Sei tu la nuova persona attirata verso di me?, da “Foglie d’erba” (1991), Walt Whitman

Sei tu la nuova persona attirata verso di me?
Per cominciare sii cauto, certo io sono molto diverso da
come tu mi immagini;
immagini che troverai in me il tuo ideale?
Credi che sia così facile ottenere che diventi il tuo amante?
Credi che la mia amicizia sarà pura soddisfazione?
Credi che io sia sincero e fedele?
Non vedi oltre questa facciata, questi miei modi
affabili e tolleranti?
Ti immagini mentre avanzi su un reale terreno verso un uomo
realmente eroico?
Non ti tocca il pensiero, o sognatore, che tutto potrebbe
essere maya, illusione?

(Traduzione di Giuseppe Conte)

“Are You the New Person Drawn toward Me?”

Are you the new person drawn toward me?
To begin with, take warning, I am surely far different from what you suppose;
Do you suppose you will find in me your ideal?
Do you think it so easy to have me become your lover?
Do you think the friendship of me would be unalloy’d satisfaction?
Do you think I am trusty and faithful?
Do you see no further than this façade, this smooth and tolerant manner of me?
Do you suppose yourself advancing on real ground toward a real heroic man?
Have you no thought, O dreamer, that it may be all maya, illusion?

Se la mia voce morisse sulla terra, Rafael Alberti

Se la mia voce morisse sulla terra
portatela al livello del mare
e lasciatela sulla spiaggia.

Portatela al livello del mare
e nominatela capitana
di un bianco vascello da guerra.

Oh! La mia voce decorata
con le insegne marinaresche:
sopra il cuore un’ancora
sopra l’ancora una stella
e sopra la stella il vento
e sopra il vento una vela!

Si mi voz muriera en tierra

Si mi voz muriera en tierra,
llevadla al nivel del mar
y dejadla en la ribera.

Llevadla al nivel del mar
y nombradla capitana
de un blanco bajel de guerra.

¡Oh mi voz condecorada
con la insignia marinera:
sobre el corazon un ancla
y sobre el ancla una estrella
y sobre la estrella el viento
y sobre el viento una vela!

Rafael Alberti, Marinero en tierra (1924)

If my voice dies on land

If my voice dies on land,
take it down to the sea
and leave it on the shore.

Take it down to the sea
and make it captain
of a white man-of-war.

Honor it with
a sailor’s medal:
over its heart an anchor,
and on the anchor a star,
and on the star the wind,
and on the wind a sail!

Translated by Mark Strand

Il pianeta delle quattro lune, da “Balistica” (2011), Billy Collins

Ho invidiato il pianeta dalle quattro lune.
I quaderni di Robert Frost

Forse stava pensando alla canzone
“Che cosa può fare un piccolo chiaro di luna”
e si sarà chiesto
di che cosa è capace un grande chiaro di luna.

Ma non sarebbe un po’ troppo bello?
e che cosa succederebbe se non si potessero distinguere
e se sorgessero sempre assieme
come quattro pallidi gemelli che entrano in un salotto?

Sì, ci sarebbe abbastanza luce
per leggere un libro o scrivere una lettera a mezzanotte,
e se tu bevessi abbastanza tequila
ne vedresti otto vagare luminose in cielo.

Ma pensa ai due amanti su una spiaggia,
il braccio di lui sulla nuda spalla di lei,
elettrizzati dal sentirsi così vicini questa notte
mentre lui contempla una luna e lei un’altra.

(Traduzione di Franco Nasi)

The Four-Moon Planet

I have envied the four-moon planet.
-The Notebooks of Robert Frost

Maybe he was thinking of the song
“What a Little Moonlight Can do”
and became curious about
what a lot of moonlight might be capable of.

But wouldn’t this be too much of a good thing?
and what if you couldn’t tell them apart
and they always rose together
like pale quadruplets entering a living room?

Yes, there would be enough light
to read a book or write a letter at midnight,
and if you drank enough tequila
you might see eight of them roving brightly above.

But think of the two lovers on a beach,
his arm around her bare shoulder,
thrilled at how close they were feeling tonight
while he gazed at one moon and she another.

From Ballistics
Copyright © 2008 by Billy Collins

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Cosa posso dire, Mary Oliver

Cosa posso dire ancora che non abbia già detto prima?
Quindi lo dirò di nuovo.
La foglia ha in sé una canzone.
La pietra ha il volto della pazienza.
Dentro il fiume c’è una storia interminabile
e tu sei lì dentro da qualche parte
e non finirà mai fino a che tutto finirà.

Porta il tuo cuore indaffarato al museo d’arte
e alla camera di commercio
ma portalo anche nella foresta.
Il canto che sentivi cantare tra le foglie
quando eri un bambino
sta ancora cantando.
Ho vissuto, finora, per settantaquattro anni,
e la foglia sta cantando ancora.

What Can I Say

What can I say that I have not said before?
So I’ll say it again.
The leaf has a song in it.
Stone is the face of patience.
Inside the river there is an unfinishable story
and you are somewhere in it
and it will never end until all ends.

Take your busy heart to the art museum and the
chamber of commerce
but take it also to the forest.
The song you heard singing in the leaf when you
were a child
is singing still.
I am of years lived, so far, seventy-four,
and the leaf is singing still.

~“What Can I Say” from Swan by Mary Oliver

Un incontro inatteso, da “Sale” (1962), Wislawa Szymborska

Siamo molto cortesi l’uno con l’altro,
diciamo che è bello incontrarsi dopo anni.

