Notte d’estate, da “El jardín de las morenas (fragmentos)”, Federico Garcia Lorca

L’acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.

Gli alberi
tessono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.

Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.

 

Pórtico

El agua
toca su tambor
de plata.

Los árboles
tejen el viento
y las rosas lo tiñen
de perfume.

Una araña
inmensa
hace a la luna
estrella.

Foglietto illustrativo, da “Elogio dei Sogni”, Wislawa Szymborska

Sono un tranquillante,
Agisco in casa,
funziono in ufficio,
affronto gli esami,
mi presento all’udienza,
incollo con cura le tazze rotte –
devi solo prendermi,
farmi sciogliere sotto la lingua,
devi solo mandarmi giù
con un sorso d’acqua.

So come trattare l’infelicità,
come sopportare una cattiva notizia,
ridurre l’ingiustizia,
rischiarare l’assenza di Dio,
scegliere un bel cappellino da lutto.
Che cosa aspetti –
fidati della pietà chimica.

Sei un uomo (una donna) ancora giovane,
dovresti sistemarti in qualche modo.
Chi ha detto che la vita va vissuta con coraggio?
Consegnami il tuo abisso –
lo imbottirò di sonno.
Mi sarai grato (grata) per la caduta in piedi.

Vendimi la tua anima.
Un altro acquirente non capiterà.
Un altro diavolo non c’è più.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

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I’m a tranquilizer.
I’m effective at home.
I work in the office.
I can take exams
on the witness stand.
I mend broken cups with care.
All you have to do is take me,
let me melt beneath your tongue,
just gulp me
with a glass of water.

I know how to handle misfortune,
how to take bad news.
I can minimize injustice,
lighten up God’s absence,
or pick the widow’s veil that suits your face.
What are you waiting for—
have faith in my chemical compassion.

You’re still a young man/woman.
It’s not too late to learn how to unwind.
Who said
you have to take it on the chin?

Let me have your abyss.
I’ll cushion it with sleep.
You’ll thank me for giving you
four paws to fall on.

Sell me your soul.
There are no other takers.

There is no other devil anymore.

(Translated by Stanisław Barańczak)

Mare al mattino, Konstantinos Kavafis

Fermarmi qui. Per vedere anch’io un po’ di natura.
Luminosi azzurri e gialle sponde
del mare al mattino e del cielo limpido: tutto
è bello e in piena luce.

Fermarmi qui. E illudermi di vederli
(e davvero li vidi un attimo appena mi fermai);
e non vedere anche qui le mie fantasie,
i miei ricordi, le visioni del piacere.

Morning Sea

Let me stop here. Let me, too, look at nature awhile.
The brilliant blue of the morning sea, of the cloudless sky,
the yellow shore; all lovely,
all bathed in light.

Let me stand here. And let me pretend I see all this
(I really did see it for a minute when I first stopped)
and not my usual day-dreams here too,
my memories, those images of sensual pleasure.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

 

Scintilla, Charles Bukowski

Mi hanno sempre irritato tutti gli anni, le ore i
minuti che gli ho regalato lavorando come un mulo,
mi ha fatto seriamente male alla testa,
mi ha fatto male dentro, mi ha stordito
e mi ha fatto diventare pazzo – non riuscivo ad accettare
questi miei anni assassinati
eppure i miei compagni di lavoro non davano segni di
agonia, anzi molti di loro sembravano addirittura soddisfatti,
e vederli così mi faceva impazzire quasi quanto
quel lavoro monotono e insensato.

I lavoratori sottostavano,
il lavoro li annientava, venivano
raccolti col cucchiaino e buttati via.

Mi irritava ogni minuto, ogni minuto mentre veniva
mutilato
e nulla alleviava la noia.

Ho valutato l’ipotesi del suicidio.
Mi sono bevuto le poche ore di libertà.

Ho lavorato per decenni.

Ho vissuto con la peggiore specie di donne,
e loro hanno ucciso
quello che il lavoro non era riuscito ad uccidere.

Sapevo che stavo morendo.
Qualcosa dentro mi diceva: continua così, muori, spegniti,
diventa come loro, accettalo.
E poi qualcos’altro dentro diceva: no, salva un pezzetto
minuscolo.
Non importa che sia molto, basta solo una scintilla.
Una scintilla può incendiare un’intera
foresta.
Solo una scintilla.
Salvala.

