Cose finite, Konstantinos Kavafis

Stretti tra la paura e i sospetti,
la mente frastornata, gli occhi terrorizzati,
ci consumiamo progettando il modo
di scongiurare il pericolo scontato,
tremendo che ci minaccia.
ma è un errore: il rischio non è in strada;
erano falsi i messaggi
(non li abbiamo ascoltati o capiti bene).
Un’altra sventura, che non ci immaginiamo,
improvvisa e violenta piomba su di noi,
e impreparati – senza più tempo – ci travolge.

(Traduzione di Nicola Crocetti)

Things Ended

Possessed by fear and suspicion,
mind agitated, eyes alarmed,
we desperately invent ways out,
plan how to avoid the inevitable
danger that threatens us so terribly.
Yet we’re mistaken, that’s not the danger ahead:
the information was false
(or we didn’t hear it, or didn’t get it right).
Another disaster, one we never imagined,
suddenly, violently, descends upon us,
and finding us unprepared—there’s no time left—
sweeps us away.

(Translated by Edmund Keeley/Philip Sherrard)

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà, da “Lettere dal carcere a Munevvér”, Nazim Hikmet

Sei la mia schiavitù sei la mia libertà
sei la mia carne che brucia
come la nuda carne delle notti d’estate
sei la mia patria
tu, coi riflessi verdi dei tuoi occhi
tu, alta e vittoriosa
sei la mia nostalgia
di saperti inaccessibile
nel momento stesso
in cui ti afferro.

You are my Slavery, you are my Freedom

You are my slavery, you are my freedom,
You are my flesh burning
as the naked flesh of the summer nights.
You are my home
you, with green highlights of your eyes
you, high and victorious.
You are my nostalgia
of knowing how inaccessible
at the very moment when I grab you.