Il classico, da “Ogni caso” (1972), Wislawa Szymborska

Qualche zolla di terra, e la vita sarà dimenticata.
La musica si libererà dalle circostanze.
Si calmerà la tosse del maestro sui minuetti.
E saranno tolti i cataplasmi.
Il fuoco divorerà la parrucca piena di polvere e pidocchi.
Spariranno le macchie d’inchiostro dal polsino di pizzo.
Finiranno tra i rifiuti le scarpe, scomode testimoni.
Il violino verrà preso dall’allievo meno dotato.
Saranno tolti dagli spartiti i conti del macellaio.
Le lettere della povera madre finiranno in pancia ai topi.
L’amore sfortunato svanirà nel nulla.
Gli occhi smetteranno di lacrimare.
Il nastro rosa servirà alla figlia dei vicini.
I tempi, grazie a Dio, non sono ancora romantici.
Tutto ciò che non è quartetto
come quinto sarà scartato.
Tutto ciò che non è quintetto
come sesto sarà soffiato via.
Tutto ciò che non è un coro di quaranta angeli
tacerà come guaito di cane e singulto di gendarme.
Verrà tolto dalla finestra il vaso con l’aloe,
il piatto con il moschicida e il vasetto di pomata,
e apparirà – ma sì – la vista sul giardino,
il giardino che lì non c’era mai stato.
E ora ascoltate, ascoltate, o mortali,
stupefatti tendete attenti l’orecchio,
o assorti, o stupiti, o rapiti mortali,
ascoltate – ascoltatori – mutati in udito.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Klasyk

Kil­ka grud zie­mi a bę­dzie za­po­mnia­ne ży­cie.
Mu­zy­ka wy­swo­bo­dzi się z oko­licz­no­ści.
Ucich­nie ka­szel mi­strza nad me­nu­eta­mi.
I ode­rwa­ne będą ka­ta­pla­zmy.
Ogień stra­wi pe­ru­kę peł­ną ku­rzu i wszy.
Znik­ną pla­my in­kau­stu z ko­ron­ko­we­go man­kie­tu.
Pój­dą na śmiet­nik trze­wi­ki, nie­wy­god­ni świad­ko­wie.
Skrzyp­ce za­bie­rze so­bie uczeń naj­mniej zdol­ny.
Po­wyj­mo­wa­ne będą z nut ra­chun­ki od rzeź­ni­ka.
Do my­sich brzu­chów tra­fią li­sty bied­nej mat­ki.
Uni­ce­stwio­na zga­śnie nie­for­tun­na mi­łość.
Oczy prze­sta­ną łza­wić.
Ró­żo­wa wstąż­ka przy­da się cór­ce są­sia­dów.
Cza­sy, chwa­lić Boga, nie są jesz­cze ro­man­tycz­ne.
Wszyst­ko, co nie jest kwar­te­tem,
bę­dzie jako pią­te od­rzu­co­ne.
Wszyst­ko, co nie jest kwin­te­tem,
bę­dzie jako szó­ste zdmuch­nię­te.
Wszyst­ko, co nie jest chó­rem czter­dzie­stu anio­łów,
zmilk­nie jako psi sko­wyt i czkaw­ka żan­dar­ma.
Za­bra­ny bę­dzie z okna wa­zon z alo­esem,
ta­lerz z trut­ką na mu­chy i sło­ik z po­ma­dą,
i od­sło­ni się wi­dok – ależ tak! – na ogród,
ogród, któ­re­go ni­g­dy tu nie było.
No i te­raz słu­chaj­cie, słu­chaj­cie, śmier­tel­ni,
w zdu­mie­niu pil­nie nad­sta­wiaj­cie ucha,
o pil­ni, o zdu­mie­ni, o za­słu­cha­ni śmier­tel­ni,
słu­chaj­cie – słu­cha­ją­cy – za­mie­nie­ni w słuch.

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Tchaikovsky: Symphony No.5 In E Minor, Op.64, TH.29 – 4. Finale (Andante maestoso – Allegro vivace) · Wiener Philharmoniker · Valery Gergiev (Released on: 1999-01-01)

Il mio amore è la vita, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Poiché scampo non c’è, poiché alla fine
sarà ridotto in cenere il mio corpo,
questa mano che ho amato come ho amato un amico,
questo corpo che ho teso in gioia e in pena;
poiché scampo non c’è per me nemmeno
che amo la vita con soverchio ardore –
gli orti odorosi nella pioggia, il mare
senza preghiere ore silenti e sole –
se mi attende la tenebra, più ancora
lasciami scivolare come a riva
la risacca ondosa, ma cantando
con l’ultimo respiro – in queste poche
ore di luce rialzerò la testa;
il mio amore è la vita – ai morti sfuggirò,
se di beffar la morte esiste il modo.

