasciami andare, carissima. Lasciami andare.
Non c’incontreremo più in questa vita,
perciò ora dammi un bacio d’addio. Su, ancora uno.
E un altro. Ecco. Adesso basta.
Adesso, carissima, lasciami andare.
È ora di avviarsi.

Colibrì

Per Tess

Fai conto che io dica estate,
scriva la parola “colibrì”,
la metta in una busta,
la porti giù per la discesa
fino alla buca. Quando tu aprirai
la lettera, ti riverranno in mente
quei giorni e quanto,
ma proprio tanto, ti amo.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)
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No Need

I see an empty place at the table.
Whose? Who else’s? Who am I kidding?
The boat’s waiting. No need for oars
or a wind. I’ve left the key
in the same place. You know where.
Remember me and all we did together.
Now, hold me tight. That’s it. Kiss me
hard on the lips. There. Now
let me go, my dearest. Let me go.
We shall not meet again in this life,
so kiss me goodbye now. Here, kiss me again.
Now, my dearest, let me go.
It’s time to be on the way.

Hummingbird

For Tess

Suppose I say summer,
write the word “hummingbird,”
put it in an envelope,
take it down the hill
to the box. When you open
my letter you will recall
those days and how much,
just how much, I love you.

Raymond Carver, from: All of Us

Come quando l’estate scivola nell’autunno, Emily Dickinson

Come quando l’Estate scivola nell’Autunno
Eppure preferiamo di più dire
“L’Estate” che “l’Autunno”, per paura
Di mandar via il Sole,

E quasi reputiamo un Affronto
Ammettere la presenza
Di chi anche se incantevole, non è
Colui che abbiamo amato –

Così eludiamo il Peso degli Anni
Su colui che tenta timido
Di Raggirare la Freccia
Del Declivio della Vita.

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

As Summer into Autumn slips

As Summer into Autumn slips
And yet we sooner say
“The Summer” than “the Autumn,” lest
We turn the sun away,

And almost count it an Affront
The presence to concede
Of one however lovely, not
The one that we have loved –

So we evade the charge of Years
On one attempting shy
The Circumvention of the Shaft
Of Life’s Declivity.

Il giorno in cui, Rabindranath Tagore

Il giorno in cui fiorì il loto,
ahimè, la mia mente era persa
e io non me ne accorsi.
Il mio cestino rimase vuoto
e il fiore inosservato.

Ogni tanto però
una tristezza mi prendeva
mi svegliavo dal mio sogno
e sentivo nel vento del sud
la presenza dolce di una strana fragranza.

Quella vaga dolcezza
come desiderio tormentava il mio cuore
sembrava l’alito ardente dell’estate
in cerca di soddisfazione.

Non sapevo allora
che era così vicina
che era già mia
che questa dolcezza perfetta
era fiorita
nel profondo del mio cuore.

The Lotus

On the day when the lotus bloomed, alas, my mind was straying,
and I knew it not. My basket was empty and the flower remained unheeded.

Only now and again a sadness fell upon me, and I started up from my
dream and felt a sweet trace of a strange fragrance in the south wind.

That vague sweetness made my heart ache with longing and it seemed to
me that is was the eager breath of the summer seeking for its completion.

I knew not then that it was so near, that it was mine, and that this
perfect sweetness had blossomed in the depth of my own heart.

Consolazione, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Quant’è bello non visitare l’Italia quest’estate,
vagare per le sue città o scalare i suoi torridi paesi di collina.
Quant’è più bello guidare per queste familiari strade locali,
afferrando appieno il senso di ogni segnale stradale, di ogni manifesto,
di ogni improvviso gesto della mano dei miei connazionali.

Qui non ci sono abbazie né affreschi che si sbriciolano o cupole
famose, e non c’è bisogno di mandare a memoria una successione
di re o visitare gli angoli sgocciolanti di una prigione.
Non c’è bisogno di stare attorno a un sarcofago, di vedere
il lettino di Napoleone all’Elba, o le ossa di un santo sotto vetro.

