All Our Yesterdays (Tutti i nostri ieri), da “La rosa profonda”, Jorge Luis Borges

Voglio sapere di chi è il mio passato.
Quale degli io che fui? Del ginevrino
che sgorbiò qualche esametro latino
che i lavacri e i lustri han cancellato?
Di quel ragazzo che cercò nell’intera
biblioteca del padre le puntuali
curve del mappamondo, e le midiciali
forme che son la tigre e la pantera?
O di quell’altro che spinse una porta
dietro la quale un uomo moriva
per sempre, e baciò alla luce viva
la faccia agonizzante e quella morta?
Io sono quel che non sono già più. Inutilmente
sono nella sera quella perduta gente.

(Walter Siti, “La voce verticale”)

All Our Yesterdays

Quiero saber de quién es mi pasado.
¿De cuál de los que fui? ¿Del ginebrino
que trazó algún hexámetro latino
que los lustrales años han borrado?

¿Es de aquel niño que buscó en la entera
biblioteca del padre las puntuales
curvaturas del mapa y las ferales
formas que son el tigre y la pantera?

¿O de aquel otro que empujó una puerta
detrás de la que un hombre se moría
para siempre, y besó en el blanco día

la cara que se va y la cara muerta?
Soy los que ya no son. Inútilmente
soy en la tarde esa perdida gente.

All Our Yesterdays

I need to know who lays claim to my past.
Who, of all those I was? The Geneva boy
Who learned some Latin hexameters with joy,
Lines that the years and decades have erased?
That child who searched his father’s library for
Exact details, the round-cheeked cherub storms
Of the old maps, or else the savage forms
That are the panther and the jaguar?
Or the one who opened a door and looked upon
A man as he lay drawing his last breath,
Leaving forever, and kissed in the white dawn
The face that stiffens away, the face in death?
I am those that are no more. For no good reason
I am, in the evening sun, those vanished persons.

(Translated by Robert Mezey)

Il viaggio, Mary Oliver

Un giorno, finalmente, hai capito
quel che dovevi fare, e hai cominciato,
anche se le voci intorno a te
continuavano a gridare
i loro cattivi consigli –
anche se la casa intera
si era messa a tremare
e sentissi le vecchie catene
tirarti le caviglie.
“Sistema la mia vita!”,
gridava ogni voce.
Ma non ti fermasti.
Sapevi quel che andava fatto,
anche se il vento frugava
con le sue dita rigide
giù fino alle fondamenta,
anche se la loro malinconia
era terribile.
Era già piuttosto tardi,
una notte tempestosa,
la strada era piena di sassi e rami spezzati.
Ma poco a poco,
mentre ti lasciavi alle spalle le loro voci,
le stelle si sono messe a brillare
attraverso gli strati di nubi
e poi c’era una nuova voce
che pian piano
hai riconosciuto come la tua,
che ti teneva compagnia
mentre procedevi a grandi passi,
sempre più nel mondo,
determinata a fare
l’unica cosa che potevi fare –
determinata a salvare
l’unica vita che potevi salvare.

The Journey

One day you finally knew
what you had to do, and began,
though the voices around you
kept shouting
their bad advice —
though the whole house
began to tremble
and you felt the old tug
at your ankles.
“Mend my life!”
each voice cried.
But you didn’t stop.
You knew what you had to do,
though the wind pried
with its stiff fingers
at the very foundations,
though their melancholy
was terrible.
It was already late
enough, and a wild night,
and the road full of fallen
branches and stones.
But little by little,
as you left their voices behind,
the stars began to burn
through the sheets of clouds,
and there was a new voice
which you slowly
recognized as your own,
that kept you company
as you strode deeper and deeper
into the world,
determined to do
the only thing you could do —
determined to save
the only life you could save.

Mura, Konstantinos Kavafis

Senza riguardo senza pudore né pietà,
m’hanno fabbricato intorno erte, solide mura.

E ora mi dispero, inerte, qua.
Altro non penso: tutto mi rode questa dura sorte.

Avevo da fare tante cose là fuori.
Ma quando fabbricavano fui così assente!

Non ho sentito mai né voci né rumori.
M’hanno escluso dal mondo inavvertitamente.

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

Walls

Without reflection, without mercy, without shame,
they built strong walls and high, and compassed me about.

And now I sit here and consider and despair.

My brain is worn with meditating on my fate:
I had outside so many things to terminate.

Oh! why when they were building did I not beware!

But never a sound of building, never an echo came.
Out of the world, insensibly, they shut me out.

