Metamorfosi della casa, Eugénio De Andrade

Si innalza aerea pietra dopo pietra
la casa che solo possiedo nella poesia.

La casa dorme, sogna nel vento
la delizia improvvisa di essere albero.

Come sussulta un busto delicato,
così una casa, così una barca.

Un gabbiano passa e un altro e un altro,
la casa non resiste: anch’essa vola.

Ah, un giorno la casa sarà bosco,
alla sua ombra incontrerò la fonte
dove un rumore d’acqua è solo silenzio.

(Traduzione di Mariangela Semprevivo)

Metamorfoses da casa

Ergue-se aérea pedra a pedra
a casa que só tenho no poema.

A casa dorme, sonha no vento
a delícia súbita de ser mastro.

Como estremece um torso delicado,
assim a casa, assim um barco.

Uma gaivota passa e outra e outra,
a casa não resiste: também voa.

Ah, um dia a casa será bosque,
à sua sombra encontrarei a fonte
onde um rumor de água é só silêncio.

Metamorphosis of the house

Stone by airy stone it rises,
that house which only in a poem is mine.

It sleeps, the house, dreaming as winds blow
the sudden delight of being mast and prow.

As a delicate body shivers,
so too the house, so too a ship.

A seagull flies by and another and another,
the house cannot resist: it begins to hover.

Ah, one day that house will turn to forest,
and in its shadow I will find a spring
where only silence comes from water’s murmuring.

From: Forbidden Words, Selected Poetry of Eugénio de Andrade
Translated by Alexis Levitin

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Yuja Wang – Rachmaninov: Prelude in G Minor, Op. 23, No. 5 (Live at Philharmonie, Berlin / 2018)

I bambini si incontrano, da “Gitanjali-Song Offerings” (1912), Rabindranath Tagore

I bambini si incontrano
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Su di loro l’infinito cielo
è silenzioso, l’acqua s’increspa.
Con gridi e salti si incontrano i bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.
Fanno castelli di sabbia
e giocano con vuote conchiglie.
Con foglie secche intessono barchette
e sorridendo le fanno galleggiare
sull’immensa distesa del mare.
I bambini giocano sulla riva dei mondi.
Non sanno nuotare,
non sanno gettare le reti.
I pescatori si tuffano a pescare
le perle dal fondo del mare,
nelle navi viaggiano i mercanti,
mentre raccolgono i bambini
sassolini che poi gettano via.
Non cercano tesori nascosti,
non sanno gettare le reti.
Il mare si increspa di mille sorrisi,
e la spiaggia dolcemente risuona.
Le onde che portano la morte
cantano ai bambini nenie senza senso,
come fa la madre
quando culla la sua creatura.
Il mare gioca coi bambini,
e la spiaggia dolcemente risuona.
S’incontrano i bambini
sulla riva di mondi sconfinati.
Vaga la tempesta
per il cielo dai molti sentieri,
naufragano navi
nell’acqua dai molti sentieri,
la morte in giro e giocano i bambini.
C’è un grande convegno di bambini
sulla spiaggia di mondi sconfinati.

(Traduzione di Girolamo Mancuso)

On the Seashore 

On the seashore of endless worlds children meet.
The infinite sky is motionless overhead
and the restless water is boisterous.
On the seashore of endless worlds
the children meet with shouts and dances.

They build their houses with sand
and they play with empty shells.
With withered leaves they weave their boats
and smilingly float them on the vast deep.
Children have their play on the seashore of worlds.

They know not how to swim,
they know not how to cast nets.
Pearl fishers dive for pearls,
merchants sail in their ships,
while children gather pebbles and scatter them again.
They seek not for hidden treasures,
they know not how to cast nets.

The sea surges up with laughter,
and pale gleams the smile of the sea-beach.
Death-dealing waves sing
meaningless ballads to the children,
even like a mother while rocking her baby’s cradle.
The sea plays with children,
and pale gleams the smile of the sea-beach.

On the seashore of endless worlds children meet.
Tempest roams in the pathless sky,
ships get wrecked in the trackless water,
death is abroad and children play.
On the seashore of endless worlds
is the great meeting of children.

