Dono, Charles Bukowski

sai,
l’uomo che stava qui dietro ha traslocato
non ce la faceva con l’affitto
così ho ereditato questo
vecchio gatto enorme
grosso come un cane di media taglia
malvagio
occhi gialli
vecchio e furiosamente forte
quando va a segno con una di quelle
zampe
le pareti tremano
si chiama “Butch” e non
va per il sottile
è eccentrico
ha le sue idee fisse
imparata chissà dove
tanto tempo fa.
si fa dei film
tutti suoi
a volte parte
da solo
magari lo sto accarezzando
e poi mi artiglia
imprigionando la mia mano sulla
pancia
con i denti che incidono
il dorso della mano
e mi tiene lì
così
mi graffia l’interno
dei polsi
con le zampe posteriori
con gli artigli
tutti fuori…
lascio la mano lì
finché ha finito
poi
la sollevo
rivoletti di sangue
gocciolano… e lui si limita
a guardarmi.

te lo spedisco
in una scatola da imballaggio
color mandorla naturale
inciderò dei fori così può
respirare

ma sta’ attento quando fai leva sul
coperchio

te lo spedisco espresso
giusto in tempo
per via aerea

apri quella scatola nella
Giornata Nazionale della Poesia.

Gift

you know
the man in back moved out
couldn’t get his rent
so I inherited this
huge old cat
big as an average dog
mean
yellow eyes
old and furiously strong
when he strikes with one of those
paws
the walls shake.
his name is “Butch” and he
doesn’t play around
he’s cranky
has his own set ideas
learned from somewhere
long ago.
he gets on the trip
which is his
sometimes he gets
gone
I’ll be petting him
and then he’ll have me
my hand trapped in his
gut
the teeth will incise into
the top part of my hand
and holding me there
like that
he’ll rip the backs of
my wrists
with his two rear paws
with the claws
fully extended…
I leave my hand there
until he’s finished
then I
lift it away
rivulets of blood
seep… he just
looks at me.

I’ll send him to you
in a whole natural almond
crate
I’ll cut holes so he can
breathe

but beware when you pry off
the lid

I’ll send him to you
just in time
via Air Express

open that crate on
National Poetry Day.

Oggi sono triste, sono triste, Fernando Pessoa

Oggi sono triste, sono triste.
Sarò lieto domani…
Quel che si sente consiste
sempre in qualche cosa vana.

O pioggia, o sole, o pigrizia…
Tutto influisce, tutto trasforma…
L’anima non ha giustizia,
la sensazione non ha forma.

Una verità al giorno…
Un mondo per sensazione…
Sono triste. La sera è fredda.
Domani, sole e ragione.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Hoje ‘stou triste, ‘stou triste

Hoje ‘stou triste, ‘stou triste.
‘Starei alegre amanhã…
O que se sente consiste
Sempre em qualquer coisa vã.

Ou chuva, ou sol, ou preguiça…
Tudo influi, tudo transforma…
A alma não tem justiça,
A sensação não tem forma.

Uma verdade por dia…
Um mundo por sensação…
‘Stou triste. A tarde está fria.
Amanhã, sol e razão.

Afterglow, da “Fervor de Buenos Aires” (1923), Jorge Luis Borges

Sempre è commovente il tramonto
per indigente o sgargiante che sia,
ma più commovente ancora
è quel brillìo disperato e finale
che arrugginisce la pianura
quando il sole ultimo si è sprofondato.
Ci duole sostenere quella luce tesa e diversa,
quella allucinazione che impone allo spazio
l’unanime paura dell’ombra
e che cessa di colpo
quando notiamo la sua falsità,
come cessano i sogni
quando sappiamo di sognare.

Afterglow

Siempre es conmovedor el ocaso
por indigente o charro que sea,
pero más conmovedor todavía
es aquel brillo desesperado y final
que herrumbra la llanura
cuando el sol último se ha hundido.
Nos duele sostener esa luz tirante y distinta,
esa alucinación que impone al espacio
el unánime miedo de la sombra
y que cesa de golpe
cuando notamos su falsía,
como cesan los sueños
cuando sabemos que soñamos.

La fiera dei miracoli, Wislawa Szymborska

Un miracolo comune:
l’accadere di molti miracoli comuni.

