Venti del destino, Ella Wheeler Wilcox

Una barca veleggia verso est e un’altra verso ovest
Sospinte dagli stessi venti.
E’ l’assetto delle vele,
E non il forte vento,
A dirci la direzione da prendere.
Le vie del destino sono come i venti che spirano sul mare,
Mentre percorriamo la vita:
E’ l’assetto dell’anima
Che decide il suo obiettivo,
Non l’armonia o il conflitto.

The Winds of Fate

One ship drives east and another drives west
With the selfsame winds that blow.
Tis the set of the sails
And not the gales
Which tells us the way to go.
Like the winds of the seas are the ways of fate,
As we voyage along through the life:
Tis the set of a soul
That decides its goal,
And not the calm or the strife.

Il miscredente da “Miracolo a colazione” (2006), Elizabeth Bishop

Dorme sulla cima dell’albero maestro.
Bunyan

Dorme sulla cima dell’albero maestro
con gli occhi serrati.
Sotto di lui si sciolgono le vele
come le lenzuola del suo letto, esponendo
all’aria notturna la testa del dormiente.

Trasportato lassù nel sonno,
nel sonno s’è raccolto
in una palla d’oro in cima all’albero,
o si è arrampicato dentro un uccello d’oro,
o alla cieca s’è seduto a cavalcioni.

“Ho pilastri di marmo a fondamenta”
ha detto una nube. “Non mi sposto mai.
Vedi i pilastri là nel mare?”.
Sicuro nell’introspezione adesso
scruta i liquidi pilastri del proprio riflesso.

Un gabbiano, le ali sotto le sue,
ha osservato che l’aria
“sembrava marmo”. Lui ha risposto “Quassù
torreggio per il cielo perché le ali
di marmo in cima alla mia torretta volano”.

Ma dorme sulla cima del suo albero maestro
con gli occhi sigillati.
Il gabbiano ha frugato nel suo sogno
che era: “Non devo finire tra i flutti.
Il mare luccicante mi vuole tra i suoi flutti.
È duro come il diamante; vuol distruggerci tutti”.

(Traduzione di D. Abeni, R. Duranti, O. Fatica)

The Unbeliever

He sleeps on the top of a mast.
Bunyan

He sleeps on the top of a mast
with his eyes fast closed.
The sails fall away below him
like the sheets of his bed,
leaving out in the air of the night the sleeper’s.

Asleep he was transported there,
asleep he curled
in a gilded ball on the mast’s top,
or climbed inside
a gilded bird, or blindly seated himself astride.

“I am founded on marble pillars”,
said a cloud. “I never move.
See the pillars there in the sea?”.
Secure in introspection
he peers at the watery pillars of his reflection.

A gull had wings under his
and remarked that the air
was “like marble”. He said: “Up here
I tower through the sky
for the marble wings on my tower-top fly”.

But he sleeps on the top of his mast
with his eyes closed tight.
The gull inquired into his dream,
which was, “I must not fall.
The spangled sea below wants me to fall.
It is hard as diamonds; it wants to destroy us all”.

Dono, da “New and Collected Poems: 1931-2001”, Czesław Miłosz

Un giorno così felice.
La nebbia si alzò presto, lavoravo in giardino.
I colibrì si posavano sui fiori del quadrifoglio.
Non c’era cosa sulla terra che desiderassi avere.
Non conoscevo nessuno che valesse la pena d’invidiare.
Il male accadutomi, l’avevo dimenticato.
Non mi vergognavo al pensiero di essere stato chi sono.
Nessun dolore nel mio corpo.
Raddrizzandomi, vedevo il mare azzurro e vele.

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Gift

A day so happy.
Fog lifted early, I worked in the garden.
Hummingbirds were stopping over honeysuckle flowers.
There was no thing on earth I wanted to possess.
I knew no one worth my envying him.
Whatever evil I had suffered, I forgot.
To think that once I was the same man did not embarrass me.
In my body I felt no pain.
When straightening up, I saw the blue sea and sails.

(Translated from the original Polish by Czesław Miłosz)

La mia vita è un battello abbandonato, Fernando Pessoa

La mia vita è un battello abbandonato
non ligio, in ermo porto, al suo destino.
Perché non salpa e non segue l’istinto
di navigare, sposato al suo fato?

Ah, manca chi lo lanci in mare e alato
renda il suo scafo in vele; peregrino
fresco d’allontanamento, nel divino
amplesso del mattino, puro e amaro.

Morto corpo d’azione senza voglia
che lo viva, ombra sterile di vivere,
fluttuando al fiore vano del rimpianto.

Le alghe tingono verde la tua chiglia,
ti culla il vento senza che ti muova,
ed è oltremare l’Isola agognata.

(Da “Poesie Scelte” a cura di Luigi Panarese, Passigli Editori 2006)

A Minha Vida é um Barco Abandonado

A minha vida é um barco abandonado
Infiel, no ermo porto, ao seu destino.
Por que não ergue ferro e segue o atino
De navegar, casado com o seu fado?

Ah! falta quem o lance ao mar, e alado
Torne seu vulto em velas; peregrino
Frescor de afastamento, no divino
Amplexo da manhã, puro e salgado.

Morto corpo da ação sem vontade
Que o viva, vulto estéril de viver,
Boiando à tona inútil da saudade.

Os limos esverdeiam tua quilha,
O vento embala-te sem te mover,
E é para além do mar a ansiada Ilha.