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Chris Botti and Yo-Yo Ma perform Cinema Paradiso by E. Morricone, at Boston’s Symphony Hall (2009)

La ballata dell’acqua di mare, da “Libro de Poemas”, Federico Garcia Lorca

Il mare
sorride lontano.
Denti di spuma
labbra di cielo.

– “Che cosa vendi, fosca fanciulla,
coi seni al vento?”
– “Vendo, signore, l’acqua dei mari.”

– “Che cos’hai giovane negro,
mescolato al sangue?”
– “Ho, signore,
l’acqua dei mari.”

– “Queste lacrime salmastre
da dove vengono, madre?”
– “Vengono, signore,
dall’acqua dei mari.”

– “Cuore, e questa amarezza
profonda, dove nasce?”
– “Dall’amara acqua
dei mari.”

Il mare
sorride in lontananza.
Denti di spuma,
labbra di cielo.

(Traduzione di Carlo Bo)

La balada del agua del mar

A Emilio Prados
(cazador de nubes)

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

¿Qué vendes, oh joven turbia
con los senos al aire?

Vendo, señor, el agua
de los mares.

¿Qué llevas, oh negro joven,
mezclado con tu sangre?

Llevo, señor, el agua
de los mares.

Esas lágrimas salobres
¿de dónde vienen, madre?

Lloro, señor, el agua
de los mares.

Corazón, y esta amargura
seria, ¿de dónde nace?

¡Amarga mucho el agua
de los mares!

El mar
sonríe a lo lejos.
Dientes de espuma,
labios de cielo.

Seawater Ballad

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

‘What do you sell, young,
troubled, bare-breasted woman?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘What is it that’s mixed, dark boy,
with your blood?’

‘Sir, the water of the seas.’

‘Where do those salt tears
come from, mother?’

‘Sir, my eyes weep the water of the seas.’

‘Heart, what is the source
of this grave bitterness?’

‘The water of the seas
spreads a bitter cover!’

The sea
smiles from afar.
Teeth of foam,
lips of sky.

Oxford World’s Classics
Federico Garcia Lorca Selected Poems
Translated by Martin Sorrell

L’inondazione della primavera, Emily Dickinson

L’inondazione della primavera
ingrandisce ogni anima –
travolge le abitazioni
ma lascia intatta l’acqua –
dove l’anima dapprima stranita
cerca debolmente la terra
ma acclimatata – non rimpiange più
quella penisola –

(Traduzione di Massimo Bacigalupo)

The inundation of the Spring

The inundation of the Spring
Enlarges every Soul –
It sweeps the tenements away
But leaves the Water whole –
In which the Soul at first estranged –
Seeks faintly for it’s shore
But acclimated – pines no more
For that Peninsula –

Paesaggio invernale con corvi, Sylvia Plath

L’acqua del canale, da una chiusa in pietra,
si getta dentro quello stagno nero
dove, fuori stagione, assurdamente,
un cigno solitario, casto come neve,
galleggia, dileggio per la mente
opaca, che brama di trascinarne
a fondo il riflesso bianco.

Il sole, l’occhio arancio di un ciclope,
austero, scende dietro l’acquitrino,
non si degna di ammirare più a lungo
una simile desolazione;
nere piume di pensieri, mi aggiro come un corvo,
tetra, nella tenebra che cala
invernale.

I giunchi dell’estate scorsa sono fissi
nel ghiaccio come la figura
di te nel mio occhio; arido gelo
imbrina la finestra della mia ferita;
che conforto verrà dalla roccia
se la percuoteremo, perché si rinverdisca
il deserto del cuore?
Chi vorrebbe
addentrarsi in questo squallore?

(Traduzione di Marco Malvestio)

Winter landscape, with rooks

Water in the millrace, through a sluice of stone,
plunges headlong into that black pond
where, absurd and out-of-season, a single swan
floats chaste as snow, taunting the clouded mind
which hungers to haul the white reflection down.

The austere sun descends above the fen,
an orange cyclops-eye, scorning to look
longer on this landscape of chagrin;
feathered dark in thought, I stalk like a rook,
brooding as the winter night comes on.

Last summer’s reeds are all engraved in ice
as is your image in my eye; dry frost
glazes the window of my hurt; what solace
can be struck from rock to make heart’s waste
grow green again? Who’d walk in this bleak place?

