Canzone breve, Eugénio De Andrade

Tutto mi prende la terra che mi possiede:
Il fiume d’improvviso adolescente,
La luce incespicando negli angoli,
Le sabbie ove arsi impaziente.

Tutto mi prende del medesimo triste amore
nel sapere che la vita dura poco,
E in essa pongo la speranza e il calore
Di quanta tenerezza rimane tra le dita.

Dicono che vi sono altri cieli e altre lune
E altri occhi densi di allegria,
Ma io appartengo a queste case, a queste vie,
A questo amore grondante malinconia.

Cançao breve

Tudo me prende à terra onde me dei:
O rio subitamente adolescente,
A luz tropeçando nas esquinas,
As areias onde ardi impaciente.

Tudo me prende do mesmo triste amor
Que há em saber que a vida pouco dura,
E nela ponho a esperança e o calor
De uns dedos com restos de ternura.

Dizem que há outros céus e outras luas
E outros olhos densos de alegria,
Mas eu sou destas casas, destas ruas,
Deste amor a escorrer melancolia.

Blu, Jack Hirschman

L’amore mi travolge
come colei che è andata
via e ha lasciato il suo vestito bianco
a fiorellini blu

dietro. Dietro, dietro
andando verso il futuro
radiosamente nuda. Cosa
devo farne? Indossarlo?

Io non indosso abiti. Amo
quello che c’è dentro. Ma
questo è così triste e solo
che lo lascerò posato

per un po’ sul mio petto,
contro la curva del mio braccio
e lascerò che i fiori blu
siano blu.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Blue

Love comes over me
Like someone who walked
Away and left her white dress
With the little blue flowers

Behind. Behind, behind
Going into the future
Radiantly naked. What am I
To do with it? Put it on?

I don’t wear dresses. I love
What’s inside them. But
This one’s so sad and alone
I’ll just let it lie

Awhile on my chest,
Against the curve of my arm
And just let blue flowers be
Blue.

Bicchieri di sete, da “Adverbios de lugar” (2004), Juan Vicente Piqueras

Se dubiti della tua sete, se non osi
farle domande o darle un nome,
se sai solo che cerchi dell’acqua
che la sazi e non trovi che pozzi,
e in questi echi che ti chiamano, bevi.

Se al bere la sete scompare
era solo sete. Continua a cercare.

Ma se quando la sazi cresce in te,
se non vuoi smettere di avere sete
ma continuare a bere giorno e notte
bicchieri di sete, non c’è dubbio:
puoi chiamarla amore, continuare a soffrire,
e sapere che non esiste chi ti guidi.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

Vasos de sed

Sin dudas de tu sed, si no te atreves
a preguntarle o a ponerle un nombre,
si sólo sabes que buscas un agua
que la sacie y no hallas sino pozos,
y en ellos ecos que te llaman, bebe.

Si la sed al beber desaparece
es que era sólo sed. Sigue buscando.

Pero si crece cuando te sacias,
si quieres no dejar de tener sed
sino seguir bebiendo día y noche
vasos de sed, no hay duda:
puedes llamarla amor, seguir sufriendo,
y saber que no existe quien te guía.

 

Abbastanza, da “Collected Poems” (1937), Sara Teasdale

È abbastanza per me di giorno
Camminare sulla stessa terra luminosa con lui;
Abbastanza che su di noi di notte
Lo stesso grande tetto di stelle sia buio.

Non ho alcuna cura di legare il vento
O posare un ostacolo sul mare –
È abbastanza sentire il suo amore
Che soffia come musica su di me.

Enough

It is enough for me by day
To walk the same bright earth with him;
Enough that over us by night
The same great roof of stars is dim.

I have no care to bind the wind
Or set a fetter on the sea –
It is enough to feel his love
Blow by like music over me.