Quant’è più bello disporre dei semplici spazi di casa
che sentirsi schiacciato da un pilastro, un arco, una basilica.
Perché nascondere la testa in libri di frasi fatte e mappe spiegazzate?
Perché dare in pasto panorami a un’affamata macchina fotografica
impaziente di mangiarsi, un monumento alla volta, il mondo?

Anziché ciondolare in un caffé senza sapere dire ghiaccio,
punterò dritto verso il coffee shop e la cameriera
di nome Dot. Scivolerò nel flusso del giornale
del mattino, con tutte le barriere della lingua abbattute,
fiumi di idiomi che scorrono liberi, e uova al tegamino in arrivo.

E dopo colazione, non dovrò cercare qualcuno
disposto a fotografarmi, col braccio sulla spalla del proprietario.
Non mi romperò la testa sul conto né registrerò su un diario
che cosa ho mangiato e come il sole è entrato dalla finestra.
Basterà risalire in auto

come se fosse la grande auto della stessa lingua inglese
e suonando il mio rumoroso clacson vernacolare, prendere il volo
lungo una strada che non porterà mai a Roma, e nemmeno a Bologna.

(Traduzione di Franco Nasi)

Consolation

How agreeable it is not to be touring Italy this summer,
wandering her cities and ascending her torrid hilltowns.
How much better to cruise these local, familiar streets,
fully grasping the meaning of every roadsign and billboard
and all the sudden hand gestures of my compatriots.

There are no abbeys here, no crumbling frescoes or famous
domes and there is no need to memorize a succession
of kings or tour the dripping corners of a dungeon.
No need to stand around a sarcophagus, see Napoleon’s
little bed on Elba, or view the bones of a saint under glass.

How much better to command the simple precinct of home
than be dwarfed by pillar, arch, and basilica.
Why hide my head in phrase books and wrinkled maps?
Why feed scenery into a hungry, one-eyes camera
eager to eat the world one monument at a time?

Instead of slouching in a café ignorant of the word for ice,
I will head down to the coffee shop and the waitress
known as Dot. I will slide into the flow of the morning
paper, all language barriers down,
rivers of idiom running freely, eggs over easy on the way.

And after breakfast, I will not have to find someone
willing to photograph me with my arm around the owner.
I will not puzzle over the bill or record in a journal
what I had to eat and how the sun came in the window.
It is enough to climb back into the car

as if it were the great car of English itself
and sounding my loud vernacular horn, speed off
down a road that will never lead to Rome, not even Bologna.

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In questa poesia, leggera e ironica, Billy Collins ci racconta il suo modo di consolarsi per un mancato viaggio in Italia.
La dedico a chi, per i più disparati motivi, quest’anno deve rinunciare ad una vacanza, un viaggio.

Sarà estate – prima o poi, Emily Dickinson

Sarà estate – prima o poi.
Donne – con parasoli –
uomini a passeggio – con canne d’India –
E bambine – con bambole –

Coloreranno il paesaggio pallido –
come un luminoso mazzo di fiori –
per quanto sommerso di pario –
il paese si stenda – oggi –

I lillà – piegati da molti anni –
dondoleranno carichi di violetto –
le api – non disprezzeranno il motivo –
che i loro avi – cantarono –

La rosa selvatica – arrosserà lo stagno –
l’aster – sulla collina
detterà – la sua moda perenne –
e le genziane pasquali – crinoline –

finché l’estate ripiegherà il suo miracolo –
come una donna la gonna –
o i sacerdoti – ripongono i simboli –
quando il sacramento – è finito –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

It will be Summer – eventually

It will be Summer – eventually.
Ladies – with parasols –
Sauntering Gentlemen – with Canes –
And little Girls – with Dolls –
Will tint the pallid landscape –
As ‘twere a bright Boquet –
Tho’ drifted deep, in Parian –
The Village lies – today –

The Lilacs – bending many a year –
Will sway with purple load –
The Bees – will not despise the tune –
Their Forefathers – have hummed –

The Wild Rose – redden in the Bog –
The Aster – on the Hill
Her everlasting fashion – set –
And Covenant Gentians – frill –

Till Summer folds her miracle –
As Women – do – their Gown –
Of Priests – adjust the Symbols –
When Sacrament – is done –