(Traduzione di Silvio Raffo)

“Since There Is No Escape”

Since there is no escape, since at the end
My body will be utterly destroyed,
This hand I love as I have loved a friend,
This body I tended, wept with and enjoyed;
Since there is no escape even for me
Who love life with a love too sharp to bear:
The scent of orchards in the rain, the sea
And hours alone too still and sure for prayer—
Since darkness waits for me, then all the more
Let me go down as waves sweep to the shore
In pride, and let me sing with my last breath;
In these few hours of light I lift my head;
Life is my lover—I shall leave the dead
If there is any way to baffle death.

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Alexandre Kantorow : Saint-Saëns, Danse macabre op.40

Le pianiste Alexandre Kantorow est nommé dans la catégorie “Révélation, Soliste instrumental” des Victoires de la Musique Classique 2019. Il interprète la Danse macabre op. 40 de Camille Saint-Saëns dans l’arrangement de Liszt / Horowitz.

Perché amo gli animali? da “Il carnevale della croce” (2009), Alda Merini

Perché amo gli animali?
Perché io sono uno di loro.
Perché io sono la cifra indecifrabile dell’erba,
il panico del cervo che scappa,
sono il tuo oceano grande
e sono il più piccolo degli insetti.
E conosco tutte le tue creature:
sono perfette
in questo amore che corre sulla terra
per arrivare a te.

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Yuja Wang & David Fung: Saint-Saëns Carnival of the Animals – At Hollywood Bowl, Los Angeles Philharmonic conducted by Gustavo Dudamel, March 5, 2021
(4:45 V. The Elephant – 7:00 VII. Aquarium – 15:35 XIII. The Swan)

Una ghiandaia azzurra d’inverno, da “Rivers to the Sea” (1915), Sara Teasdale

Crocchiante la neve brillante sussurrava,
scricchiolando sotto i nostri piedi;
Dietro di noi mentre camminavamo lungo la strada panoramica,
le nostre ombre danzavano,
forme fantastiche in un blu vivido.
Attraverso il lago i pattinatori
volavano avanti e indietro,
con curve strette tessendo
una fragile rete invisibile.
In estasi la terra
bevve la luce argentea del sole;
In estasi i pattinatori
bevvero il vino della velocità;
In estasi ridevamo
Bevendo il vino dell’amore.
La musica della nostra gioia non aveva forse
suonato la sua nota più alta?
Ma no,
perché all’improvviso, con gli occhi alzati, hai detto:
“Oh guarda!”
Là, sul nero ramo di un acero macchiato di neve,
impavido e allegro come il nostro amore,
Una ghiandaia azzurra ha alzato la cresta!
Oh chi può dire la portata della gioia
O definire i limiti della bellezza?

A Winter Bluejay

Crisply the bright snow whispered,
Crunching beneath our feet;
Behind us as we walked along the parkway,
Our shadows danced,
Fantastic shapes in vivid blue.
Across the lake the skaters
Flew to and fro,
With sharp turns weaving
A frail invisible net.
In ecstacy the earth
Drank the silver sunlight;
In ecstacy the skaters
Drank the wine of speed;
In ecstacy we laughed
Drinking the wine of love.
Had not the music of our joy
Sounded its highest note?
But no,
For suddenly, with lifted eyes you said,
“Oh look!”
There, on the black bough of a snow flecked maple,
Fearless and gay as our love,
A bluejay cocked his crest!
Oh who can tell the range of joy
Or set the bounds of beauty?

Debiti, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Poiché la mia anima ancora
s’appaga del puro respiro
e oppone i suoi frutti superbi
alla morte tenebrosa –
finché sono ancora curiosa
di successo, e d’amore,
finché so innalzare il mio cuore
ben oltre le insidie degli anni –
maledire il destino
non avrebbe un perché:
son io che devo qualcosa alla vita,
non certo lei a me.

(Traduzione di Silvio Raffo)

Debtor

So long as my spirit still
Is glad of breath
And lifts its plumes of pride
In the dark face of death;
While I am curious still
Of love and fame,
Keeping my heart too high
For the years to tame,
How can I quarrel with fate
Since I can see
I am a debtor to life,
Not life to me?

