Completamente, da “Viole nere”, Tess Gallagher

A quei tempi il mio spirito un’ape –
il mondo, un gigantesco ronzio che sbavava
dolcezza. Dolce da scoppiare.
Amore davanti. Amore sotto di me.

Ma soprattutto, l’estasi contraria
mi rimbalzava dentro – lo sterile fracasso
che l’amore alla fine fa mentre s’avvia al silenzio.

Completamente – esser distrutta nel regno
dei fiori. Completamente fradicia, trafitta
in un vuoto di pace.
Senza ricordare carezza esterna
o tenera occhiata.

È così che succede scontrandosi con l’essenza
senza volto del cuore. Non ci sono contorni. Solo
un invivibile carminio. Solo l’affollato braille
di un’impavida premonizione
che porge goffa l’altra guancia.

(Traduzione di Francesco Duranti)

Utterly

My spirit was a bee in those days –
the world one gigantic buzz, drooling
sweetness. Sweet unto bursting.
Love ahead. Love under me.

But most of all, that contrary ecstasy
ricocheting inside – the barren racket
love finally makes on its way to silence.

Utterly – to be destroyed in the kingdom
of flowers. Utterly sodden, sundered
into a blank of peace.
Not to remember outside caress
or tender look.

It’s like that against the facelessness
of the heart. No contours. Only
unlivable crimson. Only the clustered braille
of a fearless premonition
fumbling the turned cheek.

Luce, da “Poesie sparse” (1917/1936), Federico Garcia Lorca

È la magica ora intensa del tramonto.
Il monte si dissangua. La luce è bionda. Io
cammino sul sentiero con aria distrutta,
la fronte bassa e il cuore rosso.

Il poeta è l’ombra luminosa che cammina
con la pretesa di collegare gli uomini a Dio,
senza considerare che l’azzurro è un Sogno che vive
e la Terra un altro sogno che da tempo è morto.

L’azzurro che ammiriamo possiede la gran tristezza
di non prevedere mai dov’è la propria fine,
e Dio è la tristezza suprema ed impossibile
dal momento che il suo perché profondo neanche può parlare.

Il segreto di tutto non esiste. Le stelle
sono anime che vollero dare la scalata al mistero.
L’essenza del mistero le rese luce di pietra,
ma non riuscirono a introdursi nella sua Pace.

(Traduzione di Claudio Rendina)

Luz

Es la mágica hora sentida del ocaso.
El monte se desangra. La luz es rubia. Yo
marcho por el sendero con aire de fracaso,
apagada la frente y rojo el corazón.

El poeta es la sombra luminosa que marcha
pretendiendo enlazar a los hombres con Dios,
sin notar que el azul es un Sueño que vive
y la Tierra otro sueño que hace tiempo murió.

El azul que miramos tiene la gran tristeza
de no presentir nunca donde su fin está,
y Dios es la tristeza suprema e imposible
pues su porqué profundo tampoco puede hablar.

El secreto de todo no existe. Las estrellas
son almas que al misterio quisieron escalar.
La esencia del misterio las hizo luz de piedra,
pero no consiguieron internarse en su Paz.

Utopia, da “Grande numero” (1976), Wislawa Szymborska

Isola dove tutto si chiarisce.

Qui ci si può fondare su prove.

L’unica strada è quella d’accesso.

Gli arbusti si piegano sotto le risposte.

Qui cresce l’albero della Giusta Ipotesi
Con rami da sempre districati.

Di abbagliante linearità è l’albero del Senno
presso la fonte detta Ah Dunque E’ Così.

Più ti addentri nel bosco, più si allarga
la Valle dell’Evidenza.

Se sorge un dubbio, il vento lo disperde.

L’Eco prende la parola senza farsi chiamare
e chiarisce volenterosa i misteri dei mondi.

A destra una grotta in cui giace il Senso.

A sinistra il lago della Profonda Convinzione.
Dal fondo si stacca la Verità e viene lieve a galla.

Domina sulla valle la Certezza Incrollabile.
Dalla sua cima si spazia sull’Essenza delle Cose.

Malgrado le sue attrattive l’isola è deserta,
e le tenui orme visibili sulle rive
sono tutte dirette verso il mare.

Come se da qui si andasse soltanto via,
immergendosi irrevocabilmente nell’abisso.

Nella vita inconcepibile.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Utopia

Island where all becomes clear.
Solid ground beneath your feet.

The only roads are those that offer access.

Bushes bend beneath the weight of proofs.

The Tree of Valid Supposition grows here
with branches disentangled since time immermorial.

The Tree of Understanding, dazzling straight and simple.
sprouts by the spring called Now I Get It.

The thicker the woods, the vaster the vista:
the Valley of Obviously.

If any doubts arise, the wind dispels them instantly.

Echoes stir unsummoned
and eagerly explain all the secrets of the worlds.

On the right a cave where Meaning lies.

On the left the Lake of Deep Conviction.
Truth breaks from the bottom and bobs to the surface.

Unshakable Confidence towers over the valley.
Its peak offers an excellent view of the Essence of Things.

For all its charms, the island is uninhabited,
and the faint footprints scattered on its beaches
turn without exception to the sea.

As if all you can do here is leave
and plunge, never to return, into the depths.

Into unfathomable life.

From “A large number”, 1976
Translated by S. Baranczak & C. Cavanagh