Qui nel cuore, forse, da “José Saramago, Le poesie” (2002), José Saramago

Qui nel cuore, forse, o per meglio dire:
una ferita inferta col coltello,
da cui sfugge la vita, sperperata,
in piena coscienza ci ferisce.
Il desiderare, il volere, il non bastare,
disillusa ricerca del motivo
che spieghi il nostro esistere casuale,
questo è che duole, forse qui nel cuore.

(Traduzione di Fernanda Toriello)

No coração, talvez

No coração, talvez, ou diga antes:
Uma ferida rasgada de navalha,
Por onde vai a vida, tão mal gasta.
Na total consciência nos retalha.
O desejar, o querer, o não bastar,
Enganada procura da razão
Que o acaso de sermos justifique,
Eis o que dói, talvez no coração.

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Martha Argerich, Theodosia Ntokou – Beethoven: Symphony No. 6 in F Major, Op. 68, “Pastoral”: I.

La Sesta sinfonia di Beethoven detta Pastorale è ben introdotta dalla seguente citazione dell’autore: “Quanta gioia mi dà il camminare tra gli arbusti, gli alberi, i boschi, l’erbe e le rocce”.

Lode della cattiva considerazione di sé, da “Grande numero” (1976), Wislawa Szymborska

La poiana non ha nulla da rimproverarsi.
Gli scrupoli sono estranei alla pantera nera.
I piranha non dubitano della bontà delle proprie azioni.

Il serpente a sonagli si accetta senza riserve.

Uno sciacallo autocritico non esiste.
La locusta, l’alligatore, la trichina e il tafano
vivono come vivono e ne sono contenti.

Il cuore dell’orca pesa cento chili,
ma sotto un altro aspetto è leggero.

Non c’è nulla di più animale
della coscienza pulita,
sul terzo pianeta del sistema solare.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

In Praise of Feeling Bad about Yourself

The buzzard never says it is to blame.
The panther wouldn’t know what scruples mean.
When the piranha strikes, it feels no shame.
If snakes had hands, they’d claim their hands were clean.

A jackal doesn’t understand remorse.
Lions and lice don’t waver in their course.
Why should they, when they know they’re right?

Though hearts of killer whales may weigh a ton,
in every other way they’re light.

On this third planet of the sun
among the signs of bestiality
a clear conscience is Number One.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Un albero, una strada, un rospo, da “New Poems Book Two”, Charles Bukowski

Un tavolo da 7, tutti
che ridono forte, senza smettere,
in modo quasi assordante,
ma non c’è gioia nella loro
risata, sembra
meccanica.
Finzione e falsità
avvelenano l’aria.
Sembra che gli altri avventori non lo
notino.
Sono asfissiato dalle risate,
le viscere, il cervello, la mia coscienza,
mi vanno di traverso.
Sogno di prendere una pistola, di
avvicinarmi al tavolo
e di far saltare le loro teste,
una dopo l’altra.
Naturalmente, questo mi renderebbe
ancora più colpevole di
loro.
Eppure, continuo a fantasticare e
poi capisco che pretendo
troppo.
Avrei già dovuto capire
da un pezzo che è così
e basta:
che dappertutto ci sono tavoli da 2,
3,7, 10 o anche più
con gente
che ride senza motivo e
senza gioia,
che ride per niente senza
trasporto,
e che questa è una parte inevitabile
di tutto,
come un albero, una strada, un rospo.

Ordino ancora da bere e
decido di non ucciderli, nemmeno
nella mia immaginazione.

Decido, invece, che sono un
uomo davvero fortunato:
il tavolo è a 7 metri di distanza.
Potrei essere a quel tavolo, seduto
con loro,
vicino alle loro bocche,
vicino ai loro occhi e alle loro orecchie
e alle loro mani,
e sentire realmente la conversazione
che provoca le loro risate
senza gioia.
Mi sono già trovato in molte situazioni simili
ed è stata una dura croce,
davvero.

Così, mi accontento della mia buona sorte
ma non posso fare a meno di chiedermi
se al mondo sia rimasto un angolo
con un tavolo da 7 dove
si provano sentimenti autentici,
dove c’è
una bella risata vera.
Spero di si.
Devo sperare di si.

a tree, a road, a toad

a table of 7, all
laughing loudly, again and again,
almost deafening,
but there is no joy in their
laughter, it seems machine
made.
the pretense and falsity
poison the air.
the other diners seem not to
notice.
I am asphyxiated by the laughter,
my guy, my mind, my very meaning
gag on it.
I dream of taking a gun, of
walking over to the table
and blowing their heads off,
one by one.
of course, this would make me
far more guilty than they
are.
still, i have the thought and
then I realize that I expect too
much.
I should have long ago
realized that this is the way
it is:
that everywhere there are tables of 2,
3, 7, 10 or more
where people
laugh meaninglessly and
without joy,
laugh inanely without
real feeling,
and that this is an inevitable part
of all that,
like a tree, a road, a toad.

I order another drink and
decide not to kill them, even
in my imagination.

I decide, instead, that I am a
very lucky man:
the table is twenty feet away.
I could be at that table, sitting there
with them,
close to their mouths,
close to their eyes and their ears
and their hands,
actually listening to the conversation
which is causing their joyless
laughter.
I have been in many situations before
and it has been one bloody cross,
indeed.

so, I settle for my good fortune
but can’t help but wonder
if there is any place left in the world
with a table of 7 where
there are genuine feelings,
where there is
great and real laughter.
I hope so.
I have to hope so.

E’ una brezza leggera, da “Poemas”, Fernando Pessoa

E’ una brezza leggera
che l’aria un momento ebbe
e che passa senza avere
quasi avuto bisogno di essere.

Chi amo non esiste.
Vivo indeciso e triste.
Chi volli essere già mi dimentica.
Chi sono non mi conosce.

E in mezzo a questo l’aroma
portato dalla brezza, mi affiora
un momento alla coscienza
come una confidenza.

É uma brisa leve

É uma brisa leve
Que o ar um momento teve
E que passa sem ter
Quase por tudo ser.

Quem amo não existe.
Vivo indeciso e triste.
Quem quis ser já me esquece
Quem sou não me conhece.

E em meio disto o aroma
Que a brisa traz me assoma
Um momento à consciência
Como uma confidência.