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Alice Sara Ott – Grieg: To Spring (Lyric Pieces Book III), Wonderland

Fossi in te, da “Vigilia di restare” (2017), Juan Vicente Piqueras

Fossi in te mi amerei, chiamerei,
non perderei tempo, mi direi di sì.
Non dubiterei più, scapperei.
Darei quello che ho, quello che hai,
per avere quello che dai, che mi daresti.
Mi scioglierei i capelli, piangerei
di piacere, canterei scalza, ballerei,
metterei a febbraio un sole di agosto,
morirei di gusto, non metterei
nessun ma a questo amore, inventerei
nomi e verbi nuovi, tremerei
di paura di fronte al dubbio che fosse
solo un sogno, me ne andrei
per sempre da te, da lì, con me.
Fossi in te mi amerei.
Mi direi di sì, non vedrei
l’ora di correre fino alle mie braccia,
o almeno, che ne so, risponderei
ai miei messaggi, ai miei tentativi
di sapere che ne è di te, mi chiamerei,
che ne sarà di noi, e mi darei
un segnale di vita, fossi in te.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Yo que tú

Yo que tú me amaría, llamaría,
no perdería tiempo, me diría que sí.
No dudaría más, escaparía.
Daría lo que tienes, lo que tengo,
por tener lo que das, lo que me dieras.
Me soltaría el pelo, lloraría
de gozo, cantaría descalza, bailaría,
le pondría a febrero un sol de agosto,
moriría de gusto, no pondría
ningún pero a este amor, inventaría
nombres y verbos nuevos, temblaría
de miedo ante la duda de que fuese
sólo un sueño, me iría
para siempre de ti, de allí, conmigo.
Yo que tú me amaría.
Me diría que sí, me faltaría
tiempo para correr hasta mis brazos,
o al menos, qué sé yo, respondería
a mis mensajes, a mis tentativas
de saber qué es de ti, me llamaría,
qué va a ser de nosotros, me daría
una señal de vida, yo que tú.

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Yuja Wang – Rachmaninov Piano Concerto No 2 in C minor Op.18 – Odeonsplatz Feldherrnhalle, Munich Phil – With the Munich Philharmonic conducted by Lorenzo Viotti – 9 July 2021 – (11:22 – 2st movement!)

All’amore lontano, da “Gli amorosi incanti” (2010), Sara Teasdale

Un grido sentii nella notte
da me mille miglia lontano,
ma nitido come un baleno
chiamava il mio nome, il mio nome.

Sentii la tua voce chiamarmi:
tu, sveglio, gridavi di amarmi:
ed io a mia volta ti risponderò:
“Lo so, lo so, lo so!”.

(Traduzione di Silvio Raffo)

To One Away

I heard a cry in the night,
A thousand miles it came,
Sharp as a flash of light,
My name, my name!

It was your voice I heard,
You waked and loved me so-
I send you back this word,
I know, I know!

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Helene Grimaud – The Empereor Concerto (Beethoven) – Conductor Vladimir Jurowski – French version

Alicante, da “Poesie” (1970), Jacques Prévert

Un’arancia sul tavolo
Il tuo vestito sul tappeto
E nel mio letto, tu
Dolce dono del presente
Frescura della notte
Calore della mia vita.

(Traduzione di Gian Domenico Giagni)

Alicante

Une orange sur la table
Ta robe sur le tapis
Et toi dans mon lit
Doux présent du présent
Fraîcheur de la nuit
Chaleur de ma vie.

Alicante

An orange on the table
Your dress on the rug
And you in my bed
Sweet gift of the present
Freshness of the night
Warmth of my life.

(Translated by Alastair Campbell)

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HYMNE À L’AMOUR – Édith Piaf/Marguerite Monnot – Paris Tour Eiffel – Gautier Capuçon, cello

Farewell, da “Todo el amor. Antologia personale” (1997), Pablo Neruda

1
Dal fondo di te, e inginocchiato,
un bimbo triste, come me, ci guarda.
Per quella vita che arderà nelle sue vene
dovrebbero legarsi le nostre vite.
Per quelle mani, figlie delle tue mani,
dovrebbero uccidere le mie mani.
Per quegli occhi aperti sulla terra
vedrò un giorno lacrime nei tuoi.
2
Io non voglio, Amata.
Perché nulla ci leghi
che nulla ci unisca.
Né la parola che profumo’ la tua bocca,
né ciò che non dissero le parole.
Né la festa d’amore che non avemmo,
ne i tuoi singhiozzi presso la finestra.
3
(Amo l’amore dei marinai
che baciano e se ne vanno.
Lasciano una promessa.
Non tornano mai più.
In ogni porto una donna attende:
i marinai baciano e se ne vanno.
Una notte si coricano con la morte
nel letto del mare.)
4
Amo l’amore che si distribuisce
in baci, letto e pane.
Amore che puo’ essere eterno
e può essere fugace.
Amore che vuol liberarsi
per tornare ad amare.
Amore divinizzato, che s’avvicina.
Amore divinizzato che se ne va.
5.
Più non s’incanteranno i miei occhi nei tuoi occhi,
più’ non s’addolcirà vicino a te il mio dolore.
Ma dove andrò porterò il il tuo sguardo
e dove camminerai porterai il mio dolore.

