L’alba corre per entrambi, Emily Dickinson

L’alba corre per entrambi –
l’est – il suo convegno pupureo
mantiene con la collina –
il mezzodì svolge il suo blu
finché una sola ampiezza
copre due – remotissimi –

né la notte dimentica
di accendere – una lampada per ciascuno
su lucignoli lontanissimi –
il nord – il suo segno ardente
innalza nello iodio –
finché entrambi – possono vederlo –

le braccia tenebrose della mezzanotte
stringono emisferi, e case
e così
uno – sul suo petto
e una sul suo orlo –
entrambi dormono –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

I due sono a distanze remote l’uno dall’altra, tanto che anche le ore sono per loro diverse, quando l’uno giace nel cuore della notte l’altra giace al bordo della stessa notte. Ma la natura riesce in qualche modo a riunirli, sia perché vedono allo stesso modo le albe, i tramonti, i giorni, le notti, sia perché il mezzogiorno si estende a tale ampiezza da comprenderli entrambi, così come il settentrione rifulge nell’ardente segno dell’aurora boreale, visibile a tutt’e due.

The Sunrise runs for Both

The Sunrise runs for Both –
The East – Her Purple Troth
Keeps with the Hill –
The Noon unwinds Her Blue
Till One Breadth cover Two –
Remotest – still –

Nor does the Night forget
A Lamp for Each – to set –
Wicks wide away –
The North – Her blazing Sign
Erects in Iodine –
Till Both – can see –

The Midnight’s Dusky Arms
Clasp Hemispheres, and Homes
And so
Upon Her Bosom – One –
And One upon Her Hem –
Both lie –

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Energica, abile e spiritosa esecuzione di “Bolero” di Ravel in arrangiamento per due pianoforti di Francesco Tristano – Alice Sara Ott e Francesco Tristano eseguono un concerto mozzafiato, in cui entrambi i pianoforti prendono il posto di un’orchestra al completo e tutti i suoi colori tonali. Questa registrazione è stata effettuata il 16 aprile 2015, nell’ambito dell’Heidelberger Frühling (DE), un rinomato festival di musica classica contemporanea.

Rugiada, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Come lascia la trama luminosa
con le stelle intessuta la rugiada
disseminando gemme senza posa
su pascoli e steccati, e lenta si dirada –

come all’arida erba rilucente
l’alba lascia fra sterpi aggrovigliati
una goccia d’arcobaleno ardente
su ciascuno dei semi rischiarati

così il tuo amore, una limpida aurora,
ha di me fatto strada iridescente
per continuare il viaggio ancora e ancora

e trasformare al mio sguardo ogni cosa –
albero o pietra delicatamente
in immagine nitida e radiosa.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Dew

As dew leaves the cobweb lightly
Threaded with stars,
Scattering jewels on the fence
And the pasture bars;
As dawn leaves the dry grass bright
And the tangled weeds
Bearing a rainbow gem
On each of their seeds;
So has your love, my lover,
Fresh as the dawn,
Made me a shining road
To travel on,
Set every common sight
Of tree or stone
Delicately alight
For me alone.

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Yuja Wang – Tea for Two (encore) – Vicenza, 19 feb 2015

L’ultima luna, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Luna che s’assottiglia come piuma,
nuvola che all’alba lieve sfuma –
luce che nella luce ama svanire
e dona ancora luce sul morire.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Moon’s Ending

Moon, worn thin to the width of a quill,
In the dawn clouds flying,
How good to go, light into light, and still
Giving light, dying.

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Kathia Buniatishvili – Claude Debussy: Clair de lune

The Cats Will Know, da “I gatti lo sapranno” (2010), Cesare Pavese

Ancora cadrà la pioggia
sui tuoi dolci selciati,
una pioggia leggera
come un alito o un passo.
Ancora la brezza e l’alba
fioriranno leggere
come sotto il tuo passo,
quando tu rientrerai.
Tra fiori e davanzali
i gatti lo sapranno.

Ci saranno altri giorni,
ci saranno altre voci.
Sorriderai da sola.
I gatti lo sapranno.
Udrai parole antiche,
parole stanche e vane
come i costumi smessi
delle feste di ieri.

Farai gesti anche tu.
Risponderai parole –
viso di primavera,
farai gesti anche tu.

I gatti lo sapranno,
viso di primavera;
e la pioggia leggera,
l’alba color giacinto,
che dilaniano il cuore
di chi più non ti spera,
sono il triste sorriso
che sorridi da sola.
Ci saranno altri giorni,
altre voci e risvegli.
Soffriremo nell’alba,
viso di primavera.

The Cats Will Know

Rain will fall again
on your smooth pavement,
a light rain like
a breath or a step.
The breeze and the dawn
will flourish again
when you return,
as if beneath your step.
Between flowers and sills
the cats will know.

There will be other days,
there will be other voices.
You will smile alone.
The cats will know.
You will hear words
old and spent and useless
like costumes left over
from yesterday’s parties.

You too will make gestures.
You’ll answer with words—
face of springtime,
you too will make gestures.

The cats will know,
face of springtime;
and the light rain
and the hyacinth dawn
that wrench the heart of him
who hopes no more for you—
they are the sad smile
you smile by yourself.

There will be other days,
other voices and renewals.
Face of springtime,
we will suffer at daybreak.

