Funerale, da “Gente sul ponte” (1986), Wislawa Szymborska

“così all’improvviso chi poteva pensarlo”
“lo stress e le sigarette, io glie lo dicevo”
“così così, grazie”
“scarta quei fiori”
“anche per il fratello fu il cuore, dev’essere di famiglia”
“con questa barba non l’avrei mai riconosciuto”
“se l’è voluto, era un impiccione”
“doveva parlare quello nuovo, ma non lo vedo”
“Kazek è a Varsavia, Tadek all’estero”
“tu sola hai avuto la buona idea di prendere l’ombrello”
“era il più in gamba di tutti, e a che gli è servito?”
“è una stanza di passaggio, Baska non la vorrà”
“certo, aveva ragione, ma non è un buon motivo”
“con la verniciatura delle portiere, indovina quanto”
“due tuorli, un cucchiaio di zucchero”
“non erano affari suoi che bisogno aveva”
“soltanto azzurre e solo numeri piccoli”
“cinque volte, mai una risposta”
“d’accordo, avrei potuto, ma anche tu potevi”
“meno male che almeno lei aveva quel piccolo impiego”
“bè, non so, probabilmente parenti”
“il prete è un vero Belmondo”
“non ero mai stata in questa parte del cimitero”
“l’ho sognato la settimana scorsa, un presentimento”
“niente male la figliola”
“ci aspetta tutti la stessa fine”
“le mie condoglianze alla vedova, devo fare in tempo a”
“però in latino era più solenne”
“è la vita”
“arrivederla, signora”
“e se ci bevessimo una birra da qualche parte”
“telefonami, ne parleremo”
“con il quattro o con il dodici”
“io vado per di là”
“noi per di qua”

(Traduzione di Pietro Marchesani)

Una giocosità linguistica elegante in questa poesia che consiste semplicemente in una serie di frasi strappate dalla conversazione tra le persone durante un funerale.
Lo stato d’animo del lutto, la rinnovata consapevolezza della mortalità, le parole di commiserazione attese in un funerale ci sono, ma sono mescolate a banali frammenti di conversazione. Anche in un’occasione così dolorosa e cupa la vita va avanti.

Funeral

“so suddenly, who would’ve expected it”
“stress and cigarettes, I told him”
“not bad, thank you”
“unwrap these flowers”
“his brother’s heart did him in too, must run in the family”
“I wouldn’t have recognized you with that beard”
“it’s his own fault, he was always getting himself into something”
“that new guy was supposed to speak. I don’t see him anywhere”
“Kazek is in Warsaw, Tadek went abroad”
“you were the only one with enough sense to bring an umbrella”
“so what that he was the most talented of them all”
“it’s a walk-through room, Baska won’t go for it”
“sure he was right, but that still isn’t really the reason”
“and a paint job on both doors, guess how much”
“two egg yolks, one tablespoon sugars”
“it was none of his business, why did he mess with it”
“only in blue, and in small sizes”
“five times with no answer”
“all right, I could have done it, but so could you have”
“good thing she had that part-time job”
“I don’t know, maybe the relatives”
“the priest is a veritable Belmondo”
“I’ve never been to this part of the cemetery”
“I dreamed about him last week, something struck me”
“the daughter’s not bad-looking”
“it happens to all of us”
“give my best to the widow, I have to make it to”
“it sounded much more solemn in Latin”
“it came and went”
“good-bye Ma’am”
“let’s go grab a beer somewhere”
“call me, we’ll talk”
“either No. 4 or 12”
“I’m going this way”
“we’re not”

(Translated from Polish by Joanna Maria Trzeciak)

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Teodor Currentzis | Patricia Kopatchinskaja | Dowland: Weep you no more, sad fountains | SWR Symphonieorchester

Stanchezza, da “Poesie di Álvaro de Campos”, Fernando Pessoa

Quello che c’è in me è soprattutto stanchezza
non di questo o di quello
e neppure di tutto o di niente:
stanchezza semplicemente, in sé,
stanchezza.
La sottigliezza delle sensazioni inutili,
le violente passioni per nulla,
gli amori intensi per ciò che si suppone in qualcuno,
tutte queste cose –
queste e ciò che manca in esse eternamente –
tutto ciò produce stanchezza,
questa stanchezza,
stanchezza.
C’è senza dubbio chi ama l’infinito,
c’è senza dubbio chi desidera l’impossibile,
c’è senza dubbio chi non vuole niente –
tre tipi di idealisti, e io nessuno di questi:
perché io amo infinitamente il finito,
perché io desidero impossibilmente il possibile,
perché voglio tutto, o ancora di più, se può essere,
o anche se non può essere…
E il risultato?
Per loro la vita vissuta o sognata,
per loro il sogno sognato o vissuto,
per loro la media fra tutto e niente, cioè la vita…
Per me solo una grande, una profonda,
e, ah, con quale felicità, infeconda stanchezza,
una supremissima stanchezza,
issima, issima, issima,
stanchezza…

(Traduzione di Antonio Tabucchi)

O que há em mim é sobretudo cansaço —

O que há em mim é sobretudo cansaço —
Não disto nem daquilo,
Nem sequer de tudo ou de nada:
Cansaço assim mesmo, ele mesmo,
Cansaço.
A subtileza das sensações inúteis,
As paixões violentas por coisa nenhuma,
Os amores intensos por o suposto em alguém,
Essas coisas todas —
Essas e o que falta nelas eternamente —;
Tudo isso faz um cansaço,
Este cansaço,
Cansaço.
Há sem dúvida quem ame o infinito,
Há sem dúvida quem deseje o impossível,
Há sem dúvida quem não queira nada —
Três tipos de idealistas, e eu nenhum deles:
Porque eu amo infinitamente o finito,
Porque eu desejo impossivelmente o possível,
Porque quero tudo, ou um pouco mais, se puder ser,
Ou até se não puder ser…
E o resultado?
Para eles a vida vivida ou sonhada,
Para eles o sonho sonhado ou vivido,
Para eles a média entre tudo e nada, isto é, isto…
Para mim só um grande, um profundo,
E, ah com que felicidade infecundo, cansaço,
Um supremíssimo cansaço,
Íssimo, íssimo, íssimo,
Cansaço…

9-10-1934
(Poesias de Álvaro de Campos. Fernando Pessoa. Lisboa: Ática, 1944)