La natura usa il giallo più raramente, Emily Dickinson

La Natura usa il Giallo più raramente
Di ogni altra Tinta –
Lo serba tutto per i Tramonti
Prodiga d’Azzurro

Consuma lo Scarlatto, come una Donna
Che il Giallo si permette
Solo di rado e con misura
Come le Parole di un Innamorato –

(Traduzione di Giacomo Ierolli)

Nature rarer uses Yellow

Nature rarer uses Yellow
Than another Hue –
Saves she all of that for Sunsets
Prodigal of Blue

Spending Scarlet, like a Woman
Yellow she affords
Only scantly and selectly
Like a Lover’s Words –

La pace, Alda Merini

A Enrico Baj

La pace che sgorga dal cuore
e a volte diventa sangue,
il tuo amore
che a volte mi tocca
e poi diventa tragedia,
la morte qui sulle mie spalle,
come un bambino pieno di fame
che chiede luce e cammina.
Far camminare un bimbo è cosa semplice,
tremendo è portare gli uomini
verso la pace,
essi accontentano la morte
per ogni dove,
come fosse una bocca da sfamare.
Ma tu maestro che ascolti
i palpiti di tanti soldati,
sai che le bocche della morte
sono di cartapesta,
più sinuosi dei dolci
le labbra intoccabili
della donna che t’ama.

Domenica sera, Raymond Carver

Metti a frutto le cose che ti circondano.
Questa pioggerellina
fuori dalla finestra, per esempio.
La sigaretta che tengo tra le dita,
questi piedi sul divano.
Il suono del rock and roll sullo sfondo,
la Ferrari rossa che ho in testa.
La donna che si sbatte qua e là
girando ubriaca per la cucina…
Mettici dentro tutto,
mettilo a frutto.

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Sunday Night 

Make use of the things around you.
This light rain
outside the window, for one.
This cigarette between my fingers,
these feet on the couch.
The faint sound of rock-and-roll,
the red Ferrari in my head.
The woman bumping
drunkenly around in the kitchen . . .
put it all in,
make use.

Scarpe, da “On Love”, Charles Bukowski

scarpe nell’armadio come gigli di Pasqua,
le mie scarpe lì da sole adesso,
e le altre scarpe con altre scarpe
come i cani che camminano per le vie,
e il fumo da solo non è abbastanza
e ho ricevuto una lettera da una donna in ospedale,
amore, mi dice lei, amore,
altre poesie,
ma io non scrivo,
non mi riconosco più,
mi manda fotografie dell’ospedale
scattate dall’alto,
ma mi ricordo di lei in altre sere,
non moribonda,
scarpe con tacchi a spillo come pugnali
lì di fianco alle mie,
come possono sere così forti
mentire alle colline,
come possono sere così diventare tranquille sul finire
le mie scarpe nell’armadio
pieno di soprabiti e di strane magliette,
e sbircio dentro la fessura lasciata dall’anta
e fisso i muri, e non
scrivo.

(Traduzione di Simona Viciani)

shoes

shoes in the closet like Easter lilies,
my shoes alone right now,
and other shoes with other shoes
like dogs walking avenues,
and smoke alone is not enough
and I got a letter from a woman in a hospital,
love, she says, love,
more poems,
but I do not write,
I do not understand myself,
she sends me photographs of the hospital
taken from the air,
but I remember her on other nights,
not dying,
shoes with spikes like daggers
sitting next to mine,
how these strong nights
can lie to the hills,
how these nights become quite finally
my shoes in the closet
flown by overcoats and awkward shirts,
and I look into the hole the door leaves
and the walls, and I do not
write.

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Manoscritto di fine 1960; pubblicato in “The People Look Like Flowers at Last”, 2007.

Casalinga, Anne Sexton

Certe donne sposano una casa.
Altra pelle, altro cuore
altra bocca, altro fegato
altra peristalsi.
Altre pareti:
Incarnato stabilmente roseo.
Guarda come sta carponi tutto il giorno
a strofinar per fedeltà a se stessa.
Gli uomini c’entrano per forza,
risucchiati come Giona
in questa madre ben in carne.
Una donna è sua madre.
Questo conta.