L’amore è un luogo, Edward Estlin Cummings

L’amore è un luogo
e in questo luogo di
amore si muovono
(con luminosità e pace)
tutti i luoghi

il sì è un mondo
e in questo mondo di
sì vivono
(sagacemente rannicchiati)
tutti i mondi.

love is a place

love is a place
& through this place of
love move
(with brightness of peace)
all places

yes is a world
& in this world of
yes live
(skillfully curled)
all worlds

“love is a place” by E.E. Cummings from Complete Poems 1904-1962, edited by George James Firmage

Completamente, da “Viole nere”, Tess Gallagher

A quei tempi il mio spirito un’ape –
il mondo, un gigantesco ronzio che sbavava
dolcezza. Dolce da scoppiare.
Amore davanti. Amore sotto di me.

Ma soprattutto, l’estasi contraria
mi rimbalzava dentro – lo sterile fracasso
che l’amore alla fine fa mentre s’avvia al silenzio.

Completamente – esser distrutta nel regno
dei fiori. Completamente fradicia, trafitta
in un vuoto di pace.
Senza ricordare carezza esterna
o tenera occhiata.

È così che succede scontrandosi con l’essenza
senza volto del cuore. Non ci sono contorni. Solo
un invivibile carminio. Solo l’affollato braille
di un’impavida premonizione
che porge goffa l’altra guancia.

(Traduzione di Francesco Duranti)

Utterly

My spirit was a bee in those days –
the world one gigantic buzz, drooling
sweetness. Sweet unto bursting.
Love ahead. Love under me.

But most of all, that contrary ecstasy
ricocheting inside – the barren racket
love finally makes on its way to silence.

Utterly – to be destroyed in the kingdom
of flowers. Utterly sodden, sundered
into a blank of peace.
Not to remember outside caress
or tender look.

It’s like that against the facelessness
of the heart. No contours. Only
unlivable crimson. Only the clustered braille
of a fearless premonition
fumbling the turned cheek.

Pioggia, Federico Garcia Lorca

La pioggia ha un vago segreto di tenerezza
una sonnolenza rassegnata e amabile,
una musica umile si sveglia con lei
e fa vibrare l’anima addormentata del paesaggio.

È un bacio azzurro che riceve la Terra,
il mito primitivo che si rinnova.
Il freddo contatto di cielo e terra vecchi
con una pace da lunghe sere.

È l’aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori
e ci unge con lo spirito santo dei mari.
Quella che sparge la vita sui seminati
e nell’anima tristezza di ciò che non sappiamo.

La nostalgia terribile di una vita perduta,
il fatale sentimento di esser nati tardi,
o l’illusione inquieta di un domani impossibile
con l’inquietudine vicina del color della carne.

L’amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,
il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,
ma il nostro ottimismo si muta in tristezza
nel contemplare le gocce morte sui vetri.

E son le gocce: occhi d’infinito che guardano
il bianco infinito che le generò.

Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco
e vi lascia divine ferite di diamante.
Sono poeti dell’acqua che hanno visto e meditano
ciò che la folla dei fiumi ignora.

O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,
pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,
pioggia buona e pacifica, vera pioggia,
quando amorosa e triste cadi sopra le cose!

O pioggia francescana che porti in ogni goccia
anime di fonti chiare e di umili sorgenti!
Quando scendi sui campi lentamente
le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.

Il canto primitivo che dici al silenzio
e la storia sonora che racconti ai rami
il mio cuore deserto li commenta
in un nero e profondo pentagramma senza chiave.

La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,
tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,
ho all’orizzonte una stella accesa
e il cuore mi impedisce di contemplarla.

O pioggia silenziosa che gli alberi amano
e sei al piano dolcezza emozionante:
da’ all’anima le stesse nebbie e risonanze
che lasci nell’anima addormentata del paesaggio!

(Traduzione di Claudio Rendina)

Lluvia

La lluvia tiene un vago secreto de ternura,
algo de soñolencia resignada y amable,
una música humilde se despierta con ella
que hace vibrar el alma dormida del paisaje.

Es un besar azul que recibe la Tierra,
el mito primitivo que vuelve a realizarse.
El contacto ya frío de cielo y tierra viejos
con una mansedumbre de atardecer constante.

Es la aurora del fruto. La que nos trae las flores
y nos unge de espíritu santo de los mares.
La que derrama vida sobre las sementeras
y en el alma tristeza de lo que no se sabe.

