Sonetto americano, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Non parliamo come Petrarca né portiamo un cappello come Spenser
e non sono quattordici versi
come solchi in un campicello arato con cura,

ma è la cartolina, una poesia sulla vacanza,
che ci costringe a cantare le nostre canzoni in piccole stanze,
o a versare i nostri sentimenti in misurini.

Scriviamo sul retro di laghi o cascate,
e aggiungiamo al paesaggio una didascalia convenzionale
come gli occhi eliocentrici di una donna elisabettiana.

Localizziamo un aggettivo per il tempo.
Annunciamo che ci stiamo divertendo un mondo.
Esprimiamo il desiderio che tu sia qui

e nascondiamo il desiderio di essere dove sei tu,
che vai verso casa dalla cassetta postale, la testa abbassata,
leggendo e rigirando fra le mani il messaggio sottile.

Una fetta di questo posto, un tratto di spiaggia bianca,
una piazza o le guglie scolpite di una cattedrale
si insinueranno nel luogo familiare in cui sei,

e lancerai sulla tavola questo campione a due facce:
qualche centimetro quadrato di dove siamo capitati,
e un condensato di quel che sentiamo.

(Traduzione di Franco Nasi)

American Sonnet

We do not speak like Petrarch or wear a hat like Spenser
and it is not fourteen lines
like furrows in a small, carefully plowed field

bu the picture postcard, a poem on vacation,
that forces us to sing our songs in little rooms
or pour our sentiments into measuring cups.

We write on the back of a waterfall or lake,
adding to the view a caption as conventional
as an Elizabethan woman’s heliocentric eyes.

We locate an adjective for the weather.
We announce that we are having a wonderful time.
We express the wish that you were here

and hide the wish that we were where you are,
walking back from the mailbox, your head lowered
as you read and turn the thing message in your hands.

A slice of this place, a length of white beach,
a piazza or carved spires of a cathedral
will pierce the familiar place where you remain,

and you will toss on the table this reversible display:
a few square inches of where we have strayed
and a compression of what we feel.

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Hauser & Caroline Campbell: Torna a Surriento
Gala Concert at Arena Pula 2018

Se la mia voce morisse sulla terra, Rafael Alberti

Se la mia voce morisse sulla terra
portatela al livello del mare
e lasciatela sulla spiaggia.

Portatela al livello del mare
e nominatela capitana
di un bianco vascello da guerra.

Oh! La mia voce decorata
con le insegne marinaresche:
sopra il cuore un’ancora
sopra l’ancora una stella
e sopra la stella il vento
e sopra il vento una vela!

Si mi voz muriera en tierra

Si mi voz muriera en tierra,
llevadla al nivel del mar
y dejadla en la ribera.

Llevadla al nivel del mar
y nombradla capitana
de un blanco bajel de guerra.

¡Oh mi voz condecorada
con la insignia marinera:
sobre el corazon un ancla
y sobre el ancla una estrella
y sobre la estrella el viento
y sobre el viento una vela!

Rafael Alberti, Marinero en tierra (1924)

If my voice dies on land

If my voice dies on land,
take it down to the sea
and leave it on the shore.

Take it down to the sea
and make it captain
of a white man-of-war.

Honor it with
a sailor’s medal:
over its heart an anchor,
and on the anchor a star,
and on the star the wind,
and on the wind a sail!

Translated by Mark Strand

Non c’è bisogno – Colibrì, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

Non c’è bisogno

Vedo un posto vuoto a tavola.
Di chi è? Di chi altro? Chi voglio prendere in giro?
La barca attende. Non c’è bisogno di remi
né di vento. La chiave l’ho lasciata
nel solito posto. Tu sai dove.
Ricordati di me e di tutto quello che abbiamo fatto insieme.
Ora stringimi forte. Così. Dammi un bel bacio
sulle labbra. Ecco. Ora
lasciami andare, carissima. Lasciami andare.
Non c’incontreremo più in questa vita,
perciò ora dammi un bacio d’addio. Su, ancora uno.
E un altro. Ecco. Adesso basta.
Adesso, carissima, lasciami andare.
È ora di avviarsi.

Colibrì

Per Tess

Fai conto che io dica estate,
scriva la parola “colibrì”,
la metta in una busta,
la porti giù per la discesa
fino alla buca. Quando tu aprirai
la lettera, ti riverranno in mente
quei giorni e quanto,
ma proprio tanto, ti amo.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)
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No Need

I see an empty place at the table.
Whose? Who else’s? Who am I kidding?
The boat’s waiting. No need for oars
or a wind. I’ve left the key
in the same place. You know where.
Remember me and all we did together.
Now, hold me tight. That’s it. Kiss me
hard on the lips. There. Now
let me go, my dearest. Let me go.
We shall not meet again in this life,
so kiss me goodbye now. Here, kiss me again.
Now, my dearest, let me go.
It’s time to be on the way.

