Aggiunta, da “Balistica”, Billy Collins

Quel che ho dimenticato di dirvi in quell’ultima poesia
se avete prestato un minimo di attenzione
è che l’amavo davvero allora.
La luce marittima negli ultimi versi
poteva sembrare artefatta…
e lo stesso si poteva dire
delle molte lune immaginarie
che ho detto ruotavano sul nostro letto mentre dormivamo,
del cosmo racchiuso dalle pareti della stanza.
Ma la verità è che ci piaceva
fare lunghe passeggiate sulle spiagge ventose,
non le spiagge fra il mare di lei
e la terra simbolica di me,
ma le vere spiagge di conchiglie vuote,
mentre il sole sorge e l’acqua viene avanti e ritorna.

Addendum

What I forgot to tell you in that last poem
if you were paying attention at all
was that I really did love her at the time.
The maritime light in the final lines
might have seemed contrived…
And the same could be said
for the many imaginary moons
I said were circling our bed as we slept,
the cosmos enclosed by the walls of the room.
But the truth is we loved
to take long walks on the windy shore,
not the shore between the sea of her
and the symbolic land of me,
but the real shore of empty shells,
the sun rising, the water running up and back.

Lo sforzo, da “Balistica”, Billy Collins

C’è nessuno che voglia unirsi a me
nel lanciare alcuni sassi verso
quegli insegnanti che amano porre la domanda:
“Che cosa sta cercando di dire il poeta?”

come se Thomas Hardy e Emily Dickinson
si fossero sforzati ma alla fine avessero fallito:
disgraziati incapaci di parlare, che altro non erano,
con la penna in bocca a guardare fuori dalla finestra in attesa d’un idea.

Sì, sembra che Whitman, Amy Lowell
e tutti gli altri potessero solo tentare e fallire,
ma noi nella classe di Inglese della terza ora della prof Parker
qui al Liceo di Springfield ce la faremo

con l’aiuto di questi questionari di comprensione
a dire quel che il povero poeta non riusciva a dire,
e faremo tutto questo prima
dell’orgia dell’insalata di uova e tonno nota come pranzo.

Stasera, tuttavia, io sono quello che cerca
di dire che cosa significa questa assenza,
noi due che dormiamo e ci svegliamo sotto due diversi tetti.
L’immagine di questo vaso di fiori recisi,

non del nostro giardino, non aiuta.
E lo stesso vale per quel piatto singolo,
la lampada solitaria, e il tempo là fuori che preme il volto
contro queste finestre nuove, la pioggia leggera e il gelo del mattino.

E allora lascerò che sia la prof Parker,
che sta picchiettando con un gesso la lavagna,
e i suoi studenti – alcuni con la mano alzata,
altri trasandati con i loro cappellini portati a rovescio –

a capire quel che sto cercando di dire
su questo posto in cui mi trovo
e di farlo prima che suoni la campanella di mezzogiorno
e sia sguinzagliato il tornado di polpette di carne.

(Trad. di Franco Nasi)

The Effort

Would anyone care to join me
in flicking a few pebbles in the direction
of teachers who are fond of asking the question:
“What is the poet trying to say?”

as if Thomas Hardy and Emily Dickinson
had struggled but ultimately failed in their efforts—
inarticulate wretches that they were,
biting their pens and staring out the window for a clue.

Yes, it seems that Whitman, Amy Lowell
and the rest could only try and fail
but we in Mrs. Parker’s third-period English class
here at Springfield High will succeed

with the help of these study questions
in saying what the poor poet could not,
and we will get all this done before
that orgy of egg salad and tuna fish known as lunch.

Tonight, however, I am the one trying
to say what it is this absence means,
the two of us sleeping and waking under different roofs.
The image of this vase of cut flowers,

not from our garden, is no help.
And the same goes for the single plate,
the solitary lamp, and the weather that presses its face
against these new windows–the drizzle and the
morning frost.

So I will leave it up to Mrs. Parker,
who is tapping a piece of chalk against the blackboard,
and her students—a few with their hands up,
others slouching with their caps on backwards—

to figure out what it is I am trying to say
about this place where I find myself
and to do it before the noon bell rings
and that whirlwind of meatloaf is unleashed.

Oggi, da “Poetry”, Billy Collins

Se mai ci fosse un giorno di primavera così perfetto,
reso ancor più bello da una calda brezza intermittente,

da spingerti a spalancare
tutte le finestre di casa,

e ad aprire la porticina della gabbia del canarino,
anzi, a rimuoverla dallo stipite,

un giorno in cui i vialetti di freschi mattoni
e il giardino che scoppia di peonie

sembrassero incisi nella luce del sole
da farti venir voglia di prendere

un martello per il fermacarte di vetro
del tavolino del salotto

e liberare così gli abitanti
dal cottage coperto di neve

perché possano uscire
tenendosi per mano e ammirare

questa cupola più grande azzurra e bianca,
be’, oggi sarebbe proprio un giorno così.

(Trad. Franco Nasi)

Today

If ever there were a spring day so perfect,
so uplifted by a warm intermittent breezeContinua a leggere…

Alla mia studentessa diciassettenne preferita, Billy Collins

Ti rendi conto che se tu avessi cominciato
a costruire il Partenone il giorno in cui sei nata
ti mancherebbe solo un anno per finirlo?
Certo, non avresti potuto farlo da sola,
e allora non importa: vai bene così come sei.
Ti vogliamo bene perché sei come sei.

Ma lo sapevi che alla tua età Judy Garland
tirava su 150.000 dollari a foto,
Giovanna d’Arco guidava l’esercito francese alla vittoria,
e Blaise Pascal aveva pulito la sua camera?
No aspetta, voglio dire aveva inventato la calcolatrice.

Certo, avrai tempo per tutto questo anche più avanti nella vita
quando uscirai dalla tua camera
e comincerai a sbocciare, o almeno a raccogliere tutte le tue calze.
Per qualche ragione, mi viene sempre in mente che Lady Jane Grey
era regina d’Inghilterra a soli quindici anni,
ma poi fu decapitata, e allora forse è meglio non prenderla ad esempio.

Pochi secoli dopo, quando aveva la tua età,
Franz Schubert lavava i piatti per la sua famiglia,
ma questo non gli impedì di comporre due sinfonie,
quattro opere e due messe complete quando era ancora ragazzino.
Certo, questo succedeva in Austria al culmine
del lirismo romantico, non qui nella periferia di Cleveland.

Francamente, che importa se Annie Oakley era un cecchino infallibile a quindici anni,
o se Maria Callas debuttava come Tosca a diciassette?

Pensiamo che tu sia speciale così come sei,
mentre giocherelli col cibo, lo sguardo perso nel vuoto.
A proposito, ho mentito dicendo che Schubert lavava i piatti,
ma questo non vuol dire che non abbia mai dato una mano in casa.

(Trad. di Franco Nasi)

To My Favorite 17-Year-Old High School Girl

Do you realize that if you had started
building the Parthenon on the day you were born
you would be all done in only one more year?
Of course, you couldn’t have done that all alone,
so never mind; you’re fine just as you are.
You are loved simply for being yourself.Continua a leggere…

Spogliando Emily Dickinson, Billy Collins

Per prima, la mantellina di tulle,
tolta dolcemente dalle sue spalle e posta
sullo schienale di una sedia di legno.

E la cuffia,
sciolto il nodo con una leggero tiro in avanti.

Poi il lungo vestito bianco, una faccenda
più complicata con bottoni di madreperla
giù per la schiena,
così piccoli e numerosi che ci vuole l’eternità
prima che le mie mani possano dividere il tessuto,
come la separazione dell’acqua di un nuotatore,
e scivolare dentro.

Avrete voglia di sapere
che stava in piedi
accanto a una finestra aperta in una stanza al piano di sopra,
immobile, con gli occhi un po’attoniti,
mentre guardava di sotto l’orto,
con l’abito bianco in un mucchio ai suoi piedi,
sul pavimento di legno a grandi riquadri.

La complessità degli indumenti intimi femminili
nell’America del diciannovesimo secolo
non è da sottovalutare,
e io procedevo come un esploratore polare
attraverso fibbie, fermagli, e ormeggi,
ganci, nastri, e stecche di balena,
mente navigavo verso l’iceberg della sua nudità.

Più tardi scrissi in un taccuino
che era come cavalcare un cigno nella notte,
ma naturalmente non posso dirvi tutto-
il modo in cui ha smesso di guardare l’orto,
come i suoi capelli si sono sciolti dalle forcine,
come all’improvviso si inserivano dei trattini
ogni volta che parlavamo.

Quello che posso dirvi
è che ad Amherst c’era un’immensa quiete,
quel Sabato pomeriggio,
c’era solo una carrozza che è passata accanto alla casa,
e una mosca che ronzava sul vetro di una finestra.

Così ho potuto udirla distintamente inspirare
quando ho slacciato il primo
gancio in alto del suo corsetto
e l’ho sentita sospirare quando poi quello ha ceduto,
al modo in cui alcuni lettori sospirano quando si accorgono
che la Speranza ha piume,
che la Ragione è una tavola,
che la Vita è un fucile carico
che guarda proprio te con un occhio giallo.

Taking Off Emily Dickinson’s Clothes

First, her tippet made of tulle,
easily lifted off her shoulders and laid
on the back of a wooden chair.

And her bonnet,
the bow undone with a light forward pull.

Then the long white dress, a more
complicated matter with mother-of-pearl
buttons down the back,Continua a leggere…

Il fantasma, Billy Collins

Io sono il cane che hai fatto addormentare,
(come preferisci definire l’ago dell’oblio),
tornato a dirti solamente questo:
Non mi sei mai piaciuto: neanche un poco.
Quando ti leccavo la faccia,
mi veniva voglia di morderti il naso.
Quando ti guardavo mentre ti asciugavi con l’accappatoio,
Avrei volentieri fatto un balzo per evirarti con un morso.
Mi irritava il tuo modo di muoverti,
la tua mancanza di grazia animale,
il modo in cui ti mettevi su una sedia per mangiare,
il tovagliolo in grembo, un coltello in mano.
Avrei voluto andarmene,
ma ero troppo debole, un trucco che mi hai insegnato
quando stavo imparando a stare a cuccia e camminare al piede,
e – il peggiore degli insulti – dare la zampetta come fosse una mano.
Ammetto che la vista del guinzaglio
mi eccitava
ma solo perché voleva dire che di lì a poco
avrei annusato cose che tu non hai mai toccato.
Non ci vuoi credere,
ma non ho ragione di mentire.
Odiavo la macchina, i giochini di gomma,
mi stavano antipatici i tuoi amici e, peggio, i tuoi parenti.
Il tintinnio delle mie targhette mi dava ai nervi.
Mi hai sempre grattato nel posto sbagliato.
Tutto quel che volevo da te
era cibo e acqua fresca nelle mie ciotole di metallo.
Mentre dormivi, ti guardavo respirare
quando la luna saliva nel cielo.
Ci voleva tutta la mia forza
per non sollevare la testa e ululare.
Ora sono libero dal collare,
dall’impermeabile giallo, dal maglioncino con le iniziali,
dall’assurdità del tuo prato,
e questo è tutto quel che devi sapere di questo posto
tranne quel che già ti immagini
e sei felice non sia successo prima:
che qui tutti sanno leggere e scrivere,
i cani in versi, i gatti e tutti gli altri in prosa.

[Traduzione  di Piero Vereni]

The Revenant

I am the dog you put to sleep,
as you like to call the needle of oblivion,
come back to tell you this simple thing:
I never liked you—not one bit.Continua a leggere…

Un cane al suo padrone, Billy Collins

Per quanto possa sembrare più giovane,
invecchio più in fretta di lui,
sette a uno
dicono sia il rapporto.

Qualunque sia il numero,
lo supererò un giorno
e gli starò davanti
come faccio nelle nostre passeggiate nel bosco.

E se questo riuscirà mai
anche solo a sfiorargli la mente,
sarà l’ombra più dolce
che io abbia mai lasciato impressa sulla neve o sull’erba.

A Dog on his Master

As young as I look,
I am growing older faster than he,
seven to one
is the ratio they tend to say.

Whatever the number,
I will pass him one day
and take the lead
the way I do on our walks in the woods.

And if this ever manages
to cross his mind,
it would be the sweetest
shadow I have ever cast on snow or grass.

(from Ballistics: Poems, Random House, 2010)

Un altro motivo per cui non tengo una pistola in casa, Billy Collins

Il cane dei vicini non smette di abbaiare.
Abbaia sempre lo stesso alto, ritmico abbaio
che abbaia ogni volta che vanno fuori.
Si vede che lo accendono quando escono.
Il cane dei vicini non smette di abbaiare.
Chiudo tutte le finestre di casa
e metto una sinfonia di Beethoven al massimo
ma lo sento ancora ovattato sotto la musica,
che abbaia e abbaia e abbaia,
e ora lo vedo seduto nell’orchestra
a testa alta e sicura come se Beethoven
avesse inserito una parte per cane che abbaia.
Quando alla fine il disco finisce abbaia ancora,
seduto là, nella sezione degli oboe, abbaia,
con gli occhi fissi sul direttore che lo
guida con la sua bacchetta
mentre gli altri musicisti ascoltano in rispettoso
silenzio il famoso assolo per cane che abbaia,
coda infinita e causa prima dell’affermarsi
di Beethoven come genio innovativo.

I morti, da “A vela, in solitaria, intorno alla stanza”, Billy Collins

I morti ci guardano sempre dall’alto, si dice,
mentre mettiamo le scarpe o facciamo un panino,
ci guardano dal fondo di vetro delle barche del cielo
mentre remano lenti attraverso l’eternità.

Osservano le nostre teste muoversi in basso, sulla terra,
e quando ci sdraiamo in un campo o su un divano,
intontiti forse dal ronzio di un caldo pomeriggio,
pensano che stiamo ricambiando il loro sguardo,
e questo fa sollevare loro i remi e li fa restare in silenzio
ad aspettare, come genitori, che noi chiudiamo gli occhi.

The dead

The dead are always looking down on us, they say,
while we are putting on our shoes or making a sandwich,
they are looking down through the glass bottom boats of heaven
as they row themselves slowly through eternity.

They watch the tops of our heads moving below on earth,
and when we lie down in a field or on a couch,
drugged perhaps by the hum of a long afternoon,
they think we are looking back at them,
which makes them lift their oars and fall silent
and wait, like parents, for us to close our eyes.