La nostra paura più profonda, Marianne Williamson

La nostra paura più profonda
non è di essere inadeguati.
La nostra paura più profonda,
è di essere potenti oltre ogni limite.

È la nostra luce, non la nostra ombra,
a spaventarci di più.
Ci domandiamo: ” Chi sono io per essere brillante, pieno di talento, favoloso? ”
In realtà chi sei tu per NON esserlo?

Siamo figli di Dio.
Il nostro giocare in piccolo,
non serve al mondo.
Non c’è nulla di illuminato
nello sminuire se stessi cosicchè gli altri
non si sentano insicuri intorno a noi.

Siamo tutti nati per risplendere,
come fanno i bambini.
Siamo nati per rendere manifesta
la gloria di Dio che è dentro di noi.
Non solo in alcuni di noi:
è in ognuno di noi.

E quando permettiamo alla nostra luce
di risplendere, inconsapevolmente diamo
agli altri la possibilità di fare lo stesso.
E quando ci liberiamo dalle nostre paure,
la nostra presenza
automaticamente libera gli altri.

Our deepest fear

“…Our deepest fear is not that we are inadequate.
Our deepest fear is that we are powerful beyond measure.
It is our light, not our darkness that most frightens us.
We ask ourselves, Who am I to be brilliant, gorgeous, talented, fabulous?
Actually, who are you not to be?
You are a child of God.
Your playing small does not serve the world.
There is nothing enlightened about shrinking so that other people won’t feel insecure around you.
We are all meant to shine, as children do.
We were born to make manifest the glory of God that is within us.
It’s not just in some of us; it’s in everyone.
And as we let our own light shine, we unconsciously give other people permission to do the same.
As we are liberated from our own fear, our presence automatically liberates others.”

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This passage is commonly mis-attributed to Nelson Mandela’s 1994 Inaugural Address.
It actually comes from the book ‘A Return To Love’ (1992) by Marianne Williamson

Compiendo dieci anni, Billy Collins

L’idea stessa mi fa sentire
come se mi fossi buscato qualcosa,
qualcosa di peggio di tutti i mal di pancia
o mal di testa che mi vengono a leggere con poca luce –
una specie di morbillo dello spirito,
gli orecchioni della psiche,
una deturpante varicella dell’anima.

Mi dici che è troppo presto per guardare indietro,
ma lo dici perché hai dimenticato
la perfetta semplicità di avere un anno
e la bella complessità introdotta dai due.
Ma posso starmene sdraiato a letto e ricordare ogni cifra.
A quattro ero un mago arabo.
Potevo diventare invisibile
bevendo un bicchiere di latte in un certo modo.
A sette ero un soldato, a nove un principe.

Ora invece sto spesso alla finestra
a guardare la luce del tardo pomeriggio.
Allora non spioveva mai così solenne
sul lato della mia casa sull’albero,
e la mia bicicletta non si poggiava mai al garage
come fa oggi,
con tutta la sua velocità blu prosciugata.

Questo è l’inizio della tristezza, mi dico,
mentre attraverso l’universo con le mie scarpe da ginnastica.
È ora di dire addio ai miei amici immaginari,
è ora di girare il primo grande numero.

Mi sembra solo ieri che credevo
che sotto la pelle non ci fosse altro che luce.
Se mi tagliavi non potevo che splendere.
Ma ora quando cado sui marciapiedi della vita,
mi pelo le ginocchia. Sanguino.

On Turning Ten

The whole idea of it makes me feel
like I’m coming down with something,
something worse than any stomach ache
or the headaches I get from reading in bad light–
a kind of measles of the spirit,
a mumps of the psyche,
a disfiguring chicken pox of the soul.

You tell me it is too early to be looking back,
but that is because you have forgotten
the perfect simplicity of being one
and the beautiful complexity introduced by two.
But I can lie on my bed and remember every digit.
At four I was an Arabian wizard.
I could make myself invisible
by drinking a glass of milk a certain way.
At seven I was a soldier, at nine a prince.

But now I am mostly at the window
watching the late afternoon light.
Back then it never fell so solemnly
against the side of my tree house,
and my bicycle never leaned against the garage
as it does today,
all the dark blue speed drained out of it.

This is the beginning of sadness, I say to myself,
as I walk through the universe in my sneakers.
It is time to say good-bye to my imaginary friends,
time to turn the first big number.

