Mondo splendido, Hermann Hesse

Sempre e poi sempre,
o vecchio o giovane torno a avvertire:
una montagna notturna e al balcone una donna silenziosa,
bianca una strada al chiaro di luna
in lieve pendio
e ciò mi lacera il cuore nel petto atterrito di struggimento.
O mondo ardente,
o tu chiara donna al balcone,
cane che abbai nella valle,
treno lontano che passi,
come mentite, come atroci ingannate me ancora,
e pur tuttavia voi siete sempre il mio sogno e delirio più dolce.
Spesso ho tentato la strada per la tremenda “realtà”
dove hanno valore mode,
assessori, leggi, e denaro,
ma solitario mi sono involato,
deluso e liberato,
verso là dove sogno e beata follia zampilla.
Afoso vento notturno negli alberi,
scura zigana,
mondo ricolmo di nostalgia pazza e profumo di poesia,
mondo splendente,
di cui sono schiavo eternamente,
dove a me guizzano i tuoi bagliori,
dove riecheggia per me la tua voce.

(Traduzione di Patrizio Sanasi)
Testo tedesco “O brennende Welt”di Hermann Hesse, scritto nel 1917, Archivio LiederNet

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Rencontre”, Nicoletta Manni – Roberto Bolle

Nell’arca, da “Gente sul ponte”(1986), Wislawa Szymborska

Comincia a cadere una pioggia incessante.
Nell’arca, e dove mai potreste andare:
voi, poesie per una sola voce,
slanci privati,
talenti non indispensabili,
curiosità superflua,
afflizioni e paure di modesta portata,
e tu, voglia di guardare le cose da sei lati.

I fiumi s’ingrossano e straripano.
Nell’arca: voi, chiaroscuri e semitoni,
voi, capricci, ornamenti e dettagli,
stupide eccezioni,
segni dimenticati,
innumerevoli varianti del grigio,
il gioco per il gioco,
e tu, lacrima del riso.

A perdita d’occhio, acqua e l’orizzonte nella nebbia.
Nell’arca: piani per il lontano futuro,
gioia per le differenze,
ammirazione per i migliori,
scelta non limitata a uno dei due,
scrupoli antiquati,
tempo per riflettere,
e tu, fede che tutto ciò
un giorno potrà ancora servire.

Per riguardo ai bambini
che continuiamo ad essere,
le favole sono a lieto fine.

Anche qui non c’è altro finale che si addica.
Smetterà di piovere,
caleranno le onde,
nel cielo rischiarato
si apriranno le nuvole
e saranno di nuovo
come si addiceva alle nuvole sugli uomini:
elevate e leggere
nel loro somigliare
a isole felici,
pecorelle,
cavolfiori
e pannolini
– che si asciugano al sole.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Into the Ark

An endless rain is just beginning.
Into the ark, for where else can you go,
you poems for a single voice,
private exultations,
unnecessary talents,
surplus curiosity,
short-range sorrows and fears,
eagerness to see things from all six sides.

Rivers are swelling and bursting their banks.
Into the ark, all you chiaroscuros and half-tones,
you details, ornaments, and whims,
silly exceptions,
forgotten signs,
countless shades of the color gray,
play for play’s sake,
and tears of mirth.

As far as the eye can see, there’s water and hazy horizon.
Into the ark, plans for the distant future,
joy in difference,
admiration for the better man,
choice not narrowed down to one of two,
outworn scruples,
time to think it over,
and belief that all this
will come in handy someday.

For the sake of the children
that we still are,
fairy tales have happy endings.
That’s the only finale that will do here, too.
The rain will stop,
the waves will subside,
the clouds will part
in the cleared up sky,
and they’ll be once more
what clouds ought to be:
lofty and rather lighthearted
in their likeness to things
drying in the sun—
isles of bliss,
lambs,
cauliflowers,
diapers.

(Translated from Polish by Stanislaw Baranczak and Clare Cavanagh)

Bach, da “Bone Palace Ballet” (1997), Charles Bukowski

Sto
ascoltando un suo lavoro
registrato nel
1923.
Avevo 3 anni
allora
ma Bach era senza
età.

Presto
morirò,
ma non provo alcun
rimorso per
questo.

Bach ed io siamo
in questa
stanza
insieme.

la sua musica ora
mi eleva al di sopra del
dolore
e del mio
patetico
egoismo.

