Consiglio agli scrittori, da “A vela, in solitaria, attorno alla stanza”, Billy Collins

Anche se ti tiene in piedi per tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se il Papa stesse arrivando.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin qui dal bosco.

(Traduzione di Franco Nasi)

Advice to Writers

Even if it keeps you up all night,
wash down the walls and scrub the floor
of your study before composing a syllable.

Clean the place as if the Pope were on his way.
Spotlessness is the niece of inspiration.

The more you clean, the more brilliant
your writing will be, so do not hesitate to take
to the open fields to scour the undersides
of rocks or swab in the dark forest
upper branches, nests full of eggs.

When you find your way back home
and stow the sponges and brushes under the sink,
you will behold in the light of dawn
the immaculate altar of your desk,
a clean surface in the middle of a clean world.

From a small vase, sparkling blue, lift
a yellow pencil, the sharpest of the bouquet,
and cover pages with tiny sentences
like long rows of devoted ants
that followed you in from the woods.

Aubade, da “Balistica”, Billy Collins

Se vivessi nella casa di fronte a me
e se fossi seduto al buio
sul bordo del letto
alle cinque del mattino,

mi potrei chiedere che cosa ci fa
la luce accesa nel mio studio a quest’ora,
eppure eccomi alla mia scrivania
nel mio studio a chiedermi la stessa identica cosa.

So che non dovevo alzarmi così presto
per aprire con un coltellino
i pacchi di giornali all’edicola
come potrebbe pensare l’uomo della casa di fronte.

È ovvio che non sono un agricoltore o un lattaio.
E non sono l’uomo della casa di fronte
che siede al buio perché sonno
è sua madre e lui è uno dei suoi tanti orfani.

Forse sono sveglio solo per ascoltare
il tenue stridulo tintinnio,
del tungsteno nell’unica lampadina
che ha lo stesso suono del fruscio degli alberi.

O il mio compito è solo quello di stare seduto immobile
come il bicchiere d’acqua sul comodino
dell’uomo della casa di fronte,
immobile con la fotografia di mia moglie in cornice?

Ma ecco il primo uccello che consegna il suo canto,
ed ecco il motivo del mio essere in piedi:
per catturare la canzone di tre note di quell’uccello
e aspettare ora assieme a lui una risposta.

Aubade

If I lived across the street from myself
and I was sitting in the dark
on the edge of the bed
at five o’clock in the morning,

I might be wondering what the light
was doing on in my study at this hour,
yet here I am at my desk
in the study wondering the very same thing.

I know I did not have to rise so early
to cut open with a penknife
the bundles of papers at a newsstand
as the man across the street might be thinking.

Clearly, I am not a farmer or a milkman.
And I am not the man across the street
who sits in the dark because sleep
is his mother and he is one of her many orphans.

Maybe I am awake just to listen
to the faint, high-pitched ringing
of tungsten in the single lightbulb
which sounds like the rustling of trees.

Or is it my job simply to sit as still
as the glass of water on the night table
of the man across the street,
as still as the photograph of my wife in a frame?

But there’s the first bird to deliver his call,
and there’s the reason I am up —
to catch the three-note song of that bird
and now to wait with him for some reply.

Angelo, James Merrill

Sopra la mia scrivania, ronzante e borioso,
(anche se appena più grande di un colibrì)
in vesti finemente intessute, scuola di Van Eyck,
aleggia un visitatore palesemente angelico.
Punta l’indice alla finestra
verso il vuoto cristallino, le vaporose
esalazioni dalle case e dalla gente che corre a casa
via dal sole freddo che martella il mare,
mentre con l’altra mano
indica il pianoforte
dove la Sarabanda numero 1 è aperta
al passaggio che non saprò mai padroneggiare
ma che ha già, senza alcuno sforzo, padroneggiato me.
Apre la bocca come per dire, o per cantare:
“Tra il mondo che Dio ha creato
e questa musica di Satie,
scorti solo attraverso uno schermo, ma completi,
radiosi e voluti,
che esigono lode, esigono resa,
come fai a startene seduto davanti al tuo taccuino?
Cosa credi di fare?”
Invece non dice niente—saggiamente: potrei elencare
qualche pecca del mondo di Dio, o di quello di Satie; del resto
come ha acquisito la sua predilezione per Satie?
Un po’ per provocarlo, torno a concentrarmi sulla pagina,
le frasi ancora grumose, incoerenti.
Il minuscolo angelo scuote la testa.
Non c’è sorriso sul suo volto tondo, imberbe.
Non vuole che nemmeno questi pochi versi vengano scritti.

(Trad. Damiano Abeni e Moira Egan)

Angel

Above my desk, whirring and self-important
(Though not much larger than a hummingbird)
In finely woven robes, school of Van Eyck,
Hovers an evidently angelic visitor.
He points one index finger out the window
At winter snatching to its heart,
To crystal vacancy, the misty
Exhalations of houses and of people running home
From the cold sun pounding on the sea ;
While with the other hand
He indicates the piano
Where the Sarabande No. 1 lies open
At a passage I shall never master
But which has already, and effortlessly, mastered me.
He drops his jaw as if to say, or sing,
“Between the world God made
And this music of Satie,
Each glimpsed through veils, but whole,
Radiant and willed,
Demanding praise, demanding surrender,
How can you sit there with your notebook ?
What do you think you are doing?”
However he says nothing — wisely : I could mention
Flaws in God’s world, or Satie’s ; and for that matter
How did he come by his taste for Satie ?
Half to tease him, I turn back to my page,
Its phrases thus far clotted, unconnected.
The tiny angel shakes his head.
There is no smile on his round, hairless face.
He does not want even these few lines written.