La nostalgia terrible de una vida perdida,
el fatal sentimiento de haber nacido tarde,
o la ilusión inquieta de un mañana imposible
con la inquietud cercana del color de la carne.

El amor se despierta en el gris de su ritmo,
nuestro cielo interior tiene un triunfo de sangre,
pero nuestro optimismo se convierte en tristeza
al contemplar las gotas muertas en los cristales.

Y son las gotas: ojos de infinito que miran
al infinito blanco que les sirvió de madre.

Cada gota de lluvia tiembla en el cristal turbio
y le dejan divinas heridas de diamante.
Son poetas del agua que han visto y que meditan
lo que la muchedumbre de los ríos no sabe.

¡Oh lluvia silenciosa, sin tormentas ni vientos,
lluvia mansa y serena de esquila y luz suave,
lluvia buena y pacifica que eres la verdadera,
la que llorosa y triste sobre las cosas caes!

¡Oh lluvia franciscana que llevas a tus gotas
almas de fuentes claras y humildes manantiales!
Cuando sobre los campos desciendes lentamente
las rosas de mi pecho con tus sonidos abres.

El canto primitivo que dices al silencio
y la historia sonora que cuentas al ramaje
los comenta llorando mi corazón desierto
en un negro y profundo pentágrama sin clave.

Mi alma tiene tristeza de la lluvia serena,
tristeza resignada de cosa irrealizable,
tengo en el horizonte un lucero encendido
y el corazón me impide que corra a contemplarte.

¡Oh lluvia silenciosa que los árboles aman
y eres sobre el piano dulzura emocionante;
das al alma las mismas nieblas y resonancias
que pones en el alma dormida del paisaje!

Enero de 1919 – Granada

Rain

The rain has a vague secret of tenderness,
something resignedly and amiably somnolent.
With it there awakes a humble music
that makes the sleeping soul of the landscape vibrate.

It is a blue kiss that the Earth receives,
the primal myth that once again comes true.
The already cold contact of the old sky and earth
with a gentleness like that of a perpetual coming of evening.

It is the dawn of the fruit. The dawn brought to us by the flowers,
anointing us with the holy spirit of the seas.
The dawn that sheds life upon the sown fields
and, in our soul, the sadness of the unknown.

The dreadful nostalgia for a wasted life,
the fatal feeling that you were born too late,
or the restless hope for an impossible morning
with the nearby restlessness of the flesh’s ache.

Love awakens in the gray of its rhythm,
our inner sky enjoys a triumph of blood,
but our optimism is changed to sadness
when we observe the dead drops on the panes.

And the drops are eyes of infinity which gaze
at the white infinity which served them as mother.

Each raindrop trembles on the clouded glass,
leaving behind on it divine diamond-scratches.
They are watery poets who have seen, and meditate on,
that which the multitude of rivers doesn’t know.

O silent rain without tempests or winds,
gentle, calm rain, like sheep bells and soft light,
good, peaceful rain – the real kind –
which falls on every object lovingly and sadly!

O Franciscan rain, carryig in your drops
the souls of bright fountains and humble springs!
When you descend slowly onto the fields
you open the roses of my breast with your sounds.

The primal song you sing to the silence
and the sonorous story you narrate to the boughs
are commented on tearfully by my barren heart
in a black, deep stave of music without a key.

My soul has the sadness of the calm rain,
a resigned sadness for something unattainable;
on my horizon I have a blazing star
but my heart keeps me from running to gaze at it.

O silent rain which the trees love,
you that are sweet execitement on the piano,
you lend my soul the same mist and resonances
which you give to the sleeping soul of the landscape!

