Confessione del fuggitivo, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Sono felice solo nell’andarmene.

Non tra le quattro mura, contro il petto una spada,
ma tra qua e laggiù, tra una casa e l’altra,
entrambe altrui preferibilmente.

Non posso più né voglio stare fermo.
Né ora né domani. Né qua né là.
In ogni caso lì, dove sei tu,
chiunque tu sia, metti il tuo nome
sulle mie labbra assetate, insaziabili.

Io non sono io né posso avere casa.
Non dico ormai perché mai lo sono stato
né mai ne ho avuto una, sempre forestiero
dentro e fuori di me. Sono ciò che non sono:
il barbone che dorme sotto il ponte
che unisce le mie due rive ed io attraverso
senza poter fermarmi, giorno e notte.

Scrivo perché cerco, perché spero.
Ma non so più che cosa, l’ho scordato.
Spero che scrivendo riuscirò a ricordare.
Persisto alle intemperie.

Disvivo tra parentesi
dentro lo spazio vivo e il tempo morto
dell’attesa di che cosa, tra due qui.

Mai sono in ma tra. Esci da me,
chiunque tu sia, lasciami in pace
o falla finita con me e con l’amaro
miele di stare solo a parlare da solo.

Ho deciso che la mia patria sia
non decidere, non essere in nessun posto
ma di passaggio, ponti, navi, treni,
dove io sia solo il passeggero
che so di essere, sapendo
che la pace m’inquieta,
che mi spaventa la quiete,
che la sicurezza non m’interessa,
che solo son felice sapendomi fugace.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Confesión del fugitivo

Sólo soy feliz yéndome.

No entre cuatro paredes, con sus sendas espadas,
sino entre aquí y allí, una casa y otra,
ajenas ambas preferiblemente.

No puedo ya, ni quiero, estarme quieto.
Ni ahora ni después. Ni aquí ni allí.
En todo caso ahí, donde estás tú,
seas quién seas tú, ponme tu nombre
en los labios sedientos, insaciables.

Yo no soy yo ni puedo tener casa.
No digo ya porque nunca lo fui,
nunca la tuve, siempre fui extranjero
dentro y fuera de mí. Soy lo que no:
el mendigo que duerme bajo el puente
que une mis dos orillas y yo cruzo
sin poder, día y noche, detenerme.

Escribo porque busco, porque espero.
Pero ya no sé qué, se me ha olvidado.
Espero que escribiendo
llegue a acordarme. Insisto en la intemperie.

Sinvivo entre paréntesis
en el espacio vivo y tiempo muerto
de la espera de qué, entre dos aquíes.

Nunca en sino entre. Sal de mí,
seas quien seas tú, déjame en paz
o acaba ya conmigo y con la miel
amarga de estar solo hablando solo.

He decidido que mi patria sea
no decidir, no estar en ningún sitio
sino de paso, puentes, naves, trenes,
donde yo sea sólo el pasajero
que sé que soy, sintiendo
que me inquieta la paz,
que la quietud me asusta,
que la seguridad no me interesa,
y sólo soy feliz cuando me sé fugaz.

“Confesión del fugitivo”  letta da Juan Vicente Piqueras

Voglio te, solo te!, Rabindranath Tagore

Voglio te, solo te!
Lascia che il mio cuore
lo ripeta senza fine.
Tutti i desideri che mi distraggono
di giorno e di notte
in sostanza sono fasulli e vani.
Come la notte tiene nascosta nel buio
l’ansia di luce
così nel profondo del mio cuore
senza ch’io me ne renda conto
un grido risuona:
Voglio te, solo te!
Come la tempesta cerca la quiete
mentre ancora lotta contro la quiete
con tutte le sue forze
così io mi ribello e lotto
contro il tuo amore
ma grido che voglio te, solo te.

I want You, only You

That I want You, only You –
let my heart repeat without end.
All desires that distract me,
day and night, are false and
empty to the core.
As the night keeps hidden in its
gloom the petition for light,
Even thus in the depth of my
unconsciousness rings the cry –
I want You, only You.
As the storm still seeks its end
in peace when it strikes against
peace with all its might, even thus
my rebellion strikes against Your
love and still its cry is –
I want You, only You.