Campo dei Fiori, da “Poesie” (1983), Czesław Miłosz

A Roma in Campo dei Fiori
ceste di olive e limoni,
spruzzi di vino per terra
e frammenti di fiori.
Rosati frutti di mare
vengono sparsi sui banchi,
bracciate d’uva nera
sulle pesche vellutate.

Proprio qui, su questa piazza
fu arso Giordano Bruno.
Il boia accese la fiamma
fra la marmaglia curiosa.
E non appena spenta la fiamma,
ecco di nuovo piene le taverne.
Ceste di olive e limoni
sulle teste dei venditori.

Mi ricordai di Campo dei Fiori
a Varsavia presso la giostra,
una chiara sera d’aprile,
al suono d’una musica allegra.
Le salve del muro del ghetto
soffocava l’allegra melodia
e le coppie si levavano alte
nel cielo sereno.

Il vento dalle case in fiamme
portava neri aquiloni,
la gente in corsa sulle giostre
acchiappava i fiocchi nell’aria.
Gonfiava le gonne alle ragazze
quel vento dalle case in fiamme,
rideva allegra la folla
nella bella domenica di Varsavia.

C’è chi ne trarrà la morale
che il popolo di Varsavia o Roma
commercia, si diverte, ama
indifferente ai roghi dei martiri.
Altri ne trarrà la morale
sulla fugacità delle cose umane,
sull’oblio che cresce
prima che la fiamma si spenga.

Eppure io allora pensavo
alla solitudine di chi muore.
Al fatto che quando Giordano
salì sul patibolo
non trovò nella lingua umana
neppure un’espressione,
per dire addio all’umanità,
l’umanità che restava.

Rieccoli a tracannare vino,
a vendere bianche asterie,
ceste di olive e limoni
portavano con gaio brusio.
Ed egli già distava da loro
come fossero secoli,
essi attesero appena
il suo levarsi nel fuoco.

E questi, morenti, soli,
già dimenticati dal mondo,
la loro lingua ci è estranea
come lingua di antico pianeta.
Finché tutto sarà leggenda
e allora dopo molti anni
su un nuovo Campo dei Fiori
un poeta desterà la rivolta.

Varsavia – Pasqua, 1943

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Campo di Fiori 

W Rzymie na Campo di Fiori
Kosze oliwek i cytryn,
Bruk opryskany winem
I odłamkami kwiatów.
Różowe owoce morza
Sypią na stoły przekupnie,
Naręcza ciemnych winogron
Padają na puch brzoskwini.
Tu na tym właśnie placu
Spalono Giordana Bruna,
Kat płomień stosu zażegnął
W kole ciekawej gawiedzi.
A ledwo płomień przygasnął,
Znów pełne były tawerny,
Kosze oliwek i cytryn
Nieśli przekupnie na głowach.

Wspomniałem Campo di Fiori
W Warszawie przy karuzeli,
W pogodny wieczór wiosenny,
Przy dźwiękach skocznej muzyki,
Salwy za murem getta
Głuszyła skoczna melodia
I wzlatywały pary
Wysoko w pogodne niebo.

Czasem wiatr z domów płonących
Przynosił czarne latawce,
Łapali płatki w powietrzu
Jadący na karuzeli.
Rozwiewał suknie dziewczynom
Ten wiatr od domów płonących,
Śmiały się tłumy wesołe
W czas pięknej warszawskiej niedzieli.

Morał ktoś może wyczyta,
Że lud warszawski czy rzymski
Handluje, bawi się, kocha
Mijając męczeńskie stosy.
Inny ktoś morał wyczyta
O rzeczy ludzkich mijaniu,
O zapomnieniu, co rośnie,
Nim jeszcze płomień przygasnął.

Ja jednak wtedy myślałem
O samotności ginących.
O tym, że kiedy Giordano
Wstępował na rusztowanie,
Nie znalazł w ludzkim języku
Ani jednego wyrazu,
Aby nim ludzkość pożegnać,
Tę ludzkość, która zostaje.

Już biegli wychylać wino,
Sprzedawać białe rozgwiazdy,
Kosze oliwek i cytryn
Nieśli w wesołym gwarze.
I był już od nich odległy,
Jakby minęły wieki,
A oni chwilę czekali
Na jego odlot w pożarze.