Penso di esserci riuscito.
Sono fiero di esserci riuscito.
Che stramaledetta
fortuna.

Spark

I always resented all the years, the hours, the
minutes I gave them as a working stiff, itContinua a leggere…

La tigre, da “Songs of Experience”, William Blake

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale fu l’immortale mano o l’occhio
Ch’ebbe la forza di formare la tua agghiacciante simmetria?

In quali abissi o in quali cieli
Accese il fuoco dei tuoi occhi?
Sopra quali ali osa slanciarsi?
E quale mano afferra il fuoco?

Quali spalle, quale arte
Poté torcerti i tendini del cuore?
E quando il tuo cuore ebbe il primo palpito,
Quale tremenda mano? Quale tremendo piede?

Quale mazza e quale catena?
Il tuo cervello fu in quale fornace?
E quale incudine?
Quale morsa robusta osò serrarne i terrori funesti?

Mentre gli astri perdevano le lance tirandole alla terra
e il paradiso empivano di pianti?
Fu nel sorriso che ebbe osservando compiuto il suo lavoro,
Chi l’Agnello creò, creò anche te?

Tigre! Tigre! Divampante fulgore
Nelle foreste della notte,
Quale mano, quale immortale spia
Osa formare la tua agghiacciante simmetria?

(Trad. di Giuseppe Ungaretti)

The Tyger

Tyger, Tyger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Could frame the fearful symmetry?

In what distant deeps or skies
Burnt the fire of thine eyes?
On what wings dare he aspire?
What the hand dare sieze the fire?

And what shoulder, & what art,
Could twist the sinews of thy heart?
And when thy heart began to beat,
What dread hand? & what dread feet?

What the hammer? what the chain,
In what furnace was thy brain?
What the anvil? what dread grasp
dare its deadly terrors clasp?

When the stars threw down their spears
And water’d heaven with their tears.
Did he smile his work to see?
Did he who made the Lamb make thee?

Tyger, Tyger, burning bright
In the forests of the night,
What immortal hand or eye
Dare frame thy fearful symmetry?

Morii per la bellezza, Emily Dickinson

Morii per la Bellezza, ma ero appena
composta nella tomba
che un altro, morto per la verità,
fu disteso nello spazio accanto.

Mi chiese sottovoce perché ero morta
gli risposi “Per la Bellezza”.
“E io per la Verità, le due cose sono
una sola. Siamo fratelli” disse.

Così come parenti che si ritrovano
di notte parlammo da una stanza all’altra
finché il muschio raggiunse le labbra
e coprì i nostri nomi.

(traduzione di Piera Mattei)

I died for Beauty

I died for Beauty – but was scarce
Adjusted in the Tomb
When One who died for Truth, was lain
In an adjoining Room –

He questioned softly “Why I failed”?
“For Beauty”, I replied –
“And I – for Truth – Themself are One –
We Bretheren, are”, He said –

And so, as Kinsmen, met a Night –
We talked between the Rooms –
Until the Moss had reached our lips –
And covered up – our names –

Pioggia d’estate, da “Dono d’amore”, Rabindranath Tagore

Perdonami se oggi sono impaziente, amore.
È la mia prima pioggia estiva. La foresta,
sulle sponde del fiume, è agitata
e i rigogliosi alberi di ipomea acquatica
tentano, con i fiori profumati, il monsone che passa.
Vedi, da ogni parte il cielo è attraversato
da lampi e il vento solleva i capelli.
Se proprio oggi ti porto il mio dono,
perdonami amore.
Il mondo dei soliti giorni
è nascosto dal vapore della pioggia,
ogni lavoro è sospeso nelle case,
desolati sono i campi.
Solo per gli occhi tuoi neri
lo scrosciare della pioggia
ritrova la sua melodia,
e, alla tua porta, vestito d’azzurro,
luglio aspetta che tu apra, coi gelsomini
pronti per le tue trecce.

Summer Rain

If I am impatient to-day, forgive me, my love.
It is the first summer rain,
and the riverside forest is aflutter,
and the blossoming kadam trees,
are tempting the passing winds with wine-cups of perfume.
See, from all corners of the sky lightnings
are darting their glaces,
and winds are rampant in your hair.