Le nostre tigri bevono latte.
I nostri sparvieri vanno a piedi.
I nostri squali affogano nell’acqua.
I nostri lupi sbadigliano alla gabbia aperta.

Le nostre vipere si sono scrollate di dosso i lampi,
le scimmie gli slanci, i pavoni le penne.
I pipistrelli già da tanto sono volati via dai nostri capelli.

Ci fermiamo a metà della frase,
senza scampo sorridenti.
La nostra gente
non sa parlarsi.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

An unexpected meeting

we treat each other with exceeding courtesy;
we say it’s great to see you after all these years

our tigers drink milk
our hawks tread the ground
our sharks have alldrowned
our wolves yawn beyond the open case

our snakes have shed their lightning
our apes their flights of fance
our peacocks have renounced their plumes
the bats flew out of our hair long ago

we fall silent in mid-sentence
all smiles, past help
our humans
don’t know how to talk to one another

(Translated by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Consolazione, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”, Billy Collins

Quant’è bello non visitare l’Italia quest’estate,
vagare per le sue città o scalare i suoi torridi paesi di collina.
Quant’è più bello guidare per queste familiari strade locali,
afferrando appieno il senso di ogni segnale stradale, di ogni manifesto,
di ogni improvviso gesto della mano dei miei connazionali.

Qui non ci sono abbazie né affreschi che si sbriciolano o cupole
famose, e non c’è bisogno di mandare a memoria una successione
di re o visitare gli angoli sgocciolanti di una prigione.
Non c’è bisogno di stare attorno a un sarcofago, di vedere
il lettino di Napoleone all’Elba, o le ossa di un santo sotto vetro.

Quant’è più bello disporre dei semplici spazi di casa
che sentirsi schiacciato da un pilastro, un arco, una basilica.
Perché nascondere la testa in libri di frasi fatte e mappe spiegazzate?
Perché dare in pasto panorami a un’affamata macchina fotografica
impaziente di mangiarsi, un monumento alla volta, il mondo?

Anziché ciondolare in un caffé senza sapere dire ghiaccio,
punterò dritto verso il coffee shop e la cameriera
di nome Dot. Scivolerò nel flusso del giornale
del mattino, con tutte le barriere della lingua abbattute,
fiumi di idiomi che scorrono liberi, e uova al tegamino in arrivo.

E dopo colazione, non dovrò cercare qualcuno
disposto a fotografarmi, col braccio sulla spalla del proprietario.
Non mi romperò la testa sul conto né registrerò su un diario
che cosa ho mangiato e come il sole è entrato dalla finestra.
Basterà risalire in auto

come se fosse la grande auto della stessa lingua inglese
e suonando il mio rumoroso clacson vernacolare, prendere il volo
lungo una strada che non porterà mai a Roma, e nemmeno a Bologna.

(Traduzione di Franco Nasi)

Consolation

How agreeable it is not to be touring Italy this summer,
wandering her cities and ascending her torrid hilltowns.
How much better to cruise these local, familiar streets,
fully grasping the meaning of every roadsign and billboard
and all the sudden hand gestures of my compatriots.

There are no abbeys here, no crumbling frescoes or famous
domes and there is no need to memorize a succession
of kings or tour the dripping corners of a dungeon.
No need to stand around a sarcophagus, see Napoleon’s
little bed on Elba, or view the bones of a saint under glass.

How much better to command the simple precinct of home
than be dwarfed by pillar, arch, and basilica.
Why hide my head in phrase books and wrinkled maps?
Why feed scenery into a hungry, one-eyes camera
eager to eat the world one monument at a time?

Instead of slouching in a café ignorant of the word for ice,
I will head down to the coffee shop and the waitress
known as Dot. I will slide into the flow of the morning
paper, all language barriers down,
rivers of idiom running freely, eggs over easy on the way.

And after breakfast, I will not have to find someone
willing to photograph me with my arm around the owner.
I will not puzzle over the bill or record in a journal
what I had to eat and how the sun came in the window.
It is enough to climb back into the car

as if it were the great car of English itself
and sounding my loud vernacular horn, speed off
down a road that will never lead to Rome, not even Bologna.

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In questa poesia, leggera e ironica, Billy Collins ci racconta il suo modo di consolarsi per un mancato viaggio in Italia.
La dedico a chi, per i più disparati motivi, quest’anno deve rinunciare ad una vacanza, un viaggio.

Autunno, Phyllis Babcock

Autunno spazzola lentamente i propri capelli
lasciando i colori gloriosi
scorrere dolcemente verso la terra sottostante.
Sfoggiando colori vivaci,
in contrasto con l’abito verde dell’estate.
Surclassando la rigidità,
del cappotto bianco dell’inverno.
Autunno compara le mutevoli
sfumature della primavera al proprio declino.
Sospirando, fine di un’altra stagione.
Lei mette via la sua spazzola
appena il gelo tocca le sue estremità.

(Traduzione di Alessandra Marchesi)

Autumn’s Season

Autumn brushes her hair slowly
letting the glorious colors
flow gently to the Earth below.
Showing off vibrant colors,
in contrast to summer’s green dress.
Outdoing the starkness,
of winter’s white coat.
Autumn compares the mutable
shades of spring to her fall.
Giving a sigh, end of another season.
She packs her brush
as frost touches her tips.