Un miracolo normale:
l’abbaiare di cani invisibili
nel silenzio della notte.
Un miracolo fra tanti:
una piccola nuvola svolazzante,
che riesce a nascondere una grande pesante luna.
Più miracoli in uno:
un ontano riflesso sull’acqua
e che sia girato da destra a sinistra,
e che cresca con la chioma in giù,
e non raggiunga affatto il fondo
benché l’acqua sia poco profonda.
Un miracolo all’ordine del giorno:
venti abbastanza deboli e moderati,
impetuosi durante le tempeste.
Un miracolo alla buona:
le mucche sono mucche.
Un altro non peggiore:
proprio questo frutteto
proprio da questo nocciolo.
Un miracolo senza frac nero e cilindro:
bianchi colombi che si alzano in volo.
Un miracolo – e come chiamarlo altrimenti:
oggi il sole è sorto alle 3,14
e tramonterà alle 20.01
Un miracolo che non stupisce quanto dovrebbe:
la mano ha in verità meno di sei dita,
però più di quattro.
Un miracolo, basta guardarsi intorno:
il mondo onnipresente.
Un miracolo supplementare, come ogni cosa:
l’inimmaginabile
è immaginabile.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Miracle Fair

Commonplace miracle:
that so many commonplace miracles happen.

An ordinary miracle:
in the dead of night
the barking of invisible dogs.

One miracle out of many:
a small, airy cloud
yet it can block a large and heavy moon.

Several miracles in one:
an alder tree reflected in the water,
and that it’s backwards left to right
and that it grows there, crown down
and never reaches the bottom,
even though the water is shallow.

An everyday miracle:
winds weak to moderate
turning gusty in storms.

First among equal miracles:
cows are cows.

Second to none:
just this orchard
from just that seed.

A miracle without a cape and top hat:
scattering white doves.

A miracle, for what else could you call it:
today the sun rose at three-fourteen
and will set at eight-o-one.

A miracle, less surprising than it should be:
even though the hand has fewer than six fingers,
it still has more than four.

A miracle, just take a look around:
the world is everywhere.

An additional miracle, as everything is additional:
the unthinkable
is thinkable.

(Translated by Joanna Trzeciak)

Strofe per musica, da “Hebrew Melodies” (1815), George Gordon Byron

I
Dicono che la Speranza sia felicità,
ma il vero Amore deve amare il passato,
e il Ricordo risveglia i pensieri felici
che primi sorgono e ultimi svaniscono.
II
E tutto ciò che il Ricordo ama di più
un tempo fu Speranza solamente;
e quel che amò e perse la Speranza
ormai è circonfuso nel Ricordo.
III
È triste! È tutto un’illusione:
il futuro ci inganna da lontano,
non siamo più quel che ricordiamo,
né osiamo pensare a ciò che siamo.

(Traduzione di Franco Buffoni)

Stanzas for Music 

They say that Hope is happiness;
but genuine Love must prize the past,
and Memory wakes the thoughts that bless:
they rose the first–they set the last;

And all that Memory loves the most
was once our only Hope to be,
and all that Hope adored and lost
hath melted into Memory.

Alas it is delusion all:
the future cheats us from afar,
nor can we be what we recall,
nor dare we think on what we are.

Notte stellata, Anne Sexton

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

The Starry Night

The town does not exist
except where one black-haired tree slips
up like a drowned woman into the hot sky.
The town is silent. The night boils with eleven stars.
Oh starry night! This is how
I want to die.

It moves. They are all alive.
Even the moon bulges in its orange irons
to push children, like a god, from its eye.
The old unseen serpent swallows up the stars.
Oh starry starry night! This is how
I want to die:

into that rushing beast of the night,
sucked up by that great dragon, to split
from my life with no flag,
no belly,
no cry.

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“That does not keep me from having a terrible need of – shall I say the word – religion. Then I go out at night to paint the stars.”
– Vincent Van Gogh in a letter to his brother

notte stellata Van Gogh
Starry Night – Vincent Van Gogh

Paura, da “All of Us”, Raymond Carver

Paura di vedere la macchina della polizia fermarsi davanti casa.
Paura di addormentarsi la notte.
Paura di non addormentarsi.
Paura del ritorno del passato.
Paura del presente che fugge.
Paura del telefono che squilla nel cuore della notte.
Paura delle tempeste elettriche.
Paura della signora delle pulizie con un neo sul viso!
Paura dei cani che mi hanno detto che non mordono.
Paura dell’ansia!
Paura di dover identificare il cadavere di un amico.
Paura di finire i soldi.
Paura di averne troppi, anche se a questo non ci crederanno mai.
Paura dei risultati dei test psicologici.
Paura di essere in ritardo e paura di arrivare prima degli altri.
Paura della calligrafia dei miei figli sulle buste.
Paura che muoiano prima di me e che mi sentirò in colpa.
Paura di dover vivere con mia madre anziana, anziano anch’io.
Paura della confusione.
Paura che questo giorno finisca su una brutta nota.
Paura di svegliarmi e scoprire che te ne sei andata.
Paura di non amare o di non amare abbastanza.
Paura che quel che amo risulterà letale per quelli che amo.
Paura della morte.
Paura di vivere troppo.
Paura della morte.

L’ho già detta.