(Translated by Geoffrey Brock)

“The Cats Will Know” from Disaffections: Complete Poems 1930-1950 by Cesare Pavese. Published in 2002 by Copper Canyon Press.

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Composta il 10 aprile 1950, pubblicata postuma in “Verrà la morte e avrà i tuoi occhi” (Torino, Einaudi, 1951). L’edizione più recente delle “Poesie” di Cesare Pavese è Torino, Einaudi, 2005.

E’ un posto nel sud, da “Bianco nel bianco” (1984), Eugénio De Andrade

È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.

Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d’acqua
trasuda nella tua bocca.

Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, quelle sillabe.

Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell’alba.

Era la perfezione.

É um lugar ao sul

É um lugar ao sul, um lugar onde
a cal
amotinada desafia o olhar.

Onde viveste. Onde às vezes no sono
vives ainda. O nome prenhe de água
escorre-te da boca.

Por caminhos de cabras descias
à praia, o mar batia
naquelas pedras, naquelas sílabas.

Os olhos perdiam-se afogados
no clarão
do último ou do primeiro dia.

Era a perfeição.

De: “Branco no Branco” – 1984

Stella, da”Mappa del nuovo mondo”, Derek Walcott

Se, alla luce delle cose tu scolori
vera, eppure debolmente sottratta
alla nostra determinata e giusta
distanza, come la luna lasciata accesa
tutta la notte tra le foglie, possa
tu invisibilmente allietare questa casa;
o stella, doppiamente compassionevole, venuta
troppo presto per il crepuscolo, troppo tardi
per l’alba, possa la tua pallida fiamma
dirigere il peggio in noi
attraverso il caos
con la passione del
semplice giorno.

Star

If, in the light of things, you fade
real, yet wanly withdrawn
to our determined and appropriate
distance, like the moon left on
all night among the leaves, may
you invisibly delight this house;
O star, doubly compassionate, who came
too soon for twilight, too late
for dawn, may your pale flame
direct the worst in us
through chaos
with the passion of
plain day.

From The Gulf and Other Poems (1969)

Giorno di dicembre, Sara Teasdale

L’alba ha acceso il suo cuscino viola
– E tardi, tardi è arrivato il giorno d’inverno,
la neve era curva fino ai rami del salice.
– Il mondo senza sole era bianco e grigio.

A mezzogiorno abbiamo sentito una ghiandaia azzurra gracchiare,
– Alle cinque si era persa l’ultima fievole luce
Da finestre coperte di neve che sorreggevano debolmente
– La piumata filigrana di brina.

December Day

Dawn turned on her purple pillow
— And late, late came the winter day,
Snow was curved to the boughs of the willow.
— The sunless world was white and grey.

At noon we heard a blue-jay scolding,
— At five the last thin light was lost
From snow-banked windows faintly holding
— The feathery filigree of frost.

Consiglio agli scrittori, da “A vela, in solitaria, attorno alla stanza”, Billy Collins

Anche se ti tiene in piedi per tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se il Papa stesse arrivando.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin qui dal bosco.

(Traduzione di Franco Nasi)

Advice to Writers

Even if it keeps you up all night,
wash down the walls and scrub the floor
of your study before composing a syllable.

Clean the place as if the Pope were on his way.
Spotlessness is the niece of inspiration.

The more you clean, the more brilliant
your writing will be, so do not hesitate to take
to the open fields to scour the undersides
of rocks or swab in the dark forest
upper branches, nests full of eggs.

When you find your way back home
and stow the sponges and brushes under the sink,
you will behold in the light of dawn
the immaculate altar of your desk,
a clean surface in the middle of a clean world.

From a small vase, sparkling blue, lift
a yellow pencil, the sharpest of the bouquet,
and cover pages with tiny sentences
like long rows of devoted ants
that followed you in from the woods.

Io preferivo la spiaggia sabbiosa, da “Lover’s Gift”, Rabindranath Tagore

Io preferivo la spiaggia sabbiosa
accanto agli stagni solitari, nelle cui rare pozze
le anatre nuotavano a gara.
Le tartarughe prendevano il sole
dove le poche barche da pesca si riparavano,
di sera, all’ombra dei cespugli.

Tu amavi invece la riva alberata
dove le ombre s’addensavano,
nei boschetti di bambù,
lungo i sentieri tortuosi
dove camminavano le donne con i secchi.

Il fiume stesso scorreva tra noi,
cantando a tutte e due le sponde
la stessa canzone.
Io ascoltavo, seduto sulla sabbia,
sotto le stelle, tutto solo.
Tu pure ascoltavi, seduta sul bordo
della discesa, fin dalle prime luci dell’alba.

Tu non sapevi però quello che sentivo,
anche per me era un mistero
il segreto che quel canto ti affidava.

I LOVED the sandy bank where, in the lonely pools, ducks clamoured and turtles basked in the sun; where, with evening, stray fishing-boats took shelter in the shadow by the tall grass.

You loved the wooded bank where shadows were gathered in the arms of the bamboo thickets; where women came with their vessels through the winding lane.

The same river flowed between us, singing the same song to both its banks. I listened to it, lying alone on the sand under the stars; and you listened sitting by the edge of the slope in the early morning light. Only the words I heard from it you did not know and the secret it spoke to you was a mystery for ever to me.