Housewife

Some women marry houses.
It’s another kind of skin; it has a heart,
a mouth, a liver and bowel movements.
The walls are permanent and pink.
See how she sits on her knees all day,
faithfully washing herself down.
Men enter by force, drawn back like Jonah
into their fleshy mothers.
A woman is her mother.
That’s the main thing.

Donna addormentata, da “On Love”, Charles Bukowski

sono seduto a letto di notte e ti ascolto
russare
ti ho incontrata alla stazione degli autobus
e adesso immagino cose dietro le tue spalle
bianche malaticce e macchiate di
lentiggini da bambina
mentre la lampada sveste dal dolore
insanabile del mondo
il tuo sonno.

non riesco a vederti i piedi
ma immagino che siano
piedi molto affascinanti.

a chi appartieni?
sei reale?

penso a fiori, animali, uccelli
sembrano tutti più che belli
e così chiaramente
veri.

eppure non puoi fare a meno di essere una
donna. siamo tutti selezionati per essere
qualcosa. il ragno, il cuoco.
l’elefante. è come se ognuno di noi fosse
un dipinto e fosse appeso alla
parete di una galleria.

– e ora il dipinto si gira
sul retro, e oltre un gomito curvato
riesco a vedere una ½ bocca, un occhio e
quasi un naso.
il resto di te è nascosto fuori dalla vista
ma so che tu sei una
contemporanea, una moderna opera
vivente
forse non immortale
ma ci siamo
amati.

ti prego continua a
russare.

(Traduzione di Simona Viciani)

Sleeping Woman

I sit up in bed at night and listen to you
snore
I met you in a bus station and now I wonder at your back
sick white and stained with
children’s freckles
as the lamp divests the unsolvable
sorrow of the world
upon your sleep.

I cannot see your feet
but I must guess that they are
most charming feet.

who do you belong to?
are you real?

I think of flowers, animals, birds
they all seem more than good
and so clearly
real.

yet you cannot help being a
woman. we are each selected to be
something. the spider, the cook.
the elephant. it is as if we were each
a painting and hung on some
gallery wall.

— and now the painting turns
upon its back, and over a curving elbow
I can see ½ a mouth, one eye and
almost a nose.
the rest of you is hidden
out of sight
but I know that you are a
contemporary, a modern living
work perhaps not immortal
but we have
loved.

please continue to
snore.

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Apparsa in The Wormwood Review 16, dicembre 1964; pubblicata in The Days Run Like Wild Horses Over the Hills.

Ritratto di donna, Wislawa Szymborska

Deve essere a scelta.
Cambiare, purché niente cambi.
E’ facile, impossibile, difficile, ne vale la pena.
Ha gli occhi, se occorre, ora azzurri, ora grigi,
neri, allegri, senza motivo pieni di lacrime.
Dorme con lui come la prima venuta, l’unica al mondo.
Gli darà quattro figli, nessuno, uno.
Ingenua, ma è un’ottima consigliera.
Debole, ma sosterrà.
Non ha la testa sulle spalle, però l’avrà.
Legge Jaspers e le riviste femminili.
Non sa a che serva questa vite, e costruirà un ponte.
Giovane, come al solito giovane, sempre ancora giovane.
Tiene nelle mani un passero con l’ala spezzata,
soldi suoi per un viaggio lungo e lontano,
una mezzaluna, un impacco e un bicchierino di vodka.
Dove è che corre, non sarà stanca?
Ma no, solo un poco, molto, non importa.
O lo ama, o si è intestardita.
Nel bene, nel male, e per l’amore di Dio.