Fear

Fear of seeing a police car pull into the drive.
Fear of falling asleep at night.
Fear of not falling asleep.
Fear of the past rising up.
Fear of the present taking flight.
Fear of the telephone that rings in the dead of night.
Fear of electrical storms.
Fear of the cleaning woman who has a spot on her cheek!
Fear of dogs I’ve been told won’t bite.
Fear of anxiety!
Fear of having to identify the body of a dead friend.
Fear of running out of money.
Fear of having too much, though people will not believe this.
Fear of psychological profiles.
Fear of being late and fear of arriving before anyone else.
Fear of my children’s handwriting on envelopes.
Fear they’ll die before I do, and I’ll feel guilty.
Fear of having to live with my mother in her old age, and mine.
Fear of confusion.
Fear this day will end on an unhappy note.
Fear of waking up to find you gone.
Fear of not loving and fear of not loving enough.
Fear that what I love will prove lethal to those I love.
Fear of death.
Fear of living too long.
Fear of death.

I’ve said that.

Per favore, da “Mind and Heart”, Charles Bukowski

salvatemi da loro
dai loro confortevoli volti levigati
dalla loro rilassata sfrontatezza,
dalle loro gambe accavallate,
dalle loro scarpe di tela,
dai loro stomaci protundenti,
dalle loro menti ottuse,
dalla loro gelida cortesia,
dai loro pallidi sorrisi,
dal loro superfluo armeggio
col nostro tempo,
dal loro ingresso nella nostra vita
tramite terzi.
dio, la gente orrenda con cui devi avere
a che fare
perché non vivi più
da solo.
questi zucconi,
questi boccaloni,
questi invertebrati,
e le loro insopportabili
visitine,
dietro le tapparelle,
rosicchiando pezzetti di cibo,
centellinando il vino,
coi loro stupidi culi
spaparanzati da qualche parte,
sempre disposti a fermarsi un giorno in più,
una settimana in più,
una vita in più,
così contenti,
deliziati alla tua
vista,
salvati  dalla tua furia per puro
caso,
ingrassano davanti ai tuoi occhi
imbottendosi le loro bocche di
olive, frutta e patatine
sorridendo con labbra turgide di vino…

gli altri devono vedere qualcosa in
loro,
avere bisogno di qualcosa da
loro
invece io rabbrividisco
fino alle mie dannate budella
incredulo
a quel che ho
davanti.

loro non si accorgono di nulla,
sbadigliano,
e stiracchiano le gambe
fino a occupare il mio
spazio.

Please

save me from them
and their smooth comfortable faces
and their relaxed
effrontery,
their crossed legs and their canvas
shoes,
their soft bellies, their soft
minds,
their cagey courtesy,
their pallid smiles,
their needless tinkering with your
hours,
their entrance into your life
through others,
god, the awful people you must
deal with
because you no longer live
alone,
these pieces of squash,
these polliwogs,
these suckerfish
and their unendurable
visitations,
there by the blinds,
nibbling bits of food,
savoring the wine,
sitting their dumb asses upon
the commodes,
staying an extra day,
an extra week,
an extra life,
so content,
wallowing in your
sight,
saved from your fury through
circumstance,
they fatten before you
stuffìng their mouths with
olives, fruit and chips,
smiling through wine-wet lips…

others must see something in
them,
need something from
them
while I shudder in
my damned guts
in disbelief
at what confronts
me.

they notice nothing,
yawn,
and stretch their legs
through my
space.

La madre al figlio, Langston Hughes

Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l’ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.

Mother to Son

Well, son, I’ll tell you:
Life for me ain’t been no crystal stair.
It’s had tacks in it,
And splinters,
And boards torn up,
And places with no carpet on the floor—
Bare.
But all the time
I’se been a-climbin’ on,
And reachin’ landin’s,
And turnin’ corners,
And sometimes goin’ in the dark
Where there ain’t been no light.
So boy, don’t you turn back.
Don’t you set down on the steps
’Cause you finds it’s kinder hard.
Don’t you fall now—
For I’se still goin’, honey,
I’se still climbin’,
And life for me ain’t been no crystal stair.

Questa è la mia lettera al mondo, Emily Dickinson

Questa è la mia lettera al Mondo
Che non scrisse mai a Me –
Semplici Notizie che la Natura raccontò –
Con tenera Maestà

Il suo Messaggio è affidato
A Mani che non posso vedere –
Per amor Suo – Dolci – compatrioti –
Giudicate teneramente – Me

(Traduzione di Giuseppe Ierolli)

This is my letter to the World

This is my letter to the World
That never wrote to Me –
The simple News that Nature told –
With tender Majesty

Her Message is committed
To Hands I cannot see –
For love of Her – Sweet – countrymen –
Judge tenderly – of Me