(Translated by John Cavafy)

Pioggia, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Mi sono svegliato stamattina con
una gran voglia di restare a letto tutto il giorno
a leggere. Ho cercato di combatterla per un minuto.

Poi ho guardato fuori dalla finestra alla pioggia.
E mi sono arreso. Mi sono affidato totalmente
alla custodia di questa mattinata piovosa.

Rivivrei la mia vita un’altra volta?
Rifarei gli stessi imperdonabili errori?
Sì, se appena potessi, sì. Li rifarei.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Rain 

Woke up this morning with
a terrific urge to lie in bed all day
and read. Fought against it for a minute.

Then looked out the window at the rain.
And gave over. Put myself entirely
in the keep of this rainy morning.

Would I live my life over again?
Make the same unforgiveable mistakes?
Yes, given half a chance. Yes.

Figli dell’epoca, da “Gente sul ponte”, Wislawa Szymborska

Siamo figli dell’epoca,
l’epoca è politica.

Tutte le tue, nostre, vostre
faccende diurne, notturne
sono faccende politiche.

Che ti piaccia o no,
i tuoi geni hanno un passato politico,
la tua pelle una sfumatura politica,
i tuoi occhi un aspetto politico.

Ciò di cui parli ha una risonanza,
ciò di cui taci ha una valenza
in un modo o nell’altro politica.

Perfino per campi, per boschi
fai passi politici
su uno sfondo politico.

Anche le poesie apolitiche sono politiche,
e in alto brilla la luna,
cosa non più lunare.
Essere o non essere, questo è il problema.
Quale problema, rispondi sul tema.
Problema politico.

Non devi neppure essere una creatura umana
per acquistare un significato politico.
Basta che tu sia petrolio,
mangime arricchito o materiale riciclabile.
O anche il tavolo delle trattative, sulla cui forma
si è disputato per mesi:
se negoziare sulla vita e la morte
intorno a uno rotondo o quadrato.

Intanto la gente moriva,
gli animali crepavano,
le case bruciavano e i campi inselvatichivano
come nelle epoche remote
e meno politiche.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Children of the Age

We are children of our age,
it’s a political age.

All day long, all through the night,
all affairs—yours, ours, theirs—
are political affairs.

Whether you like it or not,
your genes have a political past,
your skin, a political cast,
your eyes, a political slant.

Whatever you say reverberates,
whatever you don’t say speaks for itself.
So either way you’re talking politics.

Even when you take to the woods,
you’re taking political steps
on political grounds.

Apolitical poems are also political,
and above us shines a moon
no longer purely lunar.
To be or not to be, that is the question.
and though it troubles the digestion
it’s a question, as always, of politics.

To acquire a political meaning
you don’t even have to be human.
Raw material will do,
or protein feed, or crude oil,

or a conference table whose shape
was quarreled over for months:
Should we arbitrate life and death
at a round table or a square one.

Meanwhile, people perished,
animals died,
houses burned,
and the fields ran wild
just as in times immemorial
and less political.

(Translated by Stanisław Baranczak and Clare Cavanagh)

Buongiorno – Mezzanotte -, Emily Dickinson

Buongiorno – Mezzanotte –
Sto tornando a Casa –
Il Giorno – si è stancato di Me –
Come potrei Io – di Lui?

La luce del sole era un dolce luogo –
Mi piaceva starci –
Ma il Mattino – non mi voleva – ormai –
Così – Buonanotte – Giorno!

Posso guardare – dai –
Quando è Rosso ad Oriente?
Le Colline – hanno un aspetto – allora –
Che fa traboccare – il Cuore –

Tu – non sei così bella – Mezzanotte –
Io scelsi – il Giorno –
Ma – per favore prendi una Ragazzina –
Che Lui ha cacciato via!

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

Good Morning – Midnight –

Good Morning – Midnight –
I’m coming Home –
Day – got tired of Me –
How could I – of Him?
Sunshine was a sweet place –
I liked to stay –
But Morn – did’nt want me – now –
So – Goodnight – Day!

I can look – cant I –
When the East is Red?
The Hills – have a way – then –
That puts the Heart – abroad –

You – are not so fair – Midnight –
I chose – Day –
But – please take a little Girl –
He turned away!