I ci ginący, samotni,
Już zapomniani od świata,
Język ich stał się nam obcy
Jak język dawnej planety.
Aż wszystko będzie legendą
I wtedy po wielu latach
Na nowym Campo di Fiori
Bunt wznieci słowo poety.

Warszawa, 1943

Campo dei Fiori

In Rome on the Campo dei Fiori
baskets of olives and lemons,
cobbles spattered with wine
and the wreckage of flowers.
Vendors cover the trestles
with rose-pink fish;
armfuls of dark grapes
heaped on peach-down.

On this same square
they burned Giordano Bruno.
Henchmen kindled the pyre
close-pressed by the mob.
Before the flames had died
the taverns were full again,
baskets of olives and lemons
again on the vendors’ shoulders.

I thought of the Campo dei Fiori
in Warsaw by the sky-carousel
one clear spring evening
to the strains of a carnival tune.
The bright melody drowned
the salvos from the ghetto wall,
and couples were flying
high in the cloudless sky.

At times wind from the burning
would drift dark kites along
and riders on the carousel
caught petals in midair.
That same hot wind
blew open the skirts of the girls
and the crowds were laughing
on that beautiful Warsaw Sunday.

Someone will read as moral
that the people of Rome or Warsaw
haggle, laugh, make love
as they pass by the martyrs’ pyres.
Someone else will read
of the passing of things human,
of the oblivion
born before the flames have died.

But that day I thought only
of the loneliness of the dying,
of how, when Giordano
climbed to his burning
he could not find
in any human tongue
words for mankind,
mankind who live on.

Already they were back at their wine
or peddled their white starfish,
baskets of olives and lemons
they had shouldered to the fair,
and he already distanced
as if centuries had passed
while they paused just a moment
for his flying in the fire.

Those dying here, the lonely
forgotten by the world,
our tongue becomes for them
the language of an ancient planet.
Until, when all is legend
and many years have passed,
on a new Campo dei Fiori
rage will kindle at a poet’s word.

Warsaw, 1943

(Tanslated from Polish by David Brooks and Louis Iribane)

La realtà esige, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

La realtà esige
che si dica anche questo:
la vita continua.
Continua a Canne e Borodino
e a Kosovo Polje e a Guernica.

C’è un distributore di benzina
nella piazza di Gerico,
ci sono panchine dipinte di fresco
sotto la Montagna Bianca.
Lettere vanno e vengono
tra Pearl Harbour e Hastings,
un furgone di mobili transita
sotto l’occhio del leone di Cheronea,
e ai frutteti in fiore intorno a Verdun
si avvicina il fronte atmosferico.

C’è tanto Tutto
che il Nulla è davvero ben celato.
Dagli yacht ormeggiati ad Anzio
arriva la musica
e le coppie danzano sui ponti al sole.

Talmente tanto accade di continuo
che deve accadere dappertutto.
Dove non è rimasta pietra su pietra,
c’è un carretto di gelati
assediato dai bambini.
Dov’era Hiroshima
c’è ancora Hiroshima
e si producono molte cose
d’uso quotidiano.

Questo orribile mondo non è privo di grazie,
non è senza mattini
per cui valga la pena svegliarsi.
Sui campi di Maciejowice
l’erba è verde
e sull’erba, come è normale sull’erba,
una rugiada trasparente.

Forse non ci sono campi se non di battaglia,
quelli ancora ricordati,
quelli già dimenticati,
boschi di betulle e boschi di cedri,
nevi e nebbie, paludi iridescenti
e forre di nera sconfitta,
dove per un bisogno impellente
ci si accuccia dietro a un cespuglio.

Qual è la morale? – forse nessuna.
Di certo c’è solo il sangue che scorre e si rapprende
e, come sempre, fiumi, nuvole.

Sui valichi tragici
il vento porta via i cappelli
e non c’è niente da fare –
lo spettacolo ci diverte.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Reality Demands

Reality demands
that we also mention this:
Life goes on.
It continues at Cannae and Borodino,
at Kosovo Polje and Guernica.

There’s a gas station
on a little square in Jericho,
and wet paint
on park benches in Bila Hora.
Letters fly back and forth
between Pearl Harbor and Hastings,
a moving van passes
beneath the eye of the lion at Chaeronea,
and the blooming orchards near Verdun
cannot escape
the approaching atmospheric front.