Fui tuo, fosti mia. Che più? Insieme facemmo
un angolo nella strada dove l’amore passò.
Fui tuo fosti mia. Tu sarai di colui che t’amerà,
di colui che taglierà nel tuo orto ciò che ho seminato io.
Me ne vado. Sono triste: ma sempre sono triste.
Vengo dalle tue braccia. Non so dove vado.
… Dal tuo cuore un bimbo mi dice addio.
E io gli dico addio.

(Traduzione di Giuseppe Bellini)

Farewell

1

Desde el fondo de ti, y arrodillado,
un niño triste, como yo, nos mira.

Por esa vida que arderá en sus venas
tendrían que amarrarse nuestras vidas.

Por esas manos, hijas de tus manos,
tendrían que matar las manos mías.

Por sus ojos abiertos en la tierra
veré en los tuyos lágrimas un día.

2

Yo no lo quiero, Amada.

Para que nada nos amarre
que no nos una nada.

Ni la palabra que aromó tu boca,
ni lo que no dijeron las palabras.

Ni la fiesta de amor que no tuvimos,
ni tus sollozos junto a la ventana.

3

(Amo el amor de los marineros
que besan y se van.
Dejan una promesa.
No vuelven nunca más.

En cada puerto una mujer espera:
los marineros besan y se van.

Una noche se acuestan con la muerte
en el lecho del mar).

4

Amor el amor que se reparte
en besos, lecho y pan.

Amor que puede ser eterno
y puede ser fugaz.

Amor que quiere libertarse
para volver a amar.

Amor divinizado que se acerca
Amor divinizado que se va.

5

Ya no se encantarán mis ojos en tus ojos,
ya no se endulzará junto a ti mi dolor.

Pero hacia donde vaya llevaré tu mirada
y hacia donde camines llevarás mi dolor.

Fui tuyo, fuiste mía. Qué más? Juntos hicimos
un recodo en la ruta donde el amor pasó.

Fui tuyo, fuiste mía. Tú serás del que te ame,
del que corte en tu huerto lo que he sembrado yo.

Yo me voy. Estoy triste: pero siempre estoy triste.
Vengo desde tus brazos. No sé hacia dónde voy.

…Desde tu corazón me dice adiós un niño.
Y yo le digo adiós.

______________________________

Coldplay – Gravity (Video HD)

La voce della pioggia, da “Foglie d’erba” (1991), Walt Whitman

E tu chi sei? chiesi alla pioggia che scendeva dolce,
e che, strano a dirsi, mi rispose, come traduco di seguito:
sono il Poema della Terra, disse la voce della pioggia,
eterna mi sollevo impalpabile su dalla terraferma e dal mare insondabile,
su verso il cielo, da dove, in forma labile, totalmente cambiata, eppure la stessa,
discendo a bagnare i terreni aridi, scheletrici, le distese di polvere del mondo,
e ciò che in essi senza di me sarebbe solo seme, latente, non nato;
e sempre, di giorno e di notte, restituisco vita alla mia stessa origine, la faccio pura, la abbellisco;
(perché il canto, emerso dal suo luogo natale, dopo il compimento, l’errare,
sia che di esso importi o no, debitamente ritorna con amore.)

(Traduzione di Giuseppe Conte)

The Voice of the Rain

And who art thou? said I to the soft-falling shower,
Which, strange to tell, gave me an answer, as here translated:
I am the Poem of Earth, said the voice of the rain,
Eternal I rise impalpable out of the land and the bottomless sea,
Upward to heaven, whence, vaguely form’d, altogether changed, and yet the same,
I descend to lave the drouths, atomies, dust-layers of the globe,
And all that in them without me were seeds only, latent, unborn;
And forever, by day and night, I give back life to my own origin, and make pure and beautify it;
(For song, issuing from its birth-place, after fulfilment, wandering,
Reck’d or unreck’d. duly with love returns.)

_______________________________________

Simply Three – Rain (Original Song)