Bach, grazie a te,
non ho amici
viventi.

Bach

I’m
listening to a work of his
recorded in
1923.
I was 3 years old
then
but Bach was
ageless.

I am soon going
to die
but I feel no
remorse about
this.

Bach and I are
in this
room
together.

his music now
lifts me beyond
pain
and my
pathetic
self-interest.

Bach, thanks to you,
I have no
living
friends.

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Martynas Levickis performing French Suite No. 5 in G major, BWV 816 by Johann Sebastian Bach

Giorno di neve, da “A vela in solitaria intorno alla stanza”(2013), Billy Collins

Oggi ci siamo svegliati con una rivoluzione di neve,
le sue bianche bandiere sventolavano su tutto,
il paesaggio svanisce,
non un topo punteggia la vacuità,
e oltre queste finestre

gli edifici pubblici soffocati,
scuole e biblioteche sepolte, l’ufficio postale perso
sotto il turbine silenzioso,
le strade dei treni dolcemente interrotte,
il mondo caduto sotto questo cadere.

Tra poco infilerò degli stivali
e uscirò come uno che cammina sull’acqua,
e il cane salterà come un delfino tra i mucchi,
e io scuoterò un ramo carico
e farò cadere su noi due una fredda doccia.

Ma per ora sono prigioniero volontario in questa casa,
un simpatizzante della causa anarchica della neve.
Mi farò un bricco di tè
e ascolterò la radio di plastica sul piano della cucina,
felice come tutti di sentire la notizia
che la Scuola dei Bambini dell’Angolo è chiusa,
la Scuola Din Don, chiusa,
la Scuola Tutti a Bordo, chiusa,
l’Asilo nido Hi-Ho, chiuso,
insieme con – a qualcuno farà piacere saperlo –

la Scuola Il Fungo, la Piccola Scuola,
l’Asilo Nido I Piccoli Passeri,
la Scuola per l’Infanzia Le Stelline, la Scuola a tempo pieno Piselli e Carote,
il centro per il bambino Pollicino, tutti chiusi,
e – applausi – la Scuola Ricreativa Noccioline.

Allora è qui dove i bambini si nascondono di giorno.
Sono questi i nidi dove scrivono a stampatello e disegnano,
dove indossano le loro vivaci giacche in miniatura,
dove tutti sfrecciano, scalano e scivolano,
tutti tranne qualche bambina che bisbiglia accanto alla staccionata.

E ora ascolto attento
nel grandioso silenzio della neve,
e mi sforzo di sentire quel che le tre bambine complottano,
quale rivolta è in arrivo,
quale reginetta sta per essere scalzata.

(Traduzione di Franco Nasi)

Snow Day

Today we woke up to a revolution of snow,   
its white flag waving over everything,
the landscape vanished,
not a single mouse to punctuate the blankness,   
and beyond these windows

the government buildings smothered,
schools and libraries buried, the post office lost   
under the noiseless drift,
the paths of trains softly blocked,
the world fallen under this falling.

In a while, I will put on some boots
and step out like someone walking in water,   
and the dog will porpoise through the drifts,   
and I will shake a laden branch
sending a cold shower down on us both.

But for now I am a willing prisoner in this house,   
a sympathizer with the anarchic cause of snow.   
I will make a pot of tea
and listen to the plastic radio on the counter,   
as glad as anyone to hear the news

that the Kiddie Corner School is closed,   
the Ding-Dong School, closed.
the All Aboard Children’s School, closed,   
the Hi-Ho Nursery School, closed,
along with—some will be delighted to hear—

the Toadstool School, the Little School,
Little Sparrows Nursery School,
Little Stars Pre-School, Peas-and-Carrots Day School   
the Tom Thumb Child Center, all closed,
and—clap your hands—the Peanuts Play School.

So this is where the children hide all day,
These are the nests where they letter and draw,   
where they put on their bright miniature jackets,   
all darting and climbing and sliding,
all but the few girls whispering by the fence.

And now I am listening hard
in the grandiose silence of the snow,
trying to hear what those three girls are plotting,   
what riot is afoot,
which small queen is about to be brought down.

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Chris Rea – “Winter Song” from the compilation album “Still So Far to Go: The Best of Chris Rea” 2009