It seems only yesterday I used to believe
there was nothing under my skin but light.
If you cut me I could shine.
But now when I fall upon the sidewalks of life,
I skin my knees. I bleed.

Per il mio cuore… da “Veinte poemas de amor y una canción desesperada”, Pablo Neruda

Per il mio cuore basta il tuo petto,
per la tua libertà bastano le mie ali.
Dalla mia bocca arriverà fino in cielo
ciò che stava sopito sulla tua anima.

E’ in te l’illusione di ogni giorno.
Giungi come la rugiada sulle corolle.
Scavi l’orizzonte con la tua assenza.
Eternamente in fuga come l’onda.

Ho detto che cantavi nel vento
come i pini e come gli alberi maestri delle navi.
Come quelli sei alta e taciturna.
E di colpo ti rattristi, come un viaggio.

Accogliente come una vecchia strada.
Ti popolano echi e voci nostalgiche.
Io mi sono svegliato e a volte migrano e fuggono
gli uccelli che dormivano nella tua anima.

Para mi corazón basta tu pecho

Para mi corazón basta tu pecho,
para tu libertad bastan mis alas.
Desde mi boca llegará hasta el cielo
lo que estaba dormido sobre tu alma.

Es en ti la ilusión de cada día.
Llegas como el rocío a las corolas.
Socavas el horizonte con tu ausencia.
Eternamente en fuga como la ola.

He dicho que cantabas en el viento
como los pinos y como los mástiles.
Como ellos eres alta y taciturna.
Y entristeces de pronto, como un viaje.

Acogedora como un viejo camino.
Te pueblan ecos y voces nostálgicas.
Yo desperté y a veces emigran y huyen
pájaros que dormían en tu alma.

Lo sviluppo del bambino, Billy Collins

Com’è sicuro che ai pesci preistorici spuntarono le gambe
e lasciarono le spiagge per andare a spasso nelle foreste
sviluppando alcuni verbi irregolari per le loro
prime conversazioni, così anche i bambini di tre anni
entrano nella fase dell’insulto.

Ogni giorno ne arriva uno nuovo che si aggiunge
al repertorio. Stupida Testa di Rapa,
Grossa Faccia di Fogna, Cacca-per-Terra
(quest’ultimo mi suona un po’ Navajo)
li strillano dal livello-ginocchia, i musetti
rossi per la sfida.
Niente che Samuel Johnson si sarebbe spaventato a profferire
in un pub, ma in fondo i pargoletti non stanno provando
a distruggere qualche fatuo dilettante dell’Illuminismo.

Stanno solo tormentando i loro colleghi mocciosi
o attirando l’attenzione dei giganti
lassù con i loro cocktail e il fiato cattivo
a dire scemenze baritonali ad altri giganti,
aspettando di insultarli dopo averli ringraziati
per la splendida festa e aver sentito chiudersi la porta.

I grandi risparmiano le fantasie rabbiose
per cose come un martello traditore, catene da neve,
treni in partenza mancati per pochi secondi,
però nei loro cuori adulti sanno bene,
anche se minacciano di spedire Timmy a letto
per queste maniere orribili,
che i loro capi sono Stupidi Ciccioni,
le loro mogli Sceme Testevuote
e che loro, loro stessi sono Signori Cretinetti.

Child development

As sure as prehistoric fish grew legs
and sauntered off the beaches into forests
working up some irregular verbs for their
first conversation, so three-year-old children
enter the phase of name-calling.

Every day a new one arrives and is added
to the repertoire. You Dumb Goopyhead,
You Big Sewerface, You Poop-on-the-Floor
(a kind of Navaho ring to that one)
they yell from knee level, their little mugs
flushed with challenge.
Nothing Samuel Johnson would bother tossing out
in a pub, but then the toddlers are not trying
to devastate some fatuous Enlightenment hack.

They are just tormenting their fellow squirts
or going after the attention of the giants
way up there with their cocktails and bad breath
talking baritone nonsense to other giants,
waiting to call them names after thanking
them for the lovely party and hearing the door close.

The mature save their hothead invective
for things: an errant hammer, tire chains,
or receding trains missed by seconds,
though they know in their adult hearts,
even as they threaten to banish Timmy to bed
for his appalling behavior,
that their bosses are Big Fatty Stupids,
their wives are Dopey Dopeheads
and that they themselves are Mr. Sillypants.