Hummingbird

For Tess

Suppose I say summer,
write the word “hummingbird,”
put it in an envelope,
take it down the hill
to the box. When you open
my letter you will recall
those days and how much,
just how much, I love you.

Raymond Carver, from: All of Us

Il pianeta delle quattro lune, da “Balistica” (2011), Billy Collins

Ho invidiato il pianeta dalle quattro lune.
I quaderni di Robert Frost

Forse stava pensando alla canzone
“Che cosa può fare un piccolo chiaro di luna”
e si sarà chiesto
di che cosa è capace un grande chiaro di luna.

Ma non sarebbe un po’ troppo bello?
e che cosa succederebbe se non si potessero distinguere
e se sorgessero sempre assieme
come quattro pallidi gemelli che entrano in un salotto?

Sì, ci sarebbe abbastanza luce
per leggere un libro o scrivere una lettera a mezzanotte,
e se tu bevessi abbastanza tequila
ne vedresti otto vagare luminose in cielo.

Ma pensa ai due amanti su una spiaggia,
il braccio di lui sulla nuda spalla di lei,
elettrizzati dal sentirsi così vicini questa notte
mentre lui contempla una luna e lei un’altra.

(Traduzione di Franco Nasi)

The Four-Moon Planet

I have envied the four-moon planet.
-The Notebooks of Robert Frost

Maybe he was thinking of the song
“What a Little Moonlight Can do”
and became curious about
what a lot of moonlight might be capable of.

But wouldn’t this be too much of a good thing?
and what if you couldn’t tell them apart
and they always rose together
like pale quadruplets entering a living room?

Yes, there would be enough light
to read a book or write a letter at midnight,
and if you drank enough tequila
you might see eight of them roving brightly above.

But think of the two lovers on a beach,
his arm around her bare shoulder,
thrilled at how close they were feeling tonight
while he gazed at one moon and she another.

From Ballistics
Copyright © 2008 by Billy Collins

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Asia, da “Orientarsi con le stelle”, Raymond Carver

E’ bello abitare vicino all’acqua.
Le navi passano così vicine alla terra
che un marinaio potrebbe allungare una mano
e spezzare un ramo da uno dei salici
che crescono qui. I cavalli crescono bradi
sul bordo dell’acqua, lungo la spiaggia.
Volendo, i marinai potrebbero
preparare un lazo e lanciarlo
per tirare a bordo uno dei cavalli.
Qualcosa che tenga loro compagnia
nel lungo viaggio verso l’Oriente.

Dal balcone riesco a vedere l’espressione
dei marinai mentre fissano i cavalli,
gli alberi e le case a due piani.
So quello che pensano quando vedono
un tizio che li saluta dal balcone,
con la sua macchina rossa parcheggiata nel vialetto.
Lo guardano e si ritengono
fortunati. Che misteriosa botta
di fortuna hanno avuto, pensano, che li ha portati
fin qui, tutti insieme sul ponte di una nave
diretta in Asia. Tutti quegli anni passati ad arrangiarsi,
a lavorare nei magazzini o a fare gli scaricatori,
oppure semplicemente a oziare sui moli
sono ormai dimenticati. Son cose capitate
ad altri, gente più giovane,
seppure son capitate veramente.

I marinai dalla nave
alzano le braccia e ricambiano i saluti.
Poi restano fermi, aggrappati alla ringhiera,
mentre la nave scivola via veloce. I cavalli
escono al sole da sotto gli alberi.
Sembrano immobili statue di cavalli.
Osservano la nave che passa.
Le onde che s’infrangono sulla chiglia.
E sulla spiaggia. E anche nella mente
dei cavalli, dove
è sempre Asia.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Asia

It’s good to live near the water.
Ships pass so close to land
a man could reach out
and break a branch from one of the willow trees
that grow here. Horses run wild
down by the water, along the beach.
If the men on board wanted, they could
fashion a lariat and throw it
and bring one of the horses on deck.
Something to keep them company
for the long journey East.

From my balcony I can read the faces
of the men as they stare at the horses,
the trees, and two-story houses.
I know what they’re thinking
when they see a man waving from a balcony,
his red car in the drive below.
They look at him and consider themselves
lucky. What a mysterious piece
of good fortune, they think, that’s brought
them all this way to the deck of a ship
bound for Asia. Those years of doing odd jobs,
or working in warehouses, or longshoring,
or simply hanging out on the docks,
are forgotten about. Those things happened
to other, younger men,
if they happened at all.