Bicchieri di sete, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Se dubiti della tua sete, se non osi
farle domande o darle un nome,
se sai solo che cerchi dell’acqua
che la sazi e non trovi che pozzi,
e in questi echi che ti chiamano, bevi.

Se al bere la sete scompare
era solo sete. Continua a cercare.

Ma se quando la sazi cresce in te,
se non vuoi smettere di avere sete
ma continuare a bere giorno e notte
bicchieri di sete, non c’è dubbio:
puoi chiamarla amore, continuare a soffrire,
e sapere che non esiste chi ti guidi.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Vasos de sed

Sin dudas de tu sed, si no te atreves
a preguntarle o a ponerle un nombre,
si sólo sabes que buscas un agua
que la sacie y no hallas sino pozos,
y en ellos ecos que te llaman, bebe.

Si la sed al beber desaparece
es que era sólo sed. Sigue buscando.

Pero si crece cuando te sacias,
si quieres no dejar de tener sed
sino seguir bebiendo día y noche
vasos de sed, no hay duda:
puedes llamarla amor, seguir sufriendo,
y saber que no existe quien te guía.

 

Asia, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

E’ bello abitare vicino all’acqua.
Le navi passano così vicine alla terra
che un marinaio potrebbe allungare una mano
e spezzare un ramo da uno dei salici
che crescono qui. I cavalli crescono bradi
sul bordo dell’acqua, lungo la spiaggia.
Volendo, i marinai potrebbero
preparare un lazo e lanciarlo
per tirare a bordo uno dei cavalli.
Qualcosa che tenga loro compagnia
nel lungo viaggio verso l’Oriente.

Dal balcone riesco a vedere l’espressione
dei marinai mentre fissano i cavalli,
gli alberi e le case a due piani.
So quello che pensano quando vedono
un tizio che li saluta dal balcone,
con la sua macchina rossa parcheggiata nel vialetto.
Lo guardano e si ritengono
fortunati. Che misteriosa botta
di fortuna hanno avuto, pensano, che li ha portati
fin qui, tutti insieme sul ponte di una nave
diretta in Asia. Tutti quegli anni passati ad arrangiarsi,
a lavorare nei magazzini o a fare gli scaricatori,
oppure semplicemente a oziare sui moli
sono ormai dimenticati. Son cose capitate
ad altri, gente più giovane,
seppure son capitate veramente.

I marinai dalla nave
alzano le braccia e ricambiano i saluti.
Poi restano fermi, aggrappati alla ringhiera,
mentre la nave scivola via veloce. I cavalli
escono al sole da sotto gli alberi.
Sembrano immobili statue di cavalli.
Osservano la nave che passa.
Le onde che s’infrangono sulla chiglia.
E sulla spiaggia. E anche nella mente
dei cavalli, dove
è sempre Asia.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Asia

It’s good to live near the water.
Ships pass so close to land
a man could reach out
and break a branch from one of the willow trees
that grow here. Horses run wild
down by the water, along the beach.
If the men on board wanted, they could
fashion a lariat and throw it
and bring one of the horses on deck.
Something to keep them company
for the long journey East.

From my balcony I can read the faces
of the men as they stare at the horses,
the trees, and two-story houses.
I know what they’re thinking
when they see a man waving from a balcony,
his red car in the drive below.
They look at him and consider themselves
lucky. What a mysterious piece
of good fortune, they think, that’s brought
them all this way to the deck of a ship
bound for Asia. Those years of doing odd jobs,
or working in warehouses, or longshoring,
or simply hanging out on the docks,
are forgotten about. Those things happened
to other, younger men,
if they happened at all.

The men on board
raise their arms and wave back.
Then stand still, gripping the rail,
as the ship glides past. The horses
move from under the trees and into the sun.
They stand like statues of horses.
Watching the ship as it passes.
Waves breaking against the ship.
Against the beach. And in the mind
of the horses, where
it is always Asia.

Siamo il tempo, da “Los conjurados” (1985), Jorge Luis Borges

Siamo il tempo. Siamo la famosa
parabola di Eraclito l’Oscuro.
Siamo l’acqua, non il diamante duro,
che si perde, non quella che riposa.