(Translated by Stanley Appelbaum)

Semplicità, Alda Merini

La semplicità è mettersi nudi davanti agli altri.
E noi abbiamo tanta difficoltà ad essere veri con gli altri.
Abbiamo timore di essere fraintesi, di apparire fragili,
di finire alla mercè di chi ci sta di fronte.
Non ci esponiamo mai.
Perché ci manca la forza di essere uomini,
quella che ci fa accettare i nostri limiti,
che ce li fa comprendere, dandogli senso e trasformandoli in energia, in forza appunto.
Io amo la semplicità che si accompagna con l’umiltà.
Mi piacciono i barboni.
Mi piace la gente che sa ascoltare il vento sulla propria pelle,
sentire gli odori delle cose,
catturarne l’anima.
Quelli che hanno la carne a contatto con la carne del mondo.
Perché lì c’è verità, lì c’è dolcezza, lì c’è sensibilità, lì c’è ancora amore.

Simplicity

Simplicity is getting naked in front of others.
And we have so much difficulty to be real with others.
We are afraid of being misunderstood, to appear fragile,
ending up at the mercy of those around us in the face.
We will never expose.
Because we lack the strength to be human,
what makes us accept our limits,
that we make them understand, giving it meaning and turning them into energy, by virtue precisely.
I love the simplicity that is accompanied by humility.
I like bums.
I like people who know how to listen to the wind on their skin,
feel the smells of things,
capturing the soul.
Those that have the flesh in contact with the flesh of the world.
Because there is truth, there is sweetness, there is sensitivity, there is still love.

Urgentemente, Eugénio De Andrade

È urgente l’amore.
È urgente una barca in mare.

È urgente distruggere certe parole,
odio, solitudine e crudeltà,
alcuni lamenti,
molte spade.

È urgente inventare allegria,
moltiplicare i baci, i raccolti,
è urgente scoprire rose e fiumi
e mattine limpide.

Cade il silenzio sulle spalle e la luce
impura, fino a dolere.
È urgente l’amore, è urgente
restare.

Urgentemente

É urgente o amor.
É urgente um barco no mar.

É urgente destruir certas palavras,
ódio, solidão e crueldade,
alguns lamentos,
muitas espadas.

É urgente inventar alegria,
multiplicar os beijos, as searas,
é urgente descobrir rosas e rios
e manhãs claras.

Cai o silêncio nos ombros e a luz
impura, até doer.
É urgente o amor, é urgente
permanecer.

Urgently

It’s urgent — love.
It’s urgent — a boat upon the sea.

It’s urgent to destroy certain words,
hate, solitude, and cruelty,
some moanings,
many swords.

It’s urgent to invent a joyfulness,
multiply kisses and cornfields,
discover roses and rivers
and glistening mornings — it’s urgent.

Silence and an impure light fall upon
our shoulders till they ache.
It’s urgent — love, it’s urgent
to endure.

(Translated by Alexis Levitin)

Valzer, da “Dalla vita degli oggetti” (2012), Adam Zagajewski

Sono così sgargianti i giorni, così chiari,
che la polvere bianca della disattenzione
copre persino le rare esili palme.
Le serpi scivolano silenziose nelle vigne,
ma alla sera il mare si fa cupo e i gabbiani
sospesi nell’aria si muovono appena,
punteggiatura di un più alto scritto.
Sulle tue labbra una goccia di vino.
Le montagne calcaree all’orizzonte si dissolvono
lente mentre una stella appare.
La notte, in piazza, un’orchestra di marinai
in uniformi bianche immacolate
suona un valzer di Šostakovič; piangono
i bimbi, come se intuissero
di cosa parla quella musica allegra.
Siamo stati rinchiusi nella scatola del mondo.
L’amore ci renderà liberi, il tempo ci ucciderà.

(Traduzione di Krystyna Jaworska)

Little Waltz

The days are so vivid, so bright
that even the slim, sparse palms
are covered in the white dust of neglect.
Serpents in the vineyards slither softly,
but the evening sea grows dark and,
suspended overhead like punctuation
in the highest script, the seagulls barely stir.
A drop of wine’s inscribed upon your lips.
The limestone hills slowly melt
on the horizon and a star appears.
At night on the square an orchestra of sailors
dressed in spotless white
plays a little waltz by Shostakovich; small children
cry as if they’d guessed
what the merry music’s really saying.
We’ve been locked in the world’s box,
love sets us free, time kills us.

(Translated by Clare Cavanagh)