The men on board
raise their arms and wave back.
Then stand still, gripping the rail,
as the ship glides past. The horses
move from under the trees and into the sun.
They stand like statues of horses.
Watching the ship as it passes.
Waves breaking against the ship.
Against the beach. And in the mind
of the horses, where
it is always Asia.

E’ un posto nel sud, da “Bianco nel bianco” (1984), Eugénio De Andrade

È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.

Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d’acqua
trasuda nella tua bocca.

Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, quelle sillabe.

Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell’alba.

Era la perfezione.

É um lugar ao sul

É um lugar ao sul, um lugar onde
a cal
amotinada desafia o olhar.

Onde viveste. Onde às vezes no sono
vives ainda. O nome prenhe de água
escorre-te da boca.

Por caminhos de cabras descias
à praia, o mar batia
naquelas pedras, naquelas sílabas.

Os olhos perdiam-se afogados
no clarão
do último ou do primeiro dia.

Era a perfeição.

De: “Branco no Branco” – 1984

Poesia, Fernando Pessoa

Il cielo azzurro di luce quieta.
Le onde blande che si frangono
sulla spiaggia lucente e completa –
punte di dita che giocano.

Sul piano senza nome della spiaggia
non suonano nessuna melodia
dal cui ritmo alla fine sorga
l’intero senso di questo giorno.

Quanto bello, se ciò soddisfacesse!
Quanto sicuro, se potessi credere
che questo mare e questi flutti e questo
cielo hanno vita e hanno essere.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

Poema

O céu, azul de luz quieta.
As ondas brandas a quebrar,
Na praia lúcida e completa —
Pontos de dedos a brincar.

No piano anónimo da praia
Tocam nenhuma melodia
De cujo ritmo por fim saia
Todo o sentido deste dia.

Que bom, se isto satisfizesse!
Que certo, se eu pudesse crer
Que esse mar e essas ondas e esse
Céu têm vida e têm ser.

Io preferivo la spiaggia sabbiosa, da “Lover’s Gift”, Rabindranath Tagore

Io preferivo la spiaggia sabbiosa
accanto agli stagni solitari, nelle cui rare pozze
le anatre nuotavano a gara.
Le tartarughe prendevano il sole
dove le poche barche da pesca si riparavano,
di sera, all’ombra dei cespugli.

Tu amavi invece la riva alberata
dove le ombre s’addensavano,
nei boschetti di bambù,
lungo i sentieri tortuosi
dove camminavano le donne con i secchi.

Il fiume stesso scorreva tra noi,
cantando a tutte e due le sponde
la stessa canzone.
Io ascoltavo, seduto sulla sabbia,
sotto le stelle, tutto solo.
Tu pure ascoltavi, seduta sul bordo
della discesa, fin dalle prime luci dell’alba.

Tu non sapevi però quello che sentivo,
anche per me era un mistero
il segreto che quel canto ti affidava.

I LOVED the sandy bank where, in the lonely pools, ducks clamoured and turtles basked in the sun; where, with evening, stray fishing-boats took shelter in the shadow by the tall grass.

You loved the wooded bank where shadows were gathered in the arms of the bamboo thickets; where women came with their vessels through the winding lane.

The same river flowed between us, singing the same song to both its banks. I listened to it, lying alone on the sand under the stars; and you listened sitting by the edge of the slope in the early morning light. Only the words I heard from it you did not know and the secret it spoke to you was a mystery for ever to me.

Attraversando a piedi l’Atlantico, da “A vela, in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Aspetto che la folla del giorno di festa lasci la spiaggia
prima di salire sull’onda.

Ora attraverso l’Atlantico a piedi
e penso alla Spagna,
attento alle balene, ai pennacchi di vapore.

Sento l’acqua che sostiene il mio peso in movimento.
Questa notte dormirò sulla sua superficie cullante.

Ma intanto provo a immaginare come
debba sembrare tutto questo ai pesci là sotto:
il fondo dei miei piedi che appare, scompare.

(trad. F. Nasi)

Walking Across the Atlantic

I wait for the holiday crowd to clear the beach
before stepping onto the first wave.

Soon I am walking across the Atlantic
thinking about Spain,
checking for whales, waterspouts.
I feel the water holding up my shifting weight.
Tonight I will sleep on its rocking surface.

But for now I try to imagine what
this must look like to the fish below,
the bottoms of my feet appearing, disappearing.

Billy Collins reads his poem “Walking Across the Atlantic” with animation by Mike Stolz of Manic.