Piove. E’ silenzio…, Fernando Pessoa

Piove. È silenzio, poi che la stessa pioggia
fa rumore, ma con tranquillità.
Piove. Il cielo dorme. Quando l’anima è vedova
di quel che non sa, il sentimento è cieco.
Piove. Il mio essere (chi sono) rinnego…

Tanto calma è la pioggia che si scioglie nell’aria
(non pare neppure di nuvole) che sembra
non sia pioggia, ma un sussurrare
che di se stesso, sussurrando, s’oblia.
Piove. Non viene voglia di nulla…

Non alita vento, non v’è cielo ch’io senta.
Piove lontano e indistintamente,
come una cosa certa che a noi menta,
come un gran desiderio che a noi mente.
Piove. Nulla in me sente…

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Chove. Há Silêncio…

Chove. Há silêncio, porque a mesma chuva
Não faz ruído senão com sossego.
Chove. O céu dorme. Quando a alma é viúva
Do que não sabe, o sentimento é cego.
Chove. Meu ser (quem sou) renego…

Tão calma é a chuva que se solta no ar
(Nem parece de nuvens) que parece
Que não é chuva, mas um sussurrar
Que de si mesmo, ao sussurrar, se esquece.
Chove. Nada apetece…

Não paira vento, não há céu que eu sinta.
Chove longínqua e indistintamente,
Como uma coisa certa que nos minta,
Como um grande desejo que nos mente.
Chove. Nada em mim sente…

Fernando Pessoa, in “Cancioneiro”

Il cigno, Mary Oliver

L’hai visto, vagabondare, tutta notte, sul fiume scuro?
L’hai visto la mattina, sollevarsi nell’aria argentata –
Una profusione di fiori bianchi,
un perfetto parapiglia di seta e lino come piegato
nella schiavitù delle sue ali; un cumulo di neve, un mucchio di gigli,
battendo l’aria con il suo becco nero?
L’hai sentito, acuto e fischiettante
una musica tetra e stridula – come la pioggia a dirotto sui rami – come una cascata
passare come una lama giù per le sponde buie?
E l’hai visto, infine, proprio sotto le nubi –
Una croce bianca svolazzante attraversare il cielo, le sue zampe
come foglie annerite, le sue ali come la luce allargata del fiume?
E l’hai sentito, nel tuo cuore, quanto sia parte di ogni cosa?
E hai infine compreso anche tu, lo scopo della bellezza?
E hai cambiato la tua vita?

The Swan

Did you too see it, drifting, all night, on the black river?
Did you see it in the morning, rising into the silvery air –
An armful of white blossoms,
A perfect commotion of silk and linen as it leaned
into the bondage of its wings; a snowbank, a bank of lilies,
Biting the air with its black beak?
Did you hear it, fluting and whistling
A shrill dark music – like the rain pelting the trees – like a waterfall
Knifing down the black ledges?
And did you see it, finally, just under the clouds –
A white cross Streaming across the sky, its feet
Like black leaves, its wings Like the stretching light of the river?
And did you feel it, in your heart, how it pertained to everything?
And have you too finally figured out what beauty is for?
And have you changed your life?

Canzone d’autunno, da “Poèmes saturniens”, Paul Verlaine

Singhiozzi lunghi
dai violini
dell’autunno
mordono il cuore
con monotono
languore.

Ecco ansimando
e smorto, quando
suona l’ora,
io mi ricordo
gli antichi giorni
e piango;

e me ne vado
nel vento ingrato
che mi porta
di qua di là
come fa la
foglia morta.

(in Poesie, trad. di L. Frezza, Rizzoli,
Milano, 1974)

Chanson d’automne

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne
Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure,

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

Autumn Song

The long sighs
Of the violins
Of autumn
Hurt my heart
With a languor
Of sameness.

All stifling
And pale, when
The hour sounds,
I remember
Days of once
And I weep.

And I let myself go
With the evil wind
Which carries me
Here, beyond,
Like the leaf
Which has died.

(By Paul Verlaine, translation by Eli Siegel)

Autunno, Phyllis Babcock

Autunno spazzola lentamente i propri capelli
lasciando i colori gloriosi
scorrere dolcemente verso la terra sottostante.
Sfoggiando colori vivaci,
in contrasto con l’abito verde dell’estate.
Surclassando la rigidità,
del cappotto bianco dell’inverno.
Autunno compara le mutevoli
sfumature della primavera al proprio declino.
Sospirando, fine di un’altra stagione.
Lei mette via la sua spazzola
appena il gelo tocca le sue estremità.

(Traduzione di Alessandra Marchesi)

Autumn’s Season

Autumn brushes her hair slowly
letting the glorious colors
flow gently to the Earth below.
Showing off vibrant colors,
in contrast to summer’s green dress.
Outdoing the starkness,
of winter’s white coat.
Autumn compares the mutable
shades of spring to her fall.
Giving a sigh, end of another season.
She packs her brush
as frost touches her tips.