(Traduzione di Pietro Marchesani, da “Opere”)

Portrait Of A Woman

She must be a variety.
Change so that nothing will change.
It’s easy, impossible, tough going, worth a shot.
Her eyes are, as required, deep, blue, gray,
dark merry, full of pointless tears.
She sleeps with him as if she’s first in line or the only one on earth.
She’ll bear him four children, no children, one.
Naive, but gives the best advice.
Weak, but takes on anything.
A screw loose and tough as nails.
Curls up with Jasper or Ladies’Home Journal.
Can’t figure out this bolt and builds a bridge.
Young, young as ever, still looking young.
Holds in her hand a baby sparrow with a broken wing,
her own money for some trip far away,
a meat cleaver, a compress, a glass of vodka.
Where’s she running, isn’t she exhausted.
Not a bit, a little, to death, it doesn’t matter.
She must love him, or she’s just plain stubborn.
For better, for worse, for heaven’s sake.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Notte stellata, Anne Sexton

La città non esiste
se non dove un albero dai capelli
neri scivola via, come una donna
annegata nel cielo caldo. Tace,
la città. Bolle la notte, con dieci
e una stella. Oh notte stellata,
stellata notte! È così che voglio
morire.

Si muove. Sono tutti quanti vivi.
Quando la luna rompe le catene
arancioni che la legano e spruzza
bambini dai suoi occhi, come un dio,
il vecchio serpente, senza esser visto
divora le stelle. Oh stellata notte,
notte stellata! È così che voglio
morire:

in questa strisciante bestia notturna,
risucchiata tutta dentro nel grande
drago, separata
dalla mia vita senza una bandiera,
senza pancia
né grido.

The Starry Night

The town does not exist
except where one black-haired tree slips
up like a drowned woman into the hot sky.
The town is silent. The night boils with eleven stars.
Oh starry night! This is how
I want to die.

It moves. They are all alive.
Even the moon bulges in its orange irons
to push children, like a god, from its eye.
The old unseen serpent swallows up the stars.
Oh starry starry night! This is how
I want to die:

into that rushing beast of the night,
sucked up by that great dragon, to split
from my life with no flag,
no belly,
no cry.

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“That does not keep me from having a terrible need of – shall I say the word – religion. Then I go out at night to paint the stars.”
– Vincent Van Gogh in a letter to his brother

notte stellata Van Gogh
Starry Night – Vincent Van Gogh

Tu ti alzi, da “Facile” (1935), Paul Éluard

Tu ti alzi e l’acqua si dispiega
tu ti corichi e l’acqua si schiude
tu sei l’acqua deviata dai suoi abissi
tu sei la terra che mette radici
e sulla quale tutto si costruisce
tu fai bolle di silenzio
nel deserto dei rumori
tu canti inni notturni
sulle funi dell’arcobaleno.
Ovunque tu sei abolisci
tutte le strade
tu sacrifichi il tempo
all’eterna giovinezza
della fiamma esatta
che vela la natura riproducendola.
Donna, tu metti al mondo
un corpo sempre simile al tuo
tu sei la rassomiglianza.

Tu te lèves…

Tu te lèves l’eau se déplie
Tu te couches l’eau s’épanouit

Tu es l’eau détournée de ses abîmes
Tu es la terre qui prend racine
Et sur laquelle tout s’établit

Tu fais des bulles de silence dans le désert des bruits
Tu chantes des hymnes nocturnes sur les cordes de l’arc-en-ciel
Tu es partout tu abolis toutes les routes

Tu sacrifies le temps
À l’éternelle jeunesse de la flamme exacte
Qui voile la nature en la reproduisant

Femme tu mets au monde un corps toujours pareil
Le tien

Tu es la ressemblance

Attesa, Raymond Carver

Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada. Prendi quella
e nessun’altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. É quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. É quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

(Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

Waiting

Left off the highway and
down the hill. At the
bottom, hang another left.
Keep bearing left. The road
will make a Y. Left again.
There’s a creek on the left.
Keep going. Just before
the road ends, there’ll be
another road. Take it
and no other. Otherwise,
your life will be ruined
forever. There’s a log house
with a shake roof, on the left.
It’s not that house. It’s
the next house, just over
a rise. The house
where trees are laden with
fruit. Where phlox, forsythia,
and marigold grow. It’s
the house where the woman
stands in the doorway
wearing the sun in her hair. The one
who’s been waiting
all this time.
The woman who loves you.
The one who can say,
“What’s kept you?”

From All of Us: The Collected Poems (Alfred A. Knopf)