Fine anno, da “Fervore di Buenos Aires” (1923), Jorge Luis Borges

Né la minuzia simbolica
di sostituire un tre con un due
né quella metafora inutile
che convoca un attimo che muore e un altro che sorge
né il compimento di un processo astronomico…
sconcertano e scavano
l’altopiano di questa notte
e ci obbligano ad attendere
i dodici e irreparabili rintocchi.

La causa vera
è il sospetto generale e confuso
dell’enigma del Tempo;
è lo stupore davanti al miracolo
che malgrado gli infiniti azzardi,
che malgrado siamo
le gocce del fiume di Eraclito,
perduri qualcosa in noi:
immobile.

(Traduzione di Tommaso Scarano)

Final del año

«Ni el pormenor simbólico
de reemplazar un tres por un dos
ni esa metáfora baldía
que convoca un lapso que muere y otro que surge
ni el cumplimiento de un proceso astronómico
aturden y socavan
la altiplanicie de esta noche
y nos obligan a esperar
las doce irreparables campanadas.

La causa verdadera
es la sospecha general y borrosa
del enigma del Tiempo;
es el asombro ante el milagro
de que a despecho de infinitos azares,
de que a despecho de que somos
las gotas del río de Heráclito,
perdure algo en nosotros:
inmóvil.»

Year’s End

Neither the symbolic detail
of a three instead of a two,
nor that rough metaphor
that hails one term dying and another emerging
nor the fulfillment of an astronomical process
muddle and undermine
the high plateau of this night
making us wait
for the twelve irreparable strokes of the bell.

The real cause
is our murky pervasive suspicion
of the enigma of Time,
it is our awe at the miracle
that, though the chances are infinite
and though we are
drops in Heraclitus’ river,
allows something in us to endure,
never moving.

(English translation by W.S. Merwin)

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Yuja Wang plays Liszt’s First Piano Concerto in E flat – Klaus Mäkelä with the Oslo Philharmonic Orchestra – Proms 2022 – Royal Albert Hall, London

Yuja Wang ha coronato la splendida serata con due bis: Carmen Variations di Horowitz, eseguita con brio e glamour, e, all’estremo opposto, una trascrizione della Danza degli spiriti benedetti dall’Orphée di Gluck, meravigliosa nella sua introspezione poetica.

Anno Nuovo, Johann Wolfgang von Goethe

A noi che siamo
tra il vecchio e il nuovo,
la sorte dona
queste ore liete;
e il passato impone
d’aver fiducia
a guardare avanti
e a guardare indietro
.
……………………………..

Zum neuen Jahr

Zwischen dem Alten
Zwischen dem Neuen,
Hier uns zu freuen
Schenkt uns das Glück,
Und das Vergangne
Heißt mit Vertrauen
Vorwärts zu schauen,
Schauen zurück.

Stunden der Plage,
Leider, sie scheiden
Treue von Leiden,
Liebe von Lust;
Bessere Tage
Sammeln uns wieder,
Heitere Lieder
Stärken die Brust.

Leiden und Freuden,
Jener verschwundnen,
Sind die Verbundnen
Fröhlich gedenk.
O des Geschickes
Seltsamer Windung!
Alte Verbindung,
Neues Geschenk!

Dankt es dem regen,
Wogenden Glücke,
Dankt dem Geschicke
Männiglich Gut;
Freut euch des Wechsels
Heiterer Triebe,
Offener Liebe,
Heimlicher Glut!

Andere schauen
Deckende Falten
Über dem Alten
Traurig und scheu;
Aber uns leuchtet
Freundliche Treue;
Sehet, das Neue
Findet uns neu.

So wie im Tanze
Bald sich verschwindet,
Wieder sich findet
Liebendes Paar,
So durch des Lebens
Wirrende Beugung
Führe die Neigung
Uns in das Jahr.

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Gustavo Dudamel and SWR Stuttgart: DVOŘÁK Symphony N. 9 “From the New World”, 4th movement, Allegro con fuoco – Live from the Vatican, May 31, 2007

Capodanno, da “Balistica” (2011), Billy Collins

Ognuno ha due compleanni
secondo il saggista inglese Charles Lamb,
il giorno in cui si nasce e il capodanno:

una divertente osservazione su cui rimugino
mentre aspetto che bolla l’acqua in una cucina
che è trasformata dalla luce del mattino
in una di quelle stanze brillanti di Matisse.

“Nessuno ha mai considerato il Primo di gennaio
con indifferenza”, scrive Lamb,
perché diversamente dal giorno della Marmotta o dalla festa dell’Annunciazione
non segna altro che il passare del tempo,
penso, mentre immergo una campanella metallica
di foglie di tè in poca acqua bollente che s’intorbidisce.

Ammetto di considerare il giorno del mio compleanno
come l’anniversario gioioso della mia esistenza
probabilmente perché ero e resto
in questo giorno di fine dicembre, un figlio unico.

E in quanto figlio unico –
figlio unico che sorseggia tè e smangiucchia una fetta di pane
questa mattina, in una stanza piena di colori –
darei il benvenuto a un ulteriore compleanno,
occasione in più per interrompere per un momento
quel che si sta facendo e riflettere sul mio essere qui in terra.

E uno in più potrebbe essere una piccola consolazione
per noi tutti che dobbiamo affrontare anche un giorno della morte,
una X in un quadratino
di qualche calendario da cucina del futuro,

il giorno in cui ciascuno di noi è gettato giù dal treno del tempo
da un corpulento controllore senza cuore
mentre sfreccia ruggendo fra i mesi e gli anni,

con cappellini di carta, candele, coriandoli e oroscopi
che volano in alto nella turbinosa folata della sua scia.

(Traduzione di Franco Nasi)

New Year’s Day

Everyone has two birthdays
according to the English essayist Charles Lamb,
the day you were born and New Year’s Day—

a droll observation to mull over
as I wait for the tea water to boil in a kitchen
that is being transformed by the morning light
into one of those brilliant rooms of Matisse.

“No one ever regarded the First of January
with indifference,” writes Lamb,
for unlike Groundhog Day or the feast of the Annunciation,

this one marks nothing but the passage of time,
I realized, as I lowered a tin diving bell
of tea leaves into a little body of roiling water.

I admit to regarding my own birthday
as the joyous anniversary of my existence
probably because I was, and remain
to this day in late December, an only child.

And as an only child–
a tea-sipping, toast-nibbling only child
in a colorful room this morning–
I would welcome an extra birthday,
one more opportunity to stop what we are doing
for a moment and reflect on my being here on earth.

And one more birthday might be a consolation
to us all for having to face a death-day, too,
an X in a square
on some kitchen calendar of the future,

the day when each of us is thrown off the train of time
by a burly, heartless conductor
as it roars through the months and years,

party hats, candles, confetti, and horoscopes
billowing up in the turbulent storm of its wake.

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David Garrett – LET IT BE (Paul McCartney)