There is so much Everything
that Nothing is hidden quite nicely.
Music pours
from the yachts moored at Actium
and couples dance on the sunlit decks.

So much is always going on,
that it must be going on all over.
Where not a stone still stands,
you see the Ice Cream Man
besieged by children.
Where Hiroshima had been
Hiroshima is again,
producing many products
for everyday use.
This terrifying world is not devoid of charms,
of the mornings
that make waking up worthwhile.

The grass is green
on Maciejowice’s fields,
and it is studded with dew,
as is normal grass.

Perhaps all fields are battlefields,
those we remember
and those that are forgotten:
the birch forests and the cedar forests,
the snow and the sand, the iridescent swamps
and the canyons of black defeat,
where now, when the need strikes, you don’t cower
under a bush but squat behind it.

What moral flows from this? Probably none.
Only that blood flows, drying quickly,
and, as always, a few rivers, a few clouds.

On tragic mountain passes
the wind rips hats from unwitting heads
and we can’t help
laughing at that.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Un amore felice, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

Un amore felice. È normale?
È serio? È utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?

Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i principi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.

Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano −
sembra un complotto contro l’umanità!

È difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?

Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il suo aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbe a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.

Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.

Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

True Love

True love. Is it normal
is it serious, is it practical?
What does the world get from two people
who exist in a world of their own?

Placed on the same pedestal for no good reason,
drawn randomly from millions but convinced
it had to happen this way – in reward for what?
For nothing.
The light descends from nowhere.
Why on these two and not on others?
Doesn’t this outrage justice? Yes it does.
Doesn’t it disrupt our painstakingly erected principles,
and cast the moral from the peak? Yes on both accounts.

Look at the happy couple.
Couldn’t they at least try to hide it,
fake a little depression for their friends’ sake?
Listen to them laughing – its an insult.
The language they use – deceptively clear.
And their little celebrations, rituals,
the elaborate mutual routines –
it’s obviously a plot behind the human race’s back!

It’s hard even to guess how far things might go
if people start to follow their example.
What could religion and poetry count on?
What would be remembered? What renounced?
Who’d want to stay within bounds?

True love. Is it really necessary?
Tact and common sense tell us to pass over it in silence,
like a scandal in Life’s highest circles.
Perfectly good children are born without its help.
It couldn’t populate the planet in a million years,
it comes along so rarely.

Let the people who never find true love
keep saying that there’s no such thing.

Their faith will make it easier for them to live and die.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Essere felici, Hermann Hesse

Non esiste alcun dovere della vita,
vi è solo il dovere dell’essere felici.
Per questo solo, noi siamo al mondo,
e con tutti i doveri
e con tutta la morale
e con tutti i comandamenti
difficilmente ci si rende felici l’un l’altro,
perché non si rende felici se stessi.

Se l’uomo può essere buono,
lo può essere solo
se egli è felice,
se egli ha in se stesso armonia,
quindi se egli ama.
Questo è stato l’insegnamento,
il solo insegnamento del mondo;
Questo diceva Gesù,
questo diceva Budda,
questo diceva Hegel.

Per ognuno l’unica cosa importante al mondo è:
la propria interiorità
la propria anima
la propria capacità di amare.
Se queste sono in ordine
si possono mangiare miglio o dolci,
portare stracci o gioielli.
Allora il mondo risuonerà chiaramente con l’anima,
tutto è buono,
tutto è in ordine.

Glücklichsein

Es gibt keine Pflichten des Lebens
es gibt nur eine Pflicht des Glücklichseins.
Dazu alleine sind wir auf der Welt,
und mit aller Pflicht
und aller Moral
und allen Geboten
macht man einander selten glücklich,
weil man sich selbst damit nicht glücklich macht.
Wenn der Mensch gut sein kann,
so kann er es nur,
wenn er glücklich ist,
wenn er Harmonie in sich hat,
also wenn er liebt.
Dies war die Lehre,
die einzige Lehre in der Welt,
dies sagte Jesus
dies sagte Buddha
dies sagte Hegel.
Für jeden ist das einzige wichtige auf der Welt
sein eigenes Innerstes
seine Seele
seine Liebesfähigkeit.
Ist die in Ordnung,
so mag man Hirse oder Kuchen essen,
Lumpen oder Juwelen tragen,
dann klang die Welt mit der Seele rein zusammen,
war gut
war in Ordnung