Siamo il fiume e siamo anche quel greco
che si guarda nel fiume. Il suo riflesso
muta nell’acqua del cangiante specchio,
nel cristallo che muta come il fuoco.

Noi siamo il vano fiume prefissato,
dritto al suo mare. L’ombra l’ha accerchiato.
Tutto ci disse addio, tutto svanisce.

La memoria non conia più monete.
E tuttavia qualcosa c’è che resta
E tuttavia qualcosa c’è che geme.

Son los ríos

Somos el tiempo. Somos la famosa
parábola de Heráclito el Oscuro.
Somos el agua, no el diamante duro,
la que se pierde, no la que reposa.

Somos el río y somos aquel griego
que se mira en el río. Su reflejo
cambia en el agua del cambiante espejo,
en el cristal que cambia como el fuego.

Somos el vano río prefijado,
rumbo a su mar. La sombra lo ha cercado.
Todo nos dijo adiós, todo se aleja.

La memoria no acuña su moneda.
Y sin embargo hay algo que se queda
y sin embargo hay algo que se queja.

We are the time

We are the time. We are the famous
metaphor from Heraclitus the Obscure.
We are the water, not the hard diamond,
the one that is lost, not the one that stands still.

We are the river and we are that greek
that looks himself into the river. His reflection
changes into the waters of the changing mirror,
into the crystal that changes like the fire.

We are the vain predetermined river,
in his travel to his sea.
The shadows have surrounded him.
Everything said goodbye to us, everything goes away.

Memory does not stamp his own coin.
However, there is something that stays
however, there is something that bemoans.

La prossima volta, Mary Oliver

Quello che farei la prossima volta è guardare
la terra prima di dire qualunque cosa. Mi fermerei
subito prima di entrare in una casa
per un minuto sarei un imperatore
e ascolterei meglio il vento
o l’aria stando immobile.

Quando qualcuno mi parlasse, per
biasimo o lode, o solo passatempo,
guarderei la faccia, come la bocca
deve funzionare, e vedrei ogni tensione, ogni
segno di cosa ha alzato la voce.

E nonostante tutto, saprei di più – la terra
che si rinforza e si libra, l’aria
che trova ogni foglia e piuma al di sopra
di foresta e acqua, e per ogni persona
il corpo che risplende dentro gli abiti
come una luce.

Next Time

Next time what I’d do is look at
the earth before saying anything. I’d stop
just before going into a house
and be an emperor for a minute
and listen better to the wind
or to the air being still.

When anyone talked to me, whether
blame or praise or just passing time,
I’d watch the face, how the mouth
has to work, and see any strain, any
sign of what lifted the voice.

And for all, I’d know more — the earth
bracing itself and soaring, the air
finding every leaf and feather over
forest and water, and for every person
the body glowing inside the clothes
like a light.

Il Sud, da “Fervore di Buenos Aires”, Jorge Luis Borges

Da un tuo cortile aver guardato
le antiche stelle,
dalla panchina in ombra aver guardato
quelle luci disperse
che non so ancora chiamare per nome
né ordinare in costellazioni,
aver sentito il cerchio d’acqua
nel segreto pozzo,
l’odore del gelsomino e della madreselva,
il silenzioso uccello addormentato,
la volta dell’androne, l’umido
forse son queste cose la poesia.

(Traduzione di Tommaso Scarano)

El Sur

Desde uno de tus patios haber mirado
las antiguas estrellas,
desde el banco de sombra haber mirado
esas luces dispersas,
que mi ignorancia no ha querido nombrar
ni ordenar en constelaciones,
haber sentido el círculo del agua
en el secreto aljibe,
el olor del jazmín y la madreselva,
el silencio del pájaro dormido,
el arco del zaguán, la humedad
—esas cosas, acaso, son el poema.

The South

To have watched from one of your patios
the ancient stars,
from the bench of shadow to have watched
those scattered lights
that my ignorance has learned no names for
nor their places in constellations,
to have heard the note of water
in the cistern,
known the scent of jasmine and honeysuckle,
the silence of the sleeping bird,
the arch of the entrance, the damp
–these things perhaps are the poem.

Translation by William S. Merwin