If to-day I bring my homage to you, forgive me, my love.
The everyday world is idden in the dimness of the rain,
all work has stopped in the village,
the meadows are desolate.
In your dark eyes the coming of the rain finds its music,
and it is at your door that July waits with jasmines
your hair in its blue skirt.

 

Sonetto 88, William Shakespeare

Quando avrai deciso di non stimarmi più
ed esporrai i miei meriti al pubblico disprezzo,
contro me stesso combatterò al tuo fianco
e proverò che sei sincero pur sapendoti spergiuro.
Conoscendo a fondo ogni mia mancanza
a tuo sostegno potrei portare a conoscenza
colpe nascoste di cui mi son macchiato,
affinché perdendomi tu possa averne gloria:
e in tal modo anch’io ne sarei gratificato;
perché volgendo a te ogni mio pensiero d’amore,
le gravi accuse che imputerò a me stesso,
dando a te un vantaggio, doppio per me sarà.
Il mio amore è così grande, talmente ti appartengo,
che per la tua ragione sopporterò ogni torto.

Sonnet LXXXVIII,  original text

When thou shalt be disposed to set me light,
And place my merit in the eye of scorn,
Upon thy side against myself I’ll fight,
And prove thee virtuous, though thou art forsworn.
With mine own weakness being best acquainted,
Upon thy part I can set down a story
Of faults conceal’d, wherein I am attainted,
That thou in losing me shalt win much glory:
And I by this will be a gainer too;
For bending all my loving thoughts on thee,
The injuries that to myself I do,
Doing thee vantage, double vantage me.
Such is my love, to thee I so belong,
That for thy right myself will bear all wrong.

 

Non t’amo come se fossi rosa di sale, da “Cien sonetos de amor”, Pablo Neruda

Non t’amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
t’amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

T’amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il concentrato aroma che ascese dalla terra.

T’amo senza sapere come, né quando, né da dove,
t’amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare altrimenti

che così, in questo modo in cui non sono e non sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

No te amo como si fueras rosa de sal

No te amo como si fueras rosa de sal, topacio
o flecha de claveles que propagan el fuego:
te amo como se aman ciertas cosas oscuras,
secretamente, entre la sombra y el alma.

Te amo como la planta que no florece y lleva
dentro de sí, escondida, la luz de aquellas flores,
y gracias a tu amor vive oscuro en mi cuerpo
el apretado aroma que ascendió de la tierra.

Te amo sin saber cómo, ni cuándo, ni de dónde,
te amo directamente sin problemas ni orgullo:
así te amo porque no sé amar de otra manera,

sino así de este modo en que no soy ni eres,
tan cerca que tu mano sobre mi pecho es mía,
tan cerca que se cierran tus ojos con mi sueño.

Uno spazio di pausa, Charles Bukowski

devi averne uno, altrimenti le pareti ti schiacceranno.
Devi mollare tutto quanto, gettarlo
via, liberarti di tutto.
Devi guardare ciò che guardi
o pensare ciò che pensi
o fare ciò che fai
oppure non fai,
senza pensare ai vantaggi
personali,
senza accettare la guida di nessuno.

La gente si consuma per
la fatica
si nasconde nelle abitudini
comuni.
Le sue preoccupazioni sono
le preoccupazioni del gregge.

Soltanto pochi sono capaci di fissare
una vecchia scarpa per
dieci minuti
o di pensare a cose strampalate
tipo chi ha inventato
il pomello della porta?

Loro perdono il senso della vita
perché sono incapaci di
fermarsi,
di disfarsi di se stessi,
di sciogliersi,
di smettere di vedere,
di disimparare,
di mettersi in salvo.

Ascolta la loro falsa
risata, e poi
vai
via.

The area of pause

you have to have it or the walls will close
in.
you have to give everything up, throw it
away, everything away.
you have to look at what you look at
or think what you think
or do what you do
or
don’t do
without considering personal
advantage
without accepting guidance.

people are worn away with
striving,
they hide in common
habits.
their concerns are herd
concerns.

few have the ability to stare
at an old shoe for
ten minutes
or to think of odd things
like who invented the
doorknob?

they become unalive
because they are unable to
pause
undo themselves
unkink
unsee
unlearn
roll clear.

listen to